Garlasco in Tv, resa dei conti tra Giletti e Garofano sulla vecchia indagine. Il giornalista chiude e tuona: "Dovrà passare molti esami"
Duro scontro durante l'ultima puntata stagionale de Lo Stato delle Cose lunedì 13 aprile 2026, il giornalista è stanco di come il generale difenda ancora il suo lavoro

Ultimo appuntamento stagionale con "Lo Stato delle Cose", in onda lunedì 13 aprile 2026, con uno spazio ad hoc dedicato come di consueto al delitto di Garlasco e all’andamento dell’attuale indagine. Massimo Giletti prima di dare il via al dibattito fa il punto della situazione: "Tra poco c’è qualcuno che dovrà dire sì (dice in riferimento alla sigla del programma, "C’è chi dice no", ndr), il mosaico investigativo legato al delitto di Garlasco ha messo tutti i tasselli uno dietro l’altro, la domanda è: il procuratore di Pavia riscriverà la storia del delitto di Chiara Poggi?".
Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 13 aprile 2026: lo scontro sul DNA
Il conduttore prosegue il suo intervento: "Ho sentito il genetista della famiglia Poggi, Marzio Capra dire una cosa che secondo me non sta né in cielo né in terra, che il DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi, e quindi riconducibile alla linea maschile di Andrea Sempio, sia lì per una casualità, come se il ragazzo fosse sfortunato. Mi sembra una cosa strana".
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Entra nel canale WhatsAppGiletti fa poi una domanda esplicita a Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio: "Si aspetta il rinvio a giudizio per lui?". Questa la risposta: "Io non ho idea, non conosco personalmente il dottor Napoleone, per cui ho il massimo rispetto, ma soprattutto non conosco le risultanze istruttorie sopravvenute a quelle note. Quelle note sono rappresentate da un incidente probatorio, che io tengo a dire il risultato: ‘Non si sa come e quando, non si sa se quel deposito sulle unghie di Chiara Poggi sia stato frutto di un contratto diretto o indiretto, se sia avventizio, queste le parole nell’ultima pagina della perizia, abbiamo questo e poco più. Abbiamo una perizia dei RACIS; che io mi permetto di dire non aggiungerà nulla, se non ha la finalità di accertare sue patologie è vietata dal Codice Penale. Questa appartiene alla cultura nazi-fascista, tratteggiare una presunta responsabilità di un indagato sulla base del ritratto della sua personalità non serve".
Il giornalista continua a non capire perché la famiglia Poggi rimetta sempre al centro di tutto Alberto Stasi ogni volta che la sua difesa presenta consulenze di vario tipo. Di questo ne ha parlato l’inviata Ilenia Petracalvina con l’avvocato Tizzoni, lui dice: "In previsione di quella che sarà una revisione o un processo nei confronti di Sempio, dove loro possono essere parte civile, portano avanti le loro valutazioni e le loro analisi". Giletti nota come l’avvocato De Rensis, legale di Stasi sia stato finora silente, lui replica: "Sono alla scoperta della mia incompetenza, quindi taccio, vi osservo, vi ascolto. Sono d’accordo con il collega, dovremo aspettare i risultati dell’indagine, ogni prognosi può essere errata".
Si ripropone l’ntervista a Sempio in merito alla possibile presenza del suo DNA sulla vittima: "Io credo che la questione sia risolta, vedendo la qualità della traccia i miei consulenti mi hanno detto che in caso di aggressione la traccia è netta e precisa, non è interpretabile, probabilmente può essere un contatto indiretto. Paradossalmente le stanze in cui stavo più tempo erano quelle più frequentate da Chiara, la camera da letto e la sala dove lei stava facendo colazione quel giorno". Umberto Brindani, direttore di ‘Gente’, sottolinea due aspetti importanti della perizia: "Quel DNA appartiene alla linea maschile di Andrea Sempio, ma soprattutto esclude Alberto Stasi, cosa che nel 2014 nel secondo processo di appello non era stata esclusa".
Arriva il pensiero di De Rensis: "Io e l’avvocato Bocellari non siamo PM aggiuntivi nei confronti di Sempio, ci interessa la perizia dove esclude, a differenza di quello che ha fatto De Stefano, Alberto Stasi. Quella non esclusione pesa, si è detto che non fosse un elemento, ma viene portato in Camera di Consiglio".
C’è un commento anche del generale Garofano: "Io sono del parere di Cataliotti, a mio avviso quel profilo non è idoneo a nessuna diagnosi, come dice il perito non è consolidato. Dice anche che il cromosoma Y non consente l’individuazione quando questa non è consolidato, e quello non lo era perché partiva da una sola amplificazione. Chiedersi se sopra o sotto le unghie è pleonastico". De Rensis continua: "L’attribuzione alla linea paterna c’è, è indiscutibile".
E’ stato intervistato Marzio Capra, così da permettergli di spiegare meglio le sue dichiarazioni di pochi giorni fa sul DNA presente per caso: "Su quel DNA non è possibile fare alcuna valutazione, è stato dichiarato, e tutte le parti credo siano concordi, inaffidabile. Se esce un profilo genetico questo può essere casuale, perché ne esca uno o un altro è casuale. La pubblica accusa lo ha chiesto in incidente probatorio al perito, lei ha detto di essere arrivata a questo perché era l’unica cosa che potesse fare. Questi risultati sono oggettivamente inaffidabili. Non so che tipo di rapporti avessero i due fidanzati, so che non sono state rilevate tracce che potrebbero indicare intimità tra i due soggetti. Noi non siamo scettici a priori, stiamo seguendo tutti gli accertamenti, ma si sta buttando tutto in caciara, non ci sono novità. Finora è emerso lo zero assoluto".
Giletti chiede un’opinione su queste parole a De Rensis essendo rimasto esterrefatto da questo: "Condivido questa sua valutazione, ma non voglio polemizzare con i consulenti. Dire che non si sa se i due ragazzi si siano toccati e quale fosse la natura del loro rapporto mi sembra estremo, mi fermo per delicatezza, immagino che due ragazzi che passano tante ore insieme, mangiano la pizza, si mandano messaggi d’amore si siano toccati le mani, dato un bacio sulla guancia, abbracciati. Non credo che abbiano trascorso i giorni a distanza, su come il DNA possa finire sulle dita non lo può dire nessuno, certamente quello di Stasi non c’è, a me interessa tanto questo".
Garofano dice la sua: "E’ improprio chiamare quel profilo DNA, è una quantità non calcolata di parziale DNA maschile misto. ll dottor Capra parla di casualità è perché quel DNA può essere un artefatto di amplificazioni, di questo parlano la Albani, Previderè. C’è una perizia che dice che quel DNA non può essere identificato perché non consolidato, anche il dottor Ricci nella sua consulenza lo ritiene compatibile con la famiglia Sempio, ma dice di non poter escludere i maschi non compresi nel database. Quel DNA quindi non serve a nulla, non perché lo vogliamo demolire, ma perché scientificamente non vale". Giletti ribatte: "Io faccio fatica, il DNA sulla cannuccia di Estathé va bene, il DNA sulle unghie di Chiara no, quando tocca Stasi è perfetto, va tutto bene, se tocca un altro c’è un però..".Garofano continua: "Noi analizziamo gli autosomi e il DNA Y, i primi sono capaci di identificare le persone e sulla cannuccia hanno dato questo esito, il DNA Y scientificamente in tutto il mondo non ha qualità per arrivare a questo, a maggior ragione se è misto e non consolidato".
De Rensis fa una domanda riferendo di farla da incompetente: "Il DNA sulla cannuccia è stato giudicato dalla dottoressa Albani degradato, non degradato o severamente degradato?". Garofano risponde: "Al di là del degradato o meno, il risultato è quello che ci consente di fare una diagnosi. Se noi abbiamo delle risposte e arriviamo all’identificazione, anche se degradato abbiamo un risultato".
Petracalvina ricorda la decisione dell’allora pm di non analizzare la spazzatura, ma si chiede come mai gli avvocati che all’epoca assistevano Stasi non ne abbiano fatto richiesta. Su questo la interrompe Giletti "E’ chi fa le indagini che deve farlo". De Rensis si altera: "Ogni volta lei mi provoca, senza riuscirci, per farmi fare commenti bravissimi sui colleghi che mi hanno preceduto. Le indagini competono alla Procura della Repubblica, partiamo da lì, sequestrare la spazzatura dopo quasi un anno è stato un gigantesco errore della Procura, non della difesa di Stasi". Cataliotti dice la sua: "Il nervosismo sulla cannuccia c’è perché il collega aveva sostenuto che quella fosse la colazione dell’assassino, ma non vado oltre, aspetto di leggere la deposizione di Alberto Stasi, che per la prima volta avrebbe detto di averlo bevuto la sera prima". De Rensis replica: "Rompo questo gentleman agreement, mi assumo tutta la responsabilità di questa clamorosa dichiarazione che ha condizionato l’esito, ma caro collega ci rivedremo al momento dello scontrino". Cataliotti risponde: "In aula è difficilmente che ci vedremo, la difesa Stasi non è parte del processo Sempio".
Le lacune sulle analisi sulla porta
Giletti ci tiene essendo l’ultima puntata anche ad analizzare quello che si era detto sulla porta soffietto, che portava alla cantina dove si trovava il corpo di Chiara Poggi: "Nel 2007 i RIS fanno una relazione e portano un’immagine, secondo il generale era un’illusione fotografica". Garofano risponde ancora: "Questo mi consente di ribadire quanto onesto, scrupoloso e completo è stato il nostro lavoro. Quanta amarezza provo nel dovermi confrontare da un anno con suggestioni, manipolazioni, falsità, offese, anche con travisamento delle sentenze o sentenze che non si ignorano. Le foto possono risentire di effetti illusori dovuti all’angolazione o al flash, quella porta è stata analizzata con le luci bianche, quelle forense, saggiata per verificare la presenza del sangue, è stata trattata per evidenziare le impronte papillari, poi smontata e trasferita in laboratorio per fare un’altra analisi, quella con il Nero Amido che consente di individuare sangue sotto forma di impronte o di tracce che hanno origine ematica. Queste analisi sono state fatte nel contraddittorio, lo stesso è accaduto nel processo. Non so, è un’immagine che può tradire cose che non esistono, noi cercavamo impronte papillari e sangue. L’importante è aver fatto tutte le analisi per verificare le tracce che permettevano di dare risposte al pubblico ministero".
Giletti non ci sta: "Quella mi sembra tutto meno che un’illusione fotografica. Ce n’è un’altra con macchie bianche". Lui risponde: "E’ il trattamento per le impronte digitali con una polvere di alluminio. Tutto è stato fatto anche alla presenza dei consulenti di Stasi, su quella porta non c’erano tracce di sangue. Non potevamo fare indagini su tutta la porta". Giletti replica: "Quella non era una porta banale, è la porta dove c’era il corpo, va bene la spazzatura analizzata dopo otto mesi, va bene verificare dopo 20 anni, ma la porta dove c’è il corpo di una ragazza l’avrei smontata e vista tutta. Avrei fatto l’analisi genetica del DNA". Garofano prosegue: "Non commento più, ho dato tutte le mie spiegazioni, lei come nella puntata precedente vuole provocarmi, io con i miei collaboratori ho fatto tutto quello che era necessario fare alla presenza dei consulenti di parte, non merita nessun commento la sua risposta e quella di altri".
Giletti non ci sta: "Chiariamo, io rispetto i gradi e tutta la storia, anche lei che ha fatto l’indagine poi diventato consulente di Sempio, non ho mai detto nulla se non trovarlo strano, alle mie domande è pregato di dare una risposta. Non è un obbligo, ma è una domanda, è la porta che portava al luogo in cui c’era la vittima, nella mia ignoranza e incompetenza l’avrei controllata tutta, dò ragione all’avvocato Bocellari". Garofano continua: "Forse lei non vuol capire, le ho detto che l’abbiamo controllata tutta, fatto tutti gli accertamenti possibili. Dice lei che noi abbiamo controllato solo una parte, se ne assume la responsabilità, non merita nessuna risposta". Giletti prosegue: "Non è normale dire questo, è come se io le parlassi di tutti gli errori fatti e li imputassi a lei. Ne sono stati fatti dall’Arma dei Carabinieri, fortuna che oggi stanno lavorando a Moscova, che sono un po’ più bravi".
Garlasco, lo sfogo finale di Massimo Giletti
Il colonnello Cassese aveva però mandato una foto della porta fatta il giorno dopo l’omicidio, dove non c’è niente di quello che si vede nella relazione dei RIS. Giletti chiosa: "Mi spiace Generale che lei dica che io non meriti una risposta, io credo di meritarla per il mazzo che mi sono fatto in questi mesi andando a scovare mille problemini che ci sono stati su Garlasco. Non sono state fatte analisi genetiche sulla porta, ho chiesto semplicemente perché, lei mi ha risposto ma io ritengo insufficiente la risposta". Garofano ribatte con ironia: "Magari ci sarà l’esame di riparazione", per questo il giornalista dice ancora: "La vita è piena di esami, anche lei dovrà passare molti esami, non solo io. Nella vita bisogna saper accettare i confronti, non ci si nasconde, dire: ‘Non merita risposta’ è molto grave". Garofano ribatte: "Credo che le indagini siano state fatte scrupolosamente ed esaustivamente, le abbiamo scritte in una relazione che è andata al vaglio della Procura", ma Giletti dice ancora: "Se siamo qui dopo 20 anni credo che le indagini siano state fatte con i piedi".
Non manca una chiusura di stagione, con un tocco di polemica velata: "In bocca al lupo, Ad Maiora, da lunedì prossimo Ad Maggioni". Il riferimento è a Monica Maggioni, che sarà alla guida del format che sostituirà "Lo Stato delle Cose".
