Garlasco, l'avvocato di Andrea Sempio: "Ecco la verità su Dna e scontrino". E Giletti scettico: "Un punto oscuro"
Nella puntata de Lo Stato delle Cose dell'8 dicembre Giletti intervista Liborio Cataliotti, nuovo avvocato di Sempio, che chiarisce alcuni punti su Garlasco

Nella nuova puntata de Lo Stato delle Cose, condotta da Massimo Giletti lunedì 8 dicembre, in prima serata su Rai 3, assistiamo all’intervista a Liborio Cataliotti, il nuovo avvocato di Andrea Sempio che interviene via collegamento video e parla del Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, riconducibile alla linea paterna della famiglia Sempio. Eco cosa è successo nella puntata de Lo Stato delle Cose del giorno 8 dicembre 2025.
Garlasco a Lo Stato delle Cose, puntata 8 dicembre 2025: cosa è successo
La puntata de Lo Stato delle Cose comincia con una piccola frecciatina di Massimo Giletti ad Andrea Sempio: "Con noi non parla mai, sceglie di parlare da altre parti nella sua perfetta libertà. Ma le chiedo se è vero che lei ha scelto come strategia il fatto di non farlo parlare nemmeno con i PM", dice all’avvocato Cataliotti. L’ospite risponde: "Mi permetto di dirle che non sono certo stato io a scegliere dove, in quali occasioni, in che circostanza e in quale trasmissione televisiva far parlare Andrea Sempio, talvolta è stato davvero intercettato sulla porta dello studio legale o dei genetisti e ha scambiato due battute".
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Entra nel canale WhatsAppIl conduttore precisa: "Ma è libero di avere un salotto dove tutti i venerdì va e sceglie di andare, è la sua libertà, però sarebbe bello confrontarsi ogni tanto – come sta facendo lei, che ringrazio – anche con chi magari ha visioni un po’ più larghe e va a 360°". E Cataliotti si dice d’accordo: "Condivido, anzi, se posso, ritengo ancora più utile confrontarsi con chi magari ha un approccio un po’ più colpevolista nei confronti di Andrea Sempio, quindi lo faccio molto volentieri. Mi dispiace non essere in studio". Giletti chiude i complimenti dicendo "Apprezzo molto la sua presenza qui, perché è anche un segnale di un cambiamento di un certo tipo, la rispetto".
Per quanto riguarda la strategia di non far parlare Sempio con i PM, l’avvocato dice: "Decideremo io e l’avvocato Taccia fino a quando. Le dico però che il codice di procedura penale garantisce un piccolo vantaggio a chi viene indagato, cioè quello di poter parlare dopo la discovery, quindi dopo aver visto le carte di chi accusa. E questo piccolo vantaggio vorrei che venisse effettivamente utilizzato dal mio cliente. Se poi ci fossero contingenze che imponessero dei chiarimenti su singoli atti o prove, non voglio escludere nulla".
Poi l’avvocato, su domanda del conduttore, spiega perché per la difesa Sempio la perizia sul Dna sulle unghie di Chiara Poggi sarebbe "perfettamente inutile": "Glielo spiego con le carte alla mano, perché io non ho certo voluto mancare di rispetto alla dottoressa Albani, la cui perizia apprezzo tanto che difficilmente muoverò serie critiche o domande/polemiche in sede di incidente probatorio. Il mio approccio non è quello del genetista, ma è quello del giurista". Subito dopo l’avvocato Cataliotti legge 4 righe della perizia e poi sottolinea: "Ha detto che il professore De Stefano fece più repliche con quantitativo diverso che non dettero lo stesso risultato e che è improprio definirle tecnicamente repliche". Quando l’avvocato vuole leggere nuove carte, Giletti lo blocca: "Però non facciamo il processo oggi, se vuole dirci cosa disse la Cassazione va bene". Allora Cataliotti stringe il discorso: "La Cassazione dice che quando non ci sono repliche in senso proprio, quella comparazione vale ciò che io ho detto con una rappresentazione – non lo nego – teatrale ma molto efficace: vale 0!"
Poi Giletti arriva al punto: "Ma come può essere accaduto che il Dna riconducibile alla linea maschile della famiglia Sempio sia finito proprio sulle unghie della vittima?". L’avvocato risponde: "Noi del pool difensivo non ci siamo fermati al dato giuridico. Sarebbe facile trincerarci dietro questa valutazione giuridica, ma abbiamo voluto prendere in considerazione anche l’ipotesi – che non è scellerata ed è possibile – che tale valutazione, seppure sia non replicata, un valore ce l’abbia, sia pur come prova o come indizio che ci sia stato un contatto – non sappiamo di quale natura – fra una superficie toccata da Chiara Poggi e una toccata da Andrea Sempio. Ecco perché, proprio per mera chiarezza e per non difenderci dal processo e offrire una verità alternativa – il che ci sembra terribilmente serio e non contraddittorio come qualcuno ha detto – stiamo predisponendo la nostra perizia sui possibili punti di contatto indiretto".
Subito dopo Massimo Giletti insiste sul tema del Dna, dicendo che probabilmente Chiara si era lavata le mani quella mattina e incalzando l’avvocato su come sia possibile che proprio il Dna di Sempio sia rimasto sulle unghie della vittima, sottolineando inoltre di dubitare che l’indagato sia entrato in quella casa dopo il 4 agosto in assenza di Marco Poggi. L’avvocato risponde: "Sicuramente non è entrato in quella casa senza il fratello di Chiara" e poi aggiunge: "Il Dna su una superficie può rimanere 27 anni. Il dubbio che ci siamo posti noi è: ammesso che Chiara quella mattina possa essersi lavata le mani, il che è altamente verosimile, può essere venuta a contatto con superfici che fossero abitualmente toccate, sia pur non in un tempo immediatamente precedente, una, due o tre settimane prima dal nostro cliente. Questo è l’esercizio che abbiamo fatto, dotandoci della planimetria dell’immobile, interrogando Andrea Sempio, comparando quello che ci ha detto fuori dal processo l’indagato con quelle che sono le risultanze processuali. Il nostro perito è il dottor Palmegiani e sta ipotizzando 15/20 possibili punti di contatto".
Massimo Giletti però è inarrestabile: "A me pare strano che non si trovi il Dna di Stasi ma solo quello riconducibile alla famiglia Sempio. Mi permetta di dirlo, questo è un punto oscuro per me". E l’avvocato spiega: "Questo è un grande equivoco. In realtà non è oscuro ed è facilmente spiegabile. Il reperto di Dna trovato sulle mani di Chiara Poggi – non possiamo dire se è stato rinvenuto sopra o sotto le unghie – è un aplotipo Y misto, cioè lasciato da più persone, 2 o forse di più. Semplicemente vi era un reperto più facilmente isolabile, cioè quello che poi è stato comparato con Stasi, Sempio e gli altri frequentatori della casa, e quello parrebbe essere riconducibile alla famiglia Sempio. Questo non esclude che invece quello che era ancora più deteriorato fosse riconducibile ad altri. Questa è la vera risposta". Ma il conduttore non si ferma: "Sull’unica unghia che non è stata toccata e analizzata dai RIS all’epoca è stato trovato molto Dna riconducibile alla linea familiare maschile dei Sempio. Non la fa pensare almeno questo?" e l’avvocato ribatte: "Ma questo dato lei da dove lo ricava? Certamente non dalla perizia Albani". Allora Giletti precisa: "È un’indiscrezione che ho avuto" e Cataliotti commenta: "Quando l’indiscrezione diventa la prova, io ragionerò su questa prova".
Lo scontrino di Andrea Sempio un alibi? La verità
Si passa poi a parlare dello scontrino del parcheggio di Vigevano e l’avvocato Catalioti conferma che non può essere un alibi: "Io so che l’originale di quello scontrino non è mai stato sequestrato, so che ne parlò il 4 ottobre del 2008, quando è stato sentito come testimone. Non so invece se gli sia stata chiesta espressamente la consegna, e non lo so perché la domanda venne rappresentata con l’acronimo di ‘A domanda rispondo’ e quindi non si sa quale fosse la domanda, se gli abbiano chiesto: ‘Hai la prova di dove fossi o meno?’. Vi dico che se fosse un processo non sarebbe un alibi, non lo sarebbe perché non indica la targa dell’auto, né tantomeno il nome di chi quella macchina l’ha utilizzata quella mattina, quindi è improprio definirlo alibi. Certo è che se si rivelasse un’informazione falsa…". Giletti lo interrompe ricordando che lo aveva presentato Sempio per dire agli inquirenti che era a Vigevano quella mattina e Cataliotti replica: "Finisco il discorso, perché non mi nascondo dietro un dito" e poi spiega: "Se quell’affermazione fatta da Andrea Sempio risultasse falsa, un rilievo, sia pur indiziario, questo scontrino lo avrebbe. Non lo nego".
Garlasco e il possibile movente dell’omicidio di Chiara a Lo Stato delle Cose
L’ultima domanda riguarda il movente dell’omicidio e Giletti chiede all’avvocato se Sempio gli abbia parlato dei video intimi contenuti nel computer di Chiara all’interno di cartelle particolari: "Andrea Sempio non ha mai visto nessuna immagine intima che riguardasse la sorella di Marco Poggi, né risulta da alcun atto processuale che ciò sia avvenuto. Fino al momento in cui non risulterà… credo che siamo nel campo delle ipotesi, per non dire delle illazioni". Quando Massimo Giletti lo ringrazia per essersi confrontato con lui in studio, l’avvocato Cataliotti risponde: "Io tornerò molto volentieri e aggiungo che le critiche che vengono rivolte alla nostra difesa, alla nostra posizione, sono il bene più prezioso ai fini di una difesa e, dal suo punto di vista, di un’informazione a 360°, quindi grazie dell’invito. Tornerò volentieri". E Giletti chiude i saluti: "Tra l’altro, c’è una grandissima libertà di scegliere dove andare a parlare, però siccome stiamo parlando di un caso molto delicato, aprirsi a 360° forse è una strategia intelligente ogni tanto".
