Garlasco, Giletti furioso per la rivelazione di Lovati: "Grave". E l'avvocato accusa: "Tacciato di falsità, è tradimento"
Nella puntata de Lo Stato delle Cose, si parla dei documenti secretati con Lovati che racconta fatti inediti da Giletti: cosa è successo di grave

Nella puntata de Lo Stato delle Cose, condotta da Massimo Giletti lunedì 24 novembre 2025, in prima serata su Rai 3, ampio spazio viene dedicato al delitto di Garlasco, in particolare ai documenti secretati, compresa la consulenza Linarello. In merito a ciò, l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, svela dettagli che mandano in bestia il conduttore stesso, l’avvocato Antonio De Rensis e la collega Giada Bocellari. Ecco cosa è successo nella puntata del 24 novembre de Lo Stato delle Cose e le ultime notizie sul delitto di Garlasco.
Garlasco a Lo Stato delle Cose, puntata 24 novembre 2025: cosa è successo
Uno dei primi temi affrontati nel corso della puntata de Lo Stato delle Cose è il percorso che ha fatto la consulenza Linarello prima di arrivare nelle mani dell’avvocato Massimo Lovati. A tal proposito, il conduttore chiede all’ex legale di Andrea Sempio: "Perché non ha mai depositato la consulenza del Generale Garofano?", e Lovati risponde: "Non l’ho mai depositata perché non ce n’è stata la necessità, perché la Procura di Pavia di allora non dispose alcuna consulenza tecnica. Per cui perché dovevo anticipare io, depositando la mia?"
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Entra nel canale WhatsAppPoi Massimo Lovati svela particolari inediti che suscitano un certo sgomento in studio: "Il tabellone con la cronologia che avete pubblicato prima non è esatto, perché parte dal 9 di dicembre, che è la data della consulenza Linarello, e invece bisogna partire dal 3 di dicembre, quando l’agenzia investigativa SKP consegna il riassunto analitico delle attività svolte e la consulenza. Ma c’è di più: questa consegna viene preceduta da una relazione genetico-forense del professore Fabbri dell’1 dicembre. La consulenza è finita nelle mie mani nel tempo cronologico che va dall’1 al 12 dicembre 2016, perché il 13 dicembre viene depositata l’istanza alla Corte d’appello. Me l’ha data Giangavino Sulas, che mi aveva detto anche chi gliel’aveva consegnata, però stasera non lo dico perché devo ancora verificare".
Massimo Giletti però si dice stufo dei giochetti, vuole arrivare alla verità come tutti noi, ed è per questo che dichiara: "Però, Lovati, stiamo chiacchierando… le posso dire ‘uomini, omuncoli, quaquaraquà’? Perché allora non mi doveva dire che avrebbe fatto il nome oggi. Questa sera ha il dovere di dirlo, perché non può un uomo come lei non dire come stanno le cose". Lovati dice: "Va bene, non dirò il nome ma chi ha dato la consulenza a Giangavino Sulas: è lo 007 che fu intervistato il 2 febbraio del 2017. Disse che i reperti analizzati dal dottor Fabbri erano andati a finire a Zurigo, in Svizzera. Avete capito? I reperti e la consulenza tecnica non sono genuini! Sempio è estraneo".
Dopo aver ascoltato le sue parole, il conduttore si rivolge a Umberto Brindani: "La verità di Lovati è questa. Ti sembra credibile?", e il giornalista risponde: "Penso che tu abbia fatto bene a ricordare che domani è la Giornata contro la violenza sulle donne, perché bisogna avere rispetto per la povera Chiara. E bisogna avere rispetto anche per chi non c’è più, perché io non posso che ribadire che Giangavino Sulas non ha passato questa cosa a nessuno per due ragioni: la prima è che era una persona che non si sarebbe mai prestata a un traffico illecito di atti secretati. Ora addirittura scopriamo che questo scambio sarebbe avvenuto prima ancora che i documenti venissero secretati… Il secondo motivo è che aveva fatto la famosa intervista al personaggio sbagliato, perché non era quello che aveva condotto l’indagine, tanto è vero che noi, giustamente, siamo stati querelati dallo studio Giarda e abbiamo dovuto trovare un accordo, altrimenti saremmo finiti in tribunale e saremmo stati condannati". Lovati accusa: "Avete trovato un accordo con il tradimento di un altro personaggio, che sapete benissimo chi è e che non c’entra assolutamente niente, perché lo 007 intervistato non era quello che voi avete sbandierato per avere la remissione della querela e che si chiama Ezio Denti. Non era lui, era il vero 007. Io ho fatto le mie investigazioni: quando vengo chiamato in causa e tacciato di falsità, ho diritto di difendere anche la mia personalità". Il conduttore si dice d’accordo ma aggiunge: "Sì, però le cose vanno dette tutte, fino in fondo, per rispetto di chi non c’è più. Questo, avvocato, le ho chiesto".
Poi interviene Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, per difendere la collega Giada Bocellari: "Io mi rivolgo ai suoi telespettatori dicendo due cose, e spero che mi ascoltino con grande attenzione. Immagino che chi investiga saprà per filo e per segno ricostruire da dove è arrivata questa consulenza. Io credo che la certezza sia pari a quella dello scontrino. Ribadisco inoltre che la mia collega ha una severità quando lavora che è quasi punitiva nei suoi confronti, cioè a volte è talmente rigorosa e severa da essere intransigente anche con se stessa. Quindi il percorso che c’è stato, per quanto riguarda gli avvocati Giarda e Bocellari, è stato cristallino".
Massimo Lovati chiede tempo per spiegare la verità: "Posso chiarire tutto, ma datemi il tempo per farlo, perché se continuate a interrompermi non posso andare avanti", ma De Rensis lo interrompe: "Se io fossi uno degli avvocati dell’epoca, devo dire che questa sera rifletterei se domani o dopodomani fare qualche azione". Lovati perde la pazienza: "E mi interrompi ancora!", però De Rensis è inarrestabile: "No, io non consento che si parli dei colleghi che mi hanno preceduto se non in maniera cristallina, perché se tutti si fossero comportati come l’avvocato Bocellari e lo studio Giarda in tutte le situazioni, ci sarebbero meno ombre".
Subito dopo Lovati chiarisce: "Io non sto parlando degli avvocati, io sto dicendo che i legali hanno depositato l’istanza il 13 dicembre, ma i reperti sono stati analizzati l’1 dicembre, quando ancora non era stato secretato niente. Non sono genuini perché i reperti sono passati per mille mani". Umberto Brindani, però, continua a mantenere la sua posizione: "Io sono imbarazzato per l’avvocato Lovati". E poi ricorda che i documenti arrivati al generale Luciano Garofano dal legale Federico Soldani portano il timbro della Procura generale di Milano, dove è stata depositata il 19 dicembre, ma Lovati si inalbera: "Ti ho detto che i reperti sono stati analizzati l’1 dicembre!".
Il conduttore placa gli animi cambiando discorso: "Lei, questa sera, ha detto delle cose molto gravi, ovvero che sarebbe arrivato tutto molto prima tramite dei canali che noi non conosciamo. Poi ognuno risponde a se stesso, alla sua morale". L’avvocato Lovati vorrebbe terminare il suo discorso, ma Giletti lo blocca: "No, non può andare avanti perché devo mandare la pubblicità". Quando però la linea torna allo studio, l’argomento del dibattito non cambia, perché durante la pubblicità sono arrivati dei messaggi particolari a Massimo Giletti. "E’ chiaro che quando si dicono cose così importanti, io poi ricevo messaggi sul mio telefono di chi si arrabbia. Qui ho un messaggio dall’avvocato Bocellari, sembra molto irritato con lei, avvocato Lovati. Ha accusato la Bocellari, lo studio Giarda e Brindani", dice il conduttore, ma Lovati ribatte: "Carta canta, ma non ho accusato nessuno. L’intervistato di Giangavino non è sicuramente il signor Ezio Denti, hanno voluto mistificare per ottenere una remissione di querela, e questo è sicuro. Io so già chi è stato a consegnare la consulenza a Giangavino, ma sono abituato a fare prima le verifiche".
Garlasco, il pizzino dei 20 o 30 euro e le telefonate a casa di Chiara Poggi di Andrea Sempio a Lo Stato delle Cose
Parlando poi dei 20. 30. euro del pizzino, il conduttore mostra in diretta l’atto che attesta che Giuseppe Sempio, indagato per corruzione, agli inquirenti, a SIT, aveva detto che quei soldi si riferivano a 20mila/30mila euro, una "stima delle spese complessive nel caso in cui si fosse arrivati all’archiviazione". Poi Giletti, dopo aver ricordato che Andrea Sempio da Bruno Vespa aveva detto che i 20 o 30 euro non potevano essere 20mila/30mila euro, in maniera molto teatrale, accartoccia il foglio e lo getta a terra dicendo "altro che 20 o 30 euro, è questa la verità! E’ ora di non giocare più su questa storia, perché ricordo a tutti che una donna non c’è più!". Lovati non ci sta: "Proprio per il rispetto della vittima voi dovete andare in cerca della verità, quella vera, non la vostra", e il conduttore ribatte: "Ma se mentite anche sui 20 o 30 euro di fronte a un interrogatorio! Andate da Bruno Vespa e mentite! Ma come si fa?".
Si cambia argomento puntando ancora una volta sull’intervista di Andrea Sempio rilasciata a Bruno Vespa, questa volta concentrandosi sulle sue famose telefonate a casa Poggi mentre il fratello di Chiara, Marco, era in vacanza con i loro genitori in montagna: "Caro Andrea Sempio, da Bruno Vespa avevi detto che non sapevi quando Marco sarebbe rientrato e poi hai fatto il paragone con un’altra persona, un amico del padre, che ha fatto la stessa cosa. Ma questa sera vi dimostriamo che non è così (l’amico del padre di Chiara non sapeva effettivamente quando l’uomo sarebbe partito e l’aveva chiamato a casa per salutarlo, mentre in studio si è certi che Sempio sapesse il giorno esatto della partenza di Marco, anche visto che con lui e il resto del gruppo di amici sarebbe dovuto partire il 20 agosto 2007, ndr). Però basta dire bugie nei programmi televisivi, basta! Piuttosto dite di non ricordarvelo, fate più bella figura!", commenta Massimo Giletti.
Perché il conduttore pone l’attenzione sul dettaglio che abbiamo sottolineato sopra? Perché agli inquirenti nel 2008, a mente più fresca, Andrea Sempio aveva detto di aver chiamato l’amico sulla linea fissa in quanto non sapeva il giorno preciso della sua partenza, mentre da Vespa ha detto che voleva sapere quando sarebbe rientrato Marco. In studio, Massimo Giletti sbotta dicendo che non trova credibile che una persona non dica al suo gruppo di amici stretti quando partirà o tornerà dalle vacanze di Ferragosto. E Brindani, infine, non perde l’occasione di pungere Lovati: "Mi auguro che tu non faccia commentare le telefonate all’avvocato Lovati, perché potrebbe inventare che in realtà risalgono a una settimana prima dell’omicidio e che probabilmente le ha fatte il cane di Alberto Stasi. Tanto ormai siamo nel surreale". Poi aggiunge: "Lui sapeva benissimo quando Marco sarebbe partito perché erano insieme la sera precedente e non può essere vero che lo cercava senza trovarlo, perché il telefono dei genitori di Marco prendeva benissimo".
