Garlasco in Tv, Cassese sicuro: "Muschitta inattendibile, abbiamo verificato". La certezza del giudice Vitelli: "Ancora ragionevole dubitare di Stasi"
Nella puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 1° dicembre 2025 è intervenuto il colonnello Cassese dando la sua versione dei fatti sulla tanto discussa testimonianza di Marco Muschitta (poi ritrattata). Il giudice Vitelli difende la sua posizione

Nella puntata de "Lo Stato delle Cose di lunedì 1° dicembre 2025 sono presenti ancora una volta il colonnello Cassese, che aveva coordinato le indagini per il delitto di Garlasco e l’ex carabiniere Francesco Marchetto, impegnato però solo nella fase iniziale nel caso. Prima di far entrare Cassese Massimo Giletti invita l’avvocato De Rensis a lasciare lo studio, per questo il legale si è lasciato scappare una battuta non troppo velata: "Evidentemente quando arriva il colonnello devo sempre andare via".
Marchetto e Cassese sono su posizioni decisamente contrapposte, il secondo ha più volte accusato il primo di non avere svolto in maniera corretta le indagini, almeno fino a che ha avuto modo di occuparsene, pur avendo lui stesso fatto una serie di errori, ormai oggi diventati certi. Era quindi inevitabile che i due arrivassero allo scontro, esattamente come era accaduto una settimana fa nella stessa trasmissione.
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Entra nel canale WhatsAppIl confronto Cassese-Marchetto sulla testimonianza di Muschitta a "Lo Stato delle Cose"
Nel corso di questi anni si è parlato più volte della testimonianza rilasciata da Marco Muschitta, che nel 207 era un impiegato che lavorava per un’azienda municipalizzata, incaricata della gestione degli acquedotti nella zona di Garlasco. Il giorno del delitto lui era a Garlasco perché doveva fare alcuni controlli alle centrali dell’acqua, vicino a Via Pascoli avrebbe visto qualcosa di importante. Lui ha deciso di raccontarlo poco più di un mese dopo al suo superiore e alla sua dirigente, che gli hanno poi consigliato di dire tutto agli inquirenti. Ed effettivamente è quello che era poi avvenuto, a pochi giorni dal primo arresto di Alberto Stasi, poi tornato in libertà poco dopo.
Lui sostiene di avere visto una bicicletta uscire da una strada laterale con un’andatura regolare, alla guida c’era una ragazza con i capelli biondi a caschetto. "La giovane nella mano destra aveva un piedistallo da camino, sono sicuro fosse la cugina bionda di Chiara Poggi" – sono state le sue parole Il verbale viene sospeso per un’ora per poi riprendere. In un primo momento lui conferma quanto detto, poi fa marcia indietro, sostenendo di non essere sicuro e di essersi inventato tutto perché si ritiene uno stupido.
La testimonianza, poi ritrattata, di Muschitta, è oggetto di un’osservazione da parte di Cassese: "È stato sentito dai PM, io ero impegnato in un’altra stanza in un interrogatorio. Io non posso dire perché ha ritrattato, è abbastanza strano, il verbale viene sospeso due volte, la seconda volta perché è stato chiesto di sentire la sua compagna. Finito l’interrogatorio della donna, lui rientra e ritratta". A riguardo è però importante la testimonianza di Marchetto, che dice di avere parlato con il capo di Muschitta, a cui ha detto di essere stato obbligato a ritrattare.
Ed effettivamente non si può non mettere in evidenza un aspetto importante, come sottolineato da Marchetto: "Il giorno dopo Muschitta dice al papà di avere detto la verità, pur avendo ritrattato, per questo avrebbe dovuto essere richiamato nuovamente in Procura".
A questo Cassese risponde però con decisione: "Con la Procura avevamo iniziato a fare l’analisi delle parole di Muschitta, avevamo capito che fosse inattendibile da subito. Lui per avvalorare il suo racconto dice di avere sentito in Tv di una testimone che ha sentito una macchina sgommare e andare via da via Pascoli, una Terios. Noi abbiamo sentito quella persona, ma parla di un orario diverso, per questo non è attendibile".
Pur essendo stato invitato poi a occuparsi di altro, Marchetto nel corso degli anni ha provato a capire cosa sia successo all’epoca: "Io all’epoca avrei avvisato subito il magistrato, avrei risentito Muschitta e contestualmente fatto una richiesta di perquisizione".
A questa annotazione Cassese non ci sta: "Lei sa dove facevamo le intercettazioni? La sala era in Procura, si parlava in maniera rapida con il PM, dovrebbe parlare solo se conosce le cose. Su Muschitta abbiamo fatto tutte le verifiche e non è attendibile".
L’importante testimonianza del giudice Vitelli
Massimo Giletti ha però voluto ascoltare in collegamento anche il giudice Stefano Vitelli, colui che ha assolto Alberto Stasi nel processo di primo grado. Ancora adesso la sua testimonianza non può che essere cruciale, a maggior ragione ora che sembra che si stia risalendo al movente dell’omicidio.
Lui su questo si è fatto un’idea precisa, sulla base dei dialoghi tra Chiara e il fidanzato: "In una chat tra loro si nota come Alberto fosse concentrato sui suoi obiettivi. Ha già fissato un colloquio al suo ritorno da Londra, vuole finire la tesi, per questo le dice che staranno insieme, ma deve avere pazienza. Dà l’idea di essere razionale, lei invece si preoccupa ha paura a dormire da sola. Non possiamo sapere se avesse un presentimento. Alberto era un appassionato di pornografia adulta, lei lo sapeva, ma non è emerso che questo la facesse soffrire. I due si sono fatti video intimi su iniziativa di Alberto, ma anche in questo non emergono fastidi da parte di lei. Non a caso, lui li aveva condivisi con lei, che li aveva messi sul suo computer protetti da una password. Abbiamo anche controllato se lui avesse diffuso i video con amici, ma anche questo è stato escluso. Si era pensato che lei potesse avere visto sul PC di Alberto immagini pedopornografiche, lui era però un appassionato solo di pornografia adulta. Se lo sei può capitare casualmente che finiscano immagini di pedopornografia senza averle cercate. Siamo sicuri che lei non le abbia viste, erano in memorie non accessibili, né da Stasi né da Chiara, il movente non può essere legato alle immagini. Avevamo provato a cercare il movente legandolo a Stasi, visto che era lui l’imputato, abbiamo escluso il santuario visto che non lo frequentava".
Nonostante sia poi arrivata una condanna, Vitelli ritiene che l’assoluzione fosse doverosa. "L’ho assolto perché c’erano diverse criticità, l’approfondimento doveroso fatto in primo grado le ha accentuate invece che risolverle. E’ rimasto a lavorare alla tesi dalle 9.35 alle 12.20, restava una finestra temporale di soli 23 minuti, decisamente pochi. Manca il movente, non ci sono prove di un litigio, né la sera prima né la mattina (c’è poco tempo per litigare), la bicicletta vista dalla testimone era diversa, gli elementi non portano oltre ogni ragionevole dubbio ad affermare che sia stato lui a uccidere. Quando ti trovi di fronte a un’obiettiva incertezza ha il dovere morale, oltre che giuridico, di assolvere per non correre il rischio di mettere in galera un innocente. Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro".
Non manca una chiosa doverosa su quanto sta emergendo ora in merito alla possibile compatibilità tra il DNA trovato sulle unghie di Chiara e il ramo paterno di Andrea Sempio: "E’ un elemento importante, ma non è decisivo, va inserito insieme agli altri elementi che provengono dalle testimonianze e dalle indagini tradizionali. Se davvero sulle unghie c’è DNA compatibile con l’amico del fratello della vittima serve essere prudenti. Questo fa capire come sia ancora ragionevole dubitare che sia stato Alberto a ucciderla".
