Garlasco, Giletti chiede rispetto: "I balletti chiudiamoli, ti prego". E caos con l'avvocato Lovati: "Sapevano tutti"

Nella puntata de Lo Stato delle Cose accade di tutto, tra Giletti e Lovati in continua guerra e De Rensis che si toglie sassolini dalle scarpe: cosa è successo

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Nella seconda puntata de Lo Stato delle Cose, condotta da Massimo Giletti in prima serata su Rai 3 lunedì 29 settembre 2025, si torna a parlare del delitto di Garlasco, in particolare dell’indagine sull’ex Procuratore aggiunto Mario Venditti, delle intercettazioni delle conversazioni tra Andrea Sempio, la madre e il padre e, infine, del ruolo del maresciallo Silvio Sapone in tutto ciò: pare conoscesse bene Sempio e avesse rapporti stretti con Venditti. In studio, a parlarne, ci sono la giornalista Ilenia Petracalvina e Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, mente via collegamento video partecipa il legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati, il quale perde la pazienza diverse volte nel corso della serata. Ecco cosa è successo ed è stato detto sul delitto di Garlasco nella puntata del 29 settembre 2025 de Lo Stato delle Cose.

Garlasco a Lo Stato delle Cose, puntata 29 settembre 2025: cosa è successo

La puntata comincia dall’indagine per corruzione in atti giudiziari dell’ex Procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti: pare che i familiari di Andrea Sempio abbiano dato dei soldi ai suoi genitori per ottenere una veloce archiviazione dell’inchiesta fatta su di lui nel 2017 e chiusa in troppo poco tempo per la Procura. Dopo aver introdotto l’argomento, Massimo Giletti manda in onda un video risalente al maggio scorso che mostra un tentativo di fare un’intervista alla madre di Andrea, che però non accoglie bene l’inviata: "Basta, ci state rovinando la salute, chiamo i carabinieri!". Poi si passa all’intervista ad Andrea Sempio che, pur mostrandosi tranquillo, non fa alcun commento circa i soldi in contanti di cui si sente parlare nelle ultime intercettazioni che vedono protagonisti lui, il padre e la mamma. In studio c’è Ilenia Petracalvina che svela di aver parlato con l’avvocata Angela Taccia che le ha spiegato perché l’indagato non rilascia dichiarazioni: "Finché non finirà l’incidente probatorio, non parlerà con la stampa. Questa è la linea difensiva (sempre la stessa, insomma, ndr). La famiglia parla, ma lui no".

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Si parla dei 43mila euro che le zie di Andrea Sempio, Ivana e Silvia Maria, hanno mandato ai genitori di quest’ultimo tra dicembre e giugno 2016/2017, partendo dall’appunto "Venditti Gip Archivia per 20/30 euro": "Non mi venite a raccontare che 20 o 30 euro sono le carte da bollo, perché, spendendo migliaia di euro per gli avvocati, uno non si annota 20/30 euro", E poi Giletti ricorda che al Tg1 questa sera "Gli altri avvocati (erano in tre a seguire Sempio, non solo Lovati, ndr) hanno detto che non hanno mai preso soldi. O li ha presi tutti lei, Lovati… ora sono tutti Santi! Come mi risponde? E poi non le faccio più niente". L’avvocato Lovati non la prende benissimo: "Ma voi state facendo un’inchiesta per stabilire se c’è stata una corruzione in atti giudiziari o fate un’inchiesta fiscale sulle mie entrate o uscite? Perché così finiamo subito, non ho niente da dire. Mandatemi la guardia di finanza e io risponderò a loro! Non sono tenuto a dirvi che fine abbiano fatto quei soldi. Vi dico solo che ho tre faldoni di documenti che peseranno 3/5 kg, ho svolto la mia attività professionale in modo puntuale e proficuo…". Ma Giletti lo interrompe: "Si parla di una corruzione in atti di ufficio di un Procuratore per questi 40mila euro!", e Lovati si limita a dire "Allora mi ponga la domanda in altro modo, non chiedendomi dove ho messo via i soldi".

Però il conduttore lascia la parola all’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi, che lo punge: "C’è una cosa da queste parole che non comprendo. Non ti sarai impegnato tanto visto che l’ex Procuratore aggiunto aveva capito in 21 secondi che Sempio non c’entrava nulla. Tu avrai studiato 22 secondi, uno in più. Che lavoro puoi aver fatto? Non ho mai avuto la fortuna di incontrare un PM che capisse in 21 secondi che un mio assistito era innocente". Lovati risponde: "Io ci ho messo molto meno a capire che sarebbe stata archiviata l’inchiesta. Appena pongono un caso l’avvocato esprime un parere anche di intuito. Io ho detto: ‘Questa è una causa vinta dall’inizio’". Poi Giletti, stanco dell’atteggiamento di Massimo Lovati, sbotta: "Ci vuole dire quanto ha preso per quella cosa? Se ce lo vuole dire ce lo dice, sennò no!". E il legale di Sempio lo accontenta: "Non dico niente perché non c’entra nulla con la corruzione". "Va bene, allora non ci dica niente!", conclude il conduttore, che subito dopo cambia discorso.

Si continua a parlare dei soldi ‘sospetti’ arrivati ai genitori di Sempio: "Ai telespettatori voglio dire: ‘Non pensate che il Gico si sia mosso per quel foglietto lì’" dichiara De Rensis prima di ricordare a tutti quante persone autorevoli stanno lavorando per far sì che la verità venga a galla. Ma Petracalvina lo interrompe per dire, in sostanza, di essere cauti con le parole e De Rensis commenta il suo modo di fare: "Lei usa la sua gentile tecnica di interrompermi per non farmi dire il senso… Posso finire?". Una volta accolta la richiesta, il legale di Stasi spiega: "Questa è un’indagine e tutti vanno garantiti. Io mi sto riferendo al dileggio, alle frasi offensive e irrispettose che sono state rivolte in questi mesi alla Procura di Pavia. E adesso voglio vedere se saranno rivolte anche alla Procura di Brescia". La Petracalvina lo ferma dicendo che non c’è negazionismo: "Ci sono anche i racconti dei fatti. Lei parla di negazionisti perché a volte non riesce a capire che c’è una ricostruzione fattuale, storica e processuale. C’è una storia tracciata e deve essere rispettata!". Poi il conduttore si rivolge a Lovati: "Se i soldi non sono suoi, secondo lei dove sono finiti quei soldi che, per la Procura e la finanza, non appartengono alla storia dei conti correnti della famiglia Sempio?", e l’avvocato non risponde: "Ci manca che lo dica il Papa, o il Presidente della Repubblica, manca anche il Parlamento. Non lo trovo anomalo".

La puntata prosegue con le intercettazioni della famiglia Sempio. Dopo aver mandato in onda quella in cui Daniela e Giuseppe Sempio parlano di soldi non tracciabili, Giletti dice: "Faccio una mia deduzione banale: è strano che questi signori parlano di soldi e ad un certo punto spunta il nome di Venditti". Poi assistiamo al tentativo di sentire il padre di Sempio, che, come il resto della famiglia, non ha niente da dire quando l’inviato gli chiede "perché parlavate di ricevere soldi dalle vostre sorelle ma in maniera non tracciata?". Quando il conduttore dice che, durante il servizio trasmesso poco prima, De Rensis era un po’ inferocito con la dottoressa Pietracalvina (ma sottolinea: ‘Sempre con la sua eleganza’), l’avvocato risponde: "Ormai la tecnica della Petracalvina la conosco benissimo, si tratta dell’interruzione sistematica, però io resisto anche a questo… Volevo tranquillizzarla dicendo che ho capito ciò che è necessario di questa vicenda, spero che lei un giorno non capisca di non aver capito bene. Non ho detto che l’indagato a Brescia è responsabile, io ho detto che le procure, soprattutto di quella di Pavia, hanno ricevuto mancanze di rispetto che sono sotto gli occhi di tutti. Sono state pronunciate frasi che, per come io intendo la magistratura, sono state molto irrispettose".

Qui Giletti interviene: "Anche su di me. Stiamo parlando di una persona che è stata in carcere 10 anni ed è stato condannato a 16 anni. Attenzione, non vorrei che si scordasse. Quello che contesto è che sul signor Sempio le indagini sono state fatte in un modo estremamente grave e lacunoso e ho il diritto di dirlo. Non mi interessa se è colpevole". Nulla da fare nemmeno con le sorelle di Giuseppe Sempio, coloro che hanno donato i famosi 43mila euro al fratello: le due donne, beccate al cimitero dalla Petracalvina, salgono in macchina senza dire una parola (certo, il momento e il luogo scelti per farsi rilasciare una dichiarazione non erano dei migliori, lo possiamo dire?).

Il generale Garofano e la consulenza fatta prima della chiusura dell’inchiesta su Sempio

Poi tocca al generale Luciano Garofano, che per anni ha guidato il Ris di Parma, stare al centro dell’attenzione. Secondo quando emerso, il 27 gennaio 2017 Garofano ha redatto una consulenza relativa al DNA trovato sulle unghie di Chiara del valore di oltre 6mila euro. "Secondo chi difende Stasi, questo documento (la perizia di Linarello sul DNA della vittima, ndr) era secretato, perché finché non finiscono le indagini un documento, anche se nelle mani degli avvocati, non può essere divulgato. Come fa allora il generale a emettere una fattura a gennaio se l’indagine viene chiusa a marzo?" chiede Giletti. A tal proposito, il difensore di Stasi si limita a dire che "Tutti gli atti che fanno parte del fascicolo del PM, tranne rarissime eccezioni, si scoprono quando c’è l’avviso di conclusione dell’indagine". "Questo documento chi l’ha dato al generale Garofano che era consulente della famiglia Sempio?" chiede il conduttore. La Petralcina spiega che in realtà quel documento era già uscito su tutti i giornali tra dicembre 2016 e gennaio 2017, tanto che Garofano lo aveva mostrato anche a Quarto Grado. E lo stesso ribadisce Lovati (dopo aver dato dei ‘capziosi‘ al conduttore e a De Rensis) prima di aggiungere: "Non era secretato, era di dominio pubblico. Lo sapevano tutti. Anche voi lo sapevate, pure i sacchi, lo sapevo pure io". Il conduttore lo interrompe e Lovati urla: "Lasciami finire!". De Rensis, un po’ spazientito, tuona: "Però finisci, altrimenti non parliamo più". E poi aggiunge: "Ma come faceva a non essere secretato? Era nel fascicolo del PM".

Dopo aver mostrato un’intercettazione di Sempio e del padre che parlano del famoso interrogatorio e del Dna sulle unghie di Chiara, Massimo Giletti si rivolge a Petracalvina (che probabilmente ha fatto qualcosa durante la trasmissione del servizio) e chiede rispetto: "Vedo che questa sera è complicato. Vi prego di rispettare il ruolo e il luogo. Stiamo parlando di un crimine efferato, per cui i balletti, Ilenia, chiudiamoli e stiamo a quello che è il passaggio. Ti prego, perché se ti metti pure tu non ne usciamo più". A questo punto si passa a un’altra intercettazione in cui padre e figlio parlano dell’interrogatorio del giorno dopo, quella in cui Sempio dice ‘a parte che erano dalla nostra‘, e Giletti sottolinea: "I carabinieri non trascrivono quest’ultima frase che per loro è incomprensibile. Eppure noi l’abbiamo compresa benissimo, ma il brogliaccio non ne parla". Il conduttore spiega che "Questi documenti venivano scritti dal maresciallo Silvio Sapone, che aveva rapporti stretti con l’ex Procuratore capo Venditti".

Ovviamente non può mancare un’intervista a Sapone, il quale sottolinea che non era lui ad occuparsi dell’ascolto delle intercettazioni ma i suoi sottoposti e che controllarle sarebbe stata una mancanza di fiducia per la sua squadra. Poi aggiunge: "Io faccio quello che mi viene detto, non vado in autonomia. E non è vero che frequento la famiglia di Sempio. Non li conosco. Con Venditti ho un buon rapporto, ma non confidenziale, gli ho sempre dato del Lei". La Petracalvina commenta l’intervista: "Sapone dà la colpa ai suoi sottoposti e lui a sua volta non controlla la relazione fatta rispetto alle intercettazioni. Ma c’è un’altra domanda: ‘La famiglia Sempio come entra in contatto con Venditti o la Procura di Pavia? Chi c’è in mezzo? E’ una famiglia semplice". E Giletti ricorda: "Si dice che avessero rapporti con carabinieri vicini a Venditti, Sapone e Spoto".

Ma Lovati non ci sta: "Io escludo con certezza la corruzione. E poi vi chiedo: chi è che ha disposto queste intercettazioni?", e Giletti risponde: "La procura di Pavia, quindi lei dice: ‘E’ Venditti che le dispone’, ma se poi non vengono utilizzate?". L’avvocato di Sempio chiarisce: "Non sono state utilizzate perché non erano niente". De Rensis però interviene facendo un parallelismo: "Anche la Procura di Vigevano ha intercettato per 15 giorni l’inattendibile Muschitta. Disporle è un conto, utilizzare le intercettazioni è un altro". A questo punto viene intervistato dall’inviata anche Mario Venditti sui rapporti che aveva con Sapone: "Io non sono abituato a fare pressione, a dare indicazioni, non ho mai fatto nulla di tutto questo".

Chi era l’ex Procuratore aggiunto Venditti?

Giorgio Reposo, che nel 2017 era il capo della Procura di Pavia, racconta cosa pensa di Mario Venditti: "Io ho preso atto delle conclusioni alla fine delle indagini. Io avevo il controllo della situazione, o almeno credo di averlo avuto. Il carattere di Venditti non era facile, parliamo sempre di persone che hanno avuto una lunga militanza nella direzione distrettuale antimafia. Io probabilmente avrei approfondito le indagini, se avessi saputo del contenuto di quelle intercettazioni. Non ho sentito Venditti, avevamo un rapporto di colleganza e un modo di affrontare le cose diverso. Quando sono arrivato a Pavia non mi ha lasciato il giusto spazio, me lo prendevo io, perché era nella sua natura tendere a debordare. A lui sarebbe piaciuto diventare Procuratore della Repubblica, quello che facevo io. Mi riesce veramente difficile credere che si sia intascato dei soldi, per me è inconcepibile pensarlo. Se fosse vero, a me crollerebbe il mondo addosso".

"E allora perché Reposo non ha approfondito? Era lui il Procuratore capo di Pavia al tempo", dice la Petracalvina. L’avvocato Lovati ribatte: "Su che cosa avrebbe indagato di più. Non c’era niente su cui indagare, era un’indagine vuota, senza nessuno spunto, che è stata bollata dal dottor Lambertucci che ha accolto la richiesta come un maldestro tentativo di riaprire le indagini. Questa consulenza di Linarello è stata bollata come una consulenza senza alcun valore scientifico. Cosa volete ancora di più? Volete ancora qualcosa? Vi parlo del Piccolo Principe! Sempio è una vittima sacrificale". Il conduttore dichiara: "Lo capisco, però chi faceva le trascrizioni? Spoto è rimasto un’ora e un quarto a casa di Sempio per una notifica". Subito dopo Giletti ricorda di aver già ricevuto una querela: "Di solito, io che ne ricevo tante, anzi ne ho già ricevuta una: prima puntata una querela. Bellissimo. Avvocato, se mi difende in nero o in bianco non lo so, però già alla prima puntata! E’ straordinario! Dopo vi spiego chi mi ha querelato".

Poi viene intervistata la moglie del maresciallo Spoto, l’uomo che era rimasto in casa Sempio per oltre un’ora, che dice: "Non ci sono rapporti opachi tra mio marito e Sempio. Non posso parlare io per lui, lo farà lui quando sarà il momento. Noi siamo tranquilli. Andate in Procura a Brescia". Spoto dichiara di non aver niente da dire: "Io rispetto il segreto istruttorio, proprio perché sono un testimone, non posso parlare di quello che ho detto ieri, altrimenti commetto un reato". Allora Giletti, una volta tornata in studio la linea, chiede all’avvocato Lovati: "Perché Spoto è stato un’ora e un quarto per un documento che andava solo firmato?", e lui risponde con un’altra domanda: "Ma chi ha constatato che questo qui è stato un’ora e mezza dai Sempio? Come ha fatto a sapere qualcuno. Come ha fatto a saperlo? Lo sa la Procura di adesso? Ah, allora! Manca solo che lo dica il Papa, non diciamo fesserie".


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