Garlasco, Le Iene pronte allo scoop. De Giuseppe allude a più killer e sbotta: “Meglio che sto zitto”
L'inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe, al lavoro da tempo sul delitto di Garlasco svela un particolare sul servizio ancora non andato in onda, c'è un'altra persona coinvolta?

Il delitto di Garlasco, in cui venne uccisa Chiara Poggi a soli 26 anni il 13 agosto 2007, è certamente uno dei fatti di cronaca che sta maggiormente scuotendo l’opinione pubblica. La riapertura del caso, nonostante ci sia già una sentenza passata in giudicato, ha infatti contribuito a far credere che chi si trova in carcere adesso, Alberto Stasi, sia stato oggetto di una condanna ingiusta, teoria alimentata dai numerosi errori che stanno emergendo in merito alle indagini fatte all’epoca.
Almeno per ora non sappiamo però quante siano le prove che ha in mano la Procura, ma tra gli elementi che potrebbero scardinare la situazione c’è anche un presunto scoop da parte de "Le Iene", in possesso di un servizio già da qualche tempo, ma fino ad adesso non andato in onda. Il "blocco" sarebbe da addebitare a un ordine arrivato dall’alto per evitare che chi è coinvolto possa cercare di utilizzare a suo vantaggio l’indiscrezione, ma sembra davvero possa esserci qualcosa di grosso che è stato tenuto nascosto.
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco e lo scoop de "Le Iene": cosa può accadere
Si parla ormai da più di un mese di un servizio ritenuto "bomba" realizzato da "Le Iene" in merito al delitto di Garlasco, in grado di far emergere qualcosa di sensazionale in uno dei casi di cronaca più attuali del momento, pur essendo trascorsi diciotto anni dall’omicidio. La trasmissione di Italia 1, infatti, da tempo è impegnata in prima linea per far rilevare alcuni dettagli importanti in merito a cosa sia accaduto il giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi, ma anche successivamente, quando gli inquirenti si sono messi al lavoro per identificare il colpevole. Quasi subito, infatti, polizia e carabinieri si sono indirizzati su Alberto Stasi, che era il fidanzato della vittima, oltre a essere stato colui che l’ha trovata senza vita, arrivato a processo senza alibi a causa di alcune manomissioni al suo pc a opera delle stesse forze dell’ordine.
A occuparsi di questo è Alessandro De Giuseppe, che aveva seguito in prima persona anche il caso Pantani, bravo a non trascurare alcun dettaglio quando si tratta di un fatto di cronaca così rilevante. Secondo quanto emerso a bloccare la messa in onda del reportage sono stati l’ufficio legale di Mediaset in accordo con chi sta gestendo le indagini, con ogni probabilità a causa di una testimonianza raccolta che potrebbe essere determinante e che sarebbe bene però ora restasse nell’ombra.
In attesa di capire se e quando questo potrà essere trasmesso, ora è lo stesso giornalista a uscire allo scoperto, svelando alcuni particolari del suo lavoro, con l’orgoglio di chi ritiene davvero importante dare giustizia alla ragazza: "Abbiamo incontrato una persona – ha detto nel podcast ‘Oltre la tempesta’ – una testimonianza diretta e circostanziata, che dice di aver visto un’altra persona in un posto in cui non avrebbe dovuto essere. Abbiamo consegnato tutto alla Procura e, come sapete, ci hanno chiesto di aspettare. E’ quello che stiamo facendo, ma penso che ormai siamo vicini alla possibilità di andare in onda".
L’incontro con Giuseppe Poggi
Sapere che la messa in onda sia vicina potrebbe quindi indicare di essere a un passo dal sapere cosa davvero può avere in mano la Procura. De Giuseppe non si è limitato però solo a questo, da cronista di razza quale è ha infatti svelato di essere stato spesso a Garlasco e di avere incontrato in una di queste occasioni Giuseppe Poggi, il papà di Chiara, anche se l’uomo non sembra avere preso in maniera positiva quanto lui e la trasmissione stanno facendo.
"Mi ha detto: ‘Lei ci fa i servizi contro’ – sono state le parole dell’inviato de ‘Le Iene’ -. Io ho cercato di spiegargli che i nostri non sono servizi contro, ma per la ricerca della verità. Però io non me la sento di giudicare i Poggi, anzi. Ma preferisco non parlare, meglio che sto zitto".
Del resto, la Procura di Brescia sta portando avanti un’inchiesta parallela in merito all’operato di chi ha indagato, che potrebbe non avere agito in modo del tutto trasparente. In attesa di saperne di più anche su questo aspetto il giornalista ha voluto dare la sua opinione anche su un altro aspetto ancora controverso: "C’è la possibilità che il DNA sui pedali della bici di Alberto Stasi ce lo abbiano messo – afferma –. Tutto quel DNA quando di solito se ne trovano quantità minime che appare dopo una telefonata che arriva è molto interessante. No?".
A breve ne sapremo certamente di più, così da avere maggiori certezze su chi possa avere ucciso Chiara e darle davvero giustizia.