Garlasco in Tv, Bocellari: "Il processo contro Stasi da mani nei capelli". Dal DNA all'impronta, tutte le accuse della Procura contro Sempio

Le Iene hanno chiuso la stagione martedì 26 maggio con un lungo speciale sul caso Garlasco, con attenzione agli errori nella sentenza di condanna a Stasi e alle accuse rivolte a Sempio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Chiara Poggi - Alberto Stasi
RaiPlay

"Le Iene" hanno deciso di chiudere in grande stile la stagione con una puntata che cattura l’interesse di gran parte del pubblico, un approfondimento dedicato al caso Garlasco, con diverse novità interessanti, in onda martedì 26 maggio 2026. La redazione del programma è sempre stata infatti in prima linea con Alessandro De Giuseppe nella raccolta di particolari e testimonianze inedite.

Garlasco, Le Iene presentano Inside: puntata 26 maggio 2026: il parere su Stasi sta cambiando

"Le Iene" hanno raccolto in passato la testimonianza di Alberto Stasi in carcere, che si era sempre proclamato innocente, augurandosi però di poter arrivare alla verità, diversa a suo dire da quanto emerso dalla sentenza che lo ha condannato. Si è arrivati ora a un ribaltamento di quanto era stato deciso quasi undici anni fa, sono infatti cambiati l’orario della morte di Chiara Poggi, la dinamica dell’omicidio, oltre ad essere state trovate nuove tracce e un possibile movente. Potrebbero bastare solo alcuni elementi per arrivare a dimostrare quello che la redazione del programma sostiene da anni, che la sentenza che ha condannato il fidanzato della vittima non sia corretta, ma sia stata costruita su convinzioni errate e forzature.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Alessandro De Giuseppe ha raccolto la testimonianza di Milo Infante, a cui ha chiesto perché la gente sia così interessata al caso Garlasco: "L’ingiustizia, un processo mediatico senza un’ingiustizia non esisterebbe". Sulla stessa lunghezza d’onda anche Salvo Sottile: "La paura di essere al posto di Alberto Stasi, innocente. Poi è diventato una sorta di Cluedo, ognuno sui social ha potuto esprimere la sua opinione". Non manca il parere di Nicola Porro: "Un ragazzo giovane, che va alla Bocconi, una ragazza che va a Londra, né troppo ricchi né troppo poveri, le cugine ci vogliono entrare ma di cui non si può parlare. Lei cede ai filmini porno, lui li guarda, ci sono le foto porno, insisto su questo perchè suscita tanto l’opinione pubblica". Infante continua: "Le Iene sono state le prime a dire che ci fosse qualcosa che non andava, a instillare il noi tutti il sospetto che qualcosa nel processo non fosse andato come doveva andare".

De Giuseppe dà il suo punto di vista: "Non possiamo nascondere soddisfazione, gran parte delle cose che abbiamo sostenuto, per anni anche da soli, sono state verificate e confermate anche da un’autorità dello Stato. Non parliamo delle accuse a Sempio, ma degli indizi che hanno portato alla condanna di Stasi, oggi sembrano essere stati smontati, uno per uno".

Interviene Giada Bocellari, da anni legale di Alberto: "Io credo che chiunque abbia la pazienza di leggere tutti gli atti non possa che giungere alla conclusione di credere che lui sia innocente. E’ facile dire che lui sia colpevole per gli occhi di ghiacco, perché è un biondino freddo, è molto più faticoso prendere in mano 500 pagine di perizie e leggersele. Qualunque persona onesta intellettualmente che legge gli atti del processo non può che arrivare alla fine e mettersi le mani nei capelli".

Dall’esposizione mediatica di Andrea Sempio al silenzio di Alberto Stasi

La Procura di Pavia è convinta che il movente del delitto è di origine sessuale, scaturito da un’ossessione che Sempio avrebbe maturato per Chiara Poggi dopo avere visto un video in cui lei e il fidanzato Alberto Stasi facevano sesso. Il diretto interessato anche nell’ultimo periodo ha continuato ad andare in Tv, sostenendo di essere innocente e negando il possibile movente: "Non ho commesso l’omicidio, non ho mai visto i video di Chiara, non c’è mai stato un mio interesse verso di lei", ha detto recentemente a ‘Quarto Grado’.

Nel corso degli anni Alberto si è sempre proclamato innocente, a cambiare è stato il modo in cui lo ha fatto, il linguaggio, i toni, anche la rabbia e la tensione che all’inizio esprimeva sembrano essere diminuite con il tempo. Nei giorni successivi all’omicidio lui viene descritto dai media come "un ragazzo normale, uno studente modello, il fidanzato che tutte le mamme vorrebbero per le loro figlie". Lui ha dato sempre la stessa versione, anche se c’è stato chi ha iniziato ad avere sospetti per la sua razionalità, è stato poi iscritto nel registro degli indagati due giorni dopo il funerale. Inizialmente si parla di "atto dovuto" per compiere al meglio le indagini, ma tutto cambia velocemente, si mostra insofferente a causa della pressione mediatica. Si arriva a un giro di boa importante, l’arresto per il sangue trovato sui pedali della sua bicicletta, che si è poi capito non fosse sangue, per poi essere rilasciato quattro giorni dopo. Al momento della sua uscita lui ha la possibilità di sentire per l’ultima volta la mamma di Chiara, la donna in quella fase parla di parti contrapposte, sottolineando sia meglio stare lontani. Durante le indagini, oggi giudicate dalla Procura di Pavia piene di buchi, esce poi del materiale che sembra essere pedopornografico nel suo computer, viene descritto come "un malato di sesso, un pervertito dalla faccia d’angelo", oggi però molti hanno cambiato idea.

A sottolinearlo è Infante: "Per 20 anni abbiamo creduto che in quel computer ci fossero cose spaventose, quando siamo andati a vederle e a vedere la cartella ‘Militare’, ci siamo guardati con la mia redazione dicendo: ‘Ma state scherzando?’" Ci sono esperte che hanno creduto di avere la verità in tasca a cui io ho chiesto: ‘Ma è possibile che un ragazzino che ha appena massacrato la fidanzata, arriva a casa, non si lava e si mette subito a guardare immagini porno?’ Mi è stato detto: ‘Assolutamente sì, è coerente con il suo profilo. Adesso con Andrea Sempio come la mettiamo?'". Oggi sappiamo dell’assenza di cartelle di pedopornografia, ma di video di sesso che aveva fatto con Chiara nella loro intimità.

Il lungo percorso giudiziario di Alberto Stasi

Il 17 dicembre 2009 si è concluso il primo grado del processo ai danni di Stasi, con la sua assoluzione da parte di Stefano Vitelli, solo in quel momento lui decide di andare in Tv a "Matrix", spiegando perché fosse stato in silenzio: "Non ho mai parlato prima perché non ho mai voluto influenzare le persone della mia innocenza, non sentivo l’innocenza di convincerle", parole che sembrano del tutto contrarie rispetto a quanto fatto da Sempio, che ha girato diverse trasmissioni.

Nel dicembre 2011 la Corte di Appello conferma l’assoluzione, anche se c’è chi ritiene la sua posizione ambigua, come la famiglia della vittima, che nn vuole arrendersi. Loro hanno subito detto: "Noi non ci fermiamo". Quando nel 2013 la Cassazione annulla l’assoluzione e rimanda tutto a un altro grado di giudizio la macchina mediatica riparte uguale a prima. La condanna è di sedici anni di carcere e un milione di euro alla famiglia, questo il verdetto finale, lui si consegna a Bollate il 12 dicembre 2015.

"Giustizia è stata fatta, finalmente, quella che volevamo", dice la mamma dopo la condanna.

Il ruolo di Andrea Sempio nel caso: come cambia nel tempo

All’inizio della vicenda Andrea Sempio è solo un amico di Marco Poggi, uno che a volte passava da casa Poggi per giocare ai videogames o usare il computer. Nel 2007 è una figura inesistente sul piano mediatico, ha raccontato per anni di essere stato a casa la mattina dell’omicidio con il padre, mentre la mamma era andata a Gambolò in macchina, a dieci chilometri da Garlasco, per portare un telecomando a riparare, trovando però il negozio chiuso. Intorno alle 10 lei sostiene di essere tornata a casa e di avere dato la macchina al figlio per andare a Vigevano a cercare un libro, anche lui trova la libreria chiusa, ma solo un anno dopo avrebbe mostrato ai carabinieri lo scontrino di un parcheggio sostenendo di averlo fatto quel giorno. Il ragazzo sostiene di essere poi tornato a Garlasco, di essere andato dalla nonna e intorno alle 12 è a casa per pranzo con i genitori. Il suo cellulare, però, per tutta la mattina aggancia le celle di Garlasco.

Alle 15.53 di quel 13 agosto Sempio sostiene di essere passato davanti casa Poggi e di essersi fermato a chiedere cosa fosse successo, come dimostrano alcune fotografie uscite recentemente. All’epoca erano state però notate tre telefonate fatte al fisso di casa Poggi il 7 e l’8 agosto, sostenendo di avere confuso il numero. Si torna a parlare di lui nel 2016, grazie alle indagini difensive della difesa Stasi emerge l’ipotesi che il DNA sulle unghie della vittima fosse suo. A febbraio 2017 arriva la sua prima intervista televisiva a ‘Quarto Grado’, dove sostiene di essere "una vittima di una costruzione mediatica". Già allora la famiglia Poggi lo aveva protetto e difeso, senza dubitare mai. Poche settimane dopo la pista che porta a lui viene definita inconsistente, così da arrivare all’archiviazione. Otto anni dopo, sulla base di quel DNA, tutto riparte, il 21 febbraio 2025 lui scopre di essere ancora indagato, per questo viene chiamato a Milano per un prelievo forzato del suo DNA. La sua difesa parla di una macchinazione, mentre lui parla a più riprese sostenendo di essere estraneo, apparentemente con naturalezza. I magistrati di Pavia hanno però un’idea del tutto opposta, anche sulla base di alcune sue intercettazioni.

Salvo Sottile sembra avere una visione chiara: "Si dice che lui stesse commentando podcast, ma non è che non parla di Chiara, del luogo del delitto o dei video, ne parla. Sentirlo fare la voce di Chiara mi fa impressione. Non è una persona che commenta un podcast, è uno che sta facendo l’imitazione di una ragazza morta, quindi o l’ha vista e l’ha sentita e sta ripetendo quello che gli ha detto prima di morire o dobbiamo pensare che lui abbia dei problemi psichatrici, altrimenti non si spiega".

Non solo, nel 2007 e nel 2017 diceva di non avere frequentato molto casa Poggi, o comunque non tutti gli ambienti, ora dice di essere stato ovunque. A complicare la situazione ci sono anche le accuse lanciate all’ex pm Venditti, indagato per corruzione, con l’idea che possa avere ricevuto soldi per arrivare all’archiviazione, da lì la famiglia continua a parlare ai media.

A novembre 2025 lui dà una sua versione dell’omicidio in Tv parlando di una cosa che fino a quel momento non era stata tirata fuori quasi da nessuno: "A me sembra un delitto passionale, d’impeto, da quello che vedo e si è saputo della scena del delitto". Oggi lui porta avanti tre teorie: "Io non c’entro, è un assalto mediatico, vogliono dipingermi come un mostro".

Le parole contrastanti della mamma di Sempio

Prima di quest’ultima indagine (estate 2022) la mamma decide di contattare ‘Le Iene’ per dare la sua versione, sostenendo quanto ha riferito in più di un’occasione. Dopo quella telefonata De Giuseppe ha incontrato la donna più volte di persona: lei aveva riferito che nel 2017 Tizzoni avrebbe passato i documenti della Procura al loro avvocato, anche se non avrebbe potuto. Non solo, parlò di una persona che avrebbe visto Chiara litigare con la cugina il giorno prima dell’omicidio. La signora aveva poi riferito che in paese tanti conoscessero la verità, ma non erano disposti a parlare.

Negli ultimi mesi hanno accettato diverse interviste, la mamma ha però negato alcune delle cose dette a ‘Le Iene’, su Tizzoni: "Può darsi che io abbia detto una cavolata o che le mie parole siano state interpretate male".

E’ cambiata nel tempo invece la versione dei Poggi nei confronti di Alberto, inizialmente lo definivano "un bravo ragazzo", quando è stato indagato inizialmente c’era solidarietà tra le due mamme, poi lentamente si passa dalla prudenza alla convinzione della sua colpevolezza, il 31 marzo 2009 mamma Rita dice: "Abbiamo preso atto di quello che usciva dalle indagini, penso sia inevitabile". Anzi, dopo la sentenza di assoluzione loro hanno continuato a sostenere lui fosse il colpevole, pronti a fare il possibile per "arrivare alla verità, quella che noi vogliamo", qualcosa di diversa dalla condanna per loro è falso. "Non abbiamo mai considerato ipotesi alternative, non sono mai emerse, le indagini sono state fatte a 360 gradi e non era mai emerso nulla", queste le parole della mamma dopo la condanna.

Sin dalla prima indagine su Sempio i genitori della vittima hanno fatto muro, chiedendo di rispettare la sentenza per rispetto della figlia, senza mostrare alcun dubbio, eppure oggi sono in tanti ad averne. A parole si dicono aperti alle nuove indagini, anche se nelle carte emerse in questi giorni, relative a un’intercettazione del 14 maggio 2025 parlano di cosa fare per fermare tutto. A consigliare loro di rivolgersi alla Procura Generale di Milano per ottenere questo sarebbe stata Laura Barbaini, la PM che aveva chiesto la condanna di Stasi, o almeno questa è la versione di Giuseppe Poggi, come rilevato nell’informativa dei carabinieri. Nemmeno Marco Poggi ha mai avuto dubbi sull’innocenza di Sempio, cambiano però nel tempo i suoi ricordi sulla presenza in casa dell’amico: nel 2007 riferiva che loro andassero solo nella saletta Tv e a volte in camera di Chiara per il PC, ora non esclude di essere andato con lui in cantina, un particolare non da poco visto che l’impronta 33 si trova sulla scala che porta a quella stanza.

La nuova indagine contro Sempio

Le nuove indagini a carico di Sempio partite poco più di un anno fa sono in realtà scaturite dall’accusa di corruzione rivolta a Venditti, il pm che aveva deciso la sua archiviazione, che sarebbe arrivato a questa scelta dopo avere preso dei soldi dalla famiglia. "Avevamo notato una grande velocità nell’archiviare – dice Giada Bocellari -, ma siamo rimasti sgomenti dall’accusa. Alcuni approfondimenti che per noi erano necessari non erano stati fatti".

Uno degli aspetti più rilevanti era relativo al DNA sulle unghie di Chiara, all’epoca ritenuto inadatto per il confronto genetico, oggi leggibilissimi. Oggi sappiamo che il DNA è valido e che secondo i periti della procura è di Sempio, avremmo potuto saperlo già nel 2017, ma Venditti aveva deciso di non approfondire. I magistrati di Pavia scrivono che Sempio e i suoi legali erano a conoscenza di ogni accusa che portesse essere oggetto dell’indagine a proprio carico prima del suo interrogatorio. Come da lui dicihiarato in un’intercettazione, Tizzoni sarebbe stato l’unico che poteva arrivare in via non ufficiosa a sapere che l’archiviazione fosse vicina. Del resto, anche la mamma aveva sostenuto che l’avvocato potesse avere passato atti al suo ex avvocato Lovati prima dell’interrogatorio, per poi ritrattare anni dopo.

L’indagine può cambiare lo scenario

De Giuseppe commenta: "Esiste una verità giudiziaria, ma se fosse così evidente e cristallina non sarebe lo stesso Stato a volerla rimettere in discussione oggi". Su questo è concorde Sottile: "Assolutamente giusto riaprire, un plauso per i magistrati, hanno notato luoghi e situazioni con ombre". Bocellari: "Il giudicato è qualcosa di sacro in Italia, ma se vengono segnalati aspetti, come il DNA sulle unghie, sono meritevoli di approfondimento. Questo è interesse dello Stato, della difesa di Stasi, ma anche della famiglia della vittima. Mi pare che non stiano lasciando nulla al caso".

Sottile prosegue: "La Cattaneo ci dice una cosa potente, il piede di Sempio è compatibile con un 42-43, insomma quello che abbiamo visto nella sentenza vale zero per questi magistrati e carabinieri. Io ho sempre detto che le sentenze si debbano rispettare e che Stasi sia l’assassino, ma avendo letto l’informativa aiutami. Tutti abbiamo pensato che le prove fossero a prova di bomba, granitiche, ma non valgono più niente. Non mi sono rimangiato tutto, ho aperto la mente a una possibilità diversa. Sulla scena del crimine sono stati commessi errori macroscopici, tacerlo sarebbe stato scorretto nei confronti del pubblico".

Oggi Cristina Cattaneo sulla base di quanto trovato nello stomaco della vittima ha scritto che l’orario della morte è stato tra i 30 minuti e le due ore circa dalla digestione della colazione. Secondo quanto descritto dalla mamma, appena ci si alza si disinserisce l’allarme per fare uscire i gatti, cosa fatta alle 9.12, quindi avrebbe mangiato dopo, quindi alle 9.32, mezz’ora dopo, lei era ancora viva, ma Alberto non poteva essere lì, alle 9.35 ha acceso il computer a casa sua. Decidere in quanto tempo si sia formata la pozza di sangue in casa è fondamentale per capire se sia stato Stasi o no, secondo la sentenza lui aveva pochi minuti per fare tutto, anche se avere una certezza è complicato, nell’ipotesi dell’accusa non più di tre minuti, mentre per la sua difesa non più di 15.

I magistrati di Pavia hanno fornito una nuova dinamica del delitto, sulla quale sarà basato l’eventuale processo a Sempio, secondo quanto stabilito dal comandante dei RIS di Cagliari Andrea Berti, che ha fatto una ricostruzione in 3D della villetta. Il lavoro è stato incrociato con quanto stabilito dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha analizzato le ferite sul corpo della vittima. L’aggressione sarebbe iniziata, probabilmente con mani e pugni, nell’area del salotto tra i due divani, come testimoniato dalle piccole gocce di sangue vicino al sofà, per poi continuare in maniera più violenta vicino allascala che porta al piano superiore, come prova la grande macchia di sangue alla base della scala. Qui c’è la prima differenza tra le risultanze del 2007 e oggi, secondo la Cattaneo è in questo attacco che Chiara si fa le ferite da difesa agli arti superiori, , è da quei gesti che nascerebbe il DNA sulle unghie della ragazza. Una volta per terra, sarebbe stata trascinata verso le scale dove c’è il mobile con il telefono, per poi essere colpita di nuovo. I colpi continuano anche quando il corpo si trova vicino alla porta di accesso alla cantina. Qui c’è un’altra divergenza rispetto alla vecchia perizia, si era scritto che la vittima fosse stata sollevata e gettata a faccia in avanti iungo le scale, oggi invece si dice sia stata fatta scivolare dal gradino 0 lungo i gradini 1,2,3 e 4, per poi essere colpita ancora quando la testa è sul quarto gradino, cosa che all’epoca era stata ritenuta solo una mera ipotesi. La perizia termina parlando di una fase di osservazione da parte dell’assassino, tornato a guardare il corpo della vittima da in cima alla scala, presumibilmente dopo essersi lavato, è in quel momento che l’aggressore avrebbe lasciato l’impronta 33.

Quando all’epoca hanno incelofanato il telefono per portarlo in laboratorio hanno alterato le macchie di sangue che c’erano sopra, quelle fotografate nei primi sopralluoghi sono diverse da quelle documentate nel laboratorio dal RIS. Non solo, sulle scale dove è stato trovato il corpo le macchie classificate con il numero 55 tre giorni dopo il delitto non c’erano il giorno dell’omicidio. Chiara si sarebbe difesa, questo implica l’allungamento del tempo necessario a compiere il delitto, nella nuova ricostruzione è tra i 15 e i 20 minuti dall’inizio della colluttazione (nella sentenza Stasi ne aveva 23 anche per tornare a casa in bicicletta).

Bocellari: "Noi avevamo fatto un elenco di persone che conoscevano la vittima, i cui alibi non erano stati verificati come si sarebbe dovuto perché all’epoca secondo la Procura era morta dopo, verso le 11-11.30".

La nuova dinamica del delitto e il quadro di accuse contro Sempio

I magistrati grazie alle perizie hanno riscritto non solo la dinamica dell’omicidio, ma anche la successione dei fatti avvenuti nella mattina del 13 agosto 2007. Secondo loro Sempio frequentava raramente casa Poggi, ma sapeva che Chiara fosse da sola, non potendo immaginare che Stasi fosse tornato da Londra qualche giorno prima è andato alla villetta con l’intenzione di avere un approccio sessuale con lei. Il desiderio poteva essergli venuto probabilmente dopo avere visto i video intimi di lei con Alberto, dopo essere stato rifiutato scatta l’aggressione, prima a mani nude, poi con un oggetto, con la dinamica vista. Secondo i magistrati il delitto non sarebbe stato premeditato, ma frutto di uno scatto d’ira estemporaneo. Dopo i primi colpi Chiara si difende, sotto le sue unghie resta il DNA dell’aggressore, la violenza continua fino alla morte, alla fine Sempio si pulisce, non in bagno, dove sarebbe andato solo a specchiarsi, ma in cucina, per poi tornare a guardare il corpo, sporgendosi e appoggiandosi al muro, generando l’impronta. Dopo il delitto potrebbe essere andato a casa della nonna, distante circa 400 metri, raggiungibile senza essere visto passando da dietro la casa, lì avrebbe finito di pulirsi prima di tornare a casa. Questo potrebbe essere avvenuto in due finestre temporali, tra le 9.12 e le 9.58 (disinserimento allarme e squillo di Sempio all’amico Capra) o tra le 9.58 e le 11.25, orario in cui riceve la chiamata dai genitori.

Per suffragare questa ipotesi magistrati e carabinieri hanno fatto una lista di elementi:

  • Sempio nel 2007 aveva mentito sul contenuto delle tre chiamate fatte a casa Poggi nei giorni prima del delitto.
  • Quando è stato sentito nel 2008 ha fornito un alibi, lo scontrino del parcheggio di Vigevano, rivelatosi oggi inattendibile.
  • Nel 2014 durante il processo di appello bis a Stasi si è interessato alla questione del DNA sulle unghie di Chiara, quando non aveva alcun motivo per farlo, in quella fase nessuno poteva pensare potesse essere ricondotto a lui.
  • Nel 2016 durante la prima indagine avrebbe reperito denaro con il padre per ottenere una rapida archiviazione.
  • Durante la prima indagine aveva avuto gli elementi a suo carico prima di essere sentito, potendo aggiustare al meglio le sue risposte.
  • Nel febbraio 2025, appena contattato dai carabinieri per la nuova indagine è andato in auto fino a Montebello, circa 40 chilometri da casa, per gettare un foglietto con appunti che potevano ricollegarlo al delitto.
  • Il profilo genetico estratto dal DNA rimasto sulle unghie di Chiara è compatibile con il suo, e incompatibile con quello di Stasi e di qualsiasi altro membro maschile della famiglia Poggi.
  • Sulla parete destra del muro delle scale per andare in cantina dove si trovava il corpo c’è una sua impronta palmare, visibile anche prima che il RIS di Parma spruzzasse la ninidrina.
  • L’impronta non poteva essere solo sudata, il sudore non lascia nel tempo impronte visibili.
  • L’impronta è stata lasciata da una mano bagnata, ma non solo di acqua, l’acqua non reagisce alla ninidrina.
  • L’impronta sul muro è compatibile per la sua posizione con la statura di Sempio e l’impronta di scarpa insanguinata e mai periziata trovata sul gradino 0 della scala.
  • Sempio aveva un’attrazione per Chiara non ricambiata, come sostiene lui stesso in un’intercettazione.
  • Sempio aveva un movente, il rifiuto della ragazza al suo approccio sessuale.
  • Sempio non ha un alibi.
  • Gli scritti, le ricerche online, i post di Sempio descrivono una persona ossessionata dal sesso violento e frustrata, coerenti con quel genere di delitto.


Potrebbe interessarti anche