Garlasco in Tv, pm abbandonano le indagini su Venditti: perché e le ipotesi sull’arma del delitto multipla

Due magistrati hanno deciso di rinunciare ai fascicoli sull’ex pm accusato di corruzione per scagionare Andrea Sempio: nuove piste sull’omicidio di Chiara Poggi

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Un nuovo terremoto scuote il delitto di Garlasco. Se da un lato, infatti, si continua a indagare sull’omicidio di Chiara Poggi (con nuove ipotesi sull’arma del delitto ‘multipla’), dall’altro l’inchiesta sul caso corruzione e sul ‘sistema Pavia’ – con l’ex pm Mario Venditti sotto accusa – ha subito una grossa battuta d’arresto. Le pm della Procura di Brescia, infatti, hanno deciso di rinunciare ai fascicoli sull’ex procuratore, abbandonando di fatto le indagini. Scopriamo perché e tutti i dettagli.

Delitto di Garlasco, le pm rinunciano ai fascicoli su Mario Venditti: la decisione

Il delitto di Garlasco ha subito l’ennesimo scossone. Questa volta, però, la notizia arriva dalla Procura di Brescia, dove – parallelamente alle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi – si indagava sul caso corruzione. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono i flussi di denaro che nel 2017 portarono all’archiviazione di Andrea Sempio (e in particolare modo il ruolo dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari per avere ricevuto 20-30mila euro dai Sempio), ma non solo. L’obiettivo è quello di smascherare l’intero ‘sistema Pavia’, la rete di corruzione che per anni avrebbe operato nella giustizia pavese. Le pm Claudia Moregola e Chiara Bonfadini, tuttavia, hanno preferito rinunciare alla conduzione dei fascicoli relativi a Venditti. Come raccontato da Federica Panicucci a Mattino Cinque, si tratta di una decisione inusuale che, secondo quanto trapelato, sarebbe nata da differenze di ‘vedute’ in fase d’indagine. Con ogni probabilità l’ennesimo ricorso (il terzo) dell’ex procuratore accolto dal Tribunale di Brescia – che ha permesso a Venditti di tornare in possesso dei suoi dispositivi precedentemente sequestrati – ha portato i magistrati ad abbandonare le indagini.

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Come è stata uccisa Chiara Poggi: la pista che porta a più armi del delitto

Se da un lato il filone corruzione nell’ambito del caso Garlasco ha subito una brusca battuta d’arresto – come detto – dall’altro la Procura di Pavia continua a indagare senza sosta sull’omicidio di Chiara Poggi. Dopo le infiammate discussioni sugli errori compiuti dai carabinieri nelle prime indagini, tra i punti interrogativi più grandi c’è ancora quello legato all’arma del delitto. Da un vaso a un attizzatoio, una forbice e un martello fino a una baby tonfa e anche una mazza ferrata, si è parlato di ogni scenario; come spiegato dal direttore di Medicina Legale del Policlinico di Roma Vittorio Fineschi a Quarta Repubblica, tuttavia, analizzando le lesioni sul corpo di Chiara non è da escludere l’ipotesi di più armi, dal momento che le ferite alla testa, al viso, alla palpebra hanno caratteristiche diverse, passando da un battente a una lama da taglio.


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