Garlasco in TV, i gioielli di Chiara Poggi come l'impronta 33: "Dna mai analizzato"

Si riaccende il dibattito sui monili della giovane vittima, restituiti alla famiglia e mai presi in considerazione, l’esperto: “Sono ancora indagabili”

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Sta per andare in archivio un anno segnato anche e soprattutto dalle infinite discussioni sul delitto di Garlasco. Il caso di cronaca nera più chiacchierato della storia recente del nostro Paese continua ad animare il dibattito in tv e non solo. Ieri a Zona Bianca, condotto da Giuseppe Brindisi su Rete 4, si è tornati a parlare del ‘mistero’ dei gioielli di Chiara Poggi, indossati in quel tragico 13 agosto del 2007 e mai analizzati nell’ambito delle prime indagini. Secondo il genetista Matteo Fabbri, tuttavia, i monili della giovane vittima potrebbero ancora rappresentare un punto di svolta. Scopriamo perché e tutti i dettagli.

Delitto di Garlasco, il giallo dei gioielli di Chiara Poggi

Dall’arma del delitto al ruolo di Andrea Sempio fino al ‘sistema Pavia’ e le ipotesi più disparate, tra gli infiniti argomenti di discussione sul delitto di Garlasco si è recentemente tornati a parlare del ‘caso’ dei gioielli di Chiara Poggi. I monili che indossava Chiara Poggi in quel tragico 13 agosto del 2007, infatti, furono restituiti alla famiglia della ragazza, che li ha conservati con cura e oggi ne chiede un’attenta analisi. Come raccontato nella puntata di ieri di Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi su Rete 4 (che ha registrato un vero e proprio boom negli ascolti tv), infatti, ci sarebbero "una catenina appesa al collo, quattro braccialetti, un orologio sul polso sinistro, un paio di orecchini di perle e una cavigliera" mai analizzati nell’ambito delle prime indagini: perché? Quel che è certo è che oggi potrebbero ancora rappresentare un elemento fondamentale per la ricostruzione di quanto accaduto all’interno della villetta di via Pascoli, ma – come confermato anche dal consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli – i gioielli sono rientrati in possesso dei genitori e pertanto non hanno rispetto la ‘catena di custodia’.

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Cosa può succedere: la svolta legata all’impronta 33

A distanza di 18 anni dal delitto di Garlasco, dunque, i gioielli indossati da Chiara Poggi possono ancora recitare un ruolo fondamentale nelle indagini? Stando alle parole del genetista Marco Fabbri i monili non avrebbero alcuna validità a livello giuridico (proprio per la mancata catena di costudia), ma presenterebbero alcuni elementi decisivi: "Qualora vi fossero ancora conservati gli elementi di Dna che, come ho rivelato nella relazione del Ris di Parma, parrebbero essere ancora conservati, non utilizzati e quindi oggi indagabili" ha spiegato l’esperto. A fare discutere è soprattutto la cavigliera, su cui sarebbe stato rivelato un "Dna sporco, ripulito, ma mai analizzato" compatibile con la famigerata impronta 33, anch’essa esclusa dall’incidente probatorio. "Non so perché questo Dna non sia stato preso in considerazione (…) Le soluzioni di Dna dell’impronta 33 e della cavigliera potrebbero dare un significativo contributo a questa indagine" le parole di Fabbri.


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