Garlasco, il giudice Vitelli smonta lo scoop: "Probabilmente Sempio sarà processato a piede libero"
Nella puntata di gioved 6 novembre di Ignoto X è intervenuto il giudice Vitelli, il primo ad assolvere Alberto Stasi, che ha fatto chiarezza su Andrea Sempio.
Pino Rinaldi sta dimostrando di essere uno dei giornalisti più preparati e attenti, soprattutto quando si tratta di analizzare la cronaca nera, che sta interessando tante persone. A suo dire, come ha specificato in apertura di puntata di ‘Ignoto X’, "è errato parlare di morbosità, la curiosità per il caso è legata al bisogno di giustizia che tutti noi abbiamo".
Inevitabile per lui ricordare l’incontro avuto qualche settimana fa in trasmissione con Stefano Vitelli, il giudice che aveva assolto Alberto Stasi. In quell’occasione lui aveva pronunciato una frase importante: "Il giudice deve vedere chiaramente il fondale del mare. Se non lo vede, se l’acqua è limacciosa deve assolvere".
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppOra l’acqua è sempre più limacciosa e torbida, come evidenziato dal consduttore, per questo è importante fare chiarezza. E lo farà ancora con il giudice.
Garlasco a Ignoto X (6 novembre), le parole del giudice Vitelli
La presenza in collegamento del giudice Vitelli non può che essere importante, visto che lui era stato uno dei primi a esaminare la situazione di Alberto Stasi e a capire come fosse necessario fare luce sul suo caso. Non a caso, era arrivato a chiedere un serie di perizie che hanno fatto chiarezza, tra cui quella informatica, che ha portato a far venire alla luce l’alibi del ragazzo, che inizialmente sembrava lui non avesse.
Si parte con un intervento dell’inviato Carmelo Schininà, che ha un’indiscrezione sull’incidente probatorio. Si parla della possibilità di unificare in un’unica super perizia i tre pareri degli esperti nominati dal tribunale, chiamati a fare chiarezza sul DNA sulle impronte digitali. Questo permetterebbe alle parti di averne cortezza prima, oltre ad anticipare il deposito, ora previsto per l 18 dicembre.
Si è tornati poi sull’indiscrezione diffusa ieri da ‘Panorama’, secondo cui venti giorni prima della richiesta avanzata da Venditti di archiviare l’indagine su Andrea Sempio si sarebbe stati sul punto di ‘arrestarli’, parlando proprio al plurale: "Quello che abbiamo letto è una prassi comune a ogni pm, nelle inchieste per i reati più gravi si ritarda il deposito delle intercettazioni adottando la richiesta di autorizzazione al gip motivandola, così da lasciare aperte tutte le porte e non pregiudicare ogni futura iniziativa". Le frasi che hanno destato sospetti sarebbero quindi legate a un modulo prestampato. Attenzione, però, come precisato dall’inviato, l’ipotesi di un arresto poi rientrato non è avallata da chi indaga.
L’intervento di Vitelli serve a fare chiarezza, a suo dire quanto indicato dal settimanale può essere considerato un falso scoop. "Per esperienza e dopo avere letto il provvedimento ne sono convinto. Il riferimento a plurimi indagati e all’ipotesi di custodia cautelare è figlio probabilmente di un modello standardizzato che un magistrato usa, trasfuso in quel provvedimento senza che ci fosse un collegamento rispetto alla vicenda Sempio".
I motivi del mancato arresto di Sempio
Vitelli si è poi soffermato su un altro aspetto importante, su cui è bene sgombrare il campo dagli equivoci, ovvero perchè non si sia arrivati ancora all’arresto di Sempio, nonostante la Procura sembra abbia pochi dubbi sulla sua presenza in casa la mattina in cui è stata uccisa Chiara Poggi. "I gravi indizi di colpevolezza su cui emettere una misura cautelare nella vicenda Sempio, su cui non entro nel dettaglio, implicavano una nuova consulenza tecnica da parte della Procura, che non poteva basarsi su quella della difesa Stasi. All’epoca, però, non era stato nominato un consulente, come ha fatto invece oggi la Procura di Pavia. Mi interessa poi dire una cosa, se si mette in galera una persona in attesa di giudizio, quindi non dopo l’esito di un processo, non servono non solo i gravi indizi, ma anche le esigenze cautelari, ovvero il pericolo attuale che si commettano altri reati, di fuga e di inquinamento delle prove. A distanza di 18 anni, e questa è un’altra anomalia, non è semplice individuare recidiva, inquinamento e pericolo di fuga. E’ probabile visto il tempo trascorso che un indagato venga processato a piede libero, c’è lo scoglio grosso delle esigenze cautelari da superare. Questo è un principio di garanzia fondamentale, è importante specificarlo".
Non si poteva poi non approfittare del giudice per parlare di quanto era emerso all’epoca su Sempio e il suo famigerato scontrino, così da avere un’idea più precisa su come si sia mosso. "Io avevo letto tanti fogli, il suo nome era marginale, solo 5 righe di SIT che destavano interesse. Lui diceva agli inquirenti di essere stato la mattina dell’omicidio a Vigevano, per questo aveva conservato appositamente lo scontrino del parcheggio. Mi era rimasto impresso per quella particolarità. Il giudice, però, non deve giudicare terze persone, ma l’imputato che la pubblica accusa porta di fronte a lui con gli elementi indiziari raccolti e chiede pronuncia sulla colpevolezza. Non solo, non deve giudicare nemmeno le indagini, pur avendo bisogno che siano complete per capire cosa sia avvenuto e decidere bene".
