Garlasco, Garofano furibondo con l'avvocato Gallo: "Non ha diritto di farlo". E Nuzzi lo rimprovera: "Figuraccia"
A Quarto Grado Nuzzi parla di Garlasco a partire dalla consulenza Linarello con Garofano fino al mistero dell'unghia scomparsa di Chiara: è scontro acceso

Nella puntata di Quarto Grado di venerdì 7 novembre 2025, in onda su Rete 4 in prima serata, Gianluigi Nuzzi tratta del delitto di Garlasco e in particolare della consulenza Linarello, facendosi raccontare i dettagli dallo stesso Generale Luciano Garofano, l’ex consulente di Andrea Sempio che aveva ricevuto i documenti ancora secretati dall’avvocato Federico Soldani via email. Sempre Garofano, in un secondo momento, si lascia andare a dichiarazioni un po’ forti contro l’avvocato di Massimo Lovati, Fabrizio Gallo, quando si comincia a parlare dell’operato del RIS di Parma sulle unghie di Chiara Poggi. Ecco cosa è successo a Quarto Grado il 7 novembre 2025.
Garlasco a Quarto Grado: la consulenza Linarello e la verità di Garofano sui documenti
A Quarto Grado si parla del mistero dietro la consulenza Linarello, finita nelle mani della difesa di Andrea Sempio quando ancora compariva tra i documenti sotto segreto istruttorio dell’inchiesta. Massimo Lovati, nel corso di un’intervista con l’inviata Martina Maltagliati, ribadisce: "Non era un atto secretato, già dal 24 dicembre tutta la stampa lo sapeva. Siccome non era un atto proveniente dalla Procura della Repubblica ma un atto privato, non può essere secretato. Non abbiamo pagato nessuno sottobanco per avere la consulenza Linarello, io mi sono mosso appena ho saputo della questione. Ho avuto io la consulenza dalla stampa, non gli altri due avvocati, non avrebbero potuta averla per altre vie. Mi è stata consegnata a mano, non via email. La consulenza Garofano sconfessava completamente la consulenza Linarello. L’ho tenuta nel cassetto perché non c’è stata necessità di depositarla, visto che De Stefano, chiamato dal Dottor Venditti, aveva già chiarito la questione del Dna sulle unghie di Chiara. La Procura non aveva ritenuto di fare una consulenza tecnica propria, quindi cosa la depositavo a fare?"
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Entra nel canale WhatsAppUna volta tornata la linea in studio, Carmelo Abbate commenta: "E’ finito il giochino delle carte! E’ falso il fatto che tutti i giornalisti avevano questa consulenza. Le carte che l’avvocato Soldani ha mandato al Generale Garofano non sono assolutamente riconducibili né alla difesa di Stasi, né ai suoi consulenti. Sono carte uscite direttamente dalla Procura, quindi o arrivano dalla Procura generale di Milano, o dalla Procura generale di Brescia, o dalla Procura di Pavia. Da qui non si scappa, è notizia!". Gianluigi Nuzzi chiede quale sia la prova che attesti questo fatto e Umberto Brindani, direttore di Gente, chiarisce: "Il Generale ha raccontato che alle 19:45 circa del 13 gennaio 2017 gli sono arrivate 93 pagine con il timbro della Procura generale di Milano, quindi sono uscite da lì".
Il Generale Luciano Garofano, presente in studio, conferma tutto e il conduttore evidenzia: "Essendoci i timbri della Procura generale di Milano, significa che non è l’originale di chi ha depositato le carte e che qualcuno, dall’ufficio in cui sono stati depositati questi documenti, ne ha fatto una copia e si è ritrovato i timbri". Garofano conferma: "Sì, è una copia. Me la mandavano 3 penalisti e quindi ho dato per assodato che quella consulenza era illegittima". Dopodiché, il Generale spiega nuovamente come ha avuto queste carte e che probabilmente l’incontro con l’avvocato Soldani a Parma non c’è mai stato: "Non me lo ricordo, ma l’email delle 19:45 dimostra che probabilmente non ci siamo visti. Perché venire a Parma per poi inviarmi una email la stessa sera?". L’ipotesi degli inquirenti – lo ricordiamo – è che Mario Venditti avesse passato sottobanco i documenti secretati alla difesa di Sempio, il che proverebbe la corruzione e spiegherebbe pure perché i genitori dell’indagato parlavano sempre di "soldi per le carte", anche se al momento non c’è nulla di accertato.
L’unghia mancante di Chiara Poggi è veramente scomparsa? La rivelazione del Generale Garofano
A Quarto Grado si parla anche delle provette contenenti le unghie di Chiara Poggi. In un servizio viene ricordato che Marco Ballardini, il medico legale incaricato di esaminare il corpo della vittima al tempo, non reperta le unghie singolarmente ma le divide per mano: in un contenitore i margini ungueali della destra e nell’altro quelli della sinistra. I reperti vengono conservati poi in un frigo congelatore all’Università di Pavia.
Il 17 agosto le due provette vengono prese in custodia dai Carabinieri di Vigevano e trasmesse ai RIS di Parma, che le analizzano poi il 4 settembre. Le unghie di Chiara vengono fotografate e ispezionate, ma prima gli uomini del RIS cercano di fare ordine, perché, avendo il medico legale messo i margini ungueali della stessa mano in un unico contenitore, senza alcuna separazione, non si sa più a quale dito appartengano. Il Ris cerca quindi di effettuare l’accoppiamento migliore, mettendoli in ordine e associando un numero a ciascun frammento: dall’1, per indicare il pollice, al 5 per il mignolo. Poi vengono tutti tamponati alla ricerca di materiale genetico, fatta eccezione per il quinto dito della mano destra.
Una volta terminate le analisi, le unghie di Chiara vengono messe in 10 micro provette distinte. Il 6 dicembre il RIS di Parma restituisce tutti i reperti ai Carabinieri di Vigevano che, lo stesso giorno, li trasferisce al medico legale Ballardini. Restano all’Università di Pavia per sette anni, fino al 14 maggio 2014, quando Ballardini e Previderè consegnano al genetista De Stefano, incaricato di analizzare le unghie della vittima. A quest’ultimo però arrivano solo 9 provette: a mancare all’appello sono i margini ungueali abbinati al mignolo della mano sinistra.
Il Generale Luciano Garofano legge la relazione del 2007 fatta dal RIS di Parma ed emerge che, per quanto riguarda le unghie della mano sinistra, "I margini ungueali consistevano in 6 frammenti e vengono fatte 5 provette, quindi cinque unghie vengono considerate utili per la tamponatura". Sulla mano destra, invece, c’è scritto che "viene effettuato un prelievo per ciascun dito, tamponando l’interno dei frammenti descritti, tralasciando i frammenti minuti. Vengono costituite 4 provette". Quindi – dice Garofano – all’origine ci sono 9 provette: "I miei colleghi hanno fatto la scelta di prediligere i frammenti minuti che avrebbero dato un risultato e per questo le provette sono 9". Dalla relazione però non si evince che fine avesse fatto la decima unghia. Gianluigi Nuzzi chiarisce: "Quindi non c’è un mistero".
Garlasco, l’avvocato di Lovati vs il Generale Garofano: cosa è successo a Quarto Grado
Dopo la rivelazione del Generale, l’avvocato Fabrizio Gallo prima insinua e poi mette le mani avanti: "E’ un po’ strano che manchi l’unghia, forse era il dito dove ce n’era di più? Io ipotizzo eh". Poi Brindani chiede: "Ma questi frammenti minuti sono stati buttati? Perché se non sono stati buttati da qualche parte devono esserci, altrimenti hanno ragione quelli che dicono che manca una provetta". Ma Garofano difende a spada tratta il lavoro dei suoi uomini di allora: "Io respingo tutte le critiche fatte al RIS, perché abbiamo fatto il massimo che potevamo fare. Voglio difendere i miei colleghi totalmente e invitare chi critica, come tanti opinionisti e giornalisti che non conoscono le regole di un sopralluogo e della valutazione dei reperti, a ragionare su quello che si fa o non si fa".
Ma l’avvocato di Lovati insiste: "Errori ce ne sono stati Generale, dai!", e Garofano ribatte: "La prego, ma chi è che non sbaglia? Ma la prego, allora vada lei a fare il sopralluogo. Lo insegni lei ai Carabinieri". Qui la discussione s’infiamma: "Non so fare i sopralluoghi, ma ha detto il maresciallo che sulla scena del crimine praticamente c’era il mercato di Vigevano! Ma dai! Non conosco una scena del crimine, ma non si sta lì!", dice Fabrizio Gallo. Garofano risponde: "Se non la conosce, allora non parli, per favore. Si astenga dal fare commenti critici che non hanno nessun fondamento!". Ma l’avvocato di Lovati mette il carico da 90 e aggiunge: "E infatti si è visto chi è il colpevole… lei li difende perché ha comandato quel corpo, però se chiede a un’oste se il vino è buono…".
A questo punto il Generale Garofano esagera nei modi e nei toni: "Erano l’élite! Non ha titolo a parlare. La prego, si occupi dell’avvocato Lovati". E infatti subito dopo Gianluigi Nuzzi interviene per difendere Fabrizio Gallo: "No, che non abbia diritto di parlare non è vero. E’ un nostro ospite e se vuole parlare…". Ma Garofano è inarrestabile e lo interrompe: "Non ha diritto di parlare nel momento in cui critica cose che non conosce". Il conduttore cerca di ‘placarlo’ e lo fa con fermezza e altrettanta pacatezza: "Come no? Tutti hanno diritto di parlare nello stesso modo! E’ un operatore del diritto e se vuole esprimere delle opinioni in maniera pacata lo fa". Allora Gallo torna a rivolgersi al Generale: "Orrori ed errori sono stati fatti sicuramente dagli inquirenti, magari non dal RIS, ma comunque dagli inquirenti!" E Garofano ribatte: "Io la ringrazio molto e la invito a parlare dell’avvocato Lovati. Lei ha il mandato per l’avvocato Lovati, non critichi cose che non conosce". Dopo le sue parole, Gianluigi Nuzzi è costretto a intervenire una seconda volta: "Non fa una bella figura a trattare così i nostri ospiti, Generale, me lo faccia dire. L’avvocato ha fatto una sua osservazione, magari sbagliata, però è un’operatore del diritto, un avvocato che ha una sua competenza e che, tra l’altro, rappresenta una persona che fino all’altro ieri era un suo committente, l’avvocato Lovati".
