Garlasco in Tv, De Rensis svela la nuova strategia: "Non solo revisione, andremo a fondo a ogni atto". Gli 'smemorati' e la loro amnesia selettiva
Filorosso lunedì 6 luglio 2026 ha dedicato ampio spazio al caso Garlasco, da cosa intende fare la difesa Stasi a chi ha subito minacce, oltre a una ricostruzione del delitto

Nuovo lunedì e nuovo appuntamento con "Filorosso", in onda il 6 luglio 2026, con il consueto spazio dedicato al caso Garlasco, volto a fare il punto sull’inchiesta in corso, oltre a mettere in evidenza alcuni dei tanti errori e omissioni commessi in passato.
Garlasco, Filorosso puntata 6 luglio 2026: il faccia a faccia con Rita Cavallaro e Antonio De Rensis
Si parte con un faccia a faccia tra Antonino Monteleone e Rita Cavallaro, giornalista di ‘Gente’ e ‘Il Giornale’, che si occupa da tempo del caso Garlasco, con un’attenzione davvero scrupolosa così da cercare di capire chi abbia davvero ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007. Questo l’ha però portata a subire ripetute minacce di morte sui social, cosa che non può che essere ritenuta inaccettabile.
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Entra nel canale WhatsAppLa giornalista esprime nello studio di Filorosso il suo stato d’animo per l’accaduto: ""In passato ho trattato casi di mafia e ‘ndrangheta senza mai ricevere minacce di questo tipo, e invece le ricevo per Garlasco. La sensazione è che dietro ci sia molto di più, che ci sia un sistema che ha tentato da un anno e mezzo di delegittimare la Procura, intralciare il lavoro dei pm, delegittimare i Carabinieri, gli avvocati, chi ha lavorato e sta lavorando come noi giornalisti. Un tentativo forse di zittire? Noi ovviamente non resteremo zitti, continueremo a raccontare quella che per me è l’inchiesta peggiore nella storia d’Italia".
Nonostante tutto, lei non ha intenzione di fermarsi: "No, assolutamente. Per un anno e mezzo sono andati avanti con denigrazioni, attacchi social, diffamazioni, anche body shaming, e con me non hanno funzionato perché io sono un po’ un muro di gomma. Se io fossi stata una persona fragile forse mi sarei chiusa e non avrei più parlato di Garlasco, visto che non ha funzionato sono arrivati al punto di sfociare in queste minacce che sono gravissime". Monteleone si riferisce a quanto detto dalla collega che ha parlato di "un sistema in azione", a suo dire invece "c’è un ingranaggio che va a gonfie vele dal 2007". Questa l’opinione di De Rensis, legale di Alberto Stasi: "La valutazione cambia a seconda dei punti di vista. Posso dire una cosa senza timore di essere smentito, non ho mai visto un attacco così feroce nei confronti di una Procura della Repubblica. Mi ha stupito vedere qualche suo collega che difende ogni magistrato da Bolzano a Palermo, ma gli unici che non ha difeso sono quelli di Pavia. Ricordo a me stesso che i magistrati sono quattro, quindi sottolineo che si tratta di un pezzo dello Stato, Quando ci inginocchiamo di fronte alla sentenza che ha portato Alberto in galera dieci anni e mezzo, giustamente, dobbiamo ricordare che la Procura è lo Stato, come lo è stata la sentenza che ha condannato Alberto. Rispetto quindi per l’una, ma anche per l’altra".
Il conduttore fa riferimento a uno spazio di cui si parlerà nel dibattito successivo, definito "gli smemorati di Garlasco", riferito ad alcune persone coinvolte nell’indagine che hanno un problema di amnesia selettiva. Il legale risponde: "Io ogni tanto mi rifugio nell’ironia, è un auto difesa, quando mi trovo quindi di fronte a situazioni extra terrene indosso la tuta da astronauta. Devo dire che era da un po’ di tempo che non lo facevo, ma qualche giorno fa ho visto il Colonnello Cassese commentare il suo interrogatorio infarcito di ‘non ricordo’, sa cos’è che mi ha stupito? La severità con cui si è giudicato un magistrato integerrimo, eccezionale, bravissimo che anch’egli si rifugia a volte nell’ironia, che è il dottor Civardi, il Procuratore aggiunto. Quando il dottor Civardi chiede al Colonnello Cassese se sia affetto da qualche patologia che possa colpire l’aspetto mnemonico della sua persona è chiaro che è un rifugio davanti allo sconforto. Io però sono certo che il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri stia seguendo e seguirà con grande attenzione tutto quello che riguarda i suoi appartenenti, del momento, del passato e del futuro. Si è sempre Carabinieri, anche quando si depone davanti al Pubblico Ministero. Del Colonnello Cassese ricordo ogni parola detta nelle numerose apparizioni televisive, lui ha detto al dottor Civardi che non ricorda alcuni episodi, altri invece li ricorda perfettamente, io mi ricordo che lui si ricorda perfettamente alcune cose di Stasi, quelle le ricorda bene. Sulla faccenda dello scontrino, e io me ne occupo in merito alle indagini non mi interessa nulla della posizione di Sempio, è innegabile che tutti sappiano cosa sia, sentire e leggere che il Maresciallo De Vecchi non sappia nulla mi ha turbato. Ricordo anche che il Colonnello Cassese e il Maresciallo De Vecchi hanno sentito in contemporanea Andrea Sempio, il cui verbale è iniziato alle 10.30 ed è finito alle 14.40, Biasibetti, il cui verbale è iniziato alle 11.25, e Capra, il cui verbale è iniziato alle 13.25. Come hanno fatto? A questo non può rispondere uno che ha la tuta da astronauta come me in questo momento, ma credo che la Procura, chi investiga e Moscova approfondiranno. Come si fa a sentire a SIT in due tre persone nello stesso spazio temporale? Se si chiama il Colonnello Cassese a commentare i suoi ‘Non ricordo’ e si è severissimi sull’atteggiamento di un magistrato integerrimo come il Procuratore Civardi, prima spiegatemi sul Pianeta Terra come si fanno a sentire tre persone in contemporanea. Poi dopo esaminiamo le parole di Civardi, lo giudichiamo, lo condanniamo, facciamo quello che vogliamo, ma prima mi devono spiegare questo, non è come ho sentito ‘un pasticcio’. Non interrompere un verbale, che si è interrotto tre volte a detta del signor Sempio a cui io credo, non è un pasticcio, è una grave irregolarità, il pasticcio si fa in cucina, è un’altra cosa. Quando presenti una SIT a un pubblico ministero tu devi dare la fotografia di quello che è accaduto, se non dici alla dottoressa Muscio che hai interrotto un verbale tre volte c’è un problema, a meno che questi pubblici ufficiali non smentiscano le parole di Sempio".
Il conduttore chiede al legale della revisione a cui sta lavorando per Stasi, questa prevede anche la ‘lettera C‘, quella "in cui si ipotizza la frode processuale", vuole sapere se si potrà riferimento anche a questo nell’istanza. "L’avvocato Bocellari è stata chiara, la difesa Stasi, cioè lei e io, non solo lavoreremo per la revisione, ma andremo a fondo anche a tutto ciò che è stato sopra, sotto, avanti e indietro a ogni atto. Questo perché noi riteniamo che l’indagine che ha portato a un processo che ha portato a una condanna abbia elementi che non possono passare come un pasticcio. Sono irregolarità, a casa mia sul Pianeta Terra sono un’altra cosa".
Monteleone e "gli smemorati di Garlasco"
Si parte parlando di quella che Antonino Monteleone definisce "una strana epidemia che colpisce una serie di investigatori coinvolti in questa vicenda". il riferimento è al Colonnello Cassese e al Luogotenente Sapone, che nel corso del loro interrogatorio hanno pronunciato più volte l’espressione "Non ricordo", in riferimento a quanto accaduto all’epoca. A loro si aggiunge Flavio De Vecchi, Maresciallo Capo, che firma i verbali per gli interrogatori sottoposti, oltre a riferire di non avere alcun ricordo dello scontrino presentato da Sempio.
Rita Cavallaro commenta: "È quantomeno incredibile che una persona come Cassese, che si ricorda praticamente tutto di Stasi, non ha alcun ricordo su Sempio, a maggior ragione in una giornata in cui è intervenuta l’ambulanza". Alessandro De Giuseppe, inviato de ‘Le Iene’ e ospite di giornata nel salotto di Filrosso, ha un giudizio ancora più duro: "Mi sembra chiaro che siano dei ‘non ricordo’ di circostanza, piuttosto che fare una figura meschina dicono di non ricordare, cosa vuoi che dicano? Mi sembra vergognoso che ci siano rappresentanti delle forze dell’ordine che si esprimono in questa maniera durante gli interrogatori, da cittadino e da inviato mi vergogno di sentire persone che dicono ‘Non ricordo’ a domande di cui ricordano benissimo, hanno le risposte ma sarebbero risposte che li metterebbero in grande difficoltà. La difficoltà nasce dal dover ammettere di avere fatto le cose in modo maldestro, si lavora e ci possono essere errori spontanei, ma ne sono stati contati tantissimi, secondo me c’è dell’altro, queste persone colte in fallo dicono di non ricordare". De Rensis dice la sua: "Nel 2008 non c’era nessun complotto ai danni di Sempio, c’era un’indagine cementata, piena di errori e orrori a carico di Stasi, le audizioni dei tre amici in contemporanea vengono fatte poche ore prima della chiusura indagine. Chiedo alle migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, se all’interno di una caserma un cittadino si sente male al punto tale da veder arrivare l’ambulanza vogliamo credere che il più alto in grado non venga interessato e non debba andare a vedere? E se a uno viene un infarto il più alto in grado cosa fa, è impegnato a fare un altro verbale e si disinteressa? Se mi sento male il comandante della stazione arriva, perché vogliamo disegnare una realtà diversa da quella vera? Nessuno parla di complotti, ma di un’indagine che nel 2008 a ottobre era già finita, Stasi era già impacchettato nella sua colpevolezza. Tanto è vero che quando Porta e Occhetti trovano l’alibi l’orario della morte viene retrodatato, purché ci fosse Alberto coinvolto, questa è storia".
La ricostruzione sulla dinamica del delitto di Garlasco
Interviene il professor Francesco Galassi, antropologo forense, in merito alla dinamica del delitto. "Per 20 anni ci siamo formati nella mente un modello che oggi viene sconfessato in maniera forte dalle nuove risultanze della professoressa Cattaneo. Anzi, all’interno della relazione della professoressa c’è una piccola Rivoluzione Copernicana, nel senso che viene introdotto un elemento fondamentale, la reattività della vittima, prima considerata del tutto inesistente. Nel suo modello ci sono tre fasi, nelle prime due la vittima mantiene lo stato di coscienza ed è in grado di reagire al proprio aggressore, vi è evidenza anatomica di lesioni da difesa passiva, questo indica l’utilizzo di una parte anatomica come la mano a protezione del volto. E’ proprio la mano in cui sono stati trovati capelli recisi della vittima e le due tracce ascrivibili alla linea paterna di Sempio".
Monteleone spiega meglio: "All’interno della mano destra di Chiara Poggi ci sono dei capelli e delle tracce di DNA a livello delle unghie". Galassi prosegue: "Prima c’era solo il DNA si potevano fare ipotesi su un trasporto secondario, oggi la professoressa Cattaneo ha introdotto una contestualizzazione forte, si può ipotizzare che il DNA derivi primariamente tra una lotta tra vittima e aggressore. La novità sta nelle lesioni, mai descritte nelle relazioni medico-legali, anzi nell’appello bis l’assenza di lesioni da difesa era stata utilizzata come criterio identificativo di persona nota, qui si ha in luce il germe del ribaltamento".
Il conduttore chiede al professore se il movente ipotizzato dalla Procura combaci con queste evenienze: "Da medico e anatomista mi devo basare sulla letteratura scientifica internazionale, dall’analisi delle lesioni cadaveriche non si può stimare il movente o altre caratteristiche psicologiche, su questo passo la palla ai criminologi. Ora va però letta la scena in maniera opposta rispetto al passato". A riguardo interviene proprio la criminologa Flaminia Bolzan: "In merito alle lesioni da difesa passiva, che sarebbero delle parate, noi lo facciamo indistintamente, a prescindere che a infliggerci il colpo sia qualcuno di conosciuto o sconosciuto, è istintivo. Per il DNA si deve capire come ci sia arrivato, questo nella consulenza non c’è. Per quanto riguarda il movente, sulla base delle lesioni c’è stato un impeto, l’arma può essere reperita, secondo me c’era una relazione di prossimità tra Chiara e chi l’ha aggredita, non è detto che ad aggredirla possa essere stato solo il fidanzato".
Monteleone chiede a De Giuseppe come mai ci siano così tante resistenze nello svolgimento dell’indagine, culminate con le minacce subite da diverse persone, l’inviato de ‘Le Iene’ non ha molti dubbi: "Secondo me è perché potrebbe essere coinvolto qualcuno di pesante. Alberto ci ha scritto dal carcere, noi siamo partiti raccontando tutto quello che non tornava, i sette punti che l’hanno visto assolvere e poi condannare. Siamo andati a Garlasco, qui hanno sempre puntato il dito da una parte, parliamo di persone mai indagate, io mi sono sempre chiesto il perché. In redazione si è aperto un dibattito, è una storia difficile, bisogna essere garantisti nei confronti di Sempio, ma se gli elementi che ci sono oggi a suo carico fossero stati a carico di Stasi lui avrebbe preso l’ergastolo in primo grado. Non bisogna fare con Sempio l’errore fatto con Stasi, ma se leggi quella sentenza vengono i brividi, rabbrividisco ancora adesso quando ci sono persone che sventolano la sentenza come se fosse la verità assoluta. Bisogna rispettare le sentenze, ma anche capire come ci si è arrivati, se il nostro sistema è garantista e prevede cinque gradi di giudizio dal secondo al quinto ci devono essere certezze e prove, qui non c’è niente di tutto ciò. Sul territorio mi sono chiarito diversi dubbi, ci sono domande che chiedono ancora delle risposte, ho grande fiducia nella Procura di Pavia, per ora c’è solo Sempio nel mirino, le indagini continueranno però fino al 29 settembre, vediamo cosa succede".
