Garlasco in Tv, Sempio e le contraddizioni sullo scontrino. Cataliotti: "Niente smentisce la sua versione". La nuova mossa della difesa
Ampio spazio dedicato al caso Garlasco a Filorosso lunedì 27 luglio 2026, da quello che non quadra su cosa Sempio avrebbe fatto il giorno del delitto alle azioni della sua difesa

La settimana inizia con l’approfondimento targato "Filorosso", in onda anche lunedì 27 luglio 2026, con il consueto ampio spazio dedicato al delitto di Garlasco e all’andamento dell’attuale indagine, ma anche con un occhio a cosa non è andato nella vecchia inchiesta. Presente anche questa volta l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis.
Garlasco, Filorosso puntata 27 luglio 2026: il confronto tra Antonino Monteleone e Antonio De Rensis
Si parte come di consueto con il faccia a faccia tra Antonino Monteleone e l’avvocato De Rensis, con cui si punta a fare il punto della situazione sul caso Garlasco. Il conduttore è interessato a discutere di un aspetto cruciale nell’attuale inchiesta e non solo, lo scontrino del parcheggio di Vigevano presentato da Andrea Sempio un anno dopo il delitto, che "si è rivelato fondamentale nel 2017 per offrire un alibi a Sempio quando era sospettato, anche se il suo status di indagato è durato molto poco", è quindi importante capire dall’avvocato cosa possa accadere se dovesse essere frutto di una potenziale manipolazione: "Parlo in maniera asettica, astratta, non pensando alla posizione di Andrea Sempio, se un alibi viene fornito da una persona confermata da altre due, quindi tre, tutto viene verificato, è un alibi molto forte. Se non viene verificato o addirittura smentito, è un problema molto grande. Mi hanno mostrato le immagini di quanto ha detto il mio stimato collega Cataliotti in una trasmissione, ha detto di non voler entrare nelle dinamiche di Alberto Stasi, ma di avere un’idea precisa sulla colazione. Io ci tenevo a rispondere dicendo di non voler entrare nelle dinamiche di Sempio, ma ho un’idea molto precisa sullo scontrino".
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Entra nel canale WhatsAppMonteleone chiede inoltre al legale se, a suo dire, possano esserci conseguenze dopo le indagini fatte a carico di alcuni Carabinieri: "La mia collega, Giada Bocellari, in un senso e io in un altro stiamo lavorando moltissimo, non aggiungo altro. Dal momento che lavoro 18 ore al giorno mi rendo conto di essere sempre di più un co**". Il conduttore capisce bene la battuta, il riferimento è a un’intercettazione di Ermanno Cappa fatta sentire una settimana fa, dove lui aveva definito in questo modo chi lavora così tante ore al giorno.
Si passa alle parole usate dal Tribunale di Sorveglianza in merito al modo in cui Stasi si è comportato da detenuto, elogiato in maniera quasi lusinghiera, è interessante capire se il suo assistito abbia chiesto di fermare tutto avendo quasi del tutto pagato con la pena, pur dichiarandosi sempre innocente. Questa la replica di De Rensis: "Lui è un uomo di grande intelligenza ed è interessato più di tutti a riavere la dignità che qualcuno ingiustamente, e lo dico inginocchiandomi davanti alla sentenza, gli ha tolto. Noi stiamo lavorando affinché un giorno possa essere riconosciuta la sua estraneità ai fatti, nessun innocente si può abituare o arrendere rispetto all’essere considerato colpevole. Ora per fortuna credo l’opinione pubblica abbia le idee piuttosto chiare, sento parlare di due fazioni, ma le vedo molto tra gli opinionisti. Io che vivo sul pianeta Terra e sulla strada, e me ne vanto, sento quello che le persone pensano di questa vicenda. Alberto è il primo che continua a lottare per la sua dignità e innocenza".
Non manca un giudizio su tutto quanto non è andato in passato: "Quando parlo di orrori ed errori mi riferisco a una delle indagini peggiori della storia giudiziaria italiana, quella condotta dalla Procura di Vigevano, diverso è quello che ho detto in merito all’indagine del 2017. In quel caso ho constatato che il capo della Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia dell’epoca si è definito un po’ asino nelle intercettazioni e ha detto di non avere mai seguito un caso di omicidio, forse uno. Ho constatato che tutte le intercettazioni che oggi sentite all’epoca erano in gran parte incomprensibili, non importanti, non attinenti. Ci sono quindi due piani, l’indagine del 2007 è stata piena di errori e orrori, quella del 2017 a mio avviso è stata forse superficiale, è rimasta molto in superficie. Quella del 2025, di cui oggi vediamo gli sviluppi, credo possa essere dirimente sotto molti aspetti, e sta proseguendo".
Lo scontrino di Sempio e i dubbi sul suo alibi
Spazio alle parole della mamma di Andrea Sempio, Daniela Ferrari, che aveva confessato all’inviato de "Le Iene" Alessandro De Giuseppe di avere suggerito al figlio di conservare lo scontrino del parcheggio di Vigevano, dove lui ha detto di essere stato la mattina del delitto di Chiara Poggi dopo essere stato in un bar. Antonino Monteleone commenta: "Lei ha detto: ‘C’è un’indagine, ci dobbiamo premunire", arriva a riguardo l’opinione della giornalista Rita Cavallaro: "Degli amici di Andrea Sempio, lui è l’unico che si è premunito. Capra e Freddi quella mattina raccontano di essere stati a casa con i genitori, non hanno esibito alcuno scontrino. Gli inquirenti sottolineano come non ci fosse la necessità di farlo come la madre aveva detto, quindi tenere lo scontrino perché avrebbero fatto tante domande, quando lo scontrino viene trovato le domande le avevano già fatte, era stato sentito il 18 agosto 2007. Tenere lo scontrino quando sei già stato ascoltato è un elemento che per gli inquirenti stride. Tra l’altro, la mamma nel 2022 cambia versione parlando di una bottiglietta d’acqua, mai citata prima"
Non può che essere importante il parere di Liborio Cataliotti, legale di Sempio: "Lo scontrino non è mai stato un alibi, io l’ho sempre detto. La versione trova riscontro nell’ordinanza del 13 agosto 2007, che aveva vietato eccezionalmente trattandosi di una festività di consegnare le bottiglie con il tappo agli esercenti, questo rende quindi verosimile il dialogo".
Le celle telefoniche agganciano però il cellulare dell’indagato alle 9.58 a Garlasco, questo rende poco probabile che alle 10.18, ora indicata sullo scontrino, lui fosse a Vigevano. Di questo pensiero sono anche i Carabinieri, che hanno fatto una prova di notte, riitenuta il momento con meno traffico, mettendoci di più. Anzi, a partire dalle 9.58 e fino alle 12.18 il dispositivo telefonico di Sempio aggancia la cella di Garlasco, cosa che stride con le sue dichiarazioni. Arrivano le parole di Cataliotti: "C’è poco margine, sono 16 chilometri, andando a 60 km/h si percorrono in 16 minuti. Alle 9.58 Sempio manda un messaggio, ma non è detto fosse a casa visto che la cella arriva fino a 750 metri oltre la sua abitazione, quindi avrebbe potuto essere in marcia, 21 minuti sarebbero il tempo per arrivare e parcheggiare. Era il 13 agosto, c’era una festività, ma la popolazione si era riversata nell’altra parte di Vigevano, proprio per questo si poteva accedere con facilità. I Carabinieri hanno fatto il percorso in epoca non estiva in primissima mattinata, ci hanno messo 20 minuti, non 21. Ci sono poi due consulenze agli atti, una firmata Paolo Reale, che attesa che l’estensione della cella è più ampia di quanto ritenuto dagli inquirenti, e una che riguarda la posizione di Stasi, che afferma che quando viene agganciata una cella da parte di un cellulare in movimento l’aggancio alla cella limitrofa viene ritardato di alcune decine di secondi. Non c’è quindi niente che smentisca la versione di Sempio fino a prova contraria. Ci sono anche intercettazioni ambientali tra i genitori, che corroborano l’idea che lui sia andato a Vigevano. Si pensi a quella in cui la mamma piange e dice: ‘Io gli ho detto di tenere lo scontrino’, non che lei glielo ha dato. C’è l’intercettazione in cui i genitori ironizzano sull’esistenza di un super testimone che smentirebbe questa versione. Sfogatevi con queste teorie, che non troveranno nessuna smentita probatoria perché é la verità. Non è vero che il cellulare abbia continuato dopo le 9.58 ad agganciare la cella di Garlasco, all’epoca non esistevano le applicazioni con il positioning, la cella veniva agganciata solo con una telefonata".
L’impronta 33 e l’attribuzione a Sempio
Spazio anche a uno degli elementi che la Procura ha inserito nell’impianto accusatorio contro Andrea Sempio, l’impronta 33, che a lui viene attribuita, presente sul muro delle scale dove si trovava il corpo di Chiara Poggi. Cataliotti prova a smorzare le varie perplessità: "Si deve attendere un perito super partes che dirà come vada letta".
A riguardo si esprime Luciano Garofano, che si era occupato delle indagini all’epoca in veste di capo dei RIS: "Bisognerà stabilire se quell’impronta sia utile, nel 2007 è stata esaminata da vari esperti e non conteneva le 15 minuzie che poi avrebbero trovato Iuliano e Caprioli (i consulenti della Procura, ndr). Dico avrebbero perché un’impronta può essere confrontata se le minuzie sono oggettivamente riconoscibili, ma in quell’impronta, fatta di un’amalgama marroncina dovuta alla reazione della ninidrina con il muro non si vedono oggettivamente. Aspetto anch’io una perizia, l’avevo chiesta ai precedenti avvocati per farla inserire in incidente probatorio (è stato consulente di Sempio, ndr), questo non è avvenuto, serve quindi una minuzia. Per me quelle minuzie non si riconoscono, è improprio parlare di cluster, cioè di termini di linea superando l’aspetto qualitativo-quantitativo".
A differenza di chi lo ha preceduto, Cataliotti sembra avere un’idea precisa su come procedere: "Un incidente probatorio è altamente probabile, la pubblica accusa lo aveva negato all’avvocato Tizzoni (non aveva titolo per farlo), sottolineando di volerlo fare in dibattimento perché ritenuto troppo semplice". Su questo interviene Rita Cavallaro: "Forse l’avvocato non lo sa, è stata la sua collega, l’avvocato Taccia, a non volerla inserire nell’incidente probatorio", lui ribatte: "So tutto, i verbali li leggo, ho parlato con la Taccia, ha fatto un ragionamento che sento di condividere. Ovvero, atteso che il responsabile del reparto delle impronte del 2007 aveva ritenuto che quell’impronta non avrebbe potuto essere ricondotta all’omicidio perché non databili, la difesa aveva fatto un ragionamento condivisibile. ‘Prima dimostrateci voi accusatori, che avete l’onere della prova, che quella sia un’impronta riconducibile all’assassino, poi ci occuperemo di chi l’ha lasciata'". Cavallaro ribatte ancora: "La sua collega ha sempre fatto riferimento all’esiste di un Codice di Procedura Penale, non è un accertamento irripetibile, quindi non aveva voluto chiederlo". Il legale ribatte: "Credo di avere più titolo e più completezza d’informazioni di quante non ne abbia lei nell’interloquire con una componente dello stesso collegio difensivo. In questo cinema ci mancava solamente che la signora Cavallaro mi venisse a dire cosa pensa il mio co-difensore".