Garlasco in Tv, i media contro Stasi, De Rensis protesta: “Questo Alberto non lo ha avuto”. Garofano: “Incastrato dal racconto”

A Filorosso lunedì 24 agosto 2026 spazio al caso Garlasco, con attenzione ai sospetti nati contro Stasi dopo il delitto e un'indagine che si è concentrata subito solo su di lui

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Il lunedì sera non può mancare l’appuntamento con "Filorosso", in onda anche il 24 agosto 2026, con il consueto ampio spazio dedicato al caso Garlasco, che questa sera vede ospiti, tra gli altri, gli avvocati Antonio De Rensis, Massimo Lovati e Liborio Cataliotti. Ecco cosa è successo.

Garlasco, Filorosso puntata 24 agosto 2007: cosa è successo

Antonino Monteleone ci tiene a mostrare all’avvocato De Rensis, legale di Alberto Stasi, quanto era accaduto a settembre 2007, a pochi giorni dal delitto di Chiara Poggi, quando i sospetti si erano subito concentrati su quello che poi sarebbe diventato il suo assistito (lui lo segue dal luglio 2022). Il 24 settembre di quell’anno il ragazzo viene posto in stato di fermo, per gli inquirenti è l’unico indiziato, da allora si inizia a parlare di lui come del "biondino dagli occhi di ghiaccio". ll giornalista sottolinea come ormai non ci siano più dubbi sugli errori commessi nelle indagini a ridosso dell’omicidio, chiede quindi al legale se sia convinto si sia davvero scoperto tutto quanto non ha funzionato. Questa la replica dell’avvocato: "Che bella domanda, questa è la risposta. Aspettiamo, settembre, ottobre, novembre, mesi d’autunno". Il conduttore quindi conclude: "Insomma, c’è ancora qualcosa da scoprire".

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Secondo quanto stabilito dai giudici, Alberto Stasi, che era il fidanzato di Chiara Poggi, sarebbe arrivato a casa della ragazza con una bicicletta nera da donna. Sulla base di quanto stabilito dalla sentenza di appello, il visitatore mattutino era una persona che lei conosceva bene e che probabilmente aspettava, tanto da aprirgli ancora in pigiama. Secondo la verità giudiziaria, Alberto subito dopo il delitto avrebbe preso la sua bici per poi tornare a casa e accendere il PC, da quando Chiara ha aperto la porta sono passati solo 23 minuti. E’ alle 13.50 che lui sarebbe tornato in via Pascoli per poi chiamare il 118 in cerca di un’ambulanza.

La nuova indagine mette in luce uno scenario del tutto diverso. Andrea Sempio sarebbe entrato in casa approfittando dell’allarme disinserito dalla ragazza per fare uscire i gatti. Lui sarebbe partito da casa intorno alle 9.30, per arrivare davanti a casa Poggi alle 9.45, dopo il delitto sarebbe uscito dal retro per poi giungere a casa di sua nonna senza essere visto. Lui, in realtà, sostiene di essere andato in libreria a Vigevano, teoria che potrebbe essere stata smentita da alcuni appunti scritti a mano dal padre, dove si legge: "Mio figlio era a piedi".

De Rensis ci tiene a fare una precisazione: "Credo che le indagini normalmente debbano andare ad ampio raggio, debbano essere a 360 gradi, senza escludere nulla o nessuno. Il problema dell’indagine di Garlasco è stato probabilmente questo, nessuno parla di malafede, io non l’ho mai fatto, ho parlato di errori e orrori. Certamente cancellare un alibi sul computer non è un errore, è un orrore. Non repertare i capelli nel lavandino è un orrore. Rigirare il pigiamino di Chiara nel sangue cancellando le impronte, si potevano raggiungere o meno risultati, è un orrore metodologico, non c’entra il 2007, il 1800 o il 3500 come anno, sono cose che non si fanno".

Antonio De Rensis

Antonio De Rensis

Garlasco, il caso Stasi e gli errori dei media

Si torna a quanto accaduto nel 2007, quando gran parte dei media si erano scagliati quasi subito contro Alberto Stasi giudicandolo negativamente anche solo dall’ormai nota telefonata al 1118. Per gli inquirenti è lui l’unico indiziato, si passa così in pochi giorni dal definirlo "il bravo ragazzo" all’ormai noto "biondino dagli occhi di ghiaccio", una definizione che aveva portato molti a ritenerlo l’assassino prima ancora di entrare in Tribunale. Nessuno pensa che quanto fatto quando ha chiamato i soccorsi possa essere tipico di una dissociazione peritraumatica, un fenomeno documentato in clinica secondo cui davanti allo stress acuto di un trauma la mente può distaccarsi e la voce appiattirsi. Monteleone approfitta dell’occasione per mostrare alcuni titoli di giornale dell’epoca, che oggi non possono che fare sensazione visto che si sono rivelati delle fake news. "Foto hard di bimbi nel PC di Alberto", "Alberto Stasi: ‘I video pedofili? Li ho visti, ma non sono un maniaco'", sono solo alcuni esempi. Il giornalista sottolinea: "C’è stato un momento in cui qualunque cosa contro di lui andava bene".

Arriva il commento di De Rensis: "Ringrazio di questa memoria storica, io ho fatto uno studio sugli articoli e i servizi giornalistici di quel periodo, non ho visto garantismo. Premetto che noi dobbiamo essere garantisti con Andrea Sempio, per questo non parlo della sua posizione, rispetto il lavoro dei miei colleghi, ma dobbiamo ricordare ai presunti paladini del garantismo di oggi che all’epoca non lo sono stati. Sento qualche paladino del garantismo oggi, ma ricordo cosa ha scritto quando c’era Stasi sulla graticola. Sono contento che oggi si usi prudenza e ci siano trasmissioni eccezionalmente e legittimamente nei confronti di Andrea, ma non dimentichiamo che questo Alberto non lo ha avuto, è una colpa di tutti noi, che dobbiamo farci un esame di coscienza. Questo ragazzo è stato massacrato dal punto di vista mediatico, in alcuni casi con bufale, questo ci deve servire come monito".

Monteleone evidenzia un dettaglio spesso trascurato: "Questi titoli escono quando viene assolto, quindi è in quel momento che si decide di dover picchiare su una cosa che non c’entra niente e che si rivelerà falsa. Poi quando viene condannato si dice: ‘Ecco, abbiamo trovato l’assassino'".

La criminologa Flaminia Bolzan ci tiene a dare il suo punto di vista: "Ognuno di noi è influenzato dal linguaggio, dobbiamo quindi fare uno sforzo".

Altrettanto rilevante è quindi l’opinione di Liborio Cataliotti, visto che sono spesso numerosi i giudizi negativi nei confronti del suo assistito Andrea Sempio: "Tratteggia molto quello che è successo ad Alberto Stasi. Spendo una parola in merito alla tesi secondo cui le indagini furono unilateralmente dirette contro Alberto, mi sento di dire anche come sia stato lui con le sue parole a sanare il vizio che c’era in quelle indagini. Alle 16 del 13 agosto 2007 viene interrogato, alle 18.30 viene sentita la mamma della vicina di casa, la signora Bermani è lì che si ingenerano i sospetti su di lui. Non si vuole in modo ipocrita iscriverlo subito nel registro degli indagati, viene risentito ale 23.30 della stessa sera quando è già sospettato, eppure viene sentito come fosse un testimone. Quattro giorni dopo è evidentemente l’unico sospettato, ma viene risentito come persona informata sui fatti, questi sono i vizi originari macroscopici di quell’indagine che mi fa specie non vengano debitamente rimarcati dagli organi di informazione, per noi addetti ai lavori sono vizi evidenti".

Garofano contro De Rensis: "Non c’è stato alcun accanimento"

Anche il Generale Garofano, che si era occupato all’epoca delle indagini come capo dei RIS, ci tiene a dire la sua: "Non è vero che dopo 19 anni non sappiamo cosa sia avvenuto nella villetta di Garlasco, c’è una sentenza passata in giudicato che ha condannato Alberto Stasi. Dobbiamo aspettare che l’indagine su Andrea Sempio abbia degli sviluppi, fino a quando non ci saranno, ovvero la revisione per Stasi, noi dobbiamo rimanere ancorati a quello. Non sono d’accordo nel definire l’indagine ‘Stasicentrica’, l’avvocato Cataliotti ha specificato quali siano stati i punti che hanno portato a indagare Stasi. Quando muore una donna normalmente, ma anche oggi, le prime persone a cui si pensa sono quelle vicine, il marito, il fidanzato, l’amante, l’ex amante e così via, è quindi nella logica dell’investigazione. A incastrare ieri Stasi, ma che anche oggi lo vede come l’autore dell’omicidio è stato il racconto fatto. Lui dice di avere fatto il percorso in casa, ma non sono state trovate prove che consentissero di dargli ragione. Mi rivolgo all’avvocato De Rensis, mi dispiace che a ogni trasmissione lei parli di errori e orrori, non c’è un’indagine perfetta, purtroppo è imperfetta perché sono imperfetti gli uomini, sono imperfetti gli avvocati, i Carabinieri, i magistrati. Ma con le conoscenze di allora, e lo voglio sottolineare, non è stato fatto nulla che fosse solo concentrato su Stasi, le prove raccolte su di lui partivano dal suo racconto che non ha trovato conferme nelle tracce in casa. Non c’erano le impronte delle sue scarpe e sotto le sue scarpe non c’erano tracce di sangue, mentre quando lui è entrato era ancora liquido. E’ inutile mettere in discussione tutto questo, noi non ci siamo concentrati su di lui per mettere da parte le altre piste, assolutamente no. Non c’è stato alcun accanimento nei confronti di Stasi, è stato lui stesso a dimostrare la sua responsabilità nell’omicidio, che permane fino a oggi". Arriva la replica di De Rensis: "Io sto ancora osservando le indagini del 2007, ne riparleremo".


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