Garlasco in Tv, errori sul DNA ed effetti sulla condanna di Stasi. De Rensis: "Un perito lo conferma". Il testimone esce allo scoperto
Ampio approfondimento dedicato al caso Garlasco a Filorosso lunedì 22 giugno 2026, tra gli errori nella vecchia indagine e un testimone che ora si mostra dopo tanti anni

Secondo appuntamento per la nuova stagione di "Filorosso", in onda lunedì 22 giugno 2026, ancora cuno spazio dedicato al caso Garlasco, a distanza di una settimana dalla testimonianza scovata dal programma di una persona che ha rivelato di avere visto una figura nei pressi di casa Poggi, proprio la mattina del 13 agosto 2007, il giorno in cui è stata uccisa Chiara. Presente anche in questa puntata Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi.
Garlasco, Filorosso puntata 22 giugno 2026: il faccia a faccia con Antonio De Rensis
Si parte con un faccia a faccia tra Antonino Monteleone e Antonio De Rensis, a partire da quanto accaduto nell’ultima settimana, il malore di Daniela Ferrari, la mamma di Andrea Sempio, ricoverata per avere tentato il suicidio con un sovradossaggio di farmaci, esattamente come successo pochi giorni dopo a Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli. Il giornalista sottolinea però come siano diverse le famiglie che hanno sofferto per ill caso Garlasco, a partire da quella di Alberto Stasi, che ha perso da anni il papà, a cui si aggiunge la sofferenza patita dalla mamma, che ha però sempre preferito restare in disparte. Monteleone osserva:
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Entra nel canale WhatsApp"Non possiamo fare a meno di occuparci di queste storie, è un po’ strano però che oggi si facciano due pesi e due misure, la vita dei familiari di Alberto Stasi non è meno importante di quella dei protagonisti di oggi"
Questa la replica del legale: "Questa vicenda, come ho detto in più occasioni, è piena di dolori. Non mi sono mai permesso di giudicare il dolore delle persone, quindi non dirò una parola sulla situazione che ha coinvolto la mamma di Andrea Sempio per rispetto di una mamma che soffre, ma sono legittimato, e credo che sia doveroso, a pensare a Nicola, un uomo buono, perbene, che si è battuto come tutti i genitori. La lotta che ha fatto Nicola Stasi non è inferiore a quella che fanno gli altri genitori. Si è battuto, io ho la sua immagine di Nicola che abbraccia Alberto molto giovane, pieno di telecamere, con qualche suo collega che lo incalzava anche in maniera veemente, e questo uomo un anno dopo circa l’annullamento delle assoluzioni si è spento. La mamma di Alberto ha perso uno dei due grandi amori della sua vita per sempre, l’altro per molto tempo. Si può fare una scala della sofferenza? No, noi dobbiamo sempre mettere al primo posto Chiara, una ragazza di 26 anni meravigliosa, che doveva vivere la vita meravigliosa che si stava costruendo, ma dopo non c’è un dolore di Serie A o Serie B, non si deve dimenticare il dolore di dieci anni fa rispetto a quello di adesso. Quello di adesso merita rispetto, ma merita di essere ricordato anche quello di dieci anni fa".
Il giornalista passa alle immagini degli interrogatori di questa ultima indagine diffuse recentemente, tra questi c’è quello di uno dei Carabinieri del 2017, Sapone, che ha detto di non avere grande dimestichezza con l’attività che doveva fare. De Rensi ha un’idea ben precisa dei filmati: "Voglio parlare a tutti i nostri concittadini che stanno seguendo per fortuna questa vicenda, come devono essere seguite tutte le altre, visto che le sentenze vengono emesse in nome del popolo italiano, Quando ho visto le immagini del luogotenente Sapone ho provato delle cose, ma ho pensato a due soggetti, al grande disagio che avrà provato il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, i Carabinieri hanno fierezza, dignità, senso del dovere, onore e rispondono con questi ideali dentro. L’altro soggetto che deve avere sofferto immagino sia l’ex procuratore aggiunto Venditti, vedere il capo della sua Polizia Giudiziaria davanti a suoi colleghi rispondere in quel modo come può non avergli creato imbarazzo? Immagino che lui da grande magistrato non sia stato felice, vederlo passare da un ‘non ricordo’ a un ondulamento fisico senza rispondere mai. Io cosa ho provato? Rispondo da avvocato, sono ancora più determinato insieme alla mia collega Giada Bocellari a percorrere la strada che stiamo facendo, come cittadino mi rifugio nei Carabinieri che vedo tutti i giorni, quando li vedo dare la vita, l’abnegazione, che pensano prima al prossimo che a se stessi, onorano le divisa e la portano con fierezza, fortuna che riesco a guardare loro. Mi concentro su di loro, anche un’immagine che non ti piace può avere risvolti positivi".
De Rensis e le intercettazioni ‘tardive’
Spazio alle intercettazioni dell’epoca, che la difesa Stasi ha ottenuto con non poca fatica, dopo diversi divieti, è importante sapere se lui pensasse fossero così importanti già nel 2017: "Abbiamo pensato che dopo i due dinieghi alle istanze presentate per avere i CD fosse il caso di provarci con il Procuratore Napoleone. Senza alcuna difficoltà li abbiamo avuti, con l’autorizzazione dell’ex Procuratore aggiunto Venditti, che era presente per pochi mesi. E’ stata una soddisfazione, non perché potevamo immaginare di trovare chissà cosa, e poi abbiamo provato, ma perché prima per due volte le istanze giustamente motivate erano state rigettate. Un penalista deve avere una dote, la tenacia, devi sapere quando fermarti, sapevamo che quei CD dovevano essere dati alla difesa di Stasi, infatti ci sono stati dati legittimamente. Un po’ tardi ma, come si dice ‘Meglio tardi che mai'".
Caso Garlasco, il super testimone esce allo scoperto
La trasmissione prosegue parlando del caso Garlasco, tornando su quanto detto una settimana fa, in merito alla testimonianza di una persona finita nel fascicolo dell’attuale indagine. Tante persone hanno attaccato la trasmissione, sottolinea Monteleone, "c’è chi ha parlato di patacca, come se il giornalismo non fosse fatto anche di verifiche, dubbi, che vengono esposti al pubblico con sincerità. I primi a nutrire dubbi su di lui siamo stati noi", ora però l’uomo ha deciso di mostrarsi.
"Io mi sono sempre occupato di musica, ho fatto il dj, ora mi occupo di produzioni musicali e management, ho pochissimi contatti con il mondo esterno, se non quelli richiesti per il mio lavoro, per il resto mi faccio gli affari miei – dice -. Sono finito in una storia poco chiara, di natura sessuale, sono stato accusato di violenza sessuale da una chiamiamola amica nel ’92, alla prima udienza si sono accordati e hanno patteggiato, non c’è stato processo. Non mi sono mai sposato, ho figli ma che non ho voluto riconoscere, credevo che quello non fosse il momento per me di fare il padre. Io sto molto bene da solo".
L’uomo nel 2025 è andato dai Carabinieri di Milano per raccontare che il giorno dell’omicidio lui era a Garlasco, dove lui doveva svolgere parte della sua attività in una discoteca del paese, "Le Rotonde". "Il 15 agosto era previsto un grande evento, era il più importante d’Italia, sono andato tre giorni prima per portare l’allestimento del locale. Ho fatto un giro perché la discoteca era ancora chiusa, il paese mi sembrava deserto, tutto mi è rimasto impresso, quando succede qualcosa ti stampi nella memoria quello che vedi. Ho visto una ragazza, l’ho seguita con lo sguardo, anche per guardarle il sedere, era una bella ragazza, lei se n’è andata in bicicletta pedalando veloce. Ho percepito che avesse fretta, aveva due occhi spiritati, aveva un bel completino nero, occhiali sulla testa e una bicicletta nera con raggi cromati, senza cestino, solo portapacchi dietro. In quel periodo non mi drogavo, non potevo nemmeno bere, avevo un capo che avrebbe segnato la mia fine in caso di errore".
Monteleone legge il pensiero dei Carabinieri sulla testimonianza: "Purtroppo questo signore riferiva di essere a Garlasco la mattina del 13 agosto 2007 e avere visto alcune cose. Riferiva di avere fatto e ricevuto telefonate con la sua utenza, un numero di telefono che dai tabulati di cella non era risultato essere nella nota località". Lui si difende sostenendo che all’epoca fosse titolare di altre utenze, anche se non le ha indicate.
L’intervista prosegue: "C’è un solo scenario, quello che ho raccontato io. A me non dispiace non avere testimoniato all’epoca se il mio destino poi sarebbe stato quello di tanti altri che ci hanno provato e poi com’è andata a finire? Io non ci ho pensato perché non mi interessava, nel 2025 sono stato mosso dalla coscienza di vedere una situazione non chiara. Io sento dire che ci sia un innocente in carcere, non lo so, non ho mai approfondito, non mi riguarda, ma se è vero ora apprendo di qualcosa che può essere di interesse, allora vengo a dirlo. I Carabinieri pensano che io abbia mentito? Mi denuncino, io in quel periodo avevo in uso tre telefoni, magari non ho dato quello giusto, me lo chiedessero. Ma su tutto il resto come si fa a dire che quello che ho detto non sia vero? Io sono certo di avere visto qualcosa, ho dato dettagli che non avrei potuto dare se non fossi stato lì, qualcuno mi smentisca. Venti giorni dopo al citofono di casa mia si presentano due persone, che mi dicono: ‘Ricordati che di Garlasco non sai niente, devi farti i c**i tuoi, altrimenti finisce male’. Non ho neanche avuto tempo di rispondere, sono saliti su una Polo nera e sono andati via. Io ho denunciato le minacce, ma a cosa serve? Se denuncio di essere minacciato divento più credibile?".
Gli errori fatti sul DNA
Si passa a parlare del DNA, oggi uno degli elementi a carico di Sempio, Pasquale Linarello, consulente della difesa Stasi, critica aspramente quanto fatto in passato: "Quella era un’indagine Stasicentrica, c’è Stasi, dobbiamo trovare elementi a suo carico". Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega Ugo Ricci: "La vena polemica nasce perché ci sono voluti 11 anni, si è dovuto aspettare la perizia Albani per avere conferma di un dato che si vedeva già nel 2014. Il riferimento è all’esclusione di Alberto Stasi come donatore di DNA, su tre unghie c’era il DNA di altri uomini. Se il dato fosse uscito già nel 2014 avrebbe avuto un peso importantissimo nella valutazione successiva che ha portato alla condanna di Alberto, anche se il DNA non rientra nella sentenza".
Il Generale Garofano ha sempre avuto invece un parere diverso, a suo dire quel DNA era inservibile "Non lo sostengo solo per quanto stabilito allora, lo sostengo anche adesso, le repliche erano state concordate con tutti i consulenti, anche quelli di Stasi. Già in quegli anni sapevamo che per consentire a un profilo di essere diagnosticato servivano due reti con risultati concordanti. Quel DNA ricavato dal professor De Stefano ha dato risultato solo in un’amplificazione, per questa il dottor Ricci aveva scritto che potesse essere compatibile con la linea patrilineare di Sempio ma anche con tutti i soggetti maschi non compresi nel database utilizzato. Ma soprattutto l’anno scorso sono usciti articoli che hanno convalidato le linee guida, si parla della necessità di due repliche, se non le abbiamo un profilo misto e parziale Y a mio avviso non è utilizzabile per alcuna identificazione".
Adele Grossi nota uno sguardo di De Rensis e lo fa notare: "Avvocato De Rensis, l’ho vista sorridere…" e De Rensis: "E’ un sorriso amaro, c’è sempre il rischio di dire una frase in più di quello che bisognerebbe dire. Il dottor Ricci ha scritto quello che ha detto il Generale, ma anche tante altre cose. Resta un dato inconfutabile, l’attività del professor De Stefano ha presentato anomalie, non lo dico io, ma un perito". Ricci annuisce: "Confermo, nel 2023 l’avvocato mi ha chiamato chiedendomi di essere imparziale, ho visto i dati tecnici e sono incontrovertibili. Le analisi del 2014 sono state fatte male. Le linee guida attuali sono del 2018, la perizia è del 2014, tutte le attività fatte fino ad allora sul DNA le buttiamo via? Ci sono diversi errori nell’analisi del 2014, ma i dati tecnici, che ci ha dato De Stefano, ci danno il risultato che ho detto, ce lo dice la perizia".
Garofano resta della sua idea: "Ricci dice il giusto, ma lo fa per giustificare le loro interpretazioni. Anche le linee guida di oggi, vero che sono del 2018 e lui ha contribuito, è stata sottolineata la necessità di avere due amplificazioni per avere un risultato valido. Ma di cosa stiamo parlando? Le procedure di ieri sono state concordate da tutti i consulenti, non è stato quantificato, ma tutti i consulenti erano d’accordo, il materiale era talmente poco da spingere De Stefano a fare un tentativo nel provare anche con l’Y. Le altre regioni del DNA davano sempre la vittima, le prime analisi che noi avevamo fatto su quelle unghie non davano alcuna traccia di Y, il profilo uscito da De Stefano risente di artefatti di amplificazioni e possibili contaminazioni".
De Rensis ribatte: "Perché De Stefano allora non ha escluso Stasi? Se quello che ha detto lei è giusto il ragionamento di De Stefano non lo capisco". Garofano ribatte: "Il prelievo a Stasi è stato fatto per portarsi avanti, anticipando i tempi della sua perizia. Quando ha capito con un’interpretazione corretta e obiettiva che quel profilo non fosse utilizzabile per alcuna diagnosi è evidente la conclusione. Se un profilo non è utilizzabile, non lo è sia per includere sia per escludere". Flaminia Bolzan commenta: "De Stefano aveva scritto di non poter escludere Stasi, ma era una forzatura, se si dice che quel DNA non potesse essere identificativo di un soggetto è ridondante dire che non possa escludere un soggetto".
Spazio infine al movente ipotizzato dalla Procura ai danni di Sempio.
"La Procura della Repubblica, cioè un pezzo dello Stato, come lo è la Cassazione, dice che Alberto Stasi non c’entra niente con questo omicidio, lo dice in maniera chiara. C’è una dinamica omicidiaria riscritta, ci sono elementi che contrastano con quei famosi 23 minuti, di cui non più di 13 ncasa di Chiara, ammesso che alle 9.12 sia iniziata l’aggressione, non c’è una prova scientifica che dicesia iniizata a quell’ora, lì si stacca l’allarme, ed è un’altra cosa. L’indagine non è finita, noi stiamo attendendo quello, poi si dovrà osservare con grande attenzione cosa deciderà il Procuratore Generale di Milano".
