Garlasco in Tv, gli intrecci tra il pompiere e l'alibi di Sempio. De Rensis tuona sulle amnesie dei Carabinieri: "Mai vista una cosa così"
A Filorosso lunedì 20 luglio 2026 ampio spazio al caso Garlasco, scontro tra i genetisti di Stasi e Garofano in merito all'impronta 33, che la Procura attribuisce a Sempio

Il lunedì sera è sinonimo in estate di "Filo Rosso", regolarmente in onda anche il 20 luglio 2026 con un approfondimento ad hoc dedicato al caso Garlasco, tra errori fatti nella vecchia indagine e novità imminenti. Presente in studio Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi.
Garlasco, Filorosso puntata 20 luglio 2026: il faccia a faccia tra Monteleone e De Rensis
Si parte come accade ormai da qualche settimana da un faccia a faccia tra Antonino Monteleone e Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, presente in studio. ll giornalista vuole innanzitutto sapere se quando ha deciso di assistere il suo cliente e occuparsi di un caso apparentemente chiuso si sarebbe aspettato di ricevere attacchi per il solo fatto di avere accettato l’incarico. "Speravo che l’operato di Giada Bocellari, il mio, ma soprattutto quello della Procura risvegliassero conversazioni, atteggiamenti, pensieri, lo speravo".
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Entra nel canale WhatsAppSi fa riferimento a come alcune persone impegnate nella vecchia indagine dichiarino di avere dimenticato quasi del tutto quanto accaduto anni fa, nonostante quello possa essere forse il caso più importante di cui si sono occupati. Questa l’opinione del legale: "Un appartenente alla Squadra Mobile, ai ROS di Palermo, di Napoli, Milano, Roma può non ricordare, seguono decine di indagini, una più complessa dell’altra. Qui stiamo parlando di Vigevano, non intesa come cittadina, intesa come piccola Procura, era piccolo il Palazzo di Giustizia, la stazione di Garlasco, penso di immaginare di cosa sia occupata prima di questo delitto, quindi normalmente se non ti sei mai occupato di un caso così importante puoi dimenticare il furto di un’automobile, una lite al bar, è strano dimenticare un’indagine così importante".
Il riferimento è a Gennaro Cassese, che ha detto più volte "Non ricordo" in riferimento a Sempio, mentre ha ricordi su altri aspetti, andando addirittura ad accusare di errori simili ai suoi fatti dal Maresciallo Marchetto. "Anche un lungo letargo si può interrompere, ci si può svegliare e comunicare fatti e circostanze mai dette prima. Sono sicuro che queste circostanze non hanno nulla a che vedere con il delitto, non sono d’accordo che il Colonnello Cassese le riveli oggi, forse doveva farlo in precedenza, per onore della verità. Ricordo che ha svolto la funzione di narratore in un documentario dal titolo ‘Le verità di Garlasco’, a narrare erano in due, lui e un giornalista lì ricordava tanti particolari. Se posso dire la verità, ho ascoltato attentamente l’interrogatorio di Cassese, ma mi ha sconcertato più l’altro, quello di De Vecchi. Se hai dei dubbi su una circostanza che riferisce un soggetto non attenzionato dalle indagini, tu comunichi al pubblico ministero che hai dei dubbi, la prima domanda che fai è: ‘Dov’eri il 13 agosto?’, ma non gliel’hanno fatta. Sempio ha dichiarato, e io gli credo, di essersene andato, lo hanno richiamato per chiedergli dov’era, a quel punto è uscito lo scontrino e lo hanno rimandato di nuovo a casa, quindi se tu vuoi chiarire la posizione di un soggetto è perché non c’è qualcosa di non chiaro. Se non gli chiedi dove fosse il 13 agosto cosa gli devi chiedere: ‘Che piatto ti piace? Che film hai visto?'".
All’avvocato viene poi fatta ascoltare un’intercettazione tra i coniugi Cappa, che usano epiteti poco lusinghieri verso di lui: "Io sono antipatico a qualcuno? Dipende a chi, se lo sono ad alcuni magari è un aspetto positivo. Normalmente se non definiamo una persona un co***e non gli diamo molta considerazione e non siamo molto preoccupati, probabilmente io sono un c**e anomalo che desta molta attenzione". Monteleone è poi interessato a sapere come Stasi stia vivendo queste settimane che ci separano dalla conclusione indagini: "Alberto ha fatto un percorso molto importante con se stesso, vivere nella sua condizione questa indagine con equilibrio non è semplice, lui lo ha fatto, lo sta facendo e continuerà a farlo. Essere affidato in prova ai servizi sociali lo aiuta a riavvicinarsi a una vita normale che ancora non vive perché ha delle restrizioni ma, mi creda, Alberto mi ha stupito per la sua intelligenza, è maggiore di quanto mi potessi aspettare".
Il giornalista chiede poi al legale se sia davvero convinto dell’innocenza del suo assistito: "Quando ho iniziato a leggere le carte l’ho fatto in modo laico, senza preconcetti. Ero molto colpito dalla determinazione e dalla sofferenza umana che aveva attraversato la mia collega, che ritengo molto brava, poi ho capito perché. Adesso ho la stessa determinazione che ha lei, anche se mi occupo di questo caso da quattro anni e mezzo, le garantisco che faremo l’impossibile perché possa essere riconosciuta l’innocenza di Alberto, tra un’offesa e l’altra, tra un’antipatia e l’altra, ma a me interessa quello che ci dicono i nostri concittadini quando ci incontrano".
Il racconto del pompiere e le conseguenze su Sempio
il dibattito parte dalle dichiarazioni di Antonio Bugada, vigile del fuoco amico della mamma di Sempio, che aveva negato agli inquirenti di avere visto la donna la mattina del delitto a Vigevano, dove lui era in servizio. Successivamente, però, in un’intercettazione con il figlio ha dato però una versione parzialmente diversa della cosa: "A lei hanno chiesto se mi conoscesse, quando le hanno detto quello ha risposto: ‘Mi avvalgo della facoltà di non rispondere", dice Bugada senior. Questa la risposta del flglio: "Magar lei ha detto così per non metterti..". Lui concorda: "Esatto, esatto. Ma lo sapeva che usciva il mio nome. Allora, chissà cosa ha detto il terzo uomo? Io ero a lavorare quel giorno lì, poi non c’entro niente, abitavo nella vallata, hai capito? E poi mi hanno chiesto: ‘Ma lì a lavorare com’è la giornata?’.Niente, il mattino alle 8 si fa l’adunata, leggo il servizio. Mi hanno chiesto: ‘Se lei vuole uscire o un altro vuole uscire a prendere il caffè?’. Io ho detto: ‘No, per il caffè saliamo sopra, poi non può uscire nessuno perché siamo contati, al massimo al rientro, gli ho detto, ci fermiamo". Riprende il figlio: "O se uno ha bisogno si esce tutti insieme con la PS". Questa la replica del pompiere: "Sì, ma io quello non gliel’ho detto. Ma come ha fatto il mio nome e cognome a uscire dai Carabinieri di Milano? C’è il segreto istruttorio. Tra 15 giorni mi trovo i giornalisti davanti alla porta, e io non c’entro niente".
La giornalista Rita Cavallaro spiega perchè la figura di Bugada possa essere rilevante nel caso Garlasco: "Il nodo di Bugada fa il match con la questione dello scontrino del parcheggio di Vigevano, che sappiamo essere l’alibi che Sempio consegna il 4 ottobre 2008 ai Carabinieri per localizzarsi in quel parcheggio, quindi lontano da Garlasco. E quello era l’orario, in quel momento per il medico legale Ballardini Chiara Poggi era morta tra le 10.30 e le 12, con maggiore centratura alle 11. Lo scontrino era delle 10.18, ma nel corso degli approfondimenti di questa indagine le celle telefoniche piazzano Sempio a Garlasco, quello scontrino quindi lo ha fatto lui o è stato trovato dalla mamma? Alle 9.58 era sicuramente a Garlasco, alle 10.18 deve aver preso per forza lo scontrino a Vigevano, il tempo è poco per percorrere quel tragitto, quindi chi ha preso quello scontrino? Bugada era un amico intimo della mamma, quindi è stato sentito per capire se la mamma quel giorno possa essere andata a Vigevano".
La collega Ilenia Petracalvina ritiene sia importante tenere presenti le SIT dell’uomo, ma Cavallaro obietta: "Quel giorno lui era in turno di reperibilità, poi sappiamo che dalla caserma ci si può allontanare, tanti lo fanno, lo hanno sempre fatto. Quello scontrino non doveva essere valutato come alibi già nel 2008".
Su questo si esprime De Rensis: "Per quanto riguarda Bugada, io analizzo le cose da tecnico, per me è stato in caserma e non conosce la signora, è un teste che tecnicamente non riferisce le cose in maniera spontanea. All’inzio dice che con la signora si sentivano una volta l’anno per farsi gli auguri a Natale, quando gli vengono spiattellati 17 messaggi del giorno prima più quelli del giorno dice altre cose, poi telefona al figlio. Ma io devo capire una cosa, perché nelle SIT uno dice una cosa, poi nelle intercettazioni con i figli, le zie, i nonni dice altre cose? Quello che hai detto lì se sei genuino lo devi ripetere al telefono, o taci o lo ripeti come lo hai detto ai Carabinieri. Questo deve far sorgere dubbi a un investigatore sulla genuinità delle dichiarazioni di questo signore. E’ un testimone molto faticoso. Ci sono soggetti che dichiarano di aver fatto cose, ma nessuno ha riscontrato la loro versione".
Antonino Monteleone spiega meglio la questione: "Il sospetto è che la vicinanza tra la caserma e il parcheggio di Vigevano possa testimoniare che Bugada e la mamma di Sempio abbiano preso un caffè, poi la mamma si sarebbe trovata questo scontrino, che al momento della necessità ha tirato fuori visto che la data coincideva. Questo è un sospetto, un’ipotesi di lavoro della Procura".
Il ruolo dell’impronta 33 nel quadro accusatorio
Spazio all‘impronta 33, presente sul muro delle scale dove si trovava il corpo di Chiara Poggi, che la Procura ritiene appartenga a Sempio, che l’avrebbe lasciata dopo il delitto. Su questo si è espresso Pasquale Linarello, genetista di Stasi: "L’impronta 33 presenta 15 minuzie, quindi 15 caratteristiche, nel 2007 è stata ritenuta non utile, ma la tecnologia è andata avanti, adesso non solo viene ritenuta utile, ma si evidenziano 15 punti caratteristici che combaciano con il palmo della mano di Sempio. Per noi era un mix tra sudore e sangue, qualcuno obietterà sostenendo che i test per il sangue fossero risultati negativi. La modalità di reperimento dell’impronta è però errata, quando viene grattato il muro oltre alla traccia mi porto dietro l’intonaco, che però inibisce le fasi successive. Non a caso, viene inibita anche l’analisi del DNA, vuol dire che qualcosa non consente di fare l’analisi come si dovrebbe. Questo campione viene purificato, ma non viene più fatta l’analisi, e questa è un’anomalia riscontrata dagli atti, non ci inventiamo nulla".
Arriva il commento del Generale Luciano Garofano, che si era occupato delle indagini all’epoca da capo dei RIS: "Non mi tornano tante cose, non è vero che le 15 minuzie siano state riscontrate in modo obiettivo. questo sarà motivo di una perizia se Sempio verrà rinviato a giudizio. Non è vero che le tecniche sono cambiate, i tecnici della Procura che hanno fatto l’analisi l’anno scorso hanno usato solo Photoshop, usato anche dal RIS nel 2007. In merito alla natura della traccia il Dottor Linarello fa delle suggestioni, ma dimentica che le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte, tra loro c’era anche il consulente di Stasi, le analisi sono state fatte quindi al meglio delle competenze di allora. Mi fa specie perché Linarello è stato un mio collaboratore fino a qualche anno fa, sono manipolazioni della realtà. Si continua a dire che il grattato non fosse una procedura corretta, ma è una supposizione parlare del sangue, dobbiamo smetterla con le supposizioni. Il sangue non c’è, inutile arrampicarsi sugli specchi".
A riguardo interviene anche Ugo Ricci, genetista di Stasi: "Il Dottor Linarello riporta in maniera obiettiva quanto è stato detto da alcuni esperti dattiloscopisti. Da cittadino sono contento dell’attività fatta dalla Procura e da specialisti di alto livello, sono quindi dell’avviso che i punti investigativi ci siano".
Cavallaro fa un’altra osservazione cruciale: "C’è una manata in mezzo alla pozza di sangue alla base delle scale. Oltre alla 33 c’è l’impronta N1, un’orma di scarpa in perfetto allineamento con la 33, in quello spazio dove l’assassino ha spinto Chiara e si è sporto poi a guardarla morire. Tutte suggestioni, ma nel 2007 tutto giusto, non è così". Garofano non ci sta e la interrompe dicendo: "Poveri noi". La giornalista prosegue: "Dispiace che questa inchiesta sia diventata un’inchiesta sull’inchiesta perché sono emersi gli innumerevoli errori, continuare a dire che questi consulenti non capiscono nulla, che scambiano minuzie, lei Generale che ruolo ha?". L’ex capo dei RIS prosegue: "Sta raccontando cose superate, l’informativa dei Carabinieri non parla di queste cose, raccontate alle persone favole raccontate da un anno e mezzo". La giornalista non si ferma: "Le favole le racconta lei, non capisco il suo ruolo in questa nuova indagine, a lei cosa cambia se l’indagine scagiona Stasi e accusa Sempio?".
Le amnesie degli inquirenti
Garofano dice la sua anche sui Carabinieri che non ricordano quanto accaduto nella vecchia indagine: "A distanza di tanti anni le cose si possono dimenticare, anch’io avevo dimenticato di essere stato nella villetta dei Poggi e sono stato crocifisso. Le dimenticanze ci possono essere, per questo quando si va a processo normalmente si chiede di leggere gli atti, sulla base di cui ti sei occupato e dei particolari delle centinaia, migliaia di casi può sfuggire qualcosa che può non essere così lucido nella memoria. E’ normale perdere alcuni particolari".
De Rensis ribatte: "Lei ha seguito i casi di cronaca più importanti degli ultimi vent’anni, come possiamo immaginare che un Carabiniere che probabilmente ha agito in una provincia piccola, con una Procura piccola che non ricordi niente dell’indagine più importante della sua carriera? Uno che è stato a Garlasco e Vigevano come può non ricordare nemmeno il particolare dello scontrino? Si può rimanere sgomenti?". Garofano ribatte: "L’opinione pubblica resta sgomenta, pensa che siamo delle macchine ma non lo siamo, siamo pronti a dare un contributo chiaro e lucido. Dobbiamo distinguere tra chi ricorda qualcosa e non ricordano altre cose", De Rensis lo interrompe: "Qualcuno non ricorda niente". Il Generale conclude: "Rispetto ai particolari quante volte si è trovato in Corte d’Assise a chiedere di rileggere gli atti?". L’avvocato risponde: "Erano particolari o processi abituali. Qui parliamo di due Carabinieri che non hanno più avuto ache fare con un caso così importante, possibile che non ricordino niente? L’interrogatorio inizia con ‘Non ricordo’ e finisce con ‘Non ricordo’, mai vista una cosa così".