Garlasco in Tv, nuovo testimone allo scoperto: "Chi ho visto il giorno del delitto". E De Rensis sbotta: "Attacchi feroci"

Prima puntata stagionale di Filorosso in onda lunedì 15 giugno 2026, spazio al caso Garlasco con l'intervento di De Rensis. Spunta a sorpresa un nuovo testimone sul giorno del delitto

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Prima puntata della nuova stagione di "Filorosso", in onda lunedì 15 giugno 2026, ora condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi, con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco, che continua a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e non solo. Presenti in studio Antonio De Rensis e Angela Taccia.

Garlasco, Filorosso puntata 15 giugno 2026: il faccia a faccia tra Monteleone e De Rensis

La trasmissione parte con un faccia a faccia tra Antonino Napoleone e Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, non si può che iniziare con la novità emersa venerdì, in maniera inaspettata per molti, l’affidamento in prova del suo assistito, che il giorno successivo è uscito dal carcere.

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Questo il commento dell’avvocato: "Il beneficio di cui Alberto ha iniziato a godere, che è un riavvicinamento a una normalità che ancora non è arrivata (ha delle prescrizioni), è frutto del suo lavoro, di come lui ha interpretato la detenzione. Lui ha dimostrato quello che io e l’avvocato Bocellari continuiamo a dire, si rispettano le regole e si esercita il diritto di proclamarsi innocenti"-Il conduttore parla di chi ha sottolineato recentemente che il carcere non gli sia servito e non l’abbia rieducato(è il caso di Selvaggia Lucarelli, non citata comunque espressamente), lui replica: "Per fortuna non ho letto questo, io mi attengo a quanto detto, è un’affermazione che se fosse esternata da qualcuno mi dà profonda tristezza, capisco come alcuni possano essere molto fragili, chi afferma questo è certamente una persona fragile, forse finge di essere forte. Non riuscire a coltivare nemmeno lontanamente l’indulgenza è un problema per chi ha queste cose dentro di sé, per noi Alberto Stasi è innocente, lui si proclama tale, ma è stato un detenuto modello".

Impossibile ovviamente non discutere della Discovery uscita recentemente in merito ad Andrea Sempio, oggi accusato di essere l’omicida di Chiara Poggi. Questo ha permesso di far emergere alcuni documenti, tra cui il filmato dell’interrogatorio di Stasi fatto un anno fa, Monteleone fa riferimento a chi ha parlato di un trattamento di favore da parte del procuratore nei confronti del 42enne, questa l’opinione dell’avvocato: "Faccio finta che le sue parole siano stampate, prendo per buono quello che mi dice per la stima che ho nei suoi confronti, io e l’avvocato Bocellari eravamo presenti, chi conosce il Procuratore Napoleone sa che ha usato il suo normale tono di voce, nelle pochissime volte in cui io mi arrabbio un po’ sul lavoro, due volte l’anno, bisbiglio, parlo sottovoce. Il Procuratore Napoleone parla così con tutti, non so da dove si possa avere dedotto che sia stato un tono amichevole. Io cerco di non arrabbiarmi perché coltivo il perdono, perdono anche chi nelle intercettazioni mi chiama ‘bastardo di m..’ o altre cose che non sto a ripetere, perdonare è un dono, coltivare l’astio, e mi riferisco a quelle frasi, fa male a chi lo coltiva. Io per fortuna coltivo il perdono, questo non vuol dire che se qualcuno cerca di farmi del male io non sappia difendermi. Anzi, le comunico, così diamo una notizia ai suoi gentili telespettatori, che il primo di coloro che verrà a fare una gita al Tribunale Civile di Bologna è già stato notificato (l’avvocato è da poco indagato per diffamazione, ndr). Io sono stato nel mio giardino con i fagiani, sperando di poter stare lì tranquillamente, poi sa, quando le cose superano il limite decido di intraprendere ciò che fa una persona che si sente ferita con il mio pool di avvocati. Non faccio comunicati stampa, io citerò le persone al Tribunale di Bologna senza preannunci".

Il conduttore passa poi all’attuale indagine sul caso Garlasco, sottolineando come serva coraggio per un Procuratore della Repubblica per tornare sui passi dello stesso ufficio in cui opera facendo un lavoro che "scoperchia un calderone di un certo tipo", sottolinea. De Rensis replica: "Che belle parole ha pronunciato. Ogni tanto ho sentito da qualche opinionista dire che la sentenza della Cassazione sia arrivata dallo Stato, noi lo sappiamo bene, per questo anche quando la critico lo faccio in maniera rispettosa. Anche la Procura di Pavia è lo Stato, non ho mai visto una Procura attaccata, per fortuna solo da alcuni, non molti, in maniera così feroce e sistematica. Questo vale per la Procura di Pavia e i Carabinieri di Moscova". Monteleone concorda: "Vanno incoraggiati quei bagliori di una giustizia che è in grado di guardare in faccia se stessa e alcune volte dice: ‘Mah, forse c’è qualcosa da aggiustare'".

Questo il pensiero del legale, ancora in merito all’interrogatorio: "Se lei deve ascoltare un interrogatorio e proiettarsi in qualità di indagato preferirebbe essere oggetto di un interrogatorio in cui in maniera veemente ti vengono fatte (mi riferisco al sangue sui pedali, Procura di Vigevano) domande su un fatto che in realtà non esisteva o domande che vengono rivolte con un tono normale come abbiamo visto dalla Procura di Pavia e dai Carabinieri di Moscova?".

Monteleone interviene: "Sta girando, lei dice, una grande balla, relativa allo scambio dei pedali, cosa che ascoltiamo ogni tanto. Una cosa mai esistita". De Rensis: "Io cerco di vivere sul pianeta Terra, quindi il sangue sui pedali, le immagini pedopornografiche, le immagini raccapriccianti, i piedi di donna, le lascio a chi abita su altri Pianeti. Io mi attengo a quello che accade sul pianeta Terra, lo dico con il massimo rispetto".

Il giornalista torna su una questione di cui si dibatte spesso, la diversità con cui sono state trattate le stesse intercettazioni nel 2017 e nel 2025, prima ritenute non rilevanti e non comprensibili, oggi abbiamo dialoghi ben diversi. Monteleone si chiede se questo, paradossalmente possa avere avvantaggiato Sempio. De Rensis: "Esulo dalla sua posizione, di cui non parlo mai. Io parlo in astratto, noi dobbiamo interessarci a chi ha fatto le indagini nel 2017, il capo di chi ascoltava quelle intercettazioni, il luogotenente Sapone, quando è stato sentito nel 2025 dai magistrati si è definito ‘un po’ asino nelle intercettazioni’. Non solo, ha detto di non aver mai seguito un caso di omicidio, forse uno, e non ha saputo dare una spiegazione, se non con tanti ‘non ricordo’, ai 16 contatti telefonici avvenuti tra il sabato e la domenica. A me non interessa sotto questo aspetto la posizione dell’odierno indagato, ma quegli atteggiamenti e le incomprensibili anomalie che ci sono state devono, e secondo me verranno, essere indagate. Qualora, come tutti noi speriamo, la posizione dell’ex Procuratore aggiunto Venditti dovesse uscire di scena il fascicolo torna a Pavia. Da uomo di legge dico che fino a oggi è mancato da parte di alcuni il presentarsi davanti alle telecamere o fare un’intervista, visto che vanno davanti alle telecamere a dire altre cose, e dire: ‘Abbiamo sbagliato’. Non possiamo archiviare tutto con ‘all’epoca non c’era questo o quello’. All’epoca l’ascolto delle parole era uguale a come era 30 anni fa e come è oggi".

L’andamento dell’indagine ai danni di Sempio

Spazio poi al dibattito sul caso che vede presenti, oltre a De Rensis, anche Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, e Luciano Garofano.

Monteleone interpella subito Taccia, sottolineando come l’indagine in corso ci stia facendo capire che alcuni nodi che potevano essere sciolti nel 2017 si sono riproposti oggi. "Noi stiamo lavorando al meglio per portare avanti le nostre ragioni, anche se tutti sanno che l’onere della prova incombe sulla Procura. La loro è una tesi di parte, continuiamo a dirlo, spesso viene fatta passare per oro colato, certo sono degli immensi professionisti, lo siamo tutti, capiremo andando avanti quando e se ci sarà un processo quali prove ci saranno a carico di Andrea Sempio, ma che oggi non vedo. Non è importante fare in fretta, ma bene questa volta, si deve mettere un punto fermo in questa vicenda, in primis per il rispetto nei confronti della famiglia Poggi".

De Rensis dice la sua: "Credo che sia l’indagine del 2007, sia quella del 2017 abbiano visto diversi errori e anomalie, la prima sicuramente di più. Alcuni errori io li ho giudicati orrori, cancellare un alibi non è un errore, è un orrore, voltare un indumento con sopra dei polpastrelli è un orrore, non repertare i capelli altrettanto. Se quegli errori non fossero stati compiuti oggi forse non saremmo qui, magari anche a tutela dell’indagato di oggi. Gli errori hanno coinvolto soprattutto la posizione di Stasi, l’indagine del 2007 è stata da subito Stasicentrica, questo ha impedito di guardare a 360 gradi. Se racconti a un pm per un anno e mezzo che l’alibi non c’è, ma poi salta fuori durante il processo non ha avuto magari modo di approfondire altre situazioni o persone".

Una testimonianza sul giorno del delitto

Non manca un approfondimento legato a qualcosa ritrovato nell’informativa della Procura ai danni di Sempio, dove è presente una testimonianza importante. Qui si parla di un soggetto che a luglio 2025 ha riferito ai Carabinieri di essere stato vicino a casa Poggi il giorno del delitto e avere visto qualcosa di preciso. La redazione ha contattato la persona interessata: "Tutti hanno preso sotto gamba la cosa, ma io non ho detto una balla – dice -. Io ero lì quel giorno e quello che ho visto me lo ricordo benissimo. L’ho vista, aveva degli occhi spiritati che non hai neanche idea, mi ricordo i dettagli di una bicicletta, era nera, con dei raggi che sembravano quelli di una bicicletta nuova. Era una bella ragazza bionda, l’ho osservata con particolare attenzione, nella mia SIT ho spiegato perché ci avessi messo un po’ di tempo a dirlo. Io abito in provincia di Pavia, ma non conosco veramente nessuno di Garlasco, quel giorno ero là perché mi sono sempre occupato di discoteche ed eventi, ricordo benissimo quello che ho visto, che ci siamo guardati con quella persona. Sono stato anche minacciato per quello che ho detto, ho avuto paura perché non so come facessero a sapere quello che ho detto".

Monteleone chiede a De Rensis cosa pensi di queste parole, lui ribatte: "Mi piace molto la sua camicia. Se questa persona dice di essere stata minacciata la esorto ad andare dall’autorità giudiziaria e raccontare quando è successo".

La testimonianza prosegue: "Se io dico che quel giorno ero lì, e ne ho le prove, è perché stavamo organizzando un grande evento, se descrivo tutto il percorso fatto, le tempistiche, ti dico anche dove sono andato a bere il caffé, mi ricordo tutto di quel giorno, mi è rimasto nella memoria. Ma mi sto chiedendo da un anno, vado dai Carabinieri, dico che l’ho vista, a loro ho fornito tutto, le persone che erano con me, le persone con cui ho parlato, numeri di telefono, ma nessuno fa niente. Io quello che non riesco a sopportare è che a qualcuno non interessi quello che ho visto io, questo mi rode dentro".


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