Garlasco in Tv, De Rensis attacca sulla nuova indagine: "Scenario diverso, ora c'è paura". Il pompiere e il racconto che può cambiare tutto

Ampio spazio dedicato al caso Garlasco a Filorosso lune 13 luglio 2026, con attenzione ai risvolti su Sempio e a una testimonianza che può essere decisiva e ridisegnare tutto

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Il lunedì ormai da qualche settimana è sinonimo di "Filorosso", l’approfondimento giornalistico targato Rai3 con Antonino Monteleone e Adele Grossi, in onda anche il 13 luglio 2026, come sempre con uno spazio dedicato al caso Garlasco.

Garlasco, Filorosso puntata 13 luglio 2026: gli interventi di Rita Cavallaro e Antonio De Rensis su Gennaro Cassese e l’inchiesta

Si parte con un faccia a faccia tra il conduttore Antonino Monteleone e la giornalista Rita Cavallaro, oltre all’avvocato Antonio De Rensis, collegato da Milano. Il conduttore parte da quanto accaduto recentemente, la conferma che uno degli ufficiali dei Carabinieri maggiormente coinvolti nella vecchia inchiesta sia indagato, non a caso è arrivato a nominare un avvocato difensore. Il riferimento è ovviamente al Colonnello Cassese, questo ci dice che sia "iniziato un percorso che qualcuno chiama resa dei conti", lui ne chiede conto all’avvocato.

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"Penso che si tratti di un fiume, l’indagine, ogni fiume ha degli affluenti – sottolinea -. Questo è il primo affluente che si vede, ce ne saranno altri? Vedremo". La redazione ha raggiunto telefonicamente Cassese, questo è quanto da lui detto: "Sono iscritto nel registro degli indagati, però io come atto ufficiale della Procura non ho ancora avuto nulla. Ma sono sereno, sono tranquillo, proprio sereno, porto tantissimo rispetto verso le istituzioni. La Procura fa delle ipotesi, poi le discuteremo. La Procura sostiene, insomma ipotizza, che i miei ‘Non ricordo’ sull’autoambulanza e sulla modalità con cui è stato acquisito quello scontrino del parcheggio siano reticenti, sia non vero, perché me li dovevo ricordare. Io, per amor di Dio, accetto qualsiasi ipotesi, poi ci saranno le opportune sedi per discuterle, non mi va adesso di fare delle affermazioni perché aspetto il momento giusto, devo cambiare, tra virgolette, anche io strategia, ho dovuto nominare un avvocato. Se è corretto essere sottoposto a un’indagine perché uno non ricorda, benissimo".

Su questo arriva il commento di Rita Cavallaro: "Se non avesse ricordato non avrebbe dovuto ricordare neanche nella prima SIT, quella di aprile. Quando lui è stato sentito la prima volta aveva detto chiaramente di non avere mai interrotto il verbale, che lui si segnava tutto, quindi era molto preciso, aveva escluso categoricamente di avere interrotto il verbale. Due mesi dopo viene risentito dopo avere fatto dichiaraizoni in Tv dove si parlava di Sempio che entrava e usciva senza avere addirittura mai firmato quel verbale".

Monteleone, interroga De Rensis chiedendogli se non ricordarsi sia un crimine: "Da garantista non mi occupo dell’aspetto giudiziario, se ne occuperà il Procuratore Civardi, che purtroppo ho sentito descrivere come magistrato aggressivo, mentre è una delle persone più equilibrate che io abbia mai conosciuto. Per chi è stato un alto ufficiale dei Carabinieri esiste il dono della coerenza, se un’emittente televisiva mi chiama per una docu-serie che si chiama ‘Le verità di Garlasco’ e io in una puntata faccio il narratore insieme a un suo collega, se so di non ricordare delle cose per coerenza dico di non poter ricoprire questo ruolo. Io contesto questo, mettendomi nei panni immeritatamente del Procuratore Civardi, chiamo un Colonnello che ho visto in televisione un sacco di volte e ha fatto il narratore, poi mi dice un sacco di ‘Non ricordo’. Io, Procuratore aggiunto, posso rimanere un po’ sconcertato? Le sedi giudiziarie appureranno, e io non ho titolo per entrare nel merito, ma da telespettatore vorrei che un narratore sapesse tutto. Se uno deve narrare le verità, le deve sapere tutte, non solo quelle di Stasi, credo che questo appartenga alla coerenza".

Andrea Sempio e Antonio De Rensiss

Andrea Sempio e Antonio De Rensiss

Monteleone prosegue, sono soprattutto due gli elementi che Cassese sembra non ricordare, "la presenza di un’ambulanza presso la caserma per un malore di Sempio e le modalità con cui viene fatto portare lo scontrino". Di questo ha parlato ancora Cassese: "Abbiamo concesso a Sempio di andare a recuperare lo scontrino perché si fa, lui è una persona informata sui fatti, non è l’indagato, qualche giornalista usa dei termini, come la Cavallaro usa dei termini che non sono proprio giuridicamente corretti. Si sospende il verbale per andare a prendere lo scontrino, poi si dà atto che alle ore tot si riapre il verbale e la persona consegna lo scontrino. Se uno vuole ipotizzare che Cassese fosse presente all’intervento del 118 significa che il verbale di Biasibetti, che si sovrappone all’intervento dell’automedica, è completamente falso. Quando il 4 aprile sono stato sentito per la prima volta dal dottor Civardi e si parlava di questa autoambulanza, io ho sempre detto di non ricordarla, ma ho chiesto di fare accertamento al 118 per vedere se ci sia stata o no. Quando mi ha risentito a giugno mi ha detto ancora dell’autoambulanza io ho risposto: ‘Ma si è fatto l’accertamento al 118?’, loro mi hanno detto: ‘Sì, ce l’abbiamo l’intervento’, e allora è intervenuto veramente sto 118".

A questo non può non replicare il legale: "Ricordo a me stesso che una SIT deve essere come una fotografia. La genuinità e la spontaneità delle dichiarazioni, ecco perché se si interrompe un verbale bisogna darne atto, devono avere una consequenzialità temporale. Se ci sono degli intervalli, dove una persona che stai sentendo esce, parla con il papà o, in astratto, e non sto parlando di Sempio, telefona a un amico, va al bar, lo richiami, non puoi controllare la genuinità di queste dichiarazioni. Sempio è stato, a mio modesto avviso, molto trasparente quando intercettato ha detto: ‘Siamo usciti, stavamo andando a casa, ci hanno richiamato perché non mi avevano chiesto dov’ero. Torno, gli dico dov’ero, mi dicono se avessi qualcosa, parlo dello scontrino, riesco sempre con il papà, lo vado a prendere, ritorno’ . Io non ho motivo di dubitare delle parole di Sempio, ma se qualcuno ha motivo per farlo dovrà confrontarsi con Sempio, e mi riferisco a Cassese. Se ci sono queste interruzioni e il pubblico ministero non ne viene a conoscenza, pensa che l’interrogatorio sia durato quattro ore. Tu, pubblico ministero, che leggi queste due-tre pagine e vedi quattro ore ti fai un’idea di come sia andata. Poi invece scopriremmo, sentendo le parole di Sempio e verificando l’intervento del 118, che le cose sono andate in maniera completamente diversa. Allora il Colonnello Cassese, posto che Sempio abbia detto la verità, non può arrabbiarsi, rimanere trasecolato se una Procura fa accertamenti che possono sfociare in un’indagine. Ricordo a me stesso che quei verbali di Sempio, Biasibetti e Capra non li hanno firmati sei investigatori, ma due, ed erano in contemporanea. O ci sono extraterrestri arrivati ad aiutare, o dove c’era uno non c’era l’altro, o c’è qualcos’altro da spiegare. Possiamo stupirci che ci sia un’indagine? Non credo".

Il mistero interrogatori e la nuova versione di Cassese

Cassese dice ancora la sua sull’indagine in essere: "Io sono riuscito a vedere i verbali di Biasibetti e Capra solo grazie a Storie Italiane, solo dopo avere iniziato a vederli ho potuto fare un’ipotesi del perché non ricordo l’autoambulanza. Nel verbale di Sempio, dove non è indicata l’interruzione, c’è un’apertura alle 10.30 e una chiusura alle 14.30, ma io per primo ho detto al pm: ‘No, c’è qualcosa che non va perché io questo verbale di due pagine e mezzo lo faccio in un’ora, un’ora e mezza, non tutto questo tempo. Però poi c’è l’intervento di Biasibetti, se inizio il verbale alle 11.25, l’intervento dell’ambulanza è alle 11.20 con richiesta alle 11.11, significa verosimilmente, probabilmente che abbiamo interrotto quello di Sempio, il nostro errore è stato quello di non avere sospeso il verbale, dicendo ‘si dà la possibilità di andare a prendere lo scontrino’. Ma non è che i verbali sono tutti in sovrapposizione e li vogliamo far passare per falsi, questa è la verità. Poi l’errore su quel verbale su quello di Sempio non sospeso, per l’amor di Dio sono stato il primo a chiamarla cappellata".

De Rensis commenta ancora: "Non vedo alcuna aggressività, è un approfondimento doverso, ci sono delle circostanze che meritano una spiegazione, ce la daranno e tutti saremo più sereni".

Caso Garlasco, il ruolo del pompiere nell’alibi

Spazio poi alla figura di Antonio Bugada, una persona di cui non si è sempre parlato in maniera approfondita, ma che può avere un ruolo cruciale. Lui è infatti un pompiere amico della mamma di Sempio, "è entrato nella storia di Garlasco perché è stato sentito come testimone in merito allo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato il 4 ottobre 2008 come alibi. Oggi ci dicono che non lo è, ma per la Procura non è stato fatto da Sempio" – precisa Cavallaro.

Francesca Bugamelli, nota anche come Bugalalla, illustra meglio la posizione dell’uomo: "Lui risultava impiegato a Vigevano dalle 8 alle 20 quel giorno, ma da un’intercettazione con il figlio emerge un particolare importante, che loro potevano lasciare la caserma, cosa che effettivamente succedeva. "È saltato fuori il terzo uomo, ma il terzo uomo sono io", conclude Bugada. De Rensis: "Sono fortemente in imbarazzo per i motivi che sanno chi ha sentito le intercettazioni e letto i verbali, io mi rifugio dietro il mio ruolo, preferisco che siano altri a commentare".

La iena Alessandro De Giuseppe fa una rivelazione: "Ho parlato con un collega di Bugada, Stefano, che mi ha riferito che loro erano soliti prendere un caffè alle 11 al bar, chi aveva qualche amichetta la incontrava lì. Bugada è soprannominato da Lovati ‘Il Mandrillone’, la pausa era nel bar antistante il parcheggio dove è stato fatto lo scontrino, secondo lui potrebbe averlo fatto lei lo scontrino. Tra il 2022 e il 2023 la signora Sempio contatta cercando conforto non immaginando quello che poi sarebbe successo, nessuno va a sindacare sulla sua vita privata ma se diventa l’alibi è centrale". Arriva il commento di Armando Palmegiani, consulente di Sempio: "Non abbiamo mai detto fosse un alibi, non credo che l’indagine si sia chiusa per quello nel 2017. L’informativa dei carabinieri dice: ‘Non possiamo sapere se lo scontrino lo abbia fatto la mamma o Andrea’, se avessero avuto la prova che fosse della mamma il vigile del fuoco sarebbe già indagato. Se così fosse non gli avrebbero chiesto se potesse pensare che la donna fosse andata a spiarlo di nascosto". Rita Cavallaro replica: "Lui dice ‘Penso di no’, quindi non doveva essere indagato lui".

La personalità di Sempio e le mosse della difesa Stasi

Nella seconda parte di Filorosso c’è anche spazio per i diari di Sempio, di cui si è detto tanto. L’indagato aveva anche deciso di sottoporsi a un esercizio della durata di 30 giorni, dove ogni giorno doveva dire qualcosa di sè. Qui si trova scritto: "Da piccolino, alla materna, impara che può mentire, raccontare storie per affascinare altri bambini. Questa capacità narrativa gli resterà anche da grande. Si dà all’autolesionismo, un po’ per sfogo, un po’ perché gli piace andare oltre i limiti. E pare stia arrivando il coraggio per cambiare".

A dare la sua interpretazione sullo scritto ci pensa il criminologo Simone Borile: "Non possiamo pensare che questi documenti possano indicarci una matrice patologica, né valore confessorio, spetterà al professor Catanesi dare una lettura integrale. Io percepisco un universo psichico, dove lui ripropone alcune tematiche in modo circolare. Lui ha la necessità di esternalizzare il suo pensiero, vedo due universi, uno con un ragazzo che vuole cambiare, la dimensione socializzante, uno più buio, in cui lui dichiara di avere paura e fa emergere inquietudini. Ci sono due paure che lui elenca continuamente, quella del rifiuto e del perdere il controllo, questi concessi sono narrati in prima o in terza persona, dove si distacca. Io vedo uno scudo da una persona che narra pensieri molto oscuri".

De Rensis chiosa: "Io e l’avvocato Bocellari stiamo lavorando alla revisione, riteniamo che l’indagine di Pavia e la consulenza Cattaneo abbiano disegnato uno scenario completamente diverso. Quando sento dire che la nuova indagine è basata su foto e supposizione, io chiedo agli illustri oppositori, quali sono le certezze che hanno portato Stasi in carcere? Il fatto che abbia dissimulato un incidente domestico, visto che lui ha detto al 118 ‘forse hanno ucciso una persona’? La professoressa Cattaneo ha enunciato risultanze che a nostro modesto avviso meritano la massima argomentazione. Questa indagine fa davvero tanta, tanta paura".

SASSOLINI PODCAST, INTERVISTA A NICCOLÒ CENTIONI – VIDEO INTEGRALE


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