Garlasco in Tv, l'ammissione dell'ex pm: "Rilevanti omissioni nell'inchiesta". De Rensis tuona: "Non devono esserci". Garofano replica stizzito

Ampio dibattito dedicato al caso Garlasco a Filorosso lunedì 10 agosto 2026, emergono le dichiarazioni dell'ex pm, che provocano la reazione di De Rensis e Garofano

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Che lunedì d’estate sarebbe senza "Filorosso"? Il programma di approfondimento Rai è regolarmente in onda anche il 10 agosto 2026, con il consueto spazio dedicato al caso Garlasco, volto ad analizzare cosa accadrà a breve, oltre agli errori della vecchia indagine. Presente come di consueto l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis.

Garlasco, Filorosso puntata 10 agosto 2026: il faccia a faccia tra Antonino Monteleone e Antonio De Rensis

Si parte con l’ormai tradizionale faccia a faccia tra Antonino Napoleone e Antonio De Rensis, questa volta in collegamento. Il giornalista inizia con un documento già mostrato una settimana fa, le dichiarazioni di un consulente della difesa Stasi, il professor Avato, medico legale, che aveva riferito come fosse stato impossibile per il team repertare la spazzatura, dovevano semplicemente osservare, anche se con fatica. Arriva il commento del legale: "Non entro nel merito delle argomentazioni del professore, è un luminare della medicina legale, si è occupato di casi di rilevanza nazionale, credo sappia cosa dice, non mi esprimo sul contenuto del frigo perché non c’ero. C’è una grande differenza tra esaminare, guardare, repertare, credo che si possa guardare, credo che avrebbero potuto guardare, c’è chi ha parlato di repertazioni ed esami, ma guardare è una cosa diversa".

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Si parla anche della pm Giulia Pezzino, che si era occupata delle indagini nel 2017, nel periodo della prima indagine a carico di Andrea Sempio (poi archiviata) oggi sentita a Brescia dai colleghi che si occupano dell’inchiesta sulla corruzione, a cui ha detto: "Ho pensato di delegare ai Carabinieri per evitare ogni possibile fuga di notizie, avevo necessità di massima sicurezza sulla serietà dell’attività, visto che dieci anni prima le indagini erano state caratterizzate da rilevanti omissioni". Monteleone chiede un parere all’avvocato su queste parole: "Quelle SIT sono una miniera d’oro. Un pubblico ministero che conosce bene la lingua italiana quando usa la parola omissioni non parla di sciocchezze, gente con la terza media, distrazioni, la parola ha un valore preciso. Non intende una cappellata, come detto in Tv da qualche ex investigatore, le omissioni rilevanti sono un’altra cosa. L’auspicata e speriamo futura archiviazione dell’ex procuratore aggiunto Venditti mi riempirebbe di soddisfazioni, il fascicolo per altri soggetti tornerebbe a Pavia, anche questo mi riempirebbe di gioia".

Gli errori nella vecchia indagine sul delitto di Garlasco e le continue negazioni

La trasmissione prosegue con il consueto dibattito sul caso Garlasco, a partire dalle parole del Colonnello Cassese, che in diretta con Mr. Ross sul web aveva usato parole precise: "Ci sono dei verbali fatti da Marchetto, che io intendevo inserire tra gli errori dell’Arma perché a livello probatorio il loro valore è zero. Questi riguardano dichiarazioni di due testimoni, con stessa data, ora, luogo, con due militari diversi e Marchetto presente in tutti e due verbali. Come è potuto accadere? Lo dovete chiedere a Marchetto".

Ora è arrivata la replica di Marchetto, che all’epoca era il Maresciallo dei Carabinieri impegnati nell’indagine a ridosso del delitto. I verbali a cui si fare riferimento potrebbero confermare l’alibi per una persona vicina alla famiglia Poggi: "Io ho appreso di questo in una live con il signor Cassese, secondo lui avrei indicato giorno e ora per due persone legate da rapporti di parentela con la famiglia Poggi. So che hanno discusso di questi verbali, ma io non li ho visti, vorrei avere il piacere di farlo per esaminarli, così da valutare la loro importanza nel contesto dele indagini. L’importante quando si sbaglia è ammettere gli errori e non nascondersi dietro un ‘non ricordo'".

Si parla con Marchetto anche del PC di Chiara, che potrebbe essere stato acceso prima di quanto indicato: "Di quello non capisco una cosa, quale fosse l’urgenza di acquisire quel PC come atto di indagine e prelevarlo dalla casa in sequestro. Cosa conteneva realmente? Perché non aspettare i RIS, organo preposto per ogni accertamento? Il computer era in una casa in sequestro, quindi a sua volta in sequestro, per portarlo a Vigevano, dove sembra abbiano fatto fare la stessa fine del computer di Alberto Stasi. Di quello ci siamo accorti sia stato sp**o, il 70% di quello che era contenuto era stato dato per perso".

Antonino Monteleone chiede un parere su queste parole a De Rensis, mettendo in evidenza il ricordo improvviso di Cassese, che evidenzia come qualcuno abbia commesso un errore simile al suo. "Non entro nella disputa tra il Colonnello Cassese e il Maresciallo Marchetto, nelle mie parole riecheggiano ancora le parole della dottoressa Pezzino, pm che parla di ‘rilevanti omissioni’. Lo dico perché ho visto il Generale Garofano, che potrà smentirmi sul fatto che quando un pm usa questo termine non credo si riferisca a cappellate. L’urgenza? Ho constatato che nell’indagine del 2007, una delle peggiori della storia italiana, ci sono cose che normalmente si fanno subito fatte dopo un anno, altre che possono attendere quale secondo fatte invece subito ".

Non tarda ad arrivare la presa di posizione di Garofano, che si era occupato dell’indagine all’epoca in qualità di capo dei RIS: "Le critiche sono accettabili, ma non la terminologia usata dall’avvocato (lui replica sottolineando come siano state usate dalla Pezzino, ndr). Non è piacevole, gli errori ci sono, ma mi sembra molto antipatico rimarcarli. Una cosa è chiara, gli investigatori in quel momento non conoscevano le regole che sarebbero arrivate negli anni successivi (nel 2008 emerge la necessità di fare le copie forensi). Noi dobbiamo fare questo esercizio, ci dobbiamo sempre rapportare alle conoscenze di quegli anni e alla necessità degli investigatori, e sottolineo necessità, di trarre da tutti gl strumenti informatici notizie che indirizzassero le indagini. Quindi non solo il computer del dottor Stasi, ma anche quello di casa di Chiara Poggi, è evidente".

De Rensis non ci sta: "Ho fatto una domanda a cui non ho ricevuto risposta, cosa vuole dire detto da un Pm ‘rilevanti omissioni’? Non c’entra niente la tecnologia. Posso sapere secondo lui cosa voglia dire e avere l’onore di una risposta?".

Garofano a questo punto risponde: "Lo sa meglio di me, ci sono aspetti che hanno registrato omissioni, ma guardiamo quali sono. Non mi piace la generalizzazione, non mi sembra corretto da parte sua, che è un maestro di stile".

Si procede con un’altra parte dell’interrogatorio di Pezzino, a cui viene chiesto perché sia stato assegnato a lei il fascicolo su Sempio: "L’assegnazione è stata disposta secondo il turno, considerata l’importanza del caso è stata coassegnata al dottor Venditti. Non ho mai sottovalutato l’importanza dell’indagine, pur riguardando un caso da poco oggetto di sentenza definitiva di condanna a carico di Stasi. Ho fatto tutte le indagini che ritenevo necessarie, ho fatto addirittura identificare una persona indicata nell’esposto, che ho poi dovuto sentire personalmente a casa sua perché non riusciva a muoversi". La pm parla anche del ruolo del luogotenente Sapone, sospettato di essersi accordato in anticipo con Sempio prima del suo interrogatorio: "Non ricordo di avergli dato incarico di contattare Sempio. Escludo categoricamente di avere dato indicazione di convocare l’indagato per un contatto antecedente all’interrogatorio. All’epoca mi avevano detto che non era emerso nulla di rilevante, non avevo idea che il lavoro di intercettazione fosse stato trascurato, per me era centrale. Ho appreso delle difformità ora emerse, non me lo spiego. Mi fidavo di Sapone, in quanto persona di grande esperienza operativa. Mai saputo dei numerosi contatti tra Sapone e Sempio".

Non può che essere rilevante l’opinione di Massimo Lovati, fino a qualche tempo fa avvocato di Sempio: "Io non so niente, non conosco Sapone, mai conosciuto. Per quanto riguarda le omissioni, ribadisco quello che ho sempre detto, c’è una scatola nel processo ad Alberto Stasi che si chiama giudizio abbreviato, vuol dire che quello che c’è in quella scatola l’hanno voluto mangiare e digerire i suoi difensori. Il processo abbreviato è allo stato degli atti, bello, brutto, discreto, tutti gli errori, il di più e il di meno sono frutto di una scelta difensiva che ha portato alla condanna di Stasi. Se avessero scelto il rito ordinario sarebbero stati sentiti Garofano, Marchetto, Cassese, forse le cose non sarebbero andate così. Le omissioni e incertezze foese sarebbero state chiarite".

A questo replica De Rensis, anche se lui difende Stasi solo da qualche anno: "Non devo fare il difensore di nessuno, ho sempre detto che Stasi sia stato difeso in maniera compiuta. Un conto è parlare di scelte professionali, un conto è dire che nella scatola c’è cibo scaduto o avariato. Io posso fare bene o male a scegliere il giudizio abbreviato, le omissioni però non ci devono essere da parte di chi fa le indagini. Le omissioni dipendono da chi le ha compiute, non da chi le ha subite". Garofano però ribatte, facendo sua una forte convinzione: "Le omissioni non hanno inciso sul processo, e quindi sulla condanna di Stasi".

Pezzino nel suo interrogatorio parla anche della scelta di sentire De Stefano, che si era occupato dell’analisi del DNA a ridosso dell’omicidio: "Ho ritenuto De Stefano un soggetto terzo, imparziale e disinteressato, in quanto perito della Corte d’Assise d’Appello, diversamente da Linarello (genetista di Stasi, ndr) e da qualsiasi ipotetico consulente del PM". Il pm le chiede se sia stato Tizzoni (avvocato della famiglia Poggi, ndr) a dare indicazioni sulla possibilità di sentirlo; lei non esita: "Ritengo di sì". De Rensis commenta: "In merito alle parole su Tizzoni non ho nulla da proferire, io rispetto tutti i miei colleghi, anche quelli ferocemente contrapposti".

Garofano ci tiene però a dire la sua sul DNA attribuito a Sempio: "Il profilo non era utilizzabile, non c’era un metodo validato, le tre amplificazioni non si sono consolidate. Dal profilo non possono essere esclusi tutti i soggetti maschi non contemplati nella banca dati usata per fare il calcolo probabilistico. C’è una compatibilità con la linea di Sempio, ma quel profilo potrebbe appartenere ad n soggetti che non conosciamo, come si fa a dargli una valenza e considerarlo non un indizio, ma qualcosa di rilevante". A lui risponde il professor Ugo Ricci, genetista del team Stasi: "La perizia De Stefano non aveva rilevato una cosa fondamentale, che in quei reperti non ci fosse il DNA di Alberto Stasi. Se fosse uscito nel 2014 avrebbe avuto un peso nel processo che ha portato alla sua condanna. Gli aplotipi Y hanno un limite, è un profilo con rilevanza contenuta, ma la compatibilità emerge ed è stata notificata da sei consulenti".


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