Garlasco in Tv, lacune nell'inchiesta e 'strane' foto in Procura. De Rensis non ci sta: "Un carabiniere nell'ufficio del pm, gravissimo"
A Filorosso lunedì 17 agosto 2026 ampio spazio come di consueto al caso Garlasco, focus su alcuni aspetti non considerati in passato, che oggi provocano non poca rabbia

Il lunedì sera non può mancare l’approfondimento targato Rai con "Filorosso", onda anche il 17 agosto 2026. sempre con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco. Ospite ormai fisso del programma è Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, ormai fuori dal carcere dopo avere ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, ma intenzionato a ottenere la revisione della sua condanna, che ha sempre ritenuto un’ingiustizia.
Garlasco, Filorosso puntata 17 agosto 2026: il faccia a faccia tra Monteleone e De Rensis
Si parte come di consueto con il faccia a faccia tra Antonino Monteleone e Antonio De Rensis, siamo ormai sempre più vicini alla fine delle indagini sul delitto di Garlasco, prevista per il 28 settembre, parlarne è inevitabile. A riguardo viene trasmessa una dichiarazione dell’avvocato Biscotti, legale di Gennaro Cassese, che ha parlato dell’inchiesta in una diretta social con Mr. Ross: "Viene messo in campo un armamentario così potente per fare un buco nell’acqua nell’inchiesta? Questo è il segnale della sua debolezza. Quando si va a invocare la revisione sul nulla è un forte segnale della debolezza della sua inchiesta, probabilmente puntava a qualcos’altro, quello gli è sfuggito e gli è rimasto Sempio in mano". Questa la risposta di De Rensis: "Sono ammirato, accolgo le parole del collega con ammirazione, vedere un collega che in così poco tempo visto il poco periodo trascorso da quando difende il colonnello Cassese ha le idee così chiare desta in me grande ammirazione. I giudizi sulla Procura sono trancianti, queste sono sue affermazioni legittime, ha il diritto di dire ciò che vuole ma io lo ascolto con grande ammirazione. La mia collega Bocellari e il sottoscritto siamo impegnati riga per riga dopo un anno e mezzo, è bello vedere che forse chi non ha tutti gli atti ha queste certezze. Sono ammirato. Si tratta di migliaia e migliaia di pagine da leggere e memorizzare, per questo sono ammirato, avere certezze così granitiche mi provoca ammirazione".
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Entra nel canale WhatsAppMonteleone gli chiede poi se sia possibile trovare all’interno dell’abitazione alcuni indizi utili non venuti alla luce finora o quasi: "Ho molta fiducia in queste indagini, le sto seguendo con grande rispetto. Considero una miniera d’orole dichiarazioni della dottoressa Pezzino, pubblico ministero a Pavia che ha chiesto l’archiviazione per l’allora indagato Andrea Sempio, lei ha parlato di rilevanti omissioni, credo siano state compiute anche all’interno dell’abitazione dove si è consumato il delitto, e non solo".
Si parla anche del probabile licenziamento di Sempio, il conduttore vuole dal legale un parallelo rispetto a quanto accaduto a Stasi all’epoca: "Tralasciamo la condanna, che rispettiamo e contestiamo e per cui speriamo di proporre revisione, gli effetti sono stati devastanti. C’è un signore che si chiamava Nicola, che era il papà di Alberto, che non c’è più, si è spento per una malattia autoimmune pochi mesi dopo l’annullamento delle assoluzioni. C’è una donna che vive da sola, che ha perso i due amori della sua vita, uno in maniera conseguente a un procedimento giudiziario, l’altro no. Io ho sempre detto che questa è una vicenda piena di dolore, per quanto riguarda l’indagato ho letto del cambio di proprietà nella sua attività, spero per lui che la nuova proprietà ripristini i posti di lavoro preesistenti. Professare l’innocenza di Stasi non vuol dire da parte mia e dell’avvocato Bocellari accanirci nei confronti di altri, cosa che non facciamo mai e mai faremo. Noi non ci vogliamo accanire nei confronti di nessuno, difendiamo Alberto, ma abbiamo dovuto alzare ogni tanto degli scudi per proteggerci, ognuno attende la contrapposizione con il proprio stile, noi cerchiamo di essere concentrati sull’attività in favore di Alberto, non in contrapposizione di qualcun altro, che sia un collega, l’odierno indagato, chi sta investigando o consulenti che non la pensano come i nostri. Noi cerchiamo di agire rispettando sempre tutti".
La spazzatura di casa Poggi e la possibile manomissione
Il dibattito sul caso Garlasco parte su un aspetto di cui ultimamente si sta discutendo a lungo, l’immondizia che c’era a casa Poggi al momento del delitto e l’ipotesi di una possibile manomissione avvenuta nelle settimane successive. Il frigorifero era stato fotografato solo cinque mesi dopo, mentre la spazzatura era stata analizzata addirittura otto mesi dopo, nonostante potessero avere un ruolo cruciale nell’indagine. A sollevare ulteriori dubbi ci ha pensato il medico legale Francesco Maria Avato, consulente della difesa Stasi, che proprio a "Filorosso" ha parlato delle difficoltà riscontrate. "Quello che mi sembra possa emergere adesso è una discrepanza tra il lotto contenitore ancora presente nel frigorifero e quello ritrovato nella pattumiera. Noi non eravamo in condizione di repertare nulla, solo osservare con grande fatica. Non abbiamo nemmeno potuto osservare la pattumiera, ci è stato impedito". Un trattamento differente sarebbe stato riservato invece alla lattina di birra presente in frigo, che sarebbe stata consumata in parte da Stasi la sera prima dell’omicidio, ma che non sarebbe mai stata analizzata. "Qualcun altro ha manipolato il contenuto della pattumiera indipendentemente da noi. E’ stato Cassese a dirci di non poter mettere le mani dentro, ma non so se lui potesse farlo", ha detto ancora Avato.
De Rensis commenta: "Le parole di Avato sono parole di un professore universitario importante, che ha partecipato a decine di casi giudiziari, credo che sappia bene cosa dice". Albina Perri, direttore di ‘Giallo’, ci tiene a dire la sua facendo riferimento anche a uno scoop in possesso del suo giornale: "E’ evidente che la scena del delitto sia stata assolutamente alterata nei mesi successivi al delitto. Noi abbiamo trovato un documento che pubblicheremo che risale a marzo, i Carabinieri fanno il giro di via Pascoli, si accorgono della presenza di alcuni vasi spostati, prima erano in un posto e poi vengono ritrovati davanti alla porta del garage. A marzo la villetta era sotto sequestro, come è possibile? Questo è un piccolo esempio di come in quella casa sia successo di tutto".
Il legale non si trattiene: "Io non accetto che si dica che quei quattro capelli potevano essere di questo o quell’altro (quelli presenti nel lavandino del bagno, ndr), no. Le indagini non si fanno così, si reperta tutto e si analizza tutto, come sta facendo la tanto vituperata e dileggiata Procura di Pavia".
Le fotografie in Procura e i dubbi sulla vecchia inchiesta
Questa è l’occasione anche per ascoltare l’interrogatorio del carabiniere Pappalardo fatto dalla Procura di Brescia, che si sta occupando dell’indagine per corruzione, a cui viene chiesto se conoscesse Sempio: "Non so chi sia. Mai fatto attività di indagine su Garlasco, ho sempre appreso dalla stampa le notizie, sia ora sia nel 2016. Non ho memoria di essere passato in Procura il 24 dicembre 2016 (era in permesso per legge 104)". In realtà ci sono tre fotografie scattate in quell’occasione dal suo cellulare: la prima ritrae il conferimento di incarico fatto dallo studio Giarda alla società SKP, che ha svolto le indagini che hanno dato luogo al fascicolo a carico di Sempio; la seconda e la terza ritraggono una pagina dei tabulati telefonici acquisiti nel 2007 per l’omicidio di Garlasco. Questa la sua replica: "Non ho memoria, penso mi fu chiesto dal Provinciale perché si seguiva molto il caso di Garlasco. Non ricordo se ci fosse Venditti. Non era certamente prassi che io entrassi nel fascicolo di Venditti per fotografare un fascicolo".
Non può che essere importante il parere di De Rensis: "Era come se sentissi della musica, quello che ho appena sentito credo che non possa essere commentato se non in un certo modo. Noi capiamo cosa vuol dire scattare delle foto alla vigilia di Natale in un fascicolo giovanissimo per omicidio dove dentro c’era la famosa consulenza Linarello? Non vorrei sentir parlare di inesperienza, ragazzate, cappellate, era il 2017, le tecniche erano diverse, quello che avete fatto sentire è grave. Qui c’è un maggiore dei carabinieri che entra in un ufficio del pm a fotografare dei documenti, è gravissimo".
La presenza in studio di Massimo Lovati, ex legale di Sempio, permette di fare luce anche su un’intercettazione di un anno fa, in cui lui era in macchina con l’indagato che lo stava accompagnando presso il suo studio di Vigevano, è a quel punto che il 38enne ha detto: "Da quanto non passo da Vigevano, ci venivo quando avevo 17-18 anni", epoca quindi precedente al delitto. Se così fosse, si smentirebbe il tanto decantato racconto fatto a più riprese, in cui sostiene di essere stato in libreria nella cittadina pavese la mattina del delitto. Il legale fa chiarezza: "L’intercettazione è lecita, chi l’ha disposta non sapeva io fossi in macchina, ma non può essere utilizzabile nel processo. Sono dichiarazioni fatte al suo avvocato, anche se non avevo depositato la nomina, per me sono formalità".
Il nodo impronta 33
Si chiude con un elemento che può essere cruciale nell’indagine, l’ormai nota impronta 33, presente sul muro delle scale dove c’era il cadavere di Chiara Poggi, attribuita dalla Procura all’attuale indagato. A commentare è Ugo Ricci, genetista del team Stasi: "Non credo che ci sia un contrasto tra noi e il generale Garofano, quello che sappiamo ci viene detto dalla Procura. Da cittadino ho fiducia nei loro consulenti, non ho competenze da dattiloscopista, ci sono considerazioni fatte da attuali investigatori del RIS che la definiscono suggestiva per un imbrattamento lasciato dall’assassino. Ci sono poi delle valutazioni di tipo sperimentale che noi abbiamo fatto che i provano che i test fatti illo tempore potessero essere dei falsi negativi, quindi si può non riuscire a evidenziare una traccia di sangue potenzialmente presente. Garofano ha delle convinzioni che derivano da una fotografia".
A questo ribatte l’ex capo dei RIS: "Da quando il Tg1 ha diffuso l’esito dell’impronta 33 piano piano quella è diventata di Sempio, l’impronta insanguinata dell’assassino. Per questa serve una considerazione generale, le minuzie devono essere oggettivamente riconoscibili, i consulenti della Procura sono partiti da una fotografia fatta allora dal RIS, che l’aveva ritenuta non utile. Se la ingrandiamo senza i puntini verdi e cerchiamo di trovare le 15 mnuzie non le troviamo. Io non ho un parere da ex consulente di Sempio, è lo stesso dei consulenti della famiglia Poggi, ben vengano le sperimentazioni, ma non possono ricostruire le variabili, la temperatura, la composizione del muro, il tempo trascorso, il materiale che si è trasferito su quel muro per creare l’impronta. A oggi quell’impronta non è utile e non è di sangue, vedremo o in una richiesta di incidente probatorio o nel dibattimento cosa dirà una perizia. Le 15 minuzie obiettivamente non ci sono".