Garlasco, De Rensis punge Sempio: "Stasi lo ha fatto, a differenza di altri". E su Lovati: "I sogni li lascio a lui"
Nella puntata del 4 agosto di Filorosso, torna Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, che prima colpisce Andrea Sempio e poi il suo legale Lovati

Nella nuova puntata di Filorosso, il programma condotto da Manuela Moreno in prima serata su Rai Tre lunedì 4 agosto 2025, si torna a parlare del caso di Garlasco con l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, il generale Luciano Garofano, consulente della famiglia Sempio presente via collegamento video, e il giornalista Stefano Zurlo, tra gli altri. Ecco cosa è successo durante la puntata di Filorosso del 4 agosto.
Garlasco, cosa è successo nella puntata di Filorosso
Il blocco dedicato al caso Garlasco comincia con Manuela Moreno che introduce Luciano Garofano che è in collegamento video. La prima domanda è "Quando sono entrati i RIS, il corpo di Chiara era riverso o era stato già girato?", e l’ospite risponde di non conoscere i dettagli in quanto non era presente in quella circostanza, ma poi aggiunge: "Io sono entrato successivamente in quella scena. Consideri che i miei colleghi non sono intervenuti il primo giorno. Le fotografie che io ricordo, fatte dal medico legale, inquadrano Chiara con la testa distesa verso la cantina, ma io non ho particolari di quei momenti perché non c’ero". Poi si parla del presunto profilo genetico mai rilevato (il Dna fantasma che non compare negli atti ma viene menzionato da alcuni quotidiani nazionali nel 2007): "A me non risulta che ci fosse un profilo ignoto diverso da quelli che sono stati individuati, quindi di Alberto Stasi – intendo come materiale di confronto – e della vittima, perché se ci fosse stato già allora un profilo ignoto, sarebbe stato un elemento di grandissimo valore ai fini investigativi, quindi credo sia una delle tante suggestioni degli ultimi mesi".
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Entra nel canale WhatsAppIn studio entra l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, e la conduttrice gli chiede: "I suoi periti sarebbero in grado di ripetere le analisi fatte sull’impronta 33 su quelle trovate sul pigiama di Chiara?", ma la risposta è negativa: "Non credo che ci sia la possibilità di farlo, non so se ci sia la possibilità di immaginare la grandezza della mano ma anche questa è relativa: ci sono uomini con mani piccole e signore con mani un po’ più grandi, quindi credo che lì non si potrà fare granché". Si torna poi alle minuzie dell’impronta 33 e la genetista Marina Baldi dice: "E’ un’impronta palmare. Non ho molti dubbi sui risultati dei periti della Procura, sono molto esperti, ma da qui a considerarla correlata all’azione omicidiaria c’è proprio un mondo. Nel senso che è un’impronta in cui l’esame specifico era negativo, quindi non è sangue. E oggi non è un esame che si può ripetere, ma non credo avremmo risultati diversi in questo momento, l’esame è rimasto lo stesso che c’era all’epoca. Se non è un’impronta insanguinata, io non ho modo di collocarla nel momento dell’omicidio, quindi perde consistenza".
L’inviata di Filorosso chiede alla genetista se sia possibile distinguere da un’immagine sudore e sangue nell’impronta 33 e la dottoressa spiega che non è possibile farlo. Sulle minuzie invece dice: "Lì c’è molta controversia, perché le 15 minuzie sono state ricavate elaborando le fotografie. Le linee guida in Italia devono essere 16/17, ci sarà da dibattere sulle minuzie". "In merito all’intonaco che è sparito, restano solo le foto e la giornalista chiede alla Baldi "possono bastare per una prova giudiziaria?" Questa la risposta: "Direi di no, quella prova perde di importanza non avendo la possibilità di fare gli esami, però se l’impronta deve essere analizzata da un punto di vista delle impronte digitali, la foto potrebbe essere anche sufficiente".
De Rensi commenta le parole della genetista dicendo che "quella delle 15 minuzie insufficienti è una grande inesattezza, perché ne sono bastate anche 12, dipende dalla loro qualità". Il generale Garofano dichiara: "Dipende dalla qualità delle impronte, in questo caso dalla fotografia. Il dato importante è che le minuzie siano obiettivamente riconoscibili: noi non le abbiamo trovate. Non è tanto un problema di minuzie, ma il dato obiettivo che mancava: quella macchia di sudore, che non aveva alcuna corrispondenza con il sangue, fu individuata come tale, scartando l’ipotesi del sangue, perché i miei colleghi di allora misero in evidenza delle macchie di sangue vere di pochi millimetri. Quella parete in quell’area non evidenziava qualche cosa che potesse minimamente ricondursi al sangue. Quel materiale non è sparito, è stato utilizzato, lo dico perché nessuno ha la volontà di nascondere qualcosa. Si è consumato nella lavorazione, assolutamente sì".
Stefano Zurlo prende la parola, affermando di essere d’accordo per la prima volta con l’avvocato De Rensis dopo gli scontri dei giorni scorsi: "Sul problema delle minuzie sono d’accordo, una volta tanto, con l’avvocato De Rensis, è superabile". La conduttrice lo interrompe: "Oddio, che succede stasera?" e il giornalista ammette: "Ha ragione, è superabile, però quello che dice Garofano non lo è, perché sono state fatte analisi approfondite allora, l’impronta 33 oggi è al centro di una rivisitazione, ma parliamo di una foto su cui è difficile arrivare a risultati condivisi e che reggano poi eventualmente ai successivi gradi di giudizio. Sull’impronta fantasma invece è stato detto tutto il contrario di tutto. Ad oggi quello che abbiamo capito ed è un po’ sorprendente è che si è posto un grande faro sulla colazione di Chiara e alla fine è venuto fuori che la cannuccia dell’Estathé è stata utilizzata da Alberto Stasi. L’argomento sembra che non interessi a nessuno".
Pronta la replica di De Rensis, che punge lievemente Andrea Sempio: "Possiamo anche mettere in quei 23 minuti Alberto che, sporco di sangue, dopo aver massacrato la povera chiara, ha bevuto l’Estathé. Ma il mio assistito, al procuratore, quando è stato interrogato, che è la sede dove si deve parlare e Alberto è sempre andato a parlare con tutti i Magistrati a differenza di altri, ha spiegato di aver sempre bevuto l’Estathé e magari lo ha fatto anche quella sera, dopo la pizza". Manuela Moreno interviene: "Si riferiva a Sempio, ma abbiamo sentito dagli avvocati che è stata una scelta difensiva". Poi il legale di Stasi aggiunge: "Per quanto riguarda le analisi scientifiche, anche altri esperimenti hanno portato alla condanna. Non entro mai in confronto col generale, dico solo che dobbiamo accettare quello che gli scienziati ci dicono e poi dopo si vedrà".
La criminologa Flaminia Bolzan ha visto nuovamente le foto e riletto il referto autoptico scritto dal medico legale Ballardini nel 2007. In diretta svela cosa l’ha colpita, ed è in particolare il fatto che tra i colpi inferti alla ragazza e il momento del decesso sarebbero passati pochi minuti. La criminologa sottolinea: "Significa che la dinamica omicidiaria è stata molto breve. Le lesioni mortali erano state inferte principalmente al viso e nella regione occipitale. Ballardini individua la lesione mortale in quella collocata sulla nuca, leggermente a sinistra: sarebbe stata inferta con un’arma contundente pensate ed è molto grossa, il colpo sembra vibrato dall’alto. Quella lesione era atta a cagionare la morte, ma quelle trovate hanno tutte carattere di vitalità, quindi c’era attività circolatoria. Inoltre, Chiara non si è difesa nel momento in cui veniva colpita e soprattutto, proprio perché le lesioni erano tutte vitali, non è stato possibile identificare quale è stata inferta prima. Poi i tagli alle palpebre, io non credo nell’ipotesi della tortura, sicuramente quello usato è un mezzo lesivo diverso, perché tagliente e la lesione è molto più superficiale rispetto alle altre. Non credo nelle sevizie perché contrasta apertamente con la dinamica dell’omicidio".
Il Generale Garofano non è molto d’accordo con la Bolzan perché "nei documenti si parla sempre di un solo strumento e quelle ferite sulle palpebre sarebbero state provocate dallo stesso oggetto. Il dottor Testi ipotizza un martello utilizzato di taglio". Ma la criminologa la pensa diversamente, dicendo che non le sembra possibile che quelle lesioni provengano dalla parte fine del martello, ma ricorda che effettivamente Ballardini aveva ipotizzato che potesse trattarsi di un’arma con una parte battente e una tagliente. Tornando all’autopsia, la Bolzan dice che ad averla colpita è anche un foro, o meglio una lesione con un diametro molto piccolo che si trova all’altezza della tempia sinistra: "E’ abbastanza particolare perché mal si sposa con tutto il quadro di quello che abbiamo descritto, è difficile pensare alla presenza di un terzo mezzo lesivo che possa aver prodotto quella lesione. Mi ha colpita però una considerazione dell’esperto Manieri rispetto a un oggetto che c’era sulla scena del crimine e di un portavaso in ferro battuto che aveva dei ricci. In base a una ricostruzione, poteva mostrare una certa compatibilità laddove Chiara fosse caduta, ma questo andrà accertato. Il foro poteva essersi prodotto attraverso il contatto di quel mezzo con quella regione o con una pressione". Il generale Garofano viene preso in causa e gela la Bolzan: "Io non faccio il medico legale, è meglio lasciare a loro queste considerazioni sulla tipicità delle lesioni. Tra l’altro, sappiamo che Chiara è stata anche oggetto di pugni".
Cade la linea e prende la parola De Rensis: "Sono convinto che sulla scena del crimine ci fossero più persone. Dobbiamo aspettare, credo arriveranno molti accertamenti che susciteranno confronti piuttosto vivi". E aggiunge: "Questi dibattiti sono un bellissimo esercizio alla pazienza, perché ancora devo sentire che Alberto si è accuratamente lavato le mani sporche di sangue, quando quel dispenser non è mai stato lavato perché ha delle incrostazioni, non vi è stata trovata neanche una microscopica traccia di sangue nel sifone e ci sono quattro capelli non repertarti che sono incompatibili con un’azione di lavaggio accurato del lavandino. Testi ha scritto che in due secondi si poteva spostare il corpo di Chiara, per me è assolutamente impensabile farlo con un povero corpo di circa 55 kg. Io penso invece che le indagini che arriveranno ora si allontaneranno molto da ciò che ha detto quella sentenza, ma io sto immaginando". Manuela Moreno ironizza: "Anche lei ha i sogni e gli incubi come l’avvocato Lovati?", e De Rensis risponde: "No, i sogni, gl orari e il resto li lascio all’amico Lovati, io immagino".
