Garlasco in Tv, Garofano s'arrabbia e sbotta: "Siamo gli unici". De Rensis sfida il collega: "Se lo ricorderà"

La puntata di Far West di martedì 17 febbraio 2026 ha dedicato ampio spazio al delitto di Garlaasco, tra chi difende la vecchia indagine e chi aspetta grandi novità

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"Far West", il programma condotto da Salvo Sottile ora in onda ogni martedì su Rai3, ha dedicato uno spazio al delitto di Garlasco e all’andamento della nuova indagine, che presto potrebbe arrivare a un punto di svolta.

Garlasco, Far West, puntata 17 febbraio 2026: cosa è successo

La Procura di Pavia che si sta occupando del delitto di Garlasco, sta mettendo in discussione praticamente tutto: la scena del crimine, l’orario del delitto e la dinamica, oltre al dubbio in merito al numero di assassini. Le impronte trovate fanno ricondurre tutto a una sola persona, che avrebbe indossato presumibilmente una FRAU 42, ma ci sono degli elementi che fanno pensare alla presenza di altre persone la mattina del 13 agosto 2007. Si parte dalle ferite trovate sul corpo, di tre diverse tipologie, cosa che fa pensare a più mani a colpire la ragazza.

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Sottile parte interrogando il generale Garofano, che ai tempi da capo del RIS aveva gestito il caso, visto che si dice che la nuova BPA possa avere individuato impronte di due scarpe. "Per me non è plausibile, c’erano tracce limitate che potevano riferirsi a scarpe, ma si deve analizzare il contesto nel totale, le persone non volano. Noi non possiamo attribuire una scarpa se c’è solo una parte di questa impronta, se le persone camminano lasciano più tracce. L’unica traccia consistente era la famosa scarpa a pallini, altre forme non hanno avuto conferma, vi garantisco che le abbiamo studiate con attenzione, compresa quella vicino ala scala che da poco è stata attribuita a una mano, ma non era una mano".

Interviene la giornalista Rita Cavallaro: "Anche la scarpa a pallini vola, c’è in un punto, poi dal salone fino all’uscita non c’è". Su questo Garofano obietta e smentisce, per questo lei procede: "Dal salone fino all’uscita Stasi, o chi per lui, ha volato, quello c’è nella sua BPA". Lui continua a negare, per questo inizia un botta e risposta tra i due, che sono di pareri opposti. Cavallaro: "Ma lei la deve smettere di interrompermi quando parlo". Garofano: "Lei dice cose inesatte perché sulla scena del crimine non c’è stata. Ha letto delle relazioni e non è competente". Cavallaro: "Sto solamente quello che è venuto fuori in questa inchiesta". Garofano: "E allora non parli di quello che ho fatto io con i miei uomini". Cavallaro: "Ne parlo perché ci sono stati degli errori, quanti finora? 82?!". Garofano: "Ci vada lei allora sulla scena del crimine, se è così brava". Cavallaro: "Ci vada lei, è pagato per farlo".

Tutto viene smorzato da Sottile, che prova a fare una battuta: "Non litighiamo subito, avvocato De Rensis mette lei una parola di saggezza…". Il legale risponde: "La parola di saggezza la prendo in prestito dal giudice Vitelli, di cui sono in modo fiero e convinto un grande estimatore, anche se c’è chi dice che ha sbagliato tante cose. Lui dice che ogni tanto bisogna dire: ‘Non lo so’. In questa indagine ci sono ancora dei ‘Non lo so’, i 4 capelli dove sono finiti? Non lo so? Si è lavato accuratamente ma il lavandino era sporco? Non lo so. E invece quando c’è un dibattito, non mi riferisco direttamente al generale e non voglio difendere la dottoressa Cavallaro che ha più forza di me, tutto è stato assertivo. Se iniziamo a fare il gioco delle competenze, tu non sai quello io so quell’altro, il dibattito non è costruttivo. Questa BPA ci dirà finalmente se la cornetta del telefono fosse staccata o no? Se ci dirà che era staccata voglio vedere chi dice che la dinamica è quella. Per la mano per terra, vediamo cosa ci dice la BPA, fermiamoci a qualche ‘Non lo so'".

Garofano prova a raddrizzare il tiro: "Chiedo scusa per essermi scaldato, ma non mi piace se si riferiscono cose non vere, non si può dire che la scarpa a pallini volava, quella era in tutto l’appartamento, si deve essere precisi". Cavallaro precisa ancora: "L’impronta a pallini non c’è verso l’uscita". Garofano difende ancora la sua posizione e quella dei suoi uomini: "Noi siamo gli unici ad avere lavorato sulla scena del crimine, gli altri sulle fotografie, per questo difendo la nostra conclusione, vedremo".

L’intervento di Massimo Lovati

Interviene l’avvocato Massimo Lovati, che fino a qualche tempo fa difendeva Andrea Sempio: "Il mio pensiero è quello del generale, è un omicidio compiuto da una persona sola, il concorso è stato introdotto dopo 18 anni per riaprire un’inchiesta che non poteva essere riaperta. La BPA non potrà stabilire niente di diverso".

Sottile sottolinea di avere aperto la possibilità di essere in studio agli avvocati Tizzoni e Compagna, che assistono la famiglia Poggi, ma nessuno di loro ha accettato, il primo però in un’intervista ha detto la sua sull’ipotesi del complice. "Il dato processuale conferma che l’azione è stata posta in essere da una sola persona – dice -. La difesa di Stasi aveva prospettato l’ipotesi di due persone, ma senza troppa convinzione. Di questo aveva parlato davanti al giudice Vitelli il perito Varetto, che lo aveva escluso categoricamente. Nessun medico legale, né nessuna verifica scientifica hanno confermato la possibilità che gli autori del delitto fossero più di uno. L’indagine per concorso è stata impostata dalla Procura di Pavia, noi attendiamo. Paradossalmente è il giudice Vitelli a introdurre, ma esclude, l’ipotesi che Stasi abbia avuto un ruolo non come autore materiale, ma come complice consapevole di un delitto fatto da altri, lo esclude con la perizia sulla camminata".

De Rensis fa un invito al collega Compagna, legale di Marco Poggi, che lo ha messo in discussione a livello professionale: "Se non mi riconosce come avvocato gli dico come può fare, se un giorno ci incontreremo in udienza, e chissà potrebbe succedere in questo caso, scoprirà se e come svolgo la professione. E forse se lo ricorderà anche".

Inevitabile da parte di Sottile fare una domanda all’avvocato Angela Taccia, legale di Sempio: "Perché è stato indagato Sempio in concorso?". Lei risponde: "E’ un capo di imputazione provvisorio, ma abbiamo sempre detto che è un escamotage per aggirare il ne bis in idem. Per noi l’assassino rimane uno, ma come è possibile dire ‘in concorso con Stasi o altri’ se Stasi e Sempio non si sono mai conosciuti?".

Delitto Garlasco, il nodo dell’impronta 33 e il ruolo della porta

Il conduttore chiede poi a Taccia la sua opinione in merito all‘impronta 33, che la Procura attribuisce a Sempio: "Ci sono più consulenze di parte, su questo l’incidente probatorio non è stato fatto, noi ci eravamo opposti perché non c’erano i presupposti per farlo. E’ stato poi il GIP a non ritenerlo utile. Noi siamo tranquilli, per noi come per altri dattiloscopisti non appartiene a Sempio, ma se dovesse appartenergli lui non ha mai negato di essere andato in cantina. In quell’impronta non c’è sangue, per questo per noi non è così importante per ora per capire la dinamica dell’aggressione. Finché non mi collocano Sempio sulla scena collegandolo a quell’impronta, dicendo che è sporca di sangue, per me ha la stessa valenza delle altre. Se anche leggessimo in modo errato la perizia Albani, Sempio lì c’è stato, qual è il problema?".

Interviene Garofano: "A mio avviso quell’impronta non è utile per fare alcun confronto. Per il DNA sulle unghie il profilo non è idoneo per fare alcuna diagnosi. In un’altra indagine ho trovato due soggetti non imparentati che avevano in comune 14 alleli, quel profilo Y; che è stato a mio avviso per errore attribuito a Sempio, può appartenere a 1.000 persone".

Sottile passa poi a parlare dell’ormai nota porta a soffietto, su cui ha fatto una consulenza Roberta Bruzzone. Lui fa un appunto che contraddice la criminologa: "Stasi sia da assassino sia da scopritore ha comunque aperto la porta".

L’analisi dei computer di Chiara e Alberto

Fabio Falleti, consulente dei Poggi, viene interrogato sugli omissis della Procura sul computer di Chiara: "Sul suo PC ci sono attività normali, non ci sono collegamenti che possono portare a informazioni pruriginose o ad Andrea Sempio. Marco ha una navigazione da adolescente, visitava siti porno, giochi online o partite di calcio. La navigazione sui siti porno era in tarda mattinata o nel pomeriggio, quando Chiara era al lavoro. Lei aveva navigazioni da ragazza, su moda, gioielli, Ci sono un documento su anoressia, cocaina, pedofilia in PDF della sua chiavetta, non ci sono ricerche nel PC. Non sappiamo come ci siano arrivati. Non è vero che qualcuno ha tentato di caricare il video intimo di Chiara e Alberto su Youporn".

Questo merita un commento di De Rensis: "Io non c’ero, spero che nessuno possa fare l’ipocrita, ma sembrava che l’unico che guardasse porno in Italia fosse Stasi. Miliardi di persone lo fanno e non ci sono miliardi di assassini".

Arriva la chiosa di Lovati: "La chiave di lettura dell’omicidio si trova nel computer di Chiara. Ci sono dei file criptati, che secondo me rimarranno criptati, di veri documenti video, non filmati, con persone vere, non attori, che commettono atti di un certo tipo ma anche documenti sulla cocaina, sull’anoressia. Persone riconoscibili. L’ Omissis che dice la Procura è quello. Chiara stava conducendo delle ricerche di letteratura che riguardavano questi argomenti presso gli enti ecclesiastici americani". Taccia al suo fianco: "Lui sa delle cose che non ha condiviso con me e con Andrea, forse per protezione nei suoi confronti!". Il giornalista Colaprico: "Non credo a una parola".


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