Garlasco in Tv, Del Debbio tuona: "Una valanga di errori umani". E De Rensis avverte: "L'impronta 33 sarà un grosso problema"
Dritto e Rovescio ha dedicato un lungo dibattito al caso Garlasco giovedì 14 maggio 2026, facendo venire alla luce le teorie della Procura nei confronti di Andrea Sempio.

"Dritto e Rovescio" è in onda come ogni giovedì anche il 14 maggio 2026, con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco, che sta tenendo banco tra l’opinione pubblica, soprattutto dopo la diffusione dell’informativa dei carabinieri, che vede come unico indagato Andrea Sempio, accusato di avere ucciso Chiara Poggi. Paolo Del Debbio si pone in aperta una serie di domande: siamo di fronte a un nuovo colpevole? E allora quello di prima, quello che sono anni che sta in carcere, è innocente?
Garlasco, Dritto e Rovescio puntata 14 maggio 2026: la ricostruzione della Procura su Sempio
Si prova a ricostruire quanto evidenziato dalla Procura: la colluttazione sarebbe iniziata davanti al divano del soggiorno, qui sono state repertate tre piccole gocce di sangue, ma è stato l’inizio. L’aggressione è poi proseguita davanti alla scala, dove Chiara Poggi viene colpita più volte con un colpo contundente, il killer l’ha poi trascinata verso la porta che conduce alla cantina. A questo punto la ragazza, ferita ma ancora viva, tenta l’ultima disperata reazione, ma l’assassino la colpisce ancora, per tre o quattro volte, priva di sensi viene spinta giù per le scale, è qui che per l’accusa Sempio sarebbe sceso per finirla con gli ultimi colpi.
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Entra nel canale WhatsAppDopo l’omicidio il killer si è poi spostato in bagno per specchiarsi, come viene confermato dall’impronta sul tappetino, per poi andare in cucina, ripulire se stesso e forse l’arma. Lo strumento potrebbe essere un martello con base quadrata, nonostante il killer si sia lavato in cucina c’è solo una traccia di sangue sullo stipite della porta. Il colpevole si sarebbe poi affacciato sulla scala per avere la sicurezza della morte della 26enne, è in questo frangente che lascia l’impronta 33 sul muro, forse bagnata di sudore, sangue o sangue appena lavato. Per gli inquirenti appartiene ad Andrea Sempio, che nello stesso istante imprime sul gradino la traccia N1. Secondo le ultime indagini antropometriche questa coinciderebbe con la misura del piede dell’indagato, nonostante lui avesse sempre detto di portare il 44. Sempio sarebbe stato ossessionato dalla vittima, di fronte a un suo rifiuto avrebbe reagito con un’aggressione definita nelle carte "cieca, sproporzionata e furiosa", ipotesi confermata dai suoi scritti, che lo definirebbero violento e contro le donne.
I soliloqui di Sempio e il loro significato
Del Debbio chiede subito a Grazia Longo se i soliloqui possano inchiodare Sempio: "Hanno sicuramente una grande potenza mediatica – riferisce -. Tant’è che se ne parla da giorni, ma secondo me non possono assolutamente inchiodarlo né incolparlo. Lui parlava da solo, dove dice che Chiara non avrebbe voluto parlare con lui stava commentando un podcast, lui aveva questa abitudine. Pensate che il 26 febbraio 2025, il giorno prima di essere indagato riceve l’avviso per presentarsi alla caserma dei Carabinieri, in realtà è già intercettato, lui si mostra preoccupato in macchina e fa la voce del carabiniere che avrebbe visto il giorno dopo. Lui dice: ‘Ah ma lei deve star tranquillo, non la portiamo mica dentro’, anche lì fa una vocina. Fare la voce di Chiara è sicuramente sgradevole, ma sono soliloqui che nulla hanno a che fare con la sua colpevolezza".
Su questo il conduttore è parzialmente d’accordo: "I soliloqui sono una forma particolare, tutti noi facciamo ragionamenti, ma questi sono soliloqui sul fatto specifico". Su questo interviene il giornalista Stefano Zurlo: "Ci sono due valutazioni da fare contrastanti. Lui rimugina questa storia, c’è chi pensa perché colpevole, ma magari anche perché era già stato indagato due volte, la vittima è la sorella di uno dei suoi amici, è una cosa forte per lui. Ci si deve chiedere, e su questo lascio un punto aperto, lui cita elementi che nessuno conosce? Se è così, questo va contro di lui, altrimenti no. I processi si fanno sulle prove, non sulle parole, la parola più citata è inc., che è incomprensibile, sono discorsi spezzettati, confusi. A volte tiriamo fuori qualcosa di nuovo, ma poi salta fuori anche un precedente, è difficile dire quale sia il primo strato".
Del Debbio chiede a Maurizio Belpietro quale idea si sia fatto dopo avere letto l’informativa dei carabinieri: "La prova regina non c’è, ma non c’era neanche contro Stasi. Ci sono indizi, questo è un processo indiziario, ma il primo di questo tipo lo hanno fatto a Stasi ed è stato condannato a 16 anni. Si demoliscono punto per punto le motivazioni della sentenza di condanna, c’è l’analisi del perché Stasi non c’entri nulla con il delitto. Non c’è il movente, nelle chat si evidenzia che il rapporto tra Chiara e Alberto fosse intimo, parlavano di sfera affettiva, film porno, i loro video, regali che si erano fatti anche da questo punto di vista, quindi perché doveva esserci una lite tra loro? Si demolisce la questione dei pedali, si elencano una serie di casi in cui non ci sono state macchie di sangue sotto le scarpe. Sono considerazioni buttate lì come quelle che hanno portato alla condanna di Stasi". Su questo Longo obietta: "Non è vero, c’è stata la perizia sulla camminata. Ci sono 40 giudici che lo hanno condannato". Belpietro continua: "Tanto è vero che c’è un magistrato indagato per corruzione, capisco che vi agitate, non avete letto le parti giuste. C’è un dato di fatto, il famoso alibi di Sempio, lo scontrino, non c’è, è falso, non è suo. E’ lui che dice: ‘Ah, quella str***a mi ha buttato giù’, evidentemente non ha sbagliato numero. Se ha visto i suoi video intimi evidentemente si era fatto qualche idea del suo rapporto. E’ evidente l’attenzione nei suoi confronti, per lui va interpretato tutto, mentre per uno che arriva senza motivazione, ammazza la fidanzata in 23 minuti e ricomincia a scrivere la tesi bello e sereno, questo si può dimostrare tutto, il resto no. Ora vi sentite orfani di un colpevole". Longo obietta: "Non hai letto bene le carte, la Cattaneo dice che il delitto potrebbe essere avvenuto tra le 7 e le 12.30".
Interviene su questo Antonio De Rensis, legale di Stasi: "Per l’avvocato Bocellari, che ha lottato 15 anni, e per me che lotto da 4 anni e mezzo, sarebbe facile fare quello che hanno fatto loro sulla telefonata al 118. Pensate cosa sarebbe successo nel 2007 se avessero trovato che Alberto scriveva che lo stupro sarebbe l’affermazione del maschio sulla femmina. Cosa sarebbe successo se aveste scoperto lui guardava i blog dove si parla di donne stuprate, uccise e mangiate, e potrei andare avanti all’infinito. Ma noi non lo facciamo, noi siamo interessati ad Alberto. Poi però c’è un’indagine, vedo che qualcuno che difende tutta la magistratura italiana non difende quella di Pavia, è un suo collega (dice a Del Debbio, ndr). Vedo argomentazioni sorprendenti sull’informativa, l’impronta 33 sarà un grosso problema, non parlo di pistola fumante, ma per Stasi non c’era nemmeno quella ad acqua. E’ stato usato un approccio modernissimo, chi aveva detto che fosse stato scambiato il muro con le minuzie è stato smentito dalle più alte autorità scientifiche dell’Srma dei Carabinieri, compreso l’attuale capo dei RIS. Il Colonnello Mattei ha detto che l’impronta fosse bagnata, talmente impresto che faceva senso. Noi dobbiamo pensare che non esiste uno Stato di Serie A e uno di Serie B, le sentenze bisogna rispettarle, ma questa indagine vede lati scientifico che tolgono Stasi dalla scena del crimine. Innanzitutto l’assenza del DNA, la ricostruzione dell’omicidio, la Cattaneo dice che l’aggressione non può essere durata meno di 15-20 minuti, se i minuti sono 23 con cosa è tornato Stasi? Con il missile? Non dobbiamo guardare cosa ci piace, ma cosa è giusto. I nostri concittadini stanno capendo come stanno le cose, le sentenze sono emesse nel nome del popolo italiano, quindi i concittadini hanno il diritto di informarsi su questo caso".
Del Debbio vuole quindi sapere dall’avvocato se dopo due bocciature si punti alla revisione: "In realtà, la difesa autonomamente ne ha fatta una. L’avvocato Bocellari è in ritiro, sta lavorando con impegno, io cerco di dare il mio modesto contributo, stiamo analizzando riga per riga, la revisione la presenteremo al momento e nel modo giusto. Poi osserveremo cosa farà il Procuratore Generale di Milano. Il Procuratore Capo di Pavia abbia incontrato il Procuratore Generale e l’Avvocato Generale dello Stato ha un significato forte. Sarebbe stato molto facile per il Procuratore Napoleone girarsi dall’altra parte, ma sa che non si può fare il magistrato senza coraggio. Questa è un’indagine piena di coraggio, indipendentemente da come finirà, attaccata ferocemente dal primo giorno. Non ho sentito una parola quando la dottoressa Muscio prima del fermo interrogava Alberto e chiedeva spiegazioni sul sangue sui pedali, che non c’era".
Il biglietto gettato da Sempio e la sua personalità
Spazio anche al bigliettino scritto a mano da Sempio, da un lato c’è una descrizone su come approcciare le donne, dall’altro una serie di parole che per chi indaga sarebbero collegate all’omicidio di Chiara Poggi. Queste sono "inizio scoperta, da cucina a sala, cane, finestra da fuori, campanello, assassino". A insospettire è anche la sua scoperta, il 26 febbraio 2025 riceve una convocazione delle forze dell’ordine, immaginando di essere indagato si mette in auto e va a buttare un sacco dell’immondizia, ma lo fa lontano da casa, vicino a dove lavora. I carabinieri lo stavano seguendo e lo recuperano, perché ha avuto fretta di buttarlo e soprattutto così lontano?
Eppure per Gianluigi Nuzzi in quel foglio non ci sono i momenti del delitto, ma una sorta di scaletta che lui gli aveva chiesto di fare per il suo spettacolo teatrale, lui voleva sapere cosa fosse successo la prima volta in cui ha saputo di essere indagato. Su questo interviene Grazia Longo: "La Procura di Pavia e i carabinieri di Moscova hanno fatto un grande lavoro. io non lo metto in discussione. Per me leggendo l’informativa nessuno può togliere Stasi dalla scena del delitto, la professoressa Cattaneo fa una valutazione sulla scarpa, ma quella è una consulenza, ce ne sarà un’altra. Mi devono ancora spiegare come uno che porta 43-44 possa entrare in una scarpa 42. Per l’impronta 33 le minuzie sono solo 15, per la legge italiana ce ne vogliono 16, ma mettiamo che bastino, può essere stata lasciata perché bagnata di sangue o sangue lavato, ma può essere anche solo sudore. In merito allo scontrino nell’informativa il super teste, il pompiere che aveva una relazione con la mamma di Sempio, dice che si incontravano nella Lomellina, a casa sua. La cella telefonica quella mattina la colloca a Gambolò come ha detto, lui dice che non fosse nel suo stile andarlo a controllare a sua insaputa. Quindi come fate a dire che lo scontrino non sia vero?".
De Rensis replica: "La professoressa Cattaneo non ha fatto valutazioni, ha preso un metro, cosa che non avevano fatto nel 2007. Se io dico di portare un numero di scarpa si prende il metro e si misura, le risultanze sono 26,7 centimetri fino a 27,2 centimetri e corrisponde a un numero di scarpa ben preciso. Oggi le valutazioni sulle minuzie sono quali e quantitative, quindi ci sono impronte identificate con 12 minuzie, conta la qualità. ll generale Garofano dice che hanno confuso in alcuni punti le increspature del muro con le minuzie, ma se io devo scegliere una squadra scelgono gli otto che hanno detto una cosa diversa".
Del Debbio ci tiene a dire la sua: "L’importante è che sia smontata l’impressione che è in tanti cittadini, davvero molto brutta. Ovvero che ci ossa essere un innocente in carcere e che si stia indagando su una persona, per cui ci siano pochi elementi probatori. Il PM Napeleone è alla fine della sua carriera e con un curriculum importante, non credo possa avere riaperto un caso per occupare il tempo prima della pensione. Evidentemente qualcosa deve ancora venire fuori".
La Procura di Pavia ha inoltre utilizzato appunti, riflessioni e scritti online di Sempio per capire quale sia il suo pensiero sulle donne, con l’idea che da questo si possa arrivare con maggiore certezza al movente. "La sua ossessione per le donne – si legge nelle carte degli inquirenti – lo spinge a pagare per avere una foto senza veli da un’amica. Non solo, accede di nascosto ai cellulari delle colleghe per cercare immagini e chat che possano eccitarlo". Si aggiunge la navigazione a siti pornografici, con maggiore attenzione alle categorie "incesto" e "stupro'". Ci sono anche documenti scaricati dal web sui predatori sessuali, uno di questi si riferisce al mostro di Parigi. Lui scrive in modo quasi ossessivo, annotando anche i suoi sogni, di cui è protagonista, tra accoltellamenti e stupri. I soliloqui in auto confermerebbero inoltre l’ossessione per Chiara Poggi, nonostante lui davanti alle telecamere abbia sempre negato, riferendo di averla incontrata solo raramente.
In merito al profilo di Sempio interviene Elisabetta Aldrovandi, legale di Stasi: "Questa personalità problematica si vede nei messaggi su un forum, nelle visite a siti pornografici violenti incestuosi, ma anche nel modo in cui diceva cosa fare alle donne, spia i telefoni, comprava foto intime, le oggettivizza pensando che siano parti anatomiche da sfruttare e non esseri umani da amare. La consulenza del RACIS è fondamentale, non a caso la difesa ne ha commissionata un’altra".
Non può che essere determinante il parere di Massimo Lovati, che è stato il legale dell’indagato: "Bisogna partire dalle fondamenta, stiamo dando i numeri. Se partiamo dall’idea che le perizie sul lato psicologico dell’imputato sono vietate dalla legge, a cosa serve questo? Il RACIS per me è acqua fresca, la consulenza è inutilizzabile e vietata. Se ne faccio un’altra vado al di là del dovuto, non sono per niente d’accordo con questa scelta della difesa, se faccio altrettanto vuol dire che dò peso a quello che dice la Procura. Capire se lui abbia qualche ossessione sessuale è irrilevante, è da escludere da ogni giudizio di natura processuale, non è ammissibile. Togliamo di mezzo anche la relazione che farà la difesa, a meno che non voglia chiedere l’infermità mentale, ma non credo".
Interviene Carmelo Abbate: "Non sono d’accordo che sia irrilevante, se ci sono prove contro l’indagato, come l’impronta sul muro, il DNA sulle unghie, allora diventano un elemento che ha coerenza con la dinamica e il movente, lo vanno a rafforzare. Qualcuno nel 2016-2017 l’ha fatta sporca, e Lovati lo sa perché lui non ha mai detto la verità ai giornalisti ma lo ha fatto agli inquirenti, qualcuno ha comprato l’inchiesta e messo in atto una corruzione per cui non si è indagato. Sempio si è presentato a un interrogatorio dove conosceva già le domande e le risposte, con gli ufficiali di polizia giudiziaria condannati per corruzione. Hanno messo su un meccanismo che ha bruciato l’inchiesta, hanno fatto uscire il suo nome, tutto quello che c’era non c’era più. I computer sono spariti, ha fatto un reset totale, prova a pensare cosa non avremmo trovato senza quell’opera di pulizia. Lovati, lo dica finalmente, altro che le carte me le diede Giangavino Sulas, non è stato un gesto da galantuomo ripararsi dietro una persona che non c’è più. Dica veramente la verità, ora è nelle carte, loro le hanno avute prima. Loro illecitamente hanno avuto le carte, quella è stata una partita truccata, e lui c’era, ora lo dovrebbe dire".
Lovati replica: "Io non me la prendo, tutto mi scivola addosso. La partita truccata non è nata nel 2016, ma il 14 agosto 2007". Abbate dice ancora: "La partita inizia nel 2014, è ancora peggio perché c’è un povero ragazzo in carcere. Posso ringraziare Feltri, uno dei pochi che non si piega alla vulgata del ‘biondino dagli occhi di ghiaccio’, non è Stasi il punto, è il sistema Pavia, un sistema di collusioni, corruzioni, che ha preso in ostaggio la giustizia, le istituzioni, c’è tanta gente che ha pagato per colpe non commesse. Che profilo ti aspetti? C’è un assassino in libertà, che non solo ha ucciso barbaramente quella ragazza in un modo indegno, ma se ne è rimasto fuori in tutti questi anni a godersi lo spettacolo, a ignorare e fregarsene di un povero ragazzo d 23 anni, che si stava laureando alla Bocconi e che sarebbe andato a lavorare nell’Olimpo di quel mondo, ma che invece se ne va in galera senza aver fatto nulla".
Un anno fa Stasi era stato interrogato dal PM di Pavia, parlando senza mezzi termini: "Sempio? Mai visto, mai sentito, non sapevo nemmeno che esistesse prima di leggere i verbali. Non mi sono mai spiegato il muretto rotto, qualcuno può averlo fatto".
Del Debbio chiosa: "In questa storia ci sono una valanga di errori umani, ma quei giudici che hanno condannato sono sempre al loro posto dopo questa sconfessione totale? Se noi giornalisti scriviamo una cosa che non va bene arriva la querela, possibile che loro non siano mai toccati".
