Garlasco in TV, “L’impronta 33 è poco, difficile trovare il colpevole”: nuove svolte dopo l’intervista a Marco Poggi. Cosa succede

A Diario del Giorno sabato 6 giugno 2026 spazio ai commenti dopo l'intervista di Marco Poggi, si teme che il delitto di Garlasco possa restare senza colpevole

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Diario del Giorno", in onda nel weekend con la conduzione di Costanza Calabrese, ha dedicato sabato 6 giugno 2026 uno spazio al caso Garlasco partendo dalle dichiarazioni di Marco Poggi, fratello di Chiara, che ha parlato ieri sera in esclusiva a "Quarto Grado".

Garlasco, Diario del Giorno puntata 6 giugno 2026: cosa è successo

"Credo veramente che Andrea Sempio sia estraneo, quando mi hanno mostrato l’impronta 33 è stato un po’ uno choc, a caldo avevo detto che mi sembra impossibile sia stato lui. Le cose che mi hanno ferito di più alla fine sono quelle che riguardano Chiara e il voler rovinare un po’ il suo ricordo. Sinceramente mi aspettavo che all’apertura dell’indagine, prima ancora che la notizia uscisse sui media ci convocassero. Su di noi solo fango, Andrea Sempio non c’entra, spero finisca presto questo gioco sulla vita di mia sorella", queste sono alcune delle parole più rilevanti di Marco Poggi a ‘Quarto Grado’.

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Davanti a casa Poggi si trova l’inviata Alessandra Rolla, la conduttrice chiede se la famiglia abbia detto qualcosa in più a commento dell’intervista. "Non possiamo andare oltre la transenna per un’ordinanza comunale, non abbiamo visto arrivare Marco Poggi, lui per evitare la sovrapposizione mediatica ha deciso di non vivere più qui, si è trasferito in Veneto, dove lavora. Lui viene spesso a trovare i genitori, lui è sempre stato schivo e riservato, sin dal 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio, era notte fonda era arrivato davanti alla caserma dei Carabinieri, mai un gesto di stizza o una parola fuori posto. Una moderazione che ha mostrato in tutta l’intervista, lui ha detto di volerla fare dopo 19 anni di silenzi, a suo dire questo silenzio poteva avere generato fraintendimenti, vuole dire la sua verità. Lui è una figura chiave, riveste un duplice ruolo, è il fratello della vittima, ma il migliore amico di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio, ma in questa intervista lo difende a spada tratta. Era il 5 maggio 2026 quando gli inquirenti nell’interrogatorio gli hanno mostrato l’impronta 33 e il soliloquio in cui Sempio secondo l’accusa poteva avere fatto una confessione, anche in quell’occasione lui lo ha difeso con molta lealtà".

A commentare è il giornalista Piero Sansonetti: "Da fratello della vittima ha diritto di dire tutto quello che vuole, ma può essere anche un testimone, può raccontare cose di Sempio in contrasto con altre cose che emergono nell’indagine. C’è l’analisi dei soliloqui, le perizie personologiche, lui però lo descrive in altro modo. Le inchieste devono farle i magistrati, va fatta non solo per trovare l’assassino se ci si riesce, e non è detto, penso non ci si riesca, ma soprattutto per sapere se Alberto Stasi sia innocente. Non è una cosa da niente, se un ragazzo che non ha fatto nulla sta da dieci anni in prigione, una giustizia giusta non può non indagare. Su questo anche la famiglia Poggi non può dire nulla, se c’è, ed è fortissimo, non solo il sospetto quasi la certezza, dell’innocenza di Stasi dobbiamo risolvere la questione".

Interviene anche Simonetta Matone, oggi onorevole ma con un passato da magistrato, interpellata anche sulle critiche di Marco Poggi agli inquirenti: "Da una parte apprezzo l’estrema compostezza e riservatezza tenuta da Marco Poggi fino a questo momento, ma non capisco, anche se non mi permetto di criticare visto che ognuno reagisce come meglio crede davanti al dolore, perché dica non vedo l’ora che finisca questo gioco sulla vita di mia sorella. Il fatto che si sia riaperta un’indagine, che quattro magistrati di comprovata serietà stiano lavorando a testa bassa dovrebbe indurmi ad accettare serenamente questa ipotesi. Io, famiglia, mamma, padre, fratello, aprirei una finestra con un punto interrogativo, a questo punto io vorrei non un colpevole, ma il colpevole. Un dubbio me lo porrei, è una vicenda in cui non ci sono certezze granitiche. Capisco che una famiglia si attacchi a un’idea e a una soluzione che consegna alla storia giudiziaria Alberto Stasi come colpevole con una sentenza passata in giudicato, ma se questa certezza comincia a franare tanto che un Procuratore Capo si reca da un Procuratore Generale per dire cosa sta facendo, non è usuale. Nel rapporto gerarchico tra Procura Ordinaria e Procura Generale, quest’ultima ha solo compiti di vigilanza e controllo. Questo gesto fortissimo non è per la stampa, invita alla richiesta di revisione del processo".

Costanza Calabrese commenta: "Probabilmente per la famiglia Poggi anziché una finestra di dubbi si capisce come si sia riaperta una ferita".

A dire la sua è anche l’avvocato Fabio Lattanzi, che ha sempre avuto dubbi dall’inizio su Stasi: "Rispetto le parole del fratello della vittima e che lui chieda la fine di questo, è un calvario che non gli permette di seppellire questa vicenda, non dò peso a queste parole. Obiettivamente l’impronta 33 potrà avere un’evoluzione processuale importante, ma per ora è poco, non segna un passo fondamentale. Condivido le parole del direttore Sansonetti, vedo che difficilmente si arriverà a trovare il colpevole, a volte bisogna arrendersi davanti al fatto che il colpevole non si trovi. Non si può esasperare l’impronta 33 e la prova scientifica per arrivare ad accertare la responsabilità di una persona o un’altra, bisogna arrendersi e arrivare a dire che non ci sono prove per dichiarare la colpevolezza. Una cosa è l’innocenza, una è la non colpevolezza. Io sono convinto che Stasi non sia colpevole, le prove acquisite nel processo non lo dimostrano, con me sono stati convinti anche tanti giudici, oggi ho dei dubbi anche sulla colpevolezza di Sempio".


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