Garlasco in Tv, la difesa di Sempio esclude compatibilità con l'impronta in casa Poggi. Cataliotti: "Non eravamo preparati agli audio"
La difesa di Andrea Sempio, accusato del delitto di Garlasco, ha risposto a Dentro la Notizia giovedì 21 maggio 2026 alle accuse della Procura, svelando come intendano muoversi

"Dentro la Notizia" ha deciso di dedicare uno spazio al caso Garlasco, in una fase che può essere davvero cruciale per il destino di Andrea Sempio, ritenuto dalla Procura di Pavia l’assassino di Chiara Poggi, uccisa a 26 anni il 13 agosto 2007. I difensori dell’indagato consegneranno le sei consulenze che hanno fatto predisporre per rispondere alle accuse che sono state avanzate, in attesa di questo momento hanno fatto un summit per valutare la strategia da seguire, a cui era presente anche il 38enne.
Garlasco, Dentro la Notizia puntata 21 maggio 2026: la difesa di Sempio pronta a rispondere all’accusa
Al suo arrivo a Reggio Emilia presso lo studio dell’avvocato Cataliotti Andrea Sempio ha preferito evitare le domande degli inquirenti. Al normale "Come stai?", ha infatti ribattuto semplicemente: "Come mi vedete".
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Entra nel canale WhatsAppI consulenti del 38enne hanno lavorato a una nuova BPA realizzata da Armando Palmegiani per dare una versione diversa della dinamica dell’omicidio rispetto a quella dei RIS di Cagliari, comprendente anche una valutazione dell’ormai nota impronta 33. Non solo, si è cercato inoltre di ripulire gli audio che lo vedono protagonista in auto, cercando contestualizzarli, ma con la convinzione anche che le parole dette possano essere differenti rispetto a quelle indicate dalla Procura (gli inquirenti le considerano quasi delle ammissioni del delitto). In lavorazione ci sarebbero anche documenti per smentire il valore del DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi, che la genetista Denise Albani ha attribuito alla linea patrilineare di Sempio. Si avvicinerebbe inoltre alla conclusione la consulenza che i legali ritengono la più importante di tutte, quella sulle impronte di scarpe nella villetta dei Poggi, le impronte dell’assassino. "Non c’è compatibilità, quella scarpa non è di Sempio", ha già annunciato Palmegiani. Tutte queste consulenze potrebbero essere già depositate a inizio della prossima settimana, con un obiettivo importante, non andare a processo.
Gianluigi Nuzzi mostra un’immagine scattata in casa Poggi il giorno del delitto, secondo la nuova ricostruzione ci sarebbe un’impronta di mano nel sangue di Chiara, ne chiede conto a Cataliotti. "Potrebbe esserlo, ma rimando alla consulenza di Palmegiani per questi aspetti tecnici, non sono giuridici e non sono di mia pertinenza. Avete centrato quella che noi riteniamo la consulenza più importante, quella nuova in merito alla possibilità che Sempio abbia potuto indossare una calzatura come quella dell’assassino che ha lasciato le impronte per terra. Noi abbiamo adottato come misure quelle frutto dei rilievi antropometrici della professoressa Cattaneo, noi eravamo presenti quando li ha presi, e quelle delle consulenze e del processo ad Alberto Stasi. Non contestiamo i dati di partenza acquisiti dalla pubblica accusa, ma crediamo che non abbia fatto un passo in più, la toma, quindi la parte superiore della scarpa, deve avere una proporzione e dimensione rispetto alla sagoma della suola, non può essere diversamente". A detta della difesa il piede di Sempio avrebbe quindi una larghezza incompatibile con l’impronta trovata in casa, cosa che lo escluderebbe quindi dalla scena del crimine.
Nuzzi chiede un parere su questo al collega Gianluca Zanella: "Sono curioso di vedere le consulenze della difesa, non posso sbilanciarmi. Dalle conoscenze sommarie che ho della letteratura internazionale la larghezza del piede è il tema meno attendibile tra i dati che può dare un’impronta. Ci aspettavamo una battaglia su questi dati, le analisi fatte dalla professoressa Cattaneo sono state innovative, saranno difficili da contrastare, ma gli argomenti dell’avvocato mi sembrano decisi". Il conduttore continua: "Se ci dovesse essere, sarà un processo che si baserà tanto sulle consulenze e perizie, sarà molto tecnico".
A riguardo interviene anche la criminologa Gabriella Marano: "La ragionevole durata, principio sacrosanto del nostro ordinamento, dov’è? Non vale solo per il diritto di difesa, ma anche per la tutela della parte offesa e per la credibilità della giustizia. Credo oggi che Andrea Sempio sia valutato e giudicato più per quello che è, piuttosto che per quello che ha fatto. Da un punto di vista tecnico, della prova scientifica, non abbiamo ancora messo Sempio su quella scena", Zanella dissente: "Secondo l’ipotesi dell’accusa Andrea Sempio è su quella scena, c’è l’impronta 33, il DNA sulle unghie, bisognerà accertarlo in sede giudiziaria. Chiaramente nessuno può essere contento di quello che sta vivendo l’eterno indagato, ma se nel 2017 le indagini non dico fossero state fatte bene ma fossero state fatte, Sempio oggi non vivrebbe questa pressione. Se è innocente o colpevole lo si poteva capire quasi dieci anni fa".
Il legale si era detto convinto di poter spiegare tutto quanto rilevato dall’accusa, Nuzzi chiede se questo possa servire anche a togliere Stasi dalla storia: "Io sono terzo rispetto alla posizione di Stasi, ho la mia idea, non mi permetto di esprimerla, se non in relazione alle prove o alle dichiarazioni di Stasi che vanno a incidere o potrebbero incidere sulla responsabilità di Sempio. Un esempio su tutti, Stasi ha detto di avere trovato la porta delle scale chiusa, non mi sono permesso di sindacare l’affermazione, abbiamo ragionato in termini peritali, cioè di consulenza sull’impronta 33, prendendola per buona. Va da sé che se una prova fosse contrastante, quindi a carico dell’uno e a discarico dell’altro e fosse interpretabile, solo in quel caso ci esprimeremo. Che il processo di Alberto Stasi presentasse degli errori non lo dico io, ma la sentenza di Cassazione paradossalmente che lo ha condannato. E’ stato un processo dall’iter tortuoso in maniera inusuale, cinque gradi di giudizio più un grado di giudizio alla CEDU e due istanze di revisione, non sono la regola, ma l’eccezione dell’eccezione, questo già dice tanto. Ci sono stati errori, ma lì mi fermo, se ne avessi la necessità in funzione di una difesa del mio assistito, e solo in questa prospettiva, ne parlerei, per me quello è un altro processo".
Nuzzi vuole conoscere un’opinione da Zanella anche in merito agli audio dell’indagato: "Per me sono forse il vero tallone d’Achille della difesa, la mia percezione, anche se posso essere smentito dall’avvocato, è che al momento della Discovery i legali siano stati presi in contropiede. Probabilmente, ma è una mia impressione, il loro assistito non aveva condiviso con loro alcune questioni". A questo risponde Cataliotti: "Zanella dice la verità, era un elemento documentale a cui non eravamo preparati a fare i conti, tanto che la prima settimana l’abbiamo spesa a sentire tutti gli audio e cercare di contestualizzarli. Io ero partito da un presupposto, se un audio di una persona indagata rivela un particolare inedito, ignoto all’indagine e al dibattito mediatico, che solo il soggetto può conoscere, quel dato assume un valore probatorio. Per questo ci siamo sforzati di raccogliere articoli di giornali, trasmissioni Tv, commenti degli utenti che già dicessero quello che il nostro cliente dirà. Possiamo già dire di non avere trovato elementi di novità nei soliloqui rispetto al dibattito".
