Garlasco in Tv, Venditti sbotta: “Grave scorrettezza”, cosa è emerso e il grande rimpianto dell’ex PM
Nella puntata di venerdì 14 novembre 2025 di Dentro la Notizia è intervenuto l'ex pm di Pavia Venditti, che continua a sostenere la sua innocenza di fronte all'accusa che gli viene mossa dalla Procura
Sono in arrivo giornate cruciali per il delitto di Garlasco e la nuova indagine che è attualmente in corso. Si sta infatti verificando in maniera definitiva con i periti se il dna presente sulle unghie di Chiara Poggi sia attribuibile con certezza ad Andrea Sempio. Importante inoltre capire se la famiglia del ragazzo, attualmente indagato, abbia pagato tangenti per ottenere l’archiviazione, cosa che è poi avvenuta nell’arco di poco tempo. Proprio per questo il pm che si era occupato dell’inchiesta nel 2017, Mario Venditti, è indagato per corruzione in atti giudiziari, mentre viene contestata l’accusa di corruzione a Giuseppe Sempio, papà di Andrea.
Nella giornata di ieri sono stati interrogati i tre avvocati che seguivano l’amico del fratello della vittima, momento in cui si pensava potessero emergere novità importanti in merito allo spostamento del denaro. Tutti e tre hanno ammesso che i soldi avuti dai genitori servissero per saldare le loro parcelle, anzi potrebbero forse documentare quanto accaduto. I giudici del Riesame hanno però finora detto no alla richiesta dell’ex procuratore di riavere il suo cellulare, attualmente sotto esame per sapere di più in merito alla sua condotta.
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Entra nel canale WhatsAppDentro la notizia, puntata 14 novembre 2025 – Cos’è successo
Si avvicina il momento decisivo per le due inchieste legate al delitto di Garlasco, quella che coinvolge Andrea Sempio, indagato per concorso in omicidio, e quella invece legata al pm Venditti, che avrebbe ricevuto denaro per archiviare la sua posizione.
A "Dentro la notizia" è intervenuto proprio l’ex procuratore, che continua a sostenere di essere estraneo alle accuse che gli vengono rivolte: "Pensavo sinceramente che avrebbero depositato i tre verbali degli ultimi due giorni, quelli delle SIT, degli avvocati e con mia grande sorpresa non c’era neanche il Pubblico Ministero. Secondo me è stata una grave scorrettezza quella di non depositare i verbali resi dall’avvocato Lovati e dagli altri due avvocati che si erano occupati della difesa di Sempio".
Nuzzi ha sottolineato che le parole dei tre avvocati potrebbero avere depotenziato la gravità della sua posizione. I tre legali, infatti, hanno detto agli inquirenti che i soldi della famiglia Sempio sono appunto serviti per pagare le loro parcelle, su questo Venditti non ha dubbi: "Io penso proprio di sì. Io dovrei essere il corrotto, quello che ha percepito, il destinatario finale di questi movimenti di denaro. Questi movimenti di denaro si sono fermati agli avvocati di Sempio".
Non è mancato un suo intervento sulla posizione di Sempio, di cui si era occupato in passato. La sua opinione a riguardo non è cambiata: "Sono assolutamente convinto sia innocente. Oggi mi correggo, rileggendo tutti gli atti negli ultimi giorni: mi sarei dovuto fermare a gennaio 2017, non avrei dovuto proseguire nelle indagini. Mi sarei dovuto fermare nel momento in cui c’è stato il pronunciamento della Corte d’Appello di Brescia sull’inammissibilità della revisione. Mi dovevo fermare in quel momento, come ha rimarcato il Gip nel suo decreto di archiviazione dove ha detto chiaramente che mi sarei dovuto fermare a quel punto e che aver fatto delle indagini – quelle che sono oggi all’ordine del giorno, sotto esame – sono dovute a un mio eccesso di zelo".
In studio è presente anche l’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste Lovati, ex avvocato di Sempio ora indagato per diffamazione, accusa che gli è stata rivolta dallo Studio Giarda, che in passato aveva come cliente Alberto Stasi. "Il mio assistito Lovati ha ricevuto dei soldi per questo lavoro e li ha spesi, vedremo se sarà documentabile. Ho dei dubbi sugli altri due, se anche loro avessero ricevuto i soldi per le parcelle lo avrebbero detto subito, invece hanno cambiato versione solo nell’interrogatorio. Loro avevano detto espressamente: ‘Noi abbiamo cambiato il nostro lavoro con la visibilità ricevuta, perché è arrivato adesso il cambio di rotta? Anzi, hanno anche detto che chi si occupava della distribuzione dei soldi era Lovati, lui però ha detto che non era lui a farlo".
Ecco poi la stoccata del legale di Lovati: "Parlo in generale, a volte si entra in un interrogatorio da testimoni, poi si esce da indagati. Quando il magistrato fa le sommarie informazioni, poi le incrocia e capisce chi dice la verità". Pronta l’osservazione di Nuzzi: "Dire che le parole degli altri avvocati sono sospette non è una sua osservazione affrettata?": "Credo di no. Io so cosa ha fatto il mio assistito, forse gli altiri non hanno detto la verità da subito". Importante la chiosa finale: "Ci sarà un inverno caldo", frase che pronuncia sempre l’avvocato de Rensis, segno evidente di come non sia così lontana dalla realtà.
