Garlasco in Tv, spunta un audio inviato da Sempio a Nuzzi. "La reazione di un uomo che si è sentito sotto scacco"

Gianluigi Nuzzi a Dentro la Notizia lunedì 11 maggio ha mostrato un audio ricevuto da Sempio per un contributo che lui stesso gli aveva chiesto, giustificando le sue reazioni

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Gianluigi Nuzzi è regolarmente in onda lunedì 11 maggio 2026, con una nuova puntata di "Dentro la notizia" e uno spazio dedicato al delitto di Garlasco, a maggior ragione ora che stanno emergendo sempre nuovi dettagli sulla posizione di Andrea Sempio a indagini chiuse. Proprio ieri Il giornalista è intervenuto per dare il suo punto di vista in merito a un bigliettino che l’indagato ha gettato tra i rifiuti che sembra riferirsi alla dinamica dell’omicidio, anche se a suo dire si è trattato di un appunto che lui aveva scritto per aiutarlo nel suo spettacolo teatrale.

Garlasco, Dentro la notizia puntata 11 maggio 2026: cosa è successo

A sorpresa, emerge un nuovo soliloquio di Andrea Sempio, pronunciato l’8 febbraio 2017, che dice: "E’ successo qualcosa quel giorno, alle 9.30", oggi riletta e considerata importante per il nuovo castello accusatorio ai suoi danni. I pm arrivano a ipotizzare possa trattarsi di una sorta di confessione di quanto accaduto il giorno del delitto di Chiara Poggi, in riferimento all’orario in cui si sarebbe presentato nella casa di via Pascoli, con un obiettivo preciso, tentare un approccio sessuale con la 26enne, da lei respinto, poi culminato nell’omicidio.

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La registrazione si aggiunge ai numerosi materiali raccolti dalla Procura di Pavia, che non sta lasciando ora niente al caso, comprese le intercettazioni in cui parla della pen drive in cui erano contenuti i video intimi della vittima e del fidanzato Alberto Stasi, oltre a quella in cui sembra dire: "Quando sono andato io il sangue c’era", in riferimento alla sua possibile presenza sulla scena del crimine. Da non scartare il ruolo dell’impronta 33, che viene attribuita a lui, il DNA sulle unghie della giovane e lo scontrino che doveva posizionarlo a Vigevano in quelle ore, ma che sarebbe attribuibile a sua madre. A rendere ancora più pesante il quadro c’è l’iscrizione nel registro degli indagati di Gennaro Cassese, che all’epoca aveva coordinato gran parte delle indagini, accusato di false informazioni al PM, soprattutto in merito a uno degli interrogatori dell’attuale indagato.

Nel frattempo, la famiglia Poggi ha fatto sapere attraverso l’avvocato Tizzoni il suo punto di vista su quanto sta accadendo: "La Procura di Pavia si è accanita per dimostrare come nullo quanto già deciso nelle aule giudiziarie attraverso un lavoro che può sembrare mastodontico, ma che in realtà non va a toccare i punti centrali dell’indagine". Di tutt’altro avviso, invece, i legali di Alberto Stasi, che parlano di "prove importanti", pronti ad accelerare la richiesta di revisione per lui.

Interviene Liborio Cataliotti, legale di Sempio, a spiegare il nuovo soliloquio del suo assistito: "Secondo la trascrizione si comprende che l’audio non è nitido. Ammettiamo che sia un audio fedele, ‘è successo qualcosa quel giorno alle 9.30’ se non lo relativizziamo all’omicidio non vuol dire nulla. Ma se lo colleghiamo all’omicidio non sarebbe probante di nulla. La dottoressa Cattaneo non colloca l’omicidio alle 9.30, si cerca di inserirlo nella fascia in cui il suo telefono non era attivo".

Spazio al bigliettino che lui stesso aveva gettato tra i rifiuti in un’isola ecologica lontano da casa prima ancora di sapere di essere indagato, che si conclude con la parola "Assassino". Per i carabinieri questa è una sorta di auto confessione riferita al delitto di Garlasco, Nuzzi invita però a non sottovalutare una parola presente, "cane", visto che Chiara Poggi aveva un gatto. Il giornalista spiega un dettaglio: "Sono andato ad ascoltare un audio, che Sempio a fine gennaio mi aveva mandato a fine gennaio per una domanda che gli avevo fatto per il mio spettacolo teatrale. Io gli avevo chiesto: ‘Ma tu ricordi quando hai saputo nella scorsa indagine di essere indagato? Cosa è successo? Puoi ricordarmelo?’, e mostra una grafica in cui si vede la data del 31 gennaio 2025. In risposta lui aveva mandato un audio, che viene trasmesso, e che ricorda quanto scritto. La parola "assassino" viene giustificata dalla presenza di persone fuori dal cancello di casa urlanti.

Nuzzi ci tiene a dire una cosa: "Non sto difendendo Sempio, sto facendo delle domande sull’indagine, se Sempio è colpevole deve prendere il massimo della pena, ma su prove certe, altrimenti replichiamo gli errori. Non sto dicendo che l’intera inchiesta sia così, ma attenzione a dare tutto per scontato".

Su questo interviene Cataliotti: "Purtroppo se si leggono risultanze istruttorie in buona fede rapportandole sempre all’omicidio si possono creare gigantesche suggestioni. Capisco gli inquirenti, un appunto che finisce con la parola ‘assassino’ e che inizia con quella che sembra essere la ricostruzione della dinamica a non essere tratto in errore. Bisogna sfuggire da queste suggestioni, non tutto quello che è stato intercettato è relativo all’assassinio, vale anche per le captazioni".

Arriva l’opinione del giornalista Carmelo Abbate: "Singolare che i carabinieri lo avvertono di dovergli dare una notifica, in quel momento non c’era nessuna conoscenza di un’indagine a suo carico, lui corre a casa e si disfa di un biglietto. Se questo è privo di ogni potenziale lettura contro di lui perché corri a casa e lo butti?". Nuzzi replica: "Non pensi che possa essere la reazione di un uomo che si è visto in passato sotto scacco e ha paura di ritornare nella ruota del criceto?".

C’è anche l’intervento di Simonetta Matone, ex magistrato: "Il biglietto non serve a niente, serve altro. Ho letto con attenzione l’informativa di 310 pagine, riassunto dell’attività investigativa, bisogna sentire, leggere e contestualizzare le intercettazioni, ma ci sono tre elementi insormontabili. La produzione di uno scontrino che è risultato essere fallace perché non attribuibile a lui, ma alla mamma, ma non per forza è colpevolizzante, puoi decidere di metterlo da parte visto il fatto così grave, è un punto interrogativo. Non lo è mentire sulle telefonate fatte a casa Poggi, se dici di non ricordarti che Marco fosse assente e tutta la comitiva dice di saperlo mi devi spiegare perché le fai. Le tre telefonate sono accompagnate da un inquietante soliloquio, in cui si dice: ‘Bella str**’, si riferisce a Chiara, dice che lei l’ha scaricato, dice che lei gli ha riattaccato e parla della famosa chiavetta, che diventa centrale".

C’è la replica di Cataliotti: "L’orario delle 9.30 lo aveva nominato anche una delle gemelle Cappa in caserma dopo l’omicidio. Non è vero che il fascicolo dimostri che lo scontrino sia falso, Giuseppe Sempio dice alla moglie: ‘Lo scontrino l’hai fatto tu?, dice lui, ovvero il testimone’. Il testimone dice di non avere mai incontrato la donna a Vigevano, ma è provato che lui fosse in servizio".

Nuzzi predica cautela: "Aspettiamo i giudici che facciano chiarezza, non ci innamoriamo come per la finale della Champions. C’è una ragazza che vuole giustizia e si chiama Chiara, un uomo in carcere che vuole giustizia e si chiama Alberto Stasi, dall’altra parte Andrea Sempio".

In studio è presente Gennaro Cassese, oggi indagato per le indagini fatte all’epoca: lui aveva interrogato all’epoca Sempio, ma non aveva inserito di avere chiamato l’ambulanza come poi successo, a distanza di tempo dice di non ricordare l’intervento. "Non risulto indagato, il dottor Civardi mi ha chiesto due volte dell’ambulanza ma io non me la ricordo, lui mi ha detto della scheda dell’intervento, anche se non mi è stata esibita -vuole precisare -. L’intervento inizia alle 11.30, io poco prima ero nella parte opposta della compagnia, quindi non l’ho vista. Sicuramente me lo avranno detto, sono il comandante".


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