Garlasco in Tv, il perito smonta i soliloqui di Sempio. Cataliotti sbotta: "Dialoghi in auto non sono confessione. E manca una perizia"
Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio accusato del delitto di Garlasco, si sente tranquillo: a Dentro la Notizia lunedì 18 maggio ha escluso ogni confessione

E’ iniziata una nuova settimana oggi, lunedì 18 maggio 2026, per "Dentro la notizia", che ha scelto di dedicare un breve spazio sul caso Garlasco, così da fare il punto della situazione sul lavoro della Procura e cercare di capire cosa possa succedere a breve. I magistrati pavesi non hanno dubbi, Andrea Sempio è ritenuto l’unico colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, a cui vengono contestate anche le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti, nonostante lui si professi innocente.
Garlasco, Dentro la Notizia puntata 18 maggio 2026: cosa è successo
Gianluigi Nuzzi ha iniziato lo spazio dedicato a Garlasco parlando degli ormai diversi soliloqui di Andrea Sempio fatti in macchina, dove lui era intercettato, da alcuni interpretati come una sorta di ammissione di colpa, nonostante ci siano dei punti che non si sentano perfettamente. Su questo è intervenuto Carmelo Abbate, che ha una sua versione dei fatti: "Dalle spie inserite nella macchina non può uscire tanta qualità, la Procura dà una trascrizione in buona fede, è normale dialettica pre processuale dare un’interpretazione da parte della difesa. La prima cosa che farà il giudice è nominare un perito, si ufficializzerà in quel momento quello che lui ha detto".
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Entra nel canale WhatsAppA riguardo è stato interpellato Michele Vitiello, ingegnere informatico forense, che si era già espresso sulle intercettazioni anche nell’ultima puntata di ‘Quarto Grado’. A suo dire, queste non rendono più complicata la posizione dell’indagato: "Normalmente quando vengo incaricato come perito del giudice noi non abbiamo a disposizione brogliacci, quindi non ho voluto leggere le frasi prima per non avere un’influenza. Non sento parlare delle tre chiamate, ma sento ‘Ho chiamato’. La parola ‘video’ non la sento, anche ‘penna’, mi senta di difficile ascolto, a mio avviso dice: ‘Mica ce l’ho’, è una negazione".
La Procura però di parere opposto, ritiene che lui abbia fatto una sorta di confessione, anche se involontaria. Liborio Cataliotti, legale dell’indagato, prova comunque a mostrare tranquillità: "Abbate dice una cosa condivisibile, manca una perizia, che sarà decisiva per dare valore probatorio ai soliloqui. La prosopopea, il suo modo di esprimersi quando riporta dialoghi è fatto da bambini, usando discorso diretto. Non si può dire che i dialoghi siano una confessione, a meno che non contengano particolari inediti delle indagini rispetto all’impatto mediatico. Noi abbiamo raccolto commenti di utenti di podcast che ipotizzavano quello stesso colloquio che lui ha fatto. Il 12 maggio. In quell’occasione quando parlava del sangue presente in casa ha simulato in modo virtuale l’interrogatorio che era stato fatto a Stasi come se fosse lui stesso usando l’io. Quindi di cosa parliamo? Terminato quel soliloquio, lui dice a chi ha in macchina di sapere di essere intercettato. Non lo dice solo relativamente al cellulare, ma sulla macchina, non a caso chiude la conversazione lasciando il cellulare in macchina".
Il diretto interessato pochi giorni fa a ‘Quarto Grado’ aveva provato a minimizzare, riferendo di non avere sentito intercettazione, per questo di non essere interessato a rispondere alla stampa su una questione così importante. Abbate ha però un’opinione differente: "Lo vedo con un atteggiamento leggermente diverso, oggi le sue parole valgono zero, se avesse voluto dare un peso alle sue parole doveva parlare con gli inquirenti. La strategia della difesa è giusta, ma lui poteva sparigliare e cambiare il corso della narrazione parlando al buio con i magistrati, se non hai nulla da nascondere lo fai, non con i giornalisti". Non a caso, come lui stesso aveva sottolineato tempo fa all’epoca Stasi era stato consigliato dal professor Giarda, suo legale all’epoca del processo, di restare in silenzio, ma lui non lo aveva ascoltato considerando più opportuno dare la sua versione dei fatti.
