Garlasco, nuove piste e raffica di polemiche: perché la svolta nel caso Poggi è vicinissima

Si avvicina con ogni probabilità una svolta decisiva nell'indagine per il delitto di Garlasco, così da avere davvero la certezza su chi abbia ucciso Chiara Poggi

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Redazione

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L’indagine per il delitto di Garlasco, che ha visto l’uccisione di Chiara Poggi il 13 agosto 2007, potrebbe essere davvero vicina alla svolta decisiva dopo la riapertura dell’inchiesta avvenuta in primavera. La Procura di Pavia ha infatti deciso di vederci chiaro su un omicidio che porta con sé ancora tanti dubbi, nonostante il trascorrere degli anni e una condanna passata in giudicato, quella inflitta ad Alberto Stasi, che era il fidanzato della vittima e che si è sempre dichiarato innocente.

Il 18 dicembre scorso si è svolta l’udienza per l’incidente probatorio che ha coinvolto Andrea Sempio, amico del fratello della giovane e oggi indagato per concorso in omicidio, con un punto importante a favore degli inquirenti in merito al DNA trovato sulle unghie della vittima. La perita incaricata dal Tribunale, Denise Albani, ha infatti individuato una compatibilità tra il forte e il molto forte con la linea paterna del giovane, per questo non è escluso si possa arrivare presto al rinvio a giudizio.

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Garlasco, errori e nuove piste: niente va lasciato al caso

L’intento che si vuole prefiggere la Procura di Pavia, impegnata nell’indagine per il delitto di Garlasco, è chiaro, non trascurare alcun dettaglio, anche minimo, consapevole di come possa essere importante per far venire alla luce quanto accaduto nella villetta di via Pascoli a Garlasco nel 2007. Già all’epoca erano in diversi ad avere dubbi sulla reale colpevolezza di Alberto Stasi, che era stato assolto nei primi due gradi di giudizio, ma ora questa teoria si sta rafforzando sempre di più, forte dei numerosi errori che stanno emergendo recentemente.

Il settimanale ‘Gente’ è impegnato in prima linea sul tema, secondo gli ultimi riscontri si parla addirittura di 70 errori, ma non è escluso che nelle prossime settimana il numero possa purtroppo tristemente aumentare. Gran parte della colpa è proprio da addebitare alla modalità di azione degli inquirenti, che sin da subito si erano concentrato sul fidanzato della vittima, manifestando dubbi sulla sua versione dei fatti, nonostante lui si sia dichiarato sempre innocente.

I problemi sono emersi però quasi nell’immediatezza, il giovane era stato in carcere per 4 giorni a causa del DNA rinvenuto sui pedali della sua bicicletta. In un primo momento si era pensato che quello potesse essere sangue della 26enne, ma le analisi ulteriori hanno smentito la teoria, permettendo così all’allora studente di tornare in libertà, pur restando nel mirino degli inquirenti. Alberto è poi finito a processo senza avere un alibi, cosa che però aveva per gran parte della mattina, ma solo l’operato dei periti del giudice aveva permesso di capire cosa lui stesse facendo quella mattina. Tutto questo non può che contribuire a generare sdegno in molti di noi, oltre che ovviamente nel suo avvocato, Antonio De Rensis, che ha manifestato il suo sdegno a riguardo nell’ultima puntata di "Zona Bianca", andata in onda il 30 dicembre: "Chissà che la BPA non ci racconti che la cornetta possa essere stata staccata quando è avvenuto il delitto. Se alcune cose fossero emerse nell’immediatezza forse la dottoressa Muscio (la pm che aveva interrogato Stasi, ndr) avrebbe fatto un’altra ricostruzione investigativa. Ci si dimentica di dire che questa indagine è nata malata perché alcuni errori/orrori sono stati scoperti solo anni dopo".

Gli errori più gravi emersi troppo tardi

Di fronte a una mole così pesante di errori ce ne sono però alcuni che appaiono più gravi di altri, inutile. negarlo. È il caso della modalità generale con cui gli inquirenti hanno indagato, come evidenziato dall’ex magistrato Simonetta Matone, che da donna di legge quale è non ha timore di ammetterlo: "Stasi aveva una finestra di 23 minuti libera, su quello si è costruito il processo, quello è l’errore più grave. che la BPA non ci racconti che la cornetta possa essere stata staccata quando è avvenuto il delitto. Se alcune cose fossero emerse nell’immediatezza forse la dottoressa Muscio (la pm che aveva interrogato Stasi, ndr) avrebbe fatto un’altra ricostruzione investigativa. Ci si dimentica di dire che questa indagine è nata malata perché alcuni errori/orrori sono stati scoperti solo anni dopo".

Una teoria confermata anche dalla criminologa Simona Ruffini, che non esclude la presenza di più persone presenti sulla scena del crimine, teoria che potrebbe essere confermata dai rilievi del RIS, che saranno ufficializzati nell’arco di poche settimane.

Non si devono inoltre dimenticare i problemi legati ai computer, sia quello di Chiara Poggi, che veniva usato anche dal fratello e dai suoi amici, sia quello di Stasi. Si parla addirittura di più del 70% di file alterati, tra accessi non segnalati nei verbali, copie, cancellazioni e svuotamento del cestino. C’è chi addirittura chi ipotizza che tutto sia avvenuto volontariamente. Insomma, ci dobbiamo aspettare davvero delle settimane incandescenti, dove potranno emergere novità importanti, per dirla alla De Rensis, "un inverno caldo", così da capire davvero cosa sia successo quel giorno d’estate a Garlasco.


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