Garlasco, Roberta Bruzzone su Sempio e Stasi: “Killer individuato, non vedo altri elementi”, e svela perché l'indagine finirà male

La criminologa interviene sulla nuova fase del caso Garlasco e spiega perché, dopo aver studiato gli atti, continua a non vedere elementi innovativi nelle indagini.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nell’ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera, Roberta Bruzzone è tornata a parlare del delitto di Garlasco e della recente riapertura delle indagini, esprimendo ancora una volta una posizione molto chiara. La criminologa, da anni tra le voci più ascoltate nei principali casi di cronaca nera italiani, ha spiegato perché ritiene che il nuovo filone investigativo sia destinato a non produrre risultati concreti, soffermandosi anche sui rischi che, a suo giudizio, comporta il riaccendersi dell’attenzione mediatica attorno a vicende già concluse sul piano giudiziario.

Roberta Bruzzone e le perplessità sulla riapertura dell’inchiesta

Nel corso dell’intervista, Bruzzone ha affrontato direttamente la questione legata alle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi, tornando a esprimere tutte le sue riserve sull’impianto investigativo che ha portato alla riapertura del caso. La criminologa ha evitato di entrare nel merito delle scelte dei magistrati sul nuovo filone di indagini su Sempio, ma ha ribadito con fermezza la propria convinzione: "Non voglio giudicarli, ognuno è libero di farsi la sua opinione. Ho studiato a fondo gli atti e continuo a ritenere che l’assassino sia stato già individuato. Al momento non vedo elementi, anche sul piano scientifico, in grado di cambiare il finale". Parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni e che si inseriscono in una posizione che Bruzzone sostiene ormai da tempo. Secondo la criminologa, infatti, le nuove piste investigative non sarebbero supportate da elementi sufficientemente solidi per modificare quanto emerso negli anni precedenti con la condanna di Stasi.

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Garlasco, la gogna mediatica e le indagini su Sempio secondo la Bruzzone

Uno degli aspetti che più preoccupa Bruzzone riguarda le conseguenze umane e mediatiche che spesso accompagnano la riapertura di vecchi casi di cronaca. Nell’intervista ha infatti dichiarato: "L’aspetto peggiore di queste storie è che prima che si arrivi alle conclusioni tante persone finiscono nel tritacarne mediatico, vittime di sospetti spregevoli e infondati. Come è successo a Marco Poggi, il fratello, e alle sorelle Cappa, sempre al centro dei sospetti, ma escluse dall’inchiesta". Per la criminologa, dunque, il problema non riguarda soltanto l’efficacia delle nuove indagini, ma anche l’impatto che determinate ricostruzioni possono avere sulla vita delle persone coinvolte. Ancora più esplicita è stata la sua valutazione sugli sviluppi investigativi che riguardano Andrea Sempio, Bruzzone ha affermato: "Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla di fatto. Fatico a capire cosa abbia convinto la Procura di Pavia a ripartire".

Il rischio nel riaprire vecchie inchieste e la sicurezza in se stessa

Le riflessioni di Bruzzone sul caso Garlasco si inseriscono in una visione più ampia, quando lei spiega di guardare con prudenza alla riapertura delle vecchie inchieste: "Capisco quanto possa sembrare interessante riaprire casi chiusi. Da lì alla possibilità di trarne risultati concreti e decisivi ce ne passa, però", aggiungendo che spesso "Il rischio è rincorrere suggestioni".

Nel resto dell’intervista emerge anche il ritratto di una professionista estremamente sicura delle proprie convinzioni. Quando le viene chiesto se si sia mai pentita di un parere espresso, la risposta è lapidaria: "Mai". Alla domanda se abbia mai avuto dubbi sulle sue valutazioni, replica ancora: "Mai, fa parte della mia personalità. Se imbocco una strada ho le mie buone ragioni e non torno mai sui miei passi". Poi aggiunge: "Me ne frego di quello che la gente pensa di me. Non credo di avere fragilità, sono molto determinata e sicura di me stessa". Una determinazione che ritroveremo presto anche in televisione. Da novembre, infatti, sarà protagonista su Rai 2 con Dentro la truffa, programma dedicato ai meccanismi psicologici delle frodi moderne.

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