Garlasco, l'avvocato Lovati svela il mistero dietro i documenti segretati: chi è il giornalista. E' polemica: "Colpo basso"

Nella puntata di Quarto Grado del 3 ottobre l'avvocato Lovati confessa che la consulenza Linarello arriva dalla stampa ed esce il nome ma è polemica sui social

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

A Quarto Grado non manca un approfondimento sui 35mila euro ritirati dalla famiglia Sempio, né le parole spiazzanti dell’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, sulla consulenza Linarello che, pare, non fosse così segreta come doveva essere: a confermarlo anche l’ex generale Luciano Garofano, che spiega anche il motivo per cui ha lasciato il suo ruolo di consulente della difesa Sempio. Interviene anche l’avvocato Tizzoni per difendersi dalle illazioni delle ultime settimane: c’è chi pensa da tempo che sia stato il legale della famiglia Poggi a consegnare i documenti segretati. Ecco cosa è stato detto sul delitto di Garlasco a Quarto Grado nella puntata di venerdì 3 ottobre 2025 condotta da Gianluigi Nuzzi.

Garlasco, i soldi ritirati dai genitori di Sempio sono finiti agli avvocati?

Come accennato, a Quarto Grado si parla dei 35mila euro prelevati in contanti dalla famiglia Sempio dopo la messa in onda di un video che chiarisce bene tutte le date relative all’inchiesta su Andrea del 2017: dalla relazione di Luciano Garofano sul Dna trovato sulle unghie di Chiara all’indagine sull’ex procuratore aggiunto Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari, passando anche per le chiamate ricevute dal carabiniere Silvio Sapone prima dell’interrogatorio, dal giorno in cui gli viene notificato l’invito a presentarsi in Procura, con l’ex maresciallo Giuseppe Spoto che si ferma da Andrea Sempio per oltre un’ora, e dall’ipotesi che Andrea sapesse già le domande dell’interrogatorio.

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Umberto Brindani, attualmente direttore della rivista Gente, commenta: "La sensazione è che i Magistrati di Brescia, come quelli di Pavia, abbiano molte più informazioni in mano. La cosa che è stata notata da molti è che se c’è un corrotto ci deve essere un corruttore, ma i magistrati di Brescia hanno indagato solo il corrotto, mentre i genitori di Sempio e lo stesso indagato sono stati sentiti come testimoni informati sui fati. Ci sono due possibilità: una è che sia stato fatto per poterli interrogare e obbligare a dire la verità senza l’assistenza di un avvocato, ma lo troverei scorretto. L’altra è che l’ipotetico corruttore sia qualcun altro e deve ancora venire fuori". Ma l’ex PM Carmen Pugliese sottolinea: "Si dice che i genitori di Sempio siano stati sentiti come persone informate sui fatti perché così non si potevano avvalere della facoltà di non rispondere. C’è solo un piccolo particolare: se i genitori di Sempio hanno detto delle cose rilevanti dal punto di vista investigativo, quelle cose non potranno più essere utilizzate perché, qualora si accertasse che sono i corruttori, se interrogati come tali dovrebbero confermare integralmente quelle dichiarazioni".

A questo punto Carmelo Abbate interviene cambiando discorso e soffermandosi sulla relazione sul Dna sulle unghie di Chiara Poggi di Linarello, consulente della difesa Stasi, arrivata dopo una settimana nelle mani del team investigativo di Andrea Sempio: "Dobbiamo dire che è orribile e gravissimo che l’avvocato dell’indagato di un omicidio abbia avuto le carte a distanza di sette giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati (la relazione di Linarello al tempo – pare – era segretata, ndr), mentre non hanno mosso un dito contro l’indagato. L’inchiesta non va avanti, è un’inchiesta per finta, e mentre questa indagine è completamente ferma l’avvocato dell’indagato ha a disposizione le carte". In studio ricordano che quella carta ce l’avevano tutti i giornalisti ed era su tutti i giornali, ma Abbate ribatte che non è così.

Luciano Garofano lascia l’avvocato Lovati e tutto il team della difesa di Andrea Sempio: il motivo

Poi Gianluigi Nuzzi ricorda che Luciano Garofano ha rinunciato ad essere consulente nella difesa dei Sempio e di Sebastiano Visintin, il marito di Liliana Resinovich. E’ l’ospite stesso a spiegarne i motivi: "Non è una corsa indietro, è una scelta fatta dopo aver riflettuto sulle divergenze tecnico-scientifiche che io avevo con la difesa con cui rimangono ottimi rapporti. Era solo per questo. Come ha detto l’avvocato Lovati, l’oggetto della divergenza tecnico-scientifica riguarda l’impronta 33. Per me questa impronta, essendo un elemento importante, andava inserita nell’incidente probatorio, ma i difensori di Sempio hanno deciso di fare diversamente per strategia. A quel punto non c’era più sintonia dal punto di vita tecnico-scientifico…". Garofano si interrompe vedendo Nuzzi in studio scuotere la testa: "Ma assolutamente no, non scuota la testa! E’ solamente questo il motivo: in un pool che difende un indagato per omicidio deve esserci totale sintonia!".

Allora Gianluigi Nuzzi gli domanda: "Quindi il fatto che siano circolate migliaia di euro pagate in nero agli avvocati di Sempio non l’ha disturbata?", e Garofano risponde di no: "Ma assolutamente no, sono fatti loro. Io ho consegnato via email agli avvocati quella consulenza e c’è un bonifico tracciato, una fattura tracciata". Poi spiega come ha trovato i documenti dei consulenti Linarello e De Stefano: "Mi sono stati spediti il 13 gennaio dagli avvocati che al tempo difendevano l’indagato Sempio, quindi anche Lovati, Grassi e Soldani, Mi dettero tutta la documentazione che riguardava l’istanza dell’avvocato di Giada Bocellari, la consulenza di Linarello, la consulenza del dottor Fabbri e il rapporto dell’agenzia di investigazione. Era un documento completo. Io feci un prelievo il 30 dicembre ad Andrea Sempio, quindi i contatti sono stati appena precedenti". Il conduttore poi evidenzia che il 30 dicembre Garofano e Lovati non potevano avere quei documenti e l’avvocato di Sempio, ridendo, commenta: "Questa cosa mi fa ridere, ma non c’è niente da ridere, perché se lo sa la televisione il 23 di dicembre, figurati se non lo so io che sono un avvocato sgamato. Hai capito? Io, appena finite le feste natalizie, ce l’avevo. Se ce l’ha la televisione, permetti che ce l’abbia anche io?"

Carmelo Abbate chiede: "Chi le ha dato queste carte?", e Lovati si limita a dire: "Io non lo dico! Ho i miei informatori, un giornalista che non c’è più". Il conduttore lo incalza: "Ma se l’atto è depositato…", e l’avvocato ribatte: "Ma che depositato, abbiamo visto prima le notizie che sono uscite il 24 dicembre. Cosa stiamo dicendo? Si parlava già della consulenza tecnica Linarello. Dove vogliamo andare a parare? Io il 30 dicembre ce l’avevo già, poi ovviamente l’ho mandato a Garofano in un secondo momento perché non volevo condizionarlo". Poi l’attenzione si sposta nuovamente sull’ex Procuratore aggiunto Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari, un reato difficile da provare: "E’ un reato difficilissimo da provare perché la consegna di denaro deve essere provata in via documentale, difficilmente avremo un testimone che assista al passaggio di denaro, quindi attraverso documentazione bancaria e quant’altro, tant’è che la perquisizione è stata disposta per acquisire riscontri a questa presunta dazione".

Ecco chi ha passato i documenti segretati a Massimo Lovati: altro che 007

Subito dopo Nuzzi spiazza tutti chiedendo all’avvocato di Sempio se il giornalista che gli aveva fornito i documenti della difesa Stasi fosse Giangavino Sulas, ma Lovati si rifiuta di dire il suo nome: "Questo giornalista è lo stesso che sul settimanale Oggi il 17 febbraio del 2017 intervista lo 007, ovvero colui che ha appreso i reperti clandestinamente – la tazzina, il cucchiaino e la bottiglietta – pedinando Sempio. E questo qui dichiara di non averli portati al signor Fabbri, perché nessuno voleva riceverli, perché non c’era l’autorizzazione del Magistrato, ma in un laboratorio di Zurigo". Umberto Brindani commenta: "Ricordo chi aveva fatto quel servizio, proprio Giangavino Sulas. Non l’ha detto lei, lo abbiamo detto noi (qui si rivolge a Lovati, che dichiara ‘era un mio amico fraterno’, ndr). Massimo, io ti rispetto, ma è molto comodo, facile tirare in ballo una persona che non c’è più". Carmelo Abbate non ci sta: "Sulas non aveva queste carte!", e Brindani, direttore del giornale Oggi al tempo, dice: "Le avrebbe date a me, no? Io non ho mai pubblicato nulla, non ho mai ricevuto nella mia vita un documento di Linarello!".

A intervenire è anche l’avvocato Tizzoni, difensore della parte civile, che mette in chiaro la sua posizione al riguardo: "Io la documentazione la recupero parziale solo l’11 gennaio e non in date antecedenti, quindi se l’avvocato Lovati conferma di averla avuta in data 30 dicembre, bisognerà chiedere a lui da chi l’ha avuta. Ma ha appena risposto: dalla stampa! Siccome sono settimane che fanno illazioni, può capire che sono un attimino seccato".

Sui social è polemica accesa su Massimo Lovati

Come di consueto, non mancano le reazioni sui social dopo le parole di Massimo Lovati sul giornalista che gli avrebbe passato i documenti segretati: "#Lovati, ma cosa mi combini!!! Che amarezza!!! Era meglio il silenzio stampa!!! Dopo questa, non so più cosa dire", "Che colpo basso caro Avv #Lovati, troppo facile", "Lovati vecchio volpone, sa come girare e rigirare la frittata".


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