Garlasco, l'avvocato Lovati perde le staffe con Venier: "Non parlo più!". E De Rensis lo punge: "Come mai è successo?"
Nella puntata di Domenica In anche lo scontro tra gli avvocati Lovati, interrotto da Mara Venier più di una volta, e De Rensis, che fa notare all'avvocato di Sempio dei dettagli

Anche Mara Venier a Domenica In non perde la ghiotta occasione di parlare del delitto di Garlasco nel blocco dedicato all’attualità e condotto da Tommaso Cerno. In studio c’è Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 assolse in primo grado Alberto Stasi. Tra gli ospiti in studio anche gli avvocati di Alberto Stasi e Andrea Sempio, rispettivamente Antonio De Rensis e Massimo Lovati. Ecco cosa è successo nella puntata di Domenica In del 28 settembre (Qui i blocchi sugli altri ospiti) e cosa è stato detto su Garlasco.
Garlasco a Domenica In: Stefano Vitelli da Mara Venier con De Rensis e Lovati
Il primo ospite del blocco su Garlasco è il giudice Stefano Vitelli, il quale comincia dicendo che quando ha deciso di assolvere Alberto Stasi, "già si capiva che era un caso ambiguo, con delle stranezze forse irripetibili". Poi prosegue: "A ciò devi aggiungerci che c’erano delle criticità nelle investigazioni: il computer… e probabilmente la scena del delitto non è stata conservata come meritava un caso così complesso. Per me è un caso paradigmatico di ragionevole dubbio". Subito dopo il giudice spiega: "In primo grado l’accusa era concentrata correttamente e legittimamente su Alberto Stasi. Vi era solo un foglio di 5 righe su Sempio in cui il ragazzo diceva una cosa un po’ bizzarra: ‘Volete sapere dove ero io quel giorno? A Vigevano in una libreria, vi faccio vedere lo scontrino che ho conservato’. Ed era un fatto un po’ strano, ma un giudice si deve fermare a questo, perché deve decidere sull’ipotesi accusatoria su Alberto Stasi, non deve andare a cercare altre strade".
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Entra nel canale WhatsAppNon manca come argomento il dubbio sulla presenza di più persone: "Fu ventilata soprattutto dal consulente di Stasi la possibilità che ci fosse una duplicità di aggressori. Secondo la ricostruzione della dinamica dell’omicidio che fu fatta ai tempi dai Ris, l’aggressore avrebbe gettato il corpo di Chiara verso l’inizio della metà di questa scala della cantina e lì sarebbe rimasto per un certo lasso temporale per poi scivolare lentamente. Allora, se Alberto Stasi non è più entrato nell’abitazione e quindi racconta la scena da aggressore ma non da scopritore, ci si dovrebbe aspettare che descriva il corpo di Chiara all’inizio o a metà della scala, e invece descrive la salma quando è in fondo alle scale. E lo scivolamento è avvenuto in maniera graduale e lenta. Questa è una criticità importante in cui si insinua il dubbio: davvero Stasi non è più entrato in quella abitazione?".
In seguito, Vitelli si concentra sull’alibi di Stasi: "Al tempo Stasi non aveva l’alibi della tesi, ma poi è risultato che nelle ore centrali della mattinata aveva lavorato con sostanziale continuità e con impegno intellettuale, perché aveva ultimato la tesi, doveva revisionarla. Tenete presenta anche la complessità logica di dire che Stasi avrebbe ucciso Chiara 10 minuti prima e poi si sarebbe messo a lavorare alla tesi… La finestra temporale principale dell’azione è quella dei 23 minuti, dalle 9:13, quando è stato disattivato l’allarme, alle 9:35. Però gli alibi normalmente si verificano o si falsificano all’inizio delle indagini. In ogni romanzo e film si vede il poliziotto che per prima cosa chiede: ‘Ma lei dov’era?’. Lo vai a verificare e sulla base di questo regoli le indagini. L’alibi di Stasi invece si è verificato circa due anni dopo, perché ci sono stati degli accessi scorretti dei carabinieri, sia pure in buona fede, che hanno sporcato la memoria del computer e quindi sembrava che quanto dichiarava non fosse vero. Poi, quando in primo grado abbiamo fatto la perizia in primo grado, con grande sorpresa di tutti, abbiamo scoperto che aveva detto il vero. Se si fosse verificato prima l’alibi, sicuramente Stasi sarebbe rimasto tra gli indagati ma forse si sarebbe investigato con maggiore impegno su altri soggetti".
A Domenica In lo scontro tra Antonio De Rensis e Massimo Lovati
Dopo l’intervento del giudice Stefano Vitelli, è il momento del dibattito (con ospiti) sulle ultime novità sul caso di Garlasco: dall’indagine sull’ex Procuratore capo di Pavia Mario Venditti alle intercettazioni di Andrea Sempio. L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, esordisce dicendo che quella rivolta a Venditti è forse l’ipotesi accusatoria più grave per un membro della magistratura e aggiunge: "Questa è una vicenda molto complicata da un punto di vista giudiziario, drammatica da quello umano e sociale, perché questo caso ha risvegliato in tutti la volontà di chiarire tutto ciò che si può chiarire. Il merito di chi sta indagando è che non tralascia nulla".
Ora è Massimo Lovati a prendere la parola, e la sua ‘rabbia’ è ben visibile in diretta mentre parla dell’ipotesi accusatoria rivolta a Mario Venditti e della perquisizione nell’abitazione del suo assistito: "Con una clamorosa fuga di notizie, la Procura di Brescia – secondo me in concorso evidente con la Procura di Pavia – infanga davanti all’opinione pubblica e tutti i mass media la personalità di questo magistrato, uno dei migliori che ho incontrato nella mia lunga carriera: è integerrimo, un servitore dello Stato che in una mattina di venerdì è stato sbattuto in prima pagina a causa di una fuga di notizie, perché le perquisizioni domiciliari dovrebbero rimanere coperte dal segreto istruttorio. E poi è uno schiaffo alla difesa, una mancanza di rispetto al sottoscritto e alla mia funzione difensiva, perché non si fanno questi blitz nella stessa giornata in cui io, come difensore di Andrea Sempio, dovevo essere in aula. Mi hanno distolto dalla mia funzione, obbligandomi a una giornata intera dentro le mura di una Guardia di Finanza. E adesso entro nel merito…".
A questo punto Mara Venier coglie l’occasione per chiedere a Lovati "questi contanti dove sono finiti?", e l’avvocato di Sempio risponde: "Io non ho negato nulla. Ma prima di andare a fare i conti in tasca degli altri, bisogna capire il perché". La giornalista Rita Cavallaro però lo interrompe per ricordargli che Lovati avrebbe potuto benissimo andare in aula perché la perquisizione non era per il suo assistito ma per i genitori di Andrea Sempio e aggiunge che la Procura di Pavia già stava indagando su quello che viene denominato ‘Sistema Pavia’, praticamente da quando Napoleone ha riscontrato delle criticità nella gestione della Procura ai tempi in cui c’era il Procuratore capo Venditti. A Lovati viene data la possibilità di concludere il suo discorso sui soldi e la prende al volo, questa volta rispondendo in maniera più pacata: "Non si fanno i conti in tasca a tutti. L’ipotesi accusatoria è ridicola, perché si parla di un movimento di denaro di 43mila euro spalmati in sei mesi che mi sembra del tutto giustificabile con le spese legali di un procedimento per omicidio volontario gestito da 3 avvocati. Dalla parte del percipiente mi sembra molto giustificabile…".
Mara Venier lo interrompe per chiedere: "Ma allora sono finiti lì (si riferisce alle spese legali, ndr)? Ora si arrabbia", e Lovati non la prende bene: "Se posso finire senza essere interrotto, se no non dico più niente". "Non parlo più, mi scusi! Non mi fanno parlare…". L’avvocato di Sempio, una volta tornato il silenzio in studio, dice: "Un’ipotesi accusatoria di 35mila euro o 43mila euro, spiegatemi come è stata dilazionata, da chi è stata percepita… Ci sono i poliziotti corrotti che sono andati a prendere i soldi, quelli che li hanno portati, c’è l’ex Procuratore capo di Pavia, che però ne guadagna 20mila al mese… e allora gli avvocati chi li ha pagati? Mio nonno? Se questi quattrini sono finiti nelle tasche del dottor Venditti, chi ha pagato gli avvocati? Antonio De Rensis, gli avvocati vanno pagati, perché non viviamo di aria!". Dallo studio si sente vociferare qualcosa, ma Mara Venier dice: "Non lo interrompete". La conduttrice sottolinea: "Quindi vanno a loro?", e Lovati ribatte: "Non ho detto questo", ma la Venier replica: "Eh beh, ce l’ha fatto capire!". L’avvocato di Sempio però chiarisce: "La mia è una disamina complessiva per dire che questa accusa è ridicola! E non meritava di finire sui giornali, né di essere esposta all’opinione pubblica. Si devono vergognare!".
Poi la parola passa al legale di Alberto Stasi, De Rensis, che commenta: "Vedi, Massimo, tu sai che io ti rispetto, ti stimo. Tu puoi dire ciò che vuoi, però non è che qui tutti i Procuratori capo fanno delle cose ridicole, senza senso. Ma secondo te si sono basati solo su quel fogliettino? (si riferisce all’appunto su Venditti, Gip e l’archiviazione, ndr) Ma tu pensi che siano andati lì in base a un fogliettino? Dai! Io ti conosco come una persona onesta intellettualmente, non puoi dire che tutte le Procure d’Italia agiscono in maniera scorretta e ridicola. Io come avvocato sono a disagio! Perdonami, ma mi sento così. Qualche procuratore farà le cose in maniera corretta, no?".
Le intercettazioni della famiglia Sempio
Immancabili poi le intercettazioni in macchina fatte nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta lampo su Sempio chiusa in meno di due mesi da Venditti senza che fossero fatti ulteriori accertamenti: "Queste intercettazioni, di cui non si capisce una parola – io le ho sentite più volte e non si comprende niente – vengono trascritte sommariamente… mi spiegate da dove sono uscite queste intercettazioni?" chiede Massimo Lovati. A rispondere è la giornalista Rita Cavallaro, che dopo aver ricordato il contesto delle intercettazioni, aggiunge: "Il problema è che queste parti (sulla Procura dalla parte di Sempio, l’interrogatorio e i soldi, ndr) non sono mai state trascritte. C’è un’incongruenza terribile tra i brogliacci e gli audio, tanto che gli audio non sono stati dati alla difesa di Stasi quando li ha chiesti". Interviene De Rensis: "Tu, Massimo, mi devi spiegare come mai l’avvocato Bocellari presenta due istanze motivatissime per avere i cd degli audio che vengono rigettate perché considerate immotivate e poi presentiamo al Procuratore Napoleone un’istanza meno motivata delle precedenti e lui ce li dà subito. Come mai?".
L’avvocato di Sempio sembra far finta di non aver sentito e, dopo essersi fatto ripetere la domanda, risponde: "Non si capisce assolutamente da quelle intercettazioni!", ma De Rensis la pensa diversamente: "Ma si capisce tutto!". E Lovati continua: "Le intercettazioni ambientali, per essere utilizzabili in un qualsiasi processo, devono essere periziate! Non bastano i brogliacci, che sono incomprensibili perché pieni di omissioni. Ma di che cosa stiamo parlando?". Glielo spiega il legale di Alberto Stasi: "Io dico che se un Pubblico Ministero sente un indagato dire ‘Il Pm è dalla nostra parte’, quando gli arrivano queste trascrizioni, gli chiede ‘chi è dalla tua parte? Chi è che ti ha detto durante l’interrogatorio che questa indagine è tutta una ‘m’?". La Bruzzone conferma: "Obiettivamente questo è un passaggio abbastanza sconcertante, in tantissimi casi che ho esaminato non mi è mai capitato di imbattermi in questo genere di comunicazioni. Fossi stato in Venditti, avrei approfondito".
