Delitto Garlasco, l'avvocato Lovati sbotta: "Ve lo scordate!". E Milo Infante si preoccupa: "Non litigate qui..."
Nella puntata di Ore 14 Sera piccole discussioni e nuove teorie su Andrea Sempio e Alberto Stasi co De Rensis, Lovati e Bruzzone: cosa hanno detto da Infante

Nella puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante in prima serata su Rai2 giovedì 25 settembre 2025, parlando del delitto di Garlasco con gli avvocati di Alberto Stasi (Antonio De Rensis) e Andrea Sempio (Massimo Lovati) in studio insieme alla criminologa Roberta Bruzzone, si affrontano altri tempi rilevanti, ma di cui tutti hanno già ampiamente parlato. A colpire, infatti, sono alcuni momenti di tensione e qualche nuova ipotesi. Ecco cosa è stato detto nella puntata del 25 settembre a Ore 14 Sera durante la seconda parte del blocco dedicato al delitto di Garlasco.
Il secondo blocco di Ore 14 Sera comincia dal Santuario della Madonna della Bozzola. E l’avvocato Massimo Lovati si trova subito a dover rispondere a un dubbio: "Io non ho ancora capito se dice poco perché ha un segreto professionale da difendere, e allora dice forse troppo, o se invece dice più di quello che sa perché dice cose che servono solo a depistare l’indagine. Mi dice lei esattamente cosa sa e cosa pensa?". Lovati chiede di porgli una domanda più specifica e viene accontentato: "Chi è questo gruppo occulto che è il manovratore di Stasi e quanto è collegato alla Bozzola?". L’avvocato di Sempio risponde: "E’ quello che si trova nella Pennetta USB di Chiara Poggi", e Rita Cavallaro ribatte: "Allora parliamo della pedofilia nella Chiesa, quindi parliamo di americani". Lovati chiarisce: "Attenzione: non nella chiesa di Don Gregorio, ma presso gli enti ecclesiastici statunitensi. Tutti i nostri Papi, da Montini in avanti, hanno posto l’indice su questa problematica e voi non li vedete, voi chiudete gli occhi, sapete che questa ragazza compulsivamente in quei giorni si rivolgeva ad approfondimenti di questo genere che non sono di tutti. E niente, continuate a chiudere gli occhi". In studio si dibatte sul fatto che non esiste al momento un legame tra Chiara Poggi e questo tema.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppDopodiché si passa a parlare dello scontrino e De Rensis afferma: "In quasi 4 anni non è che non ho fatto delle prove. Pensate che io non abbia mai preso uno scontrino in mano, toccato come si fa normalmente, messo sul cruscotto e poi rivisto? In tutti ci sono delle increspature, in quello di Sempio non ce n’è una. Sembra stirato. Io ho fatto queste prove più di una volta, ben 5, perché non mi sono sposato, non sposo i clienti, sposo le carte. Non potete dirmi che è diversa la carta dello scontrino". Ma c’è chi dice che la carta del 2007 era più solida e chi invece ironizza: "Sempio ha diverse fortune, una evidentemente è quella di aver trovato uno scontrino indelebile, mentre la seconda è quella di voler molto bene alla nonna (si riferisce al fatto che il giorno dell’omicidio Andrea è andato a casa sua ben due volte, una al mattino e l’altra dopo pranzo, ndr)". Resta anche il dubbio sulla madre di Sempio, andata a Gambolò per compare le nuove pile per il telecomando e tornata dopo ben due ore a casa: "15 km, ci ha messo due ore per tornare a casa. C’è un problema" evidenzia Rita Cavallaro.
Monica Leofreddi poi cambia discorso: "Sai cosa mi colpisce" dice al conduttore prima di aggiungere la frase "il silenzio dell’avvocato Lovati": "Noi stiamo parlando del suo assistito, facendo anche degli affondi abbastanza pesanti, ma lui, a parte ripetere continuamente di questi mandanti e scagionare Stasi, non mi sembra che lei sia particolarmente colpito da tutte le cose che vengono dette". Il legale di Sempio spiega: "Ho già detto che questa carrellata di circostanze per me non ha nessuna valenza: è acqua fresca", e De Rensis interviene: "Che si unisce agli asini che volano…". Lovati commenta l’interruzione di quest’ultimo: "Ma lasciami finire" e l’avvocato di Stasi risponde: "Scusami, non l’hai detto tu". A questo punto Milo infante si preoccupa: "Non litigate qui stasera….". I due legali lo tranquillizzano dicendo che non hanno intenzione di farlo e De Rensis sottolinea: "Non litigherei mai con lui". Poi Lovati aggiunge: "Queste circostanze non meritano neanche un’interpretazione".
Si prosegue con l’impronta 33 e l’avvocato Massimo Lovati ripete ancora una volta che a loro quella traccia non interessa: "Questa è la mia previsione: al dibattimento non andiamo, scommettiamo? Scommetto che andiamo davanti al giudice dell’udienza preliminare e lì il mio cliente sarà prosciolto. Basta, il dibattimento ve lo scordate! Come vi scordate dell’impronta 33 e di tutte le consulenze che non hanno peso, nessun valore scientifico. Ma che me frega della 33, sono gli anni di Cristo!". Roberta Bruzzone però gli ricorda: "La richiesta del rinvio a giudizio è ampiamente preannunciata dal rigetto dell’istanza della famiglia Poggi dell’inclusione della 33, dove il dottor Civardi (il PM, ndr) scrive che tutto questo potrebbe essere serenamente trattato in un dibattimento, quindi ti sta dicendo che loro alla richiesta di rinvio a giudizio ci arrivano". E poi parla di Alberto Stasi: "L’unico modo per sollevare Stasi da là dentro è quello di tentare di allungare il periodo temporale tra la prima e la seconda fase del delitto".
Infine, interviene il dottor Colaprico dicendo che l’allungamento dei tempi potrebbe giocare a sfavore di Stasi: "Posto che la Procura di Pavia ha voluto secretare queste carte, sono uscite due indiscrezione: la prima è che la scena del crimine è stata completamente rivista e la seconda riguarda il fatto che c’era solo una persona. Vengono fuori due versioni diverse. Se la Procura secreta questi atti, io gradirei parlarne una volta che ho letto tutta la scena del crimine, altrimenti facciamo come Ignoto 3. Attenzione". E Infante: "Cosa posso rispondere a questa tua sacrosanta invocazione? Quindi non si può parlare dei Ris, ci vediamo a processo finito". L’ospite spiega: "Possiamo parlare di quello che sappiamo, ma non possiamo ipotizzare che nelle 290 pagine dei Ris sia stato trovato l’alibi di Stasi, è un’ipotesi".
