Garlasco, scintille con l'avvocata Bocellari: "Malattia conclamata di Stasi". E Bruzzone la gela: "YouPorn personale"

Nella puntata di Ore 14 Sera, Giada Bocellari si confronta con la criminologa Roberta Bruzzone sul tema della pornografia: è scontro accesa (e infinito)

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Garlasco, scintille con l'avvocata Bocellari: "Malattia conclamata di Stasi". E Bruzzone la gela: "YouPorn personale"
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Nella nuova puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante giovedì 13 novembre, in prima serata su Rai 2, Giada Bocellari, avvocato di Alberto Stasi in ‘coppia’ con Antonio De Rensis, arriva in studio e racconta la sua verità sull’uomo condannato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Non solo spiega gli errori che lei personalmente sente di avere fatto in quanto difensore del suo assistito, ma descrive come sta Stasi e quanto pensi a Chiara ancora oggi. Non manca, inoltre, un confronto particolarmente acceso tra l’avvocata Bocellari e la criminologa Roberta Bruzzone sul tema della pornografia. Ecco cosa è successo a Ore 14 Sera.

Garlasco, Giada Bocellari a Ore 14 Sera: l’intervista all’avvocata di Alberto Stasi

Per la prima volta nello studio televisivo di Ore 14 Sera, Giada Bocellari parla di Alberto Stasi, rivelando di averlo visto l’ultima volta il 13 novembre, perché "E’ uscita un’interessante agenzia di stampa su asserite novità che riguardavano il Dna sulle unghie. Con un incidente probatorio in corso, sembrava che i periti o la dottoressa Albani avessero anticipato in qualche modo l’esito".

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Poi racconta chi è Alberto Stasi: "E’ una delle persone più intelligenti che io conosca e la più lucida che ho intorno in questo momento, è orientato, razionale, consapevole e con una grande capacità di resilienza. E’ una persona che ha una grande forza interiore e probabilmente dei grandi valori. Ha la capacità di comprendere dove si trova, in carcere in questi anni, senza adattarsi o mischiarsi in senso negativo all’ambiente in cui si trova. Chiara è presente nella sua testa oggi molto più di quanto l’opinione pubblica pensi, in tutti questi anni ha parlato spesso di lei e lo fa ancora oggi. Lui ha fatto pochissime apparizioni pubbliche e non ama esprimersi molto in pubblico. Il problema è che, nella sua posizione, parlare di Chiara è pericoloso, perché qualunque cosa lui dovesse dire, potrebbe essere interpretata comunque in maniera negativa. E’ un po’ come il discorso del ritrovamento del corpo di Chiara: lui non ha pianto, non si è strappato i capelli, era molto agitato durante quella telefonata al 118 ma è stato considerato freddo. Se fosse stato disperato, avrebbero detto che faceva finta. Io credo che quando ci si trova in certe situazioni, una persona abbia quasi paura ad esprimersi, a mostrarsi".

Si parla inoltre delle foto scattate in cui Alberto Stasi appare con gli ‘occhi di ghiaccio’ sia al funerale di Chiara Poggi, sia dopo circa 12 ore di interrogatorio: "Nel momento in cui i media puntano su di lui e raccontano di questo ragazzo che ha occhi così duri, con questo sguardo apparentemente glaciale, diventa il candidato perfetto: sono gli occhi di ghiaccio, insieme alla pedo-pornografia e ad altre questioni a renderlo tale. Costruisci il mostro che è accettabile per l’opinione pubblica anche come potenziale assassino", commenta la Bocellari.

Quando le viene chiesto del primo incontro con Stasi, Giada Bocellari spiega: "Alberto ha tanti pregi, ma la simpatia non è quello più evidente. Non è una persona particolarmente simpatica, forse nemmeno suscita molta empatia nell’interlocutore. Mi sono convinta dell’innocenza di Stasi molto tempo dopo il nostro primo incontro, ma voglio chiarire che quando l’ho conosciuto non pensavo al fatto se fosse colpevole o innocente, semplicemente non mi interessava assolutamente nulla del processo, né della sua vicenda. Come molti giovani praticanti, ero interessata a imparare a fare questo lavoro, o forse, prima ancora, a capire se poteva fare per me questo mestiere, visto che non volevo fare l’avvocato nella vita. Poi mi chiedono di iniziare a fare delle ricerche sull’altro procedimento, quello della pedo-pornografia, che reputo di conoscere molto meglio dell’omicidio. In quel momento io però non ero un avvocato, ma ho cominciato a convincermi dell’innocenza di Alberto".

Garlasco, l’alibi di Stasi e lo scontro tra Bocellari e Bruzzone: "Malato"

L’errore più grande commesso nelle indagini che ha portato alla condanna di Alberto Stasi? Secondo la Bocellari, "è stato innamorarsi di una tesi, in quel momento anche la più probabile, visto che era correttissimo che il fidanzato della vittima venisse sospettato, ma in sostanza si sono fermati lì. Non credo di dire nulla di male dicendo che di fatto su Stasi sono stati fatti tutti gli approfondimenti possibili, la sua vita è stata scandagliata a 360°, sono andati persino dal pediatra… Hanno fatto veramente di tutto, omettendo o non approfondendo in maniera corretta l’alibi, che era il punto chiave".

Poi Milo Infante fa una domanda sull’alibi di Alberto Stasi, forse un po’ forte per le parole usate, anche se fa una precisazione: "L’alibi è legato al fatto che lui alle 09.35 circa della mattina accede il computer e poi inizia la visualizzazione continua di quelle immagini pornografiche. Se prendiamo la sentenza di condanna e pensiamo che un ragazzo di 24 anni possa uccidere la fidanzata, precipitarsi a casa e, così come è entrato, andare a vedere delle immagini, è sbagliato dire che ci troviamo di fronte a un potenziale serial killer, a una persona con delle patologie mostruose, a una persona estremamente, anche socialmente, pericolosa? Non è un giudizio, è una domanda". La Bocellari risponde con estrema pacatezza e in maniera diretta: "Non credo sia sbagliato. Non ho le competenze e non sono abituata a esprimere giudizi fuori dalle mie competenze, ma io stessa, durante la discussione nel 2014 nell’appello di Assisi, dissi proprio questo, anche in maniera un po’ provocatoria: ‘Dopo che uno, alle 09:12, arriva – per un motivo rimasto sconosciuto – in bicicletta a casa della fidanzata e la uccide con quella furia, si lava, apre il sifone, ora qualcuno dice che fa anche colazione, e poi come un pazzo torna a casa, si attacca al computer e inizia a scorrere immagini pornografiche per una mezz’oretta circa. E’ l’unico assassino che si precostituisce un alibi di cui si vergogna e non lo dice, il tutto dopo aver fatto quello che credo la scena del crimine restituisca in maniera palese, cioè un massacro’. Allora dissi alla Corte: ‘Se ritenete che questo sia possibile, disponete una perizia psichiatrica, perché evidentemente questo ragazzo ha dei problemi". E il conduttore interviene: "Enormi problemi, direi". L’avvocata concorda: "Sì, enormi. Ma io credo che, se anche fosse, questi problemi si sarebbero manifestati prima o dopo. Non penso sia possibile che solo in quella occasione si possa essere manifestato un problema psichiatrico di questo tipo".

Subito dopo il conduttore dice che la questione merita una valutazione di Roberta Bruzzone, ma la criminologa mette le mani avanti: "Io faccio la valutazione, ma voglio fare una premessa: la faccio perché me lo state sollecitando, non voglio trovarmi domani inondata di fandonie di ogni genere, tipo che io faccio le diagnosi psichiatriche. Io rispondo senza problemi, lo dico perché ho sentito l’intervista, era solo una premessa metodologica". E poi arriva la valutazione: "Parlo in via generale. Qui parliamo una persona che nutre un interesse per contenuti sessuali estremi non minorili". L’avvocato Bocellari la interrompe per ringraziarla di aver sottolineato che non si trattava di immagini pedo-pornografiche e aggiunge: "Perché queste cose ledono fortemente l’immagine di Alberto Stasi. Non va bene tutto: questa persona ha una dignità e non può essere sempre diffamata".

Poi la Bruzzone riprende la sua valutazione: "Qui non si può parlare di parafilia solo perché il tipo di interesse non è specifico su un tema, ma la quantità di materiale pornografico adulto di cui lui è in possesso e i temi di quel materiale fanno ampiamente ipotizzare una dipendenza da contenuti sessuali estremi. Tecnicamente, proprio dal punto di vista dei manuali di psichiatria. Un soggetto che dipende da questo tipo di contenuti, non ne fruisce perché si eccita, ma perché gli servono per dissipare angoscia, frustrazione, tensione psicologica. Quindi l’idea che una persona possa aver ucciso un’altra persona con impeto di rabbia, di vergogna, di frustrazione e poi abbia fruito di questo tipo di contenuti non è anomalo dal punto di vista personologico – in chiave teorica -, perché servono proprio per acquisire lucidità. In via generale, definirei malata una persona così, non so se Stasi sia guarito adesso". La Bocellari punge: "Quindi già parliamo di una malattia conclamata che ha diagnosticato la dottoressa Bruzzone, perché se parliamo di guarigione… Malato di che cosa?". La criminologa ribatte: "Si chiama dipendenza sessuale, è una condizione psicopatologica. La raccolta, la fruizione e la catalogazione di questo materiale è un problema. C’era una ricerca molto attiva, un impegno energetico!". L’avvocata sottolinea che nel 2007 non si aveva accesso a internet normalmente e per questo salvavi il file, ma la Bruzzone affonda il colpo: "Ma lui si è creato un YouPorn personale (si parla di 15mila video circa, ndr)".

La cartella clinica inedita di Alberto Stasi

Ma il dibattito non finisce qui, perché Giada Bocellari, autorizzata dallo stesso Alberto Stasi, quando viene aperto il tema della ‘malattia’, mostra una cartella clinica chiusa e basata sulla ‘persona’, in cui vi sono i risultati dell’osservazione della personalità e dei percorsi psicologici affrontati dal suo esistito con una equipe del carcere che ha fatto delle relazioni. L’avvocata dice: "Per me oggi è importante autorizzare, su consenso del mio assistito, a pubblicare una valutazione, se ha a disposizione tutta la cartella clinica di Alberto Stasi, con i dati sensibili che riguardano proprio gli aspetti sessuali di cui sta parlando la dottoressa. Le equipe del carcere si basano su atti processuali. Visto che oggi sono qui, possiamo discuterne". La Bruzzone risponde: "Ma io dovrei avere la cartella integrale, non ho mai detto di averla", e la Bocellari la lascia senza parole perché, mentre dice "Ah, quindi non ce l’ha, perfetto! A me interessava questo", mette via la cartella clinica. Infante ci resta abbastanza male: "Quindi non ci lascia la relazione", e l’avvocata di Stasi lo guarda come a dire ‘figurati, ti piacerebbe! e poi aggiunge: "L’importante è che sia chiarito che questa valutazione è fatta su notizie di stampa".

La criminologa chiede all’avvocata di Stasi se nella cartella sia presente la frase che Alberto Stasi fruiva di materiale raccapricciante e violento e la Bocellari risponde che non c’è e che quella frase è un passaggio della sentenza della Cassazione riportato sui giornali. "E quando la Procura parla di problematiche personologiche non risolte a cosa si riferiva? Non ho letto le relazioni, ma posso immaginare", provoca la Bruzzone. Giada Bocellari però è convinta del contrario: "Eh no, le posso garantire che non può immaginare, perché se lei le avesse lette integralmente, avrebbe potuto constatare l’assenza di qualsiasi psicopatologia parafilica, uno sviluppo psicosessuale normalissimo e un’analisi approfondita del rapporto anche con la vittima a tutti i livelli". A questo punto la Bruzzone evidenzia: "Se questo tipo di materiale a 24 anni, in questa quantità, è nello sviluppo psicosessuale normalissimo, io rispetto la valutazione del collega, ma non mi sento di condividerla. Alla luce di quello che io ho visto e letto con i miei occhi, ritengo che gli interessi sessuali di Alberto Stasi all’epoca dei fatti fossero abnormi e potessero sostanziare una dipendenza da contenuti pornografici estremi. Non è normale che un ragazzo di 24 anni fruisca di materiale di quel tipo e mai lo sarà, neanche da un punto di vista clinico. Ho visto tutto il contenuto di quei file, è anche difficilmente dimenticabile".

Gli errori commessi dalla difesa di Stasi e la parcella da 60mila euro: le risposte di Bocellari

"Come difesa di Alberto Stasi vi rimproverate qualcosa? Magari una sottovalutazione, qualcosa che, tornando indietro, cancellereste", chiede Milo Infante. Giada Bocellari risponde: "Personalmente sì, io ho commesso tantissimi errori di sottovalutazione di tanti aspetti, a partire da quello mediatico che ho sempre considerato irrilevante, perché sono da sempre convinta che i processi vadano fatti nelle aule di tribunale, ma è evidente che questo ragazzo è stato condannato prima dall’opinione pubblica, è arrivato in aula che era già condannato. Questo ha un peso, perché i giudici, per quanto siano bravi e onesti, sono uomini".

Infine, sulla presunta parcella da 60mila euro che sarebbe finita nelle tasche degli avvocati di Andrea Sempio, la Bocellari dice: "A me non è mai capitato di vedere parcelle da 60mila euro per la fase delle indagini preliminari. Colgo l’occasione per dire una cosa, visto che è stato detto che il primissimo avvocato di Stasi gli chiese 81mila euro: al di là del fatto che il primo mese di indagini su Garlasco non era paragonabile al primo mese di indagini del 2017, ricordo che Stasi, appena gli venne fatta questa richiesta, revocò quegli avvocati e gli fece anche causa". Il conduttore aggiunge: "Mi sembra che, alla fine, Stasi pagò 26mila euro i due avvocati ed erano comprese le spese. Insomma, parcelle molto diverse".


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