Garlasco in Tv, Andrea Sempio si sfoga a Verissimo: “Sono il colpevole desiderato, mi aspetto il rinvio a giudizio”

Andrea Sempio è intervenuto a Verissimo nella puntata di domenica 11 gennaio 2026 per raccontare la sua versione sul delitto di Garlasco, dove risulta indagato

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La presenza di Andrea Sempio nello studio di "Verissimo" domenica 11 gennaio 2026 era stata annunciata come un’occasione per "dire la sua verità" sul delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi nella sua casa. Il 37enne risulta essere indagato per concorso in omicidio, nonostante ci sia già Alberto Stasi, che era il fidanzato della vittima, a essere condannato in via definitiva e a essere in carcere da dieci anni.

La scelta di apparire in Tv, a dire la verità, ha suscitato qualche critica, visto che non è la prima trasmissione in cui interviene, mentre non si era presentato in Procura in primavera quando era stato convocato per l’interrogatorio avvalendosi di un cavillo legale. Fonti interne a Mediaset hanno comunque confermato a Libero Magazine che Sempio non ha ricevuto alcun compenso per l’intervista rilasciata a ‘Verissimo’.

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Garlasco, Andrea Sempio a Verissimo puntata 11 gennaio 2026: la versione dell’indagato

Silvia Toffanin lo interroga subito in merito a quanto emerso nell’incidente probatorio che si è tenuto poco prima di Natale, dove è emerso che il DNA presente sulle unghie di Chiara ha "una compatibilità tra il medio e il medio forte con la sua linea patrilineare". Lui prova però a minimizzare: "In realtà, quando è uscita questa perizia il pubblico si è chiesto perché avesse esultato sia la difesa di Sempio sia quella di Stasi. Evidentemente c’è qualcosa che non quadra, quello che hai detto è corretto, ma si deve sottolineare un aspetto: la genetista ha fatto le sue verifiche, ma ha detto che la base da cui è partita per ottenere i risultati non andava bene. A suo dire, il materiale era poco, mal conservato, i vecchi risultati erano sempre diversi, questi non si potevano utilizzare, quindi non attribuibili a nessuno. Visto che le era stato chiesto di fare un’altra indagine, lei l’ha fatta e ha trovato quella compatibilità, ma partendo da una base sbagliata. I risultati che vengono non sono attendibili, quindi questo vale 0, l’elemento non va né a favore né contro".

Non si può evidentemente non parlare del rapporto che lui all’epoca aveva con la vittima, Chiara Poggi: "Io ero e sono molto amico del fratello, quindi andavo lì per stare con lui, mi è capitato di incontrarla in casa qualche volta, ci siamo al massimo salutati". Lui non ritiene comunque strana la compatibilità con il suo DNA visto che non la incrociava quasi mai: "La parte dove si parla della compatibilità è una parte di quanto è uscito, altre repliche non portavano a me. Se avessero scelto un’altra replica forse non si sarebbe parlato di me. Ogni volta uscivano risultati diversi, se ne peschiamo alcuni possiamo andare contro Sempio. Nella mia archiviazione del 2017 il pm aveva sottolineato che quelle perizie contro di me erano riferite solo ad alcuni dati, ignorando i risultati che andavano contro Stasi, che c’erano comunque, anche se in forma minore. Non c’è il mio DNA, ma una traccia che viene fuori da una replica, nelle altre non c’è, partendo comunque da una base sbagliata".

La conduttrice chiede la sua opinione anche in merito all’impronta sul muro: "Quello non mi preoccupa, la Procura la attribuisce ad Andrea Sempio, noi l’abbiamo fatta controllare, ma noi non vediamo le corrispondenze che vedono loro. Mettiamo che sia ascrivibile comunque a Sempio, anche loro dicono che non è insanguinata, quindi non possiamo dire sia stata lasciata in occasione dell’omicidio. Non solo, si trova in una parete dove ci sono impronte di altre persone, tra cui del fratello, dei carabinieri che hanno fatto il sopralluogo, e altre impronte non identificabili. È in un punto della scala in cui la scala girava, quindi era normale appoggiarsi. Io sarò sceso tre o quattro volte, frequentavo tutta la casa, ma soprattutto nel salotto giù per la presenza della Playstation e la camera di Chiara perché aveva il computer per navigare in Internet. Non ricordo di essere entrato solo nella camera dei genitori".

Spazio anche alla famigerata questione dello scontrino di Vigevano, presentato un anno dopo e con alcune lacune in merito nel verbale (a partire dal malore che lui avrebbe avuto in caserma). "Ho tenuto lo scontrino perché quella mattina ero stato a Vigevano, mi sembra normale se succede un fatto conservare qualcosa che può acclarare le sue dichiarazioni. Era la sorella di un mio amico, ritenevo scontato che sentissero tutti. Non sono stato l’unico a portare documentazioni, è stato consegnato un anno dopo perché mi è stato chiesto un anno dopo, se non me lo avessero chiesto allora ma adesso forse sarebbe uscito ora. All’interrogatorio mi sono presentato con la febbre, non sono svenuto, ma durante le domande avvertivo mancamenti, per questo hanno chiamato l’ambulanza, che ha constatato un calo di pressione". Toffanin lo interroga anche in merito al malore avuto dalla mamma, quando era invece lei a dover parlare in Procura: "Lei non è stata male per lo scontrino, ma non so se sia sentita poco bene per la domanda legata a quello, questo è uscito dai giornali. Su questa storia ci sono quattro voci, la Procura, la difesa di Sempio, la Parte Civile e la difesa di Stasi. La Procura non ha mai detto che mia mamma si è sentita male esattamente per quella domanda, è una cosa di cui parlano i media e chi ha interesse ad alimentare il gossip".

Sempio non ritiene che tutto quello che viene raccontato sia così limpido: "Questa cosa è diventata come una serie Tv, io mio malgrado sono uno dei protagonisti, ognuno di noi ha fan dietro, una parte mi vuole colpevole, altri stanno dalla mia parte. Sono il colpevole desiderato, ma ormai mi aspetto il rinvio a giudizio". Silvia Toffanin continua però a parlare dello scontrino e dei possibili testimoni che smentirebbero la sua teoria: "Non mi preoccupa, io sono andato a Vigevano, so di avere fatto io lo scontrino, non so se ci sia uno o più testimoni, vengano fuori e parlino. Se hanno detto quello hanno detto delle balle".

L’opinione su scontrino e bigliettini in casa

Spazio anche ai bigliettini trovati a casa sua durante la perquisizione: "Ho smesso di scrivere, ma ho sempre scritto sin da piccolo. Da quando ho iniziato a vivere da solo, a metà del 2017 (dopo la fine della prima inchiesta) ho sempre tenuto diari o quaderni, dove scrivere pensieri o sensazioni. In merito a quello trovato nella spazzatura credo che la frase fosse: "Ho fatto cose inimmaginabili, era su un piccolo taccuino, poi quella frase si è arricchito di più. Parlava di me, se è quello che penso io era al termine di una giornata caotica, ben prima dell’inchiesta. Ci possono essere nei miei diari cose di cui mi dispiaccio o dove mi dò delle colpe, io mi sfogo scrivendo. Sono curioso di sapere quali saranno gli elementi che fanno pensare che Alberto fosse un mio chiodo fisso. Solo in un’occasione siamo stati vicini a incontrarci, qualche anno dopo l’omicidio in un locale di Garlasco, io ero con la mia compagnia di amici, tra cui Marco. Abbiamo notato un ragazzo con un cappello in testa, a quei tempi era strano, guardandolo abbiamo capito che era lui. Abbiamo quindi chiesto di cambiare tavolo per evitare che Marco lo vedesse. So di avere chiesto qualcosa riferito a lui quando sono uscite le sue interviste in Tv, cose tipo: ‘Lo stanno facendo santo’, perché si vedeva che stavano tentando di capovolgere tutto e mi sembrava forzato. Non è un argomento trattato più volte. Marco Poggi non ha mai dubitato di me, quando la cosa è uscita sul giornale lui mi ha chiamato subito, mi è sempre stato vicino. Era dispiaciuto, sente che la nostra amicizia ha una responsabilità in questa vicenda, si è fatto carico di questa cosa, ci siamo fatti forza a vicenda".

La conduttrice ha inoltre voluto sapere il suo pensiero in merito ai bigliettini che hanno fatto ipotizzare la corruzione, in cui è implicato il papà: "Non sono preoccupato all’idea che lui possa avere un processo, non c’è stata corruzione. Il bigliettino con le cifre spiega i movimenti di denaro visti dagli inquirenti, incrociando i movimenti sui costi e le cifre sul bigliettino le cifre tornano. Erano soldi usciti per gli avvocati in un determinato periodo, era una cifra minore, non penso che l’inchiesta vada oltre, almeno per mio papà".

Sempio ha detto il suo pensiero anche in merito allo stato d’animo dei genitori: "Il mio è senso di responsabilità, non c’è una colpa sotto. Ti capita una cosa e si riflette sugli altri. Non credo che la mia vita sia rovinata, da tutto si esce, ci è capitata questa strana avventura, che purtroppo ti segna. Dal 2007 al 2017 ho avuto una vita normale, tutto è cambiato dopo, avevo una mia vita, passioni e interessi, ora non ho nessuno accanto, non sono stato sveglio sulle fidanzate, ora ho cercato di tenere tutto nascosto, non voglio che escano nomi, non mi interessa se questo porta a definirmi strano".

Un accenno anche alle telefonate fatte a casa Poggi prima dell’omicidio: "Ho spiegato più volte, volevo contattare lui, non ci ero riuscito, ho chiamato a casa, ma per pochi secondi. Da lì nessun altro contatto con lei, anche un amico del padre ha fatto la stessa cosa in quei giorni".

L’intervista lo ha portato anche a parlare del famoso video in cui lui si trovava in una scuola con amici dove alcuni di loro facevano danni in una scuola, trovato sul computer di Chiara: "Penso si trovi lì perché l’ho fatto vedere a Marco, in quell’epoca non c’era Whatsapp, probabilmente non c’era modo di inviare il video da un telefono all’altro, quindi forse abbiamo messo il video sul computer per vederlo. Può essere che lei lo abbia visto, era il computer in uso alla famiglia".

Non poteva mancare la domanda più importanti: chi ha ucciso Chiara Poggi? Sempio non si tira indietro:

"Io ad oggi credo Alberto Stasi, per me la verità è quella. Le sentenze hanno detto quello, non ho le competenze per metterla in dubbio, per me la verità è quella".


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