Garlasco, Andrea Sempio a Porta a Porta: "Vivo in paranoia e sogno l'oblio. Quello di Chiara fu un delitto passionale, ecco perché"

Andrea Sempio, indagato nel caso di Garlasco, ha parlato in esclusiva a Cinque e Minuti e a Porta a Porta con Bruno Vespa: ecco tutte le sue risposte.

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Bruno Vespa torna protagonista nel caso di Garlasco. Il conduttore Rai stasera – 19 novembre 2025 – ha conquistato i riflettori grazie a una doppia intervista esclusiva ad Andrea Sempio, intervenuto prima nella puntata ‘flash’ di Cinque Minuti e poi in maniera più approfondita a Porta a Porta. L’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi ha parlato a tutto campo, dalle sofferenze personali alle accuse degli investigatori, fino alla presunta prova del DNA che potrebbe inchiodarlo".

Garlasco, Andrea Sempio a Porta a Porta: "Ecco perché non ho più una vita"

L’intervento di Sempio a Porta a Porta parte riagganciandosi all’intervista trasmessa poche ore prima a Cinque Minuti, dove il 37enne ha detto a Vespa di non avere più una vita e di sentirsi sotto assedio. Il giornalista Rai gli chiede di approfondire quel tema: "Noi abitiamo davanti a una strada chiusa – dice Sempio – davanti casa mia ormai è sempre pieno di giornalisti sempre. Ma io non posso nemmeno girare per strada. Se dovessi andare in centro a Pavia, dopo un po’ le persone ti fermano, ti filmano, iniziano a pronunciare il tuo nome a voce alta".

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"Ma lei ha amici?", domanda Vespa. "Ho ovviamente i miei amici, una parte sono i ragazzi che sono stati coinvolti nella vicenda, quindi con loro abbiamo chiuso i rapporti per evitare malelingue. Ho anche altri amici non coinvolti in quel fatto, ma non è facile: ovunque vai ti seguono, quindi se li beccano con me poi iniziano a seguire anche loro".

Sempio: "Devo vivere in paranoia"

Sempio, poi, aggiunge di non poter neanche muoversi da casa sua per un viaggio o semplicemente per il gusto di farlo: "Se dovessi fare un giro diverso dal solito, andare in un’altra città, poi potrebbe venir fuori che la mia macchina è stata vista lì, perché sono andati lì. Devi vivere in uno stato di paranoia. Anche quando parlo con i miei genitori devo soppesare ogni parola. Devi avere sempre la paranoia, non c’è altro termine, che qualcuno stia ascoltando e che possa fraintendere e che poi magari quella cosa detta – che magari non ha alcun valore – possa un domani uscire sui giornali".

Il rapporto con Chiara Poggi e i video pornografici

Vespa quindi prova a indagare su quello che era il rapporto tra Andrea Sempio e Chiara Poggi. "Tra me e Chiara c’erano sette anni di differenza – osserva l’indagato – In pratica eravamo due mondi diversi, non avevamo una vita che poteva portarci in contatto". "Ma giocando con il pc di Chiara, le è mai capitato di vedere video pornografici?", domanda il conduttore. "No, no, no", la risposta secca di Sempio. Che poi aggiunge: "È vero che ho giocato al pc di Chiara, ma non ho mai avuto accesso al computer, ero sempre con Marco".

Andrea Sempio e l’impronta 33 del caso di Garlasco

L’intervista, poi, vira verso l’ormai celebre impronta 33, ovvero la traccia rinvenuta sulla scala che porta alla taverna dove è stato ritrovato il corpo di Chiara Poggi. "Ho molti dubbi che sia attribuibile a me – dice Sempio – Anche se fosse, non essendo una traccia insanguinata, non sarebbe strano. È semplicemente un’impronta sul muro. Non andavo spesso in cantina, ma 3 o 4 volte ci sono stato. Può essere che sia rimasta, onestamente non mi stupirebbe".

"Ora attendiamo l’esito di questo famoso incidente probatorio – continua – Però si continua a parlare di DNA nonostante in realtà non sia stato trovato DNA completo. Nessuna consulenza arriva mai a dire con certezza che ci sia DNA di Sempio. L’unico punto in cui concordano è che c’è qualche traccia parziale, che non ha criteri per essere attendibili, e che alcuni punti di una parte di quello potrebbero essere di Andrea Sempio, di qualche familiare o di qualche persona che condivide lo stesso aplotipo. Ma anche le consulenze più ‘cattive’ non arrivano mai a puntare il dito contro di me. La cosa che mi fa venire dubbi è che se quella traccia fosse stata lasciata durante l’aggressione, sarebbe netta. Al termine dell’incidente probatorio, male che vada, arriverà sempre alla stessa conclusione: una traccia comunque non precisa che in via astratta possiamo tentare più o meno di ricondurla nella direzione di Sempio".

Sempio e l’alibi dello scontrino di Vigevano

Vespa passa poi ad analizzare lo scontrino di Vigevano, ovvero l’alibi principe di Sempio: dice di essere andato lì a comprare un libro (ma la libreria era chiusa) portando un ticket del parcheggio a prova di quanto sostiene: "Era la settimana di ferragosto, non c’era nulla da fare, gli amici non c’erano e perdevamo tempo così", ha ricordato l’indagato. "Ma che senso ha conservare uno scontrino? Uno in genere prende e lo butta", ribatte Vespa. "L’ho fatto per quello che era successo. Io quella mattina sono stato a Vigevano, poi è successo questo evento (la morte di Chiara, ndr), ho ritrovato questo scontrino e ovviamente l’ho conservato. Non sono stato l’unico a fare una cosa del genere: c’è chi ha portato passaporto, movimenti del bancomat, segnature del lavoro. Nel 2007, nel nostro giro di amici, tutti siamo stati sentiti, era palese che sarebbero venuti a farci domande: tutto quello che serviva a spiegare la tua giornata serviva".

Le telefonate a casa di Chiara Poggi

Vespa, quindi, ricorda: "Tra il 7 e 8 agosto, lei ha fatto tre brevi telefonate a casa Poggi. Garlasco non è New York, non sapeva che il fratello di Chiara (amico di Sempio, ndr) era andato in vacanza?". "Lo sapevo, ma non sapevo quando sarebbe tornato. C’è un’altra cosa che non è mai uscita, non so come mai: c’è una persona che ha fatto la stessa cosa, non dirò il nome per non tirarlo in mezzo. Lui era amico del padre di Marco e Chiara, ha cercato di contattarlo, senza riuscirci. Chiama a casa Poggi e parla con Chiara, si fa dire quando sarebbe rientrato e poi non chiama più. Ha fatto la stessa cosa che ho fatto io. Una chiamata l’ho fatta per sbaglio, la seconda ho parlato con Chiara, la prima non ne sono sicuro".

L’addio a Lovati e i soldi agli avvocati

"Perché ha interrotto il rapporto con Lovati?", domanda Vespa. "C’è stata divergenza riguardo la linea difensiva. Noi volevamo un approccio un pelino più morbido, lui era un po’ troppo aggressivo, aveva una strategia molto dura che non prevedeva piano B. Lovati pensava di farcela da solo, voleva gestire tutto. Noi invece pensavamo che fosse utile interagire coi consulenti. Non siamo riusciti a trovare una quadra". Quindi, Sempio offre la sua verità sulla questione dei soldi versati dalla sua famiglia e sui pizzini ritrovati nella sua abitazione. Agli avvocati, dice Sempio, sono stati dati "più o meno 50mila. Sul foglietto fatto da mio padre il nome Lovati era generico per indicare gli avvocati. Io avevo tre legali, ma la parola finale era di Lovati. Non erano i soldi solo per Lovati. Noi i soldi li consegnavamo nello studio di Soldani all’avvocato Soldani. Poi loro si ridistribuivano i soldi, non so in base a quali percentuali".

Il Santuario della Bozzola

Sempio poi nega qualsiasi accostamento con il Santuario della Bozzola, il luogo che secondo Flavius Savu – il 43enne rumeno condannato a 5 anni di reclusione per un’estorsione a sfondo sessuale ai danni di don Gregorio Vitali, all’epoca rettore del Santuario – avrebbe un ruolo centrale nell’omicidio di Chiara Poggi. "Ad oggi ormai gira qualunque storia. Andavo lì per le fiere di paese o la fiera di Pasqua, ma l’ambiente del Santuario era un giro che non frequentavo, nemmeno all’oratorio e al centro estivo".

Garlasco, la teoria di Sempio sulla morte di Chiara Poggi: "Delitto d’impeto"

Vespa quindi si riaggancia nuovamente alla precedente intervista a Cinque Minuti in cui Sempio ha detto che il colpevole della morte di Chiara è Alberto Stasi. "Stasi però è stato assolto due volte prima della condanna. Lei che idea si è fatta del delitto?", la domanda del conduttore. "A me sembra un delitto passionale, un delitto d’impeto. Stasi? Non ho visto le carte delle varie sentenze, non ho le capacità per capirle. Da quello che vedo e che è emerso dalla scena, non mi sembra un delitto fatto bene per essere occultato, ma qualcosa che ha portato a quello scontro. Il fratello di Chiara? Ci siamo rivisti all’obitorio, poi il rapporto è andato avanti ma di questo argomento non ne abbiamo mai parlato".

Andrea Sempio e il post Garlasco: "Sogno l’oblio", la confessione a Porta a Porta

L’intervista a Porta a Porta si chiude quindi con uno sguardo al futuro. Vespa chiede a Sempio cosa sogna di fare dopo che l’inchiesta di Garlasco sarà terminata. "Cosa sogno quando questa storia sarà finita? Forse l’oblio, di tornare alla mia vita, vedremo quanto sarà possibile. Finché si tratta di buttare fango, la macchina dei media si impegna parecchio, poi per smantellare il castello di fango ce ne vuole: come successo nel 2017, la notizia dell’archiviazione passa in sordina. Non penso di cambiare città. Mi ero già spostato per ragioni di lavoro da Garlasco, da tempo la vivevo appieno. Io ho questa fama involontaria in tutta Italia: a Roma, quando arrivo alla stazione Termini, tre o quattro persone che mi riconoscono ci sono. Io però non mi vergogno a girare per strada, non sento di dovermi nascondere. Vorrei cancellare quello che è stato, ma per l’oblio che mi piacerebbe avere sarà lunga".


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