Gabriele Muccino: "Con 'Le cose non dette' esploro le estreme conseguenze dell'amore, come nelle opere di Verdi e Puccini"
Presentato il nuovo, atteso film del regista romano. Le parole di Gabriele Muccino, Miriam Leone, Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini

In arrivo nei cinema, "Le Cose non dette" il nuovo, atteso film di Gabriele Muccino. Il regista romano torna con questo nuovo titolo a esplorare i temi che gli sono cari, quelli delle fragilità e fallibilità umane e di come queste si riflettono sulla nostra vita e le nostre relazioni. La storia è quella di due coppie di amici in crisi (una con una figlia 13enne), che decidono di condividere una vacanza a Tangeri, e il focus è sulle bugie, sui non detti, su quanto non vogliamo a volte vedere la verità evidente e su come questo possa portare al disastro. Una storia a tinte molto vive, che tende al noir alla fine, con un cast di attori di prima classe: Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Miriam Leone e Claudio Santamaria.
"Le cose non dette": Gabriele Muccino e il cast raccontano il film
Racconta Muccino sulla genesi del film: "E’ ispirato al libro Sircusa di Delia Ephron, in molti prima di me hanno provato a farne film ma non c’erano riusciti, io invece l’ho scritto in 25 giorni, il plot era talmente chiaro e bello, che metterlo in sceneggiatura è stato un processo molto veloce. Quello che fa Delia a teatro e nei suoi libri corrisponde a quello che faccio io con i miei film, racconta di personaggi in cerca di felicità e serenità non trovandola. Quindi quando ho letto il libro, io mi sono reso conto che conoscevo quei personaggi. Ho chiamato subito Stefano Carolina e Claudio che mi hanno detto si senza nemmeno capire di cosa stessi parlando. Poi ho cercato la mia Elisa, il personaggio più importante, un ruolo molto complesso, perchè lei vive tutta nell’ implosione di emozioni, pensieri e sentimenti, è una donna che vuole vivere senza fare domande che le possano fare male: intelligente, cauta, empatica. Ho visto il film Amata la chimica pazzesca che si era creata con Accorsi, per questo ho chiamato Miriam Leone per il ruolo che è quello da cui viene lo sguardo narrante".
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Entra nel canale WhatsAppSul fatto che questo film, soprattutto nella sua seconda parte possa definirsi quasi un noir, Gabriele Muccino non è convinto: "Non ho mai pensato al genere, per me questo è un film di relazioni portate all’estremo come nelle opere di Verdi e Puccini. Non ho pensato al noir, non era quello il mio obiettivo. Mi interessava esplorare fino a che punto le imperfezioni umane potessero fare danno, un tema che è tipico della Traviata, delle grandi opere romantiche: lì ci sono sempre personaggi estremi pronti a tutto per il loro obiettivo che è l’amore. Quindi questo è un film sull’amore e le sue conseguenze".
Aggiunge: "L’ambientazione di Tangeri è importantissima, la città marocchina è quasi un secondo personaggio: "Ho scritto il film in un paese della Spagna che è proprio davanti a Tangeri, ho preso il tragetto un giorno ho visto la città e l’ho trovata magnetica, così vicina ma così lontana, poche miglia di traghetto e non sei più in occidente. Mi sembra un posto dove ti senti senza maschere e ho pensato che era il posto giusto per far perdere loro le loro maschere ai miei personaggi".
Anche in questo film, ad agire sono le donne, a rimanere passivi (e a combinare guai) sono gli uomini, su questo Gabriele Muccino ha le idee chiare: "Il mio sguardo sugli uomini me stesso compreso non è mai cambiato pensavo di evolvermi più di quanto mi sia in effetti evoluto, mentre ho sempre pensato, è evidente, che le donne come minaccia alla fragilità maschile, perché l’uomo è più impreparato alla vita rispetto agli uomini. Io ho osservato e ho raccontato questa storia dal punto di vista femminile, un angolazione dichiarata".
Miriam Leone, descrive così la sua Elisa, una donna innamorata ma delusa dal tradito, ma anche una donna che si rifiuta di vedere la realtà: "Elisa vive per l’ amore marito, è la sua musa, e si è messa anche in un certo senso da parte per il talento del marito, poi non riesce a rimanere incinta, e va in crisi, organizza viaggio a Tangeri per cercare di recuperare le cose. Questo film parla di quanto siano fragili le relazioni umane, riguarda tutti. Tutti noi, come Elisa, in qualche misura facciamo fatica ad accettare verità scomoda, facciamo finta di non vedere cose"
Stefano Accorsi fa una riflessione più ampia: "Sono felice sempre di lavorare con Muccino perché i suoi film e i suoi personaggi raccontano sempre qualcosa di noi, magari proprio quella parte che non ci piace vedere e ammettere. Quindi, in qualche modo ci sentiamo tutti chiamati in causa dalle sue storie. Anche in questo caso, ci fa vedere come può ingrandirsi e quante conseguenze possono avere i nostri gesti anche fatti con inconsapevolezza. Si riesce anche in questo film a parlare delle nostre esperienze umane. Muccino ci fa passare dal vedere e giudicare qualcuno, al capire noi stessi".
Carolina Crescentini parla invece così, della sua un po’ squinternata Anna: "Anna ha tanti livelli, è la piu vera, ma è sincerta con gli altri più che con se stessa non accetta figlia cresciuta e ha meno bisogno di lei, ma non ha il coraggio di prendere le redini della situazione perché ama il pacchetto famiglia, quindi preferisce la rabbia la frustrazione pur di affrontare cio che non conosce, quindi le nevrosi sono d’obbligo. Ha percorso di abbandoni e non vuole che la figlia soffra abbandona ma lei è già abbandonata, perché ha scelto un uomo che non la ama, lei grida pur di farsi vedere, è una sorta di don chisciotte psicopatica. E’ ossessionata dal controllo, convinta che vestendo la figlia come bambina più piccola pensa di controllare ma in realtà si sgretola tutto con figlia, marito, va tutto male. Vive male, dovrebbe andare da uno bravo, ma non lo farà mai"
