Il nuovo album di Frankie hi-nrg è un salto nel vuoto ma col paracadute (anche senza Quelli che benpensano). Recensione di Voce e Batteria
Frankie hi-nrg rilegge i suoi brani storici e apparecchia la tavola con gli amici: da Emma a Tiziano Ferro, tutte le collaborazioni in Voce e Batteria. La recensione

Trent’anni di rap italiano, undici brani, una batteria acustica e nessuna scusa. Voce e Batteria esce il 24 aprile 2026 e mantiene le promesse del titolo togliendo strati di musica e privandosi di una serie di produzioni convenienti a fare da cuscinetto. Solo Francesco Di Gesù – in arte Frankie Hi-nrg mc – e Donato Stolfi alle pelli, con Dj Stile agli scratch e una lista di ospiti che in qualsiasi altro disco sarebbe finita in locandina a caratteri cubitali. Jovanotti, Tiziano Ferro, Fabri Fibra, Emma, Elisa, Raiz, Diodato e Lina Simons sostengono il vuoto che, in questo disco che evita perfino Quelli che benpensano, è la struttura portante. L’operazione è una rilettura critica in cui Frankie rimette in piedi i suoi classici, li spoglia di tutto il superfluo e scopre – come lui stesso ammette – che il sistema che criticava non ha fatto molti passi avanti. La nostra recensione di Voce e Batteria.
Pedala e batteria (feat. Jovanotti)
Parte tutto da qui, com’è giusto che sia: Pedala diventa ancora più dichiaratamente manifesto, ma con quella spinta di festa che ti fa venire voglia di muoverti ancora prima di capire dove stai andando. Jovanotti entra come il cugino iperattivo alle riunioni di famiglia portando luce, vento in faccia, un’idea di bici e strada che si incastra alla perfezione con la tenacia che Frankie si porta dietro da sempre. Il bello è che, spogliata di arrangiamenti, la canzone sembra più allegra e più dura allo stesso tempo: ti sorride, ma intanto ti ricorda che se smetti di pedalare, voli via.
Voto: 6
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Entra nel canale WhatsAppFaccio la mia cosa (feat. Tiziano Ferro)
Qui si sente proprio la storia. Faccio la mia cosa è uno dei primi brani scritti da Frankie, oggi riletto da un uomo che ha attraversato tre decenni di musica e ha deciso che sì, continua a fare "la sua cosa", ma con ancora più consapevolezza. La batteria tiene il quattro dritto e la voce di Tiziano Ferro arriva quasi l’eco di una generazione che da Frankie è stata ispirata e nutrita. Il dialogo fra i due è tenero senza diventare ruffiano. Da un lato Tiziano che da ragazzino teneva la foto in cameretta, come dichiarato dall’artista, ora si ritrova a dividere il microfono col "maestro", ma senza riverenze stucchevoli. È un passaggio di testimone che non chiude nulla, semmai rilancia.
Voto: 9
Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra)
Se devi parlare di fantasmi interiori, chiami Fabri Fibra e ti metti comodo. Il pezzo, già in origine teso e introspettivo, in questa versione si stringe come un’inquadratura ravvicinata senza armonie a fare da cuscino, solo rullante e cassa che picchiano e due voci che si alternano come confessioni notturne. La strofa di Fibra è "Fibra in purezza": ossessiva, lucida, disturbata il giusto, incastrata alla perfezione nell’architettura di Frankie senza sembrare un cameo appiccicato.
Voto: 9
Fight da faida (feat. Elisa, Lina Simons)
Fight da faida è sempre stata una specie di editoriale in rima contro la guerra di tutti contro tutti, molto prima che i social trasformassero il flame in sport nazionale. Con Elisa e Lina Simons, il pezzo prende una piega più tridimensionale. Elisa porta luminosità mentre Lina ci mette grana e presenza; intanto la batteria scandisce il tempo come un conto alla rovescia: o smettiamo di spararci addosso (letteralmente e metaforicamente) o non resta più niente. Il vero baricentro della scaletta.
Voto: 8
Potere alla parola (feat. Emma)
Questo è il momento in cui ti rendi conto di quanto possa essere sensuale un brano politico, se lo maneggi con la giusta cura. Emma entra nel pezzo con una intensità fisica, a metà tra sfrontatezza e fragilità, e l’effetto è che la canzone sembra riscritta da zero pur rimanendo se stessa. Nella versione "spogliata" il titolo diventa letterale: il potere è davvero alla parola, ma passa dal corpo, dal respiro, dal modo in cui la voce si appoggia sul rullante. Frankie si ritaglia lo spazio da narratore lucido, Emma ci mette carne, desiderio, ferita. È uno degli episodi più riusciti del disco.
Voto: 9,5
Nuvole
"Nuvole" è la cartolina di un periodo che speravamo di archiviare e che invece continua a fare da sfondo alle nostre vite. Uscito nel 2020 durante la pandemia, esprime oggi più che mai la paura e le aspettative tradite. Senza tappeti sonori a diluire, il brano diventa un piccolo bollettino sentimentale crudele nel ricordarci che no, non siamo usciti migliori da niente, ci siamo solo irrigiditi. Si sente tantissimo l’idea di "disco analogico" con bacchette, pelli, voce, zero filtri, come se fossimo tutti ancora in quella stanza chiusa ad aspettare che passi la nottata. Non è la traccia più "spettacolare", ma colpisce in profondità e rimane lì a lavorare.
Voto: 8
Elefante (feat. Raiz)
Elefante è un pezzo che già di suo portava addosso un’umanità ingombrante, quella che fatichi a ignorare anche quando ti farebbe comodo voltarti dall’altra parte. Con Raiz diventa un racconto epico in miniatura in cui la sua voce degli Almamegretta apre il pezzo a un altrove che non sappiamo dove collocare. La batteria è più narrativa che metronomica perché segue i respiri e s’increspa. Sembra di vedere i personaggi muoversi scena per scena, come in un film a basso budget ma altissimo impatto.
Voto: 9
Generazione di mostri (feat. Diodato)
Riascoltare "Generazione di mostri" oggi, in versione voce-e-batteria, è quasi disturbante. La sensazione è che il brano abbia previsto parecchie cose che stiamo vivendo ora, dai leader caricaturali alle masse che si consegnano ai propri vampiri di riferimento. Diodato entra con il suo tono dolente ma mai passivo, come se stesse cantando il requiem di una coscienza collettiva che non riesce a svegliarsi del tutto. L’incontro con Frankie è perfettamente bilanciato, uno guarda il mondo con il bisturi, l’altro con la lente tragica. Insieme montano un piccolo tribunale morale dove però non si salva nessuno, nemmeno chi ascolta.
Voto: 9
Libri di sangue
Libri di sangue è una di quelle tracce che in un disco "normale" potrebbero passare sotto traccia, qui invece prendono un ruolo quasi centrale. La nudità dell’arrangiamento costringe il testo a stare davanti a tutto senza fronzoli ed è uno dei brani in cui si sente meglio il legame di Frankie con una certa tradizione di canzone d’autore italiana. Le parole non sono un pretesto per fare stile, sono il motivo per cui la canzone esiste. Forse non è l’episodio più immediato del lotto, ma è uno di quelli che ti ritrovi a ripescare quando hai bisogno di qualcosa che graffi un po’.
Voto: 7,5
Chiedi chiedi
Chiedi chiedi nel 2026 sembra quasi un voice over sulla discografia di oggi. Ai tempi era una radiografia spietata del sistema, oggi è un "vi avevo avvisato" per l’era dello streaming. Nel formato voce e batteria la satira diventa ancora più feroce, perché ti arriva senza il sorriso di copertura delle produzioni radio friendly. La soglia d’attenzione bassa, il culto del palazzetto pieno come unico metro di valore, gli artisti spremuti come limoni: tutto questo, riascoltato ora, fa più male proprio perché la canzone non ha dovuto aggiornare quasi nulla per risultare attuale.
Voto: 8,5
Disconnetti il potere
Dopo averti riportato alle radici dell’hip hop, Frankie ti ricorda che il vero "reset" non è sonoro ma politico, mentale, sociale. Non ci sono ospiti a fare da contrappunto ma è lui, in pieno, che si prende lo spazio finale e lo riempie fino all’ultimo colpo di cassa. Il pezzo in questa versione sembra scritto per il terzo millennio e i suoi overload informativi, con la pretesa di disconnettersi non come come atto di resistenza. È una chiusura secca senza coda consolatoria.
Voto: 9
Voto complessivo: 8
