Francesco De Gregori, non abbiate paura di Nevergreen: l'arte di deludere il pubblico vi regalerà il miglior concerto della vostra vita

Nevergreen - Perfette sconosciute torna sul palco con una residency tra Milano e Roma che riporta live Francesco De Gregori. E non senza (molte) sorprese

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Quella sera di luglio, il sole batteva talmente forte sulle pietre del cortile di Palazzo Farnese che quasi sembrava di planare su uno specchio d’acqua. Il palco di Francesco De Gregori era avvolto da una tale foschia che quasi non si vedeva oltre gli stumenti ma, a cercarlo bene, lui era già lì in mezzo a noi. La luce della sigaretta accesa non poteva mentire, tanto che qualcuno del pubblico ha iniziato a chiamarlo "Chicco" come un vecchio compagno di scuola mentre altri, consci di quello a cui stavano per assistere, bofonchiavano che Bufalo Bill sì che era stato un bel disco. Mica le perfette sconosciute.

Facciamo una cosa: dimenticate per un momento Rimmel, La donna cannone, Viva l’Italia. Dimenticate il Francesco De Gregori delle antologie, dei tributi televisivi, delle compilation che girano da trent’anni. Quello che sale sul palco in autunno è un altro – o meglio – è lo stesso, ma con una domanda diversa in testa. Non "cosa vuole sentire il pubblico stasera?" ma "cosa voglio suonare io stasera?". Un esperimento di vicinanza al pubblico, questo è Nevergreen – Perfette sconosciute, e non certo di distacco.

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Francesco De Gregori, Nevergreen – Perfette sconosciute torna sul palco dopo due anni

Tra ottobre e novembre 2024, Francesco De Gregori ha fatto venti concerti al Teatro Out Off di Milano: duecento persone a sera, otto file di sedie appena, abbastanza vicino da sentire i musicisti respirare. Non ci sono i grandi classici a fare da spalla alla scaletta (se facciamo eccezione per alcuni irrinunciabili), solo un mese di canzoni che lui voleva suonare per una settantina in totale, cambiate di serata in serata, incluse cover e imperfezioni. Una specie di follia bellissima, come l’hanno definita in molti, perfino quelli che avrebbero voluto sentire Bufalo Bill.

Se eravate in sala quelle sere, sapete già di cosa parliamo. Se non c’eravate, questo autunno avete una seconda possibilità: il Teatro Sala Umberto di Roma dal 27 ottobre e il Teatro Out Off di Milano dal 25 novembre. La formula è la stessa ed è quella che il pubblico di Francesco De Gregori conosce da sempre. Perché il cantautore romano non ha mai fatto mistero di amare molto i pezzi meno conosciuti, meno usurati a voler esagerare nei termini, e proprio come il suo Bob Dylan, non ha paura di far uscire il pubblico dalla sala scontento per non aver sentito i brani che fanno scattare in piedi dalla prima nota.

Nevergreen – Perfette sconosciute è diventato un film

Quell’esperienza milanese è diventata un documentario: Nevergreen, firmato da Stefano Pistolini, già autore di Finestre rotte e di Falegnami & filosofi, il film sulla reunion con Antonello Venditti. Presentato a Venezia e uscito in sala dall’11 al 17 settembre 2025, il film contiene solo la cronaca di quei giorni: backstage, prove, spezzoni di concerti, qualche intervista agli ospiti ma mai al protagonista.

Alcune scene restano in testa. Il sindaco Sala in camerino che ringrazia De Gregori e si fa far ballare il valzer di Buonanotte fiorellino. Guido Guglielminetti che, durante le prove per Via della povertà – l’adattamento italiano di Desolation Row di Dylan – apre YouTube sul telefono, lo avvicina al microfono e fa sentire agli altri una vecchia esibizione. Decidono di farla così. De Gregori intanto legge il testo dallo smartphone. Prima di salire sul palco con Zucchero, si volta e dice: "Andiamo a lavorare". È tutto lì, perché la musica è anche fatta di concretezza.

Una band che fa la differenza

A suonare con De Gregori ci sono Guido Guglielminetti (l’adorabile "capobanda") a basso e contrabbasso, Primiano Di Biase – anche direttore artistico – all’hammond e alla fisarmonica, Carlo Gaudiello al piano, Paolo Giovenchi alle chitarre, Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino, Simone Talone a batteria e percussioni, e le voci di Francesca La Colla e Cristina Greco.

Nel 2024, De Gregori ha annunciato in camerino la presenza in città del sassofonista Amedeo Bianchi e la band ha deciso seduta stante cosa fare con lui. È partita Due zingari, e chi era in sala ha capito subito che queste "perfette sconosciute" reggono il confronto con qualsiasi classico. Poi ci sono stati gli ospiti: Elisa, Ligabue, Zucchero, Jovanotti – che ha duettato in Una città per cantare raccontando che quel pezzo "raccontava la voglia di scappare di casa e andare" – e Malika Ayane, che dopo Pezzi di vetro ha promesso di fondare "un gruppo di autoaiuto nel pianto" per tutte le adolescenze che ha devastato quella canzone.

La scaletta che cambia ogni sera

Parliamoci chiaro: quando si dice "la scaletta cambia ogni sera", il rischio è che l’imprevedibilità sembri un prodotto da vendere.

Ma qui la storia è diversa. Ogni sera lui e la band decidono cosa suonare, costruiscono la serata, scelgono quale canzone mettere accanto a quale. È il tipo di libertà che ti puoi permettere solo se conosci il tuo repertorio a memoria e hai attorno musicisti che ti seguono ovunque. E comporta il pericolo concreto di annoiare, di sbagliare serata, di tirare fuori un brano che quella sera non funziona. Non c’è la canzone-che-salva-tutto in fondo alla scaletta. Ed è esattamente per questo che ci si fida. Lui stesso si sforza di spiegare alcune delle canzoni che ritiene meno conosciute, sebbene non ne abbiano davvero bisogno, come nel caso di Gambadilegno a Parigi, o Il Cuoco di Salò.

E la scaletta muta davvero ogni sera. Preserva alcuni grandi classici irrinunciabili, come Buonanotte Fiorellino che innesca il tradizionale valzer finale, ma di concerto in concerto introduce brani nuovi e inaspettati. Talvolta c’è Atlantide, non proprio una perfetta sconosciuta, altre invece possiamo ascoltare Deriva, Compagni di viaggio, Numeri da scaricare, La casa di Hilde, I Matti, San Lorenzo. Si è spinto perfino fino a Cardiologia.

Stravaccato sul divano del camerino dell’Out Off, De Gregori guarda il cameraman e gli dice: "Inquadra tutto, questa è la storia del teatro". La sua storia, per una volta, può aspettare.

Viviamo in un momento in cui i concerti tendono a somigliare sempre di più a se stessi. La scaletta è fissa, luci sono perfette, lo stesso spettacolo replicato da Milano a Palermo. E i cantautori della generazione di De Gregori vengono trattati come monumenti da preservare, non come artisti in attività. Lui sceglie il contrario esibendosi in teatri piccoli con canzoni dimenticate e una band che non sa cosa suonerà domani sera.

Il film di Pistolini lo spiega con una semplicità disarmante: Nevergreen è demistificazione di tutto il culto che si è costruito attorno al "grande cantautore". Sono persone che cantano, che suonano, e basta. Ma quando quelle persone cantano San Lorenzo o Il cuoco di Salò, tiene col fiato sospeso un’intera città, duecento persone alla volta.

Andate. E dimenticatevi Rimmel già da adesso. Perché qui si fa l’Italia, e si muore.


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