Finchè morte non ci separi 2 non delude i fan: il film diverte, prende a calci il patriarcato e si preannuncia un successone. La recensione

Il sequel della pellicola del 2019 con Samara Weaving adotta la medesima, vincente, formula del predecessore, ma avremmo apprezzato un po' di innovazione in più

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Ormai 6 anni fa approdava al cinema, quasi in sordina, una commedia dark dai fortissimi toni splatter, seconda opera del duo formato da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett: Finchè morte non ci separi. Grazie a un cast di nomi abbastanza famosi, una protagonista carismatica (e il cui urlo è ormai un trademark), Samara Weaving, e una trama tutto sommato semplice ma molto efficace, in brevissimo tempo è diventato un cult. A gran voce i fan ne chiedevano da tempo un sequel, pur consapevoli che sarebbe stato difficile bissarne il risultato.

Del resto, l’onere dei seguiti di pellicole di successo è sempre dover fare i conti con un’eredità pesante. Le aspettative sono alte e il rischio di inciampare in un prodotto insipido è dietro l’angolo. Bettinelli-Olpin e Gillett, forti anche dell’esperienza maturata nell’ultimo periodo, sono riusciti tutto sommato a tenere la barra a dritta, offrendo al pubblico un Finchè morte non ci separi 2 sufficientemente simile al primo da essere riconoscibile ma abbastanza diverso da non essere una mera copia carbone. Riecco quindi la Grace di Samara Weaving, sopravvissuta a stento al terribile Nascondino della famiglia Le Domas, ora obbligata a vestire nuovamente gli insanguinati panni della Sposa per scampare a un nuovo gioco mortale… assieme a sua sorella Faith (Kathryn Newton). Nel cast Sarah Michelle Gellar, Shawn Hatosy, Nestor Carbonell, Kevin Durand, Elijah Wood e, per un eccezionale cameo, David Cronenberg.

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Finché morte non ci separi 2 – La recensione del film

Come prevedibile, il focus in questo sequel si allarga. Se nel primo film avevamo una singola famiglia e l’istituzione del matrimonio come bersaglio della critica, qui si passa a una intera classe sociale, per quanto il tema delle nozze e il patriarcato ritornino. Bettinelli-Olpin e Gillett rimaneggiano la formula originale pur restando fedeli alle proprie origini. Il sangue c’è, eccome, come anche morti sempre più esagerate e fantasiose. Finchè morte non ci separi 2 sa esattamente ciò che è e non ne fa alcun mistero, con tutte le eventuali problematiche del caso. Ça va sans dire, le sequenze che meglio funzionano sono ovviamente quelle splatter, tra corpi che esplodono, mal riusciti tentativi di omicidio e scene alla gatto col topo.

Il film offre una sorta di esperienza catartica: accompagnando, si fa per dire, le due protagoniste nella loro lotta contro il sistema e contro un gruppo di ricchi crudeli e viziati, permette al pubblico di sfogare i propri istinti più oscuri e inquietanti. Samara e le sue Converse gialle (omaggio a una vecchia foto promozionale di Geena Davis per Beetlejuice), pur con le dovute differenze, sono quasi paragonabili a Bruce Campbell in Evil Dead. Pur con armi e in un contesto sociale e storico diversi, entrambi sfidano le regole e lo status quo, letteralmente scendendo all’Inferno per uscirne vincitori. La critica finisce, tuttavia, per essere mirata alle avvizzite e impresentabili élite, quelle dei patti di sangue e dell’adorazione di Satana, piuttosto che al capitalismo in quanto tale.

Di cosa parla la trama di Finchè morte non ci separi 2?

Grace (Weaving), scampata al mortale gioco dei Le Domas, si risveglia in ospedale, accusata di aver massacrato suo marito e la sua famiglia. Contattata poiché sulla lista dei numeri di emergenza, viene a trovarla Faith (Newton), sorella che Grace non vedeva da anni. La ragazza non fa in tempo a raccontare alla sorella ciò che le è capitato, che le due vengono prese di mira da Bill Wilkinson (Durand), che ha fatto irruzione nel locale per uccidere Grace. Essere sopravvissuta al Nascondino dei Le Domas, infatti, ha innescato un "gioco" ancora più grande. Il posto della sua "nuova vecchia" famiglia è ora vacante e altre casate dell’establishment globale se lo vogliono accaparrare. A cominciare da Ursula (Gellar) e Titus Danforth (Hatosy), figli gemelli di Chester Danforth (Cronenberg), ricchissimo e altrettanto potente e influente "burattinaio" mondiale che ha addestrato i propri successori proprio per questa evenienza.

Nuovamente braccata, ancora incastrata in un altro mortale Nascondino, Grace dovrà non solo sopravvivere, ma anche difendere Faith e allo stesso tempo cercare di spezzare un mefistofelico (è proprio il caso di dirlo) patto, gestito dall’Avvocato del Diavolo (Wood).

Più grande, più estremo… ma forse non abbastanza

Per quanto questo sequel non può prescindere dalla visione del primo capitolo, la sceneggiatura scritta da Guy Busick e R. Christopher Murphy è comunque accessibile e godibile anche da un pubblico di neofiti. Come detto a più riprese, la formula è quella vincente del primo film: un mix di horror, commedia nera, scene splatter e quel pizzico di satira sociale. Il tutto è però ampliato, sia per quanto riguarda il campo d’azione, che passa da una villa a un intero palazzo con tanto di tenuta circostante, sia per la "mitologia" stessa di quella che è ormai diventata una saga. Proprio qui, però, Finchè morte non ci separi 2 mostra leggermente il fianco: l’innovazione segue uno stilema che a Hollywood conoscono molto bene e che viene sistematicamente adottato per ogni sequel di un film "stand-alone" che abbia performato oltre le aspettative. Per capirci, è precisamente ciò che successe con la saga di John Wick, un franchise fiorito da una pellicola che avrebbe funzionato benissimo anche da sola.

Intendiamoci, Finchè morte non ci separi 2 funziona. Diverte, ha quella giusta dose di tensione (anche se la risoluzione finale è abbastanza prevedibile) e sangue. Ma a uno sguardo più approfondito mostra le criticità tipiche di queste produzioni, che preferiscono affidarsi a una formula collaudata per non rischiare di scontentare i fan, differenziandosi quel tanto che basta per giustificare l’intera operazione. E il risultato sarà ancora una volta un successo al botteghino. Ma, se mai ci sarà un terzo capitolo, occorrerà ben più dell’aliud et idem per sfangarla.


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