L'Italia e il primato storico ai premi Oscar, da Fellini a Benigni: tutte le vittorie per il miglior film straniero
L'Italia non porta a casa un Oscar come Miglior Film straniero dal 2014, ma è comunque in vetta a questa speciale classifica con 14 statuette

L’Italia è il Paese che ha incassato più premi Oscar per il Miglior film straniero: ben 14 statuette per film italiani su 28 nomination totali. Per essere precisi: due premi speciali (Sciuscià e Ladri di biciclette) chiamati così perché ancora non esisteva il premio "Miglior Film Straniero", Le Mura di Malapaga, la co-produzione italo-francese vincitrice del Premio Onorario e undici statuette per la categoria "Miglior Film Straniero" (ora chiamato "Miglior Film Internazionale"). Un "dominio" assolutamente incontrastato, che però quest’anno non potrà essere ampliato vista la mancanza di un esponente nostrano nella short list in vista del 15 marzo prossimo. Ripercorriamo quelli che sono stati i vincitori sino a qui, in una sorta di, è proprio il caso di dirlo, Amarcord.
I film italiani vincitori del premio Oscar
Sciuscià (Vittorio De Sica) – 1947
In questo caso, come detto, la categoria non esisteva ancora. Il termine sciuscià è dialettale napoletano per l’inglese shoe-shine, e indica i lustrascarpe, soprattutto ragazzini, che si guadagnavano da vivere durante la fine del secondo conflitto mondiale pulendo per pochi spiccioli le scarpe dei soldati americani. Vittorio De Sica racconta la storia di sopravvivenza di questi bambini profondamente legati alla difficile vita del secondo dopoguerra italiano.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppLadri di biciclette (Vittorio De Sica) – 1950
Seconda statuetta per De Sica, autore di uno dei manifesti del neorealismo, il più conosciuto all’estero assieme a Roma, città aperta del 1945. Tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Bartolini, racconta la storia di Antonio Ricci, un attacchino comunale che rimane vittima del furto della sua bicicletta proprio il primo giorno di lavoro. Con il figlio Bruno si mette alla ricerca del ladro in una Roma del dopoguerra, incontrando poca solidarietà, apatia e non celata malevolenza.
Le mura di Malapaga (René Clémen) – 1951
Una produzione italo-francese che racconta la drammatica storia della passione composta, scoppiata tra le viuzze storiche di Genova, tra un marinaio, Pierre, ricercato dalle autorità per aver commesso l’omicidio dell’amante a Marsiglia, per quanto involontariamente, e Marta, una giovane madre di Malapaga.
La strada (Federico Fellini) – 1957
Capolavoro indiscusso che incontrò notevoli difficoltà durante la sua realizzazione. Nonostante poi sia diventata una pellicola fondamentale e universalmente riconosciuta, la prima a dare notorietà internazionale al regista, Fellini la vide rifiutata da tutti i produttori e distributori ai quali la propose poiché ritenuta di scarso appeal commerciale. Zampanò è un giocoliere girovago che batte i paesi degli Appennini con le sue esibizioni di forza. Con lui viaggia Gelsomina, una povera ragazza sprovveduta e innocente, quasi innamorata del girovago. Costui un giorno uccide davanti a lei il Matto, un acrobata che si faceva beffe di lui.
Le notti di Cabiria (Federico Fellini) – 1958
Secondo Oscar consecutivo, un film passato alla storia anche per la pesantissima censura (circa sette minuti tagliati di netto) per volere della Chiesa. Solo quaranta anni dopo uscirà in versione restaurata e integrale, recuperando la sequenza tagliata dell’ "uomo col sacco". Cabiria è una prostituta che esercita la professione nell’area della passeggiata archeologica. Derubata e gettata in un fiume dal fidanzato Giorgio viene salvata da dei ragazzi. Momentaneamente disillusa nei confronti dell’amore affronta le colleghe con un misto di arroganza e ingenuità. Una sera, lasciata la zona abituale, si avventura in via Veneto e viene agganciata da un divo del cinema in crisi di coppia.
8 1/2 (Federico Fellini) – 1964
Universalmente noto come uno dei capolavori di Fellini, è tra le pellicole più famose di tutta la storia del cinema. Il film ha vinto anche l’Oscar per i Migliori Costumi per film in bianco e nero (andato a Piero Gherardi). Una pellicola incentrata sulla crisi esistenziale, professionale e sentimentale del suo protagonista principale, il regista Guido Anselmi interpretato da un meraviglioso Marcello Mastroianni.
Ieri, oggi, domani (Vittorio De Sica) – 1965
Un altro Oscar per De Sica, a distanza di 15 anni dal precedente. Tra Roma, Milano e Napoli si dipanano tre storie, tre episodi tutti interpretati dalla coppia formata da Sophia Loren e da Marcello Mastroianni. Un omaggio alla donna e al ritratto di un’Italia che cambia parallelamente alla condizione femminile.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri) – 1971
Gian Maria Volonté recita in uno dei massimi esempi di denuncia sociale, dalle atmosfere cupe e profonde. All’origine del film l’idea, mutuata dalla poetica di Fedor Dostoevski, dell’assassino che sfida la giustizia convinto che il potere gli possa consentire di continuare ad essere al di sopra di ogni sospetto.
Il giardino dei Finzi Contini (Vittorio De Sica) – 1972
Quarto Oscar da regista per Vittorio De Sica, un film che racconta dell’isolamento sociale e della bella vita condotta dall’appartata famiglia israeliana Finzi Contini nella villa di Ferrara fino a trasformarsi in una tragedia con l’introduzione delle leggi razziali fasciste e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Amarcord (Federico Fellini) – 1975
A undici anni dall’ultima volta, Federico Fellini torna a vincere un Oscar, il quarto anche per lui, e lo fa con un film che è un tuffo in quella che sono state la sua infanzia, le sue origini, gli anni passati in una Rimini dei primi anni ’30. Amarcord è infatti l’univerbazione della frase romagnola "a m’arcord", ossia "io mi ricordo" in dialetto romagnolo, quello del regista.
Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore) – 1990
Dopo 15 anni di assoluto silenzio, l’Italia torna a battere un colpo nel cinema che conta davvero, spezzando un digiuno che appariva interminabile. In un paesino della Sicilia nel secondo dopoguerra il bambino Totò ha una grande passione per la settima arte. Il Cinema Paradiso è la sua seconda casa grazie anche all’amicizia con il proiezionista Alfredo. Dopo un incendio che acceca Alfredo e a cinema rinnovato, Totò prenderà il suo posto. Giancaldo, il paesino che appare nel film, non esiste realmente ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore.
Mediterraneo (Gabriele Salvatores) – 1992
Gabriele Salvatores, con questo film, mostra chiaramente a tutti quali siano il suo linguaggio e la sua cifra stilistica. Un manipolo di otto soldati del Regio Esercito Italiano nel 1941 ha l’ordine di presidiare un’isola greca dell’Egeo, apparentemente deserta, dove rimane sino all’inverno del 1943.
La vita è bella (Roberto Benigni) – 1999
Unico film italiano nella storia a venire candidato anche come Miglior film. Una storia tragica, che mostra la cruda realtà di un’epoca storica non così lontana dalla nostra. Una tragedia raccontata con comicità e con un’ironia che solo un toscano come Benigni poteva essere in grado di raccontare. E’ la storia vista con gli occhi di un genio a cui non si può far altro che protrarsi con degna ammirazione sulle note indimenticabili ed emozionanti della colonna sonora composta da Nicola Piovani.
La grande bellezza (Paolo Sorrentino) – 2014
Chiudiamo questa carrellata con l’ultima statuetta portata a casa (si spera per ora) dall’Italia. Il Jep Gambardella di Toni Servillo, protagonista del film, è un giornalista napoletano da tempo trasferito a Roma, uomo di successo disilluso, che festeggia i 65 anni con un grande party da cui si vede tutta la grande bellezza di Roma e dove i frequentatori sembrano la parodia di loro stessi.
