Tutti al cinema, Checco Zalone è avvisato: Toni Servillo e Marco Giallini per arginare Buen Camino
Una panoramica sui migliori film in uscita al cinema in settimana, dalle produzioni italiane alle grandi pellicole internazionali

Inauguriamo una nuova rubrica su queste pagine, Tutti al cinema, in cui vi offriamo una panoramica dei grandi film in uscita. Come per l’offerta dello streaming, anche quella cinematografica rischia di lasciare spiazzati e, per questo, entriamo in gioco noi, venendovi in aiuto con un appuntamento settimanale che non potete proprio perdere. Partiamo!
I grandi film in uscita questa settimana al cinema
La Grazia (15 gennaio)
L’ultimo film di Paolo Sorrentino, che ne ha curato anche la sceneggiatura, in uscita al cinema il 15 gennaio, è incentrato sulla figura immaginaria di un Presidente della Repubblica Italiana, Mariano De Santis (Toni Servillo). De Santis è vedovo, cattolico e ha una figlia adulta, Dorotea (Anna Ferzetti) che ha seguito le sue orme diventando giurista. La Grazia è la storia di come l’uomo, alla fine del suo ultimo mandato, si trovi davanti a un dilemma di natura morale ed etica, dovendo analizzare e gestire le richieste di grazia arrivate dai detenuti. Sul suo tavolo ne arrivano due, fatte da persone condannate per omicidio in circostanze che, umanamente, possono essere considerate giustificabili. Il compito finirà per intrecciarsi con la vita prima di Mariano e col rapporto umano che ha con Dorotea, in un viaggio introspettivo che non esce dalla politica per andare ad analizzare l’uomo stesso.
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Entra nel canale WhatsAppEsattamente ciò che ci si aspetterebbe da un film di Paolo Sorrentino, ovvero una scrittura puntuale e misurata, fatta di dialoghi profondi e ricercati. Toni Servillo è forse alla sua prova migliore da tempo, ma colpisce Anna Ferzetti al suo fianco.
Prendiamoci una pausa (15 gennaio)
Christian Marazziti dirige un cast clamoroso, guidato da Marco Giallini e Claudia Gerini e composto da Fabio Volo, Ilenia Pastorelli, Alessandro Haber, Aurora Giovinazzo e Ricky Memphis. Tre coppie, tre generazioni diverse. Le vite di queste sei persone si intrecciano per pura casualità quando decidono simultaneamente di prendersi una "pausa di riflessione", una frase che mette paura anche alla più inossidabile delle coppie. Ci sono Valter e Fiorella (Giallini e Gerini), assieme da una vita e in un rapporto diventato ormai stagnante e ripetitivo. Fabrizio e Valeria (Volo e Pastorelli), in procinto di sposarsi, vogliono testare il loro rapporto prima di compiere il "grande passo". Infine troviamo Erica (Giovinazzo) e Gabriel, incontratisi sul web e la cui pausa è vissuta con l’impeto e la passione tipici della gioventù. Nessuna delle tre coppie "in pausa" si troverà nella situazione che aveva inizialmente sperato, finendo preda di gelosie e dubbi esistenziali.
Prendiamoci una pausa si pone un chiaro obiettivo: smontare il cliché della "pausa di riflessione" come preludio alla rottura, mostrandola invece come un processo necessario di "manutenzione dell’io" che può portare a esiti imprevedibili. Non necessariamente alla fine di una storia, quindi, ma anche a una trasformazione profonda del legame.
28 anni dopo e Sorry, Baby tra le nuove uscite internazionali al cinema
28 anni dopo: il Tempio delle Ossa (15 gennaio)
Diretto da Nia DaCosta e con Cylian Murphy e Ralph Fiennes, mostra come la Gran Bretagna si sia ormai stabilizzata dopo 3 decenni dall’esplosione della pandemia del virus della rabbia. In una landa senza leggi, in cui ognuno fa di tutto per sopravvivere, Spike (Alfie Williams) si unisce alla spietata banda di Sir Jimmy Crystal (Jack O’Connell). La "banda dei Jimmys" non è solo una gang di criminali, ma una efficiente organizzazione di "killer acrobatici", assassini letali che utilizzano le rovine delle città come un terreno di caccia verticale, imponendo il terrore attraverso una disciplina brutale e spettacolare. Nel frattempo, il dr. Ian Kelson (Fiennes) è coinvolto in una nuova e rischiosa relazione che potrebbe avere conseguenze di portata globale e svelare una nuova verità sul pericoloso virus che ha attanagliato il mondo.
Se non amate sangue e violenza (ça va sans díre per un film del genere), girate alla larga. In caso contrario, troverete un film scritto ottimamente dal solito, impeccabile Alex Garland (Ex Machina, Civil War, Sunshine e tanti altri) e diretto da una ispirata Nia DaCosta. A fare da proverbiale ciliegina sulla torta, un sublime Ralph Fiennes.
Sorry, Baby (15 gennaio)
Eva Victor dirige e prende parte a un dramma in cui l’apparentemente tranquilla vita di Agnes (Victor), professoressa di letteratura al Fairpoint College nel New England viene sconvolta dalla sua amica Lydie (Naomi Ackie), che le confida di essere incinta e di aver concepito grazie a un donatore di seme. Ciò riporta alla mente di Agnes quando studiava sotto al carismatico professor Preston Decker (Louis Cancelmi), ricordi che nascondono un’ombra pesante. In quel periodo, infatti, Decker abusò sessualmente di lei e quando la donna trovò il coraggio per denunciarlo alla commissione disciplinare del college, scoprì che l’uomo si era già dimesso, rendendo impossibile indagare sull’accaduto.
Tolta qualche situazione un po’ troppo esasperata, assieme ad alcuni personaggi di contorno inutilmente sopra le righe, Sorry, Baby tratta con delicatezza il difficoltoso percorso di guarigione dal trauma. L’ottimo cast regala perle, interpretando scene che toccano per sofferenza ed emotività.
Divine comedy (15 gennaio)
Dopo Kafka a Teheran, Ali Asgari e Alireza Khatami tornano a fare coppia per una vicenda che racconta con ironia la dura vita dei registi non allineati in Iran. Bahram, un regista sulla quarantina che realizza film d’impegno, si vede ancora una volta proibire dalle autorità la proiezione del suo ultimo film. Cerca allora di trovare una soluzione muovendosi su una moto rosa insieme alla sua giovane produttrice dai capelli colorati. Trovare un luogo in cui poter proiettare la sua opera non sarà facile. Tutti temono il controllo delle autorità e vogliono evitare i guai.
Divine Comedy mostra il percorso dolorosamente sorridente di un regista e della sua produttrice tra i gironi infernali della censura in Iran. Una censura che si attacca a tutto pur di vietare un film. Persino alla presenza di un cane.
