Gli horror indie fanno paura anche ai kolossal: da Exit 8 a Backrooms, il cinema ha trovato il suo futuro (ed è in rete)
I blockbuster di Nolan e Spider-Man continueranno a dominare il botteghino, ma il successo degli horror a basso budget potrebbe cambiare per sempre le regole del cinema

Basta un corridoio della metropolitana, qualche cartello alle pareti e una regola semplice: se noti un’anomalia, torna indietro. Sulla carta Exit 8 sembra quasi un esperimento, uno di quei film che nascono da un’idea – tratta da un videogioco – tanto elementare quanto difficile da dimenticare. Eppure è proprio questa la sua forza.
Pochi mesi dopo, Backrooms trasforma una creepypasta diventata virale su YouTube in uno dei fenomeni horror più discussi dell’anno. Nel 2022 era toccato a Talk to Me, partito dall’Australia e capace di conquistare il pubblico di mezzo mondo. A guardarli uno accanto all’altro sembrano casi isolati, ma non è così.
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Entra nel canale WhatsAppMentre Hollywood continua a puntare su eventi giganteschi come l’Odissea di Christopher Nolan o il nuovo Spider-Man: Brand New Day, il cambiamento più interessante del cinema sta avvenendo lontano dai budget faraonici e dalle campagne marketing milionarie. Sta prendendo forma in film molto più piccoli, soprattutto horror, che negli ultimi anni hanno dimostrato una cosa semplice ma rivoluzionaria: non serve spendere centinaia di milioni per lasciare un segno.
L’horror ha capito il futuro prima degli altri
Da oltre un ventennio l’horror è dove si sperimentano le idee più coraggiose. Mentre i blockbuster diventano sempre più grandi e sempre più costosi, questo genere continua a lavorare con un principio quasi opposto: partire da un’intuizione forte e costruirci attorno un film.
È successo in Francia, dove una nuova generazione di autori ha reinventato il linguaggio dell’horror (Martyrs, À l’intérieur, Frontière(s), Them…). È successo in Asia, che da anni continua a esportare alcuni dei film più influenti del genere (Train to Busan, Two Sisters, Goksung – La presenza del diavolo). È successo in Australia con il già citato Talk to Me, diventato un caso internazionale partendo da un budget contenuto. Ed è successo negli Stati Uniti grazie a realtà come Blumhouse e, più recentemente, ad A24, che hanno dimostrato come un film non debba necessariamente costare una fortuna per diventare un fenomeno.
Negli ultimi mesi, insomma, titoli come Exit 8, Backrooms, Obsession (ispirato a un cortometraggio di YouTube) e Iron Lung (diretto e interpretato dallo youtuber Markiplier) hanno semplicemente reso ancora più evidente una tendenza che esisteva già.
Il passaparola vale più del marketing
È qui che entra in gioco il successo dell’horror contemporaneo. Oggi questo genere è diventato il laboratorio creativo dell’industria cinematografica, dove nascono nuovi registi, nuovi linguaggi e spesso anche le idee più originali.
I film horror, soprattutto, hanno un vantaggio enorme: il pubblico continua ad andarli a vedere. Non importa che arrivino da un franchise famoso o con un cast stellare. Se il passaparola parte, l’horror riesce ancora a trasformarsi in un evento condiviso. È un genere che vive di curiosità, sorpresa, discussione e viralità. E questo, nell’epoca dei social, vale più di una campagna pubblicitaria milionaria.
Il vero mostro è il budget
Film come l’Odissea di Nolan continueranno probabilmente a riempire le sale, sono eventi costruiti per esserlo e il pubblico continua ad aspettarli con entusiasmo. Il problema è che ogni blockbuster rappresenta ormai una scommessa enorme. Non basta andare bene: deve diventare un fenomeno mondiale, dominare il botteghino e giustificare investimenti giganteschi.
È una pressione enorme, che rende ogni flop molto più doloroso di quanto non fosse dieci o quindici anni fa. Un blockbuster da 250 milioni deve diventare un successo mondiale per rientrare dell’investimento, mentre un horror che ne costa dieci può trasformarsi in un enorme affare anche con incassi molto più contenuti. Proprio questa differenza sta cambiando il modo in cui le grandi case decidono dove investire.
Il cinema sta perdendo la sua classe media
Per decenni l’ossatura del cinema commerciale è stata rappresentata da film di fascia intermedia: thriller, action, commedie e drammi con budget importanti ma non spropositati. Oggi questi titoli hanno lasciato spazio a un mercato sempre più polarizzato: da una parte i kolossal evento che devono giustificare investimenti enormi, dall’altra film molto più piccoli, che possono permettersi di rischiare di più perché hanno molto meno da perdere. Come nell’economia reale, anche al cinema la classe media si sta assottigliando.
Gli horror hanno dimostrato che questo modello può funzionare perché riescono a trasformare un’idea in un evento. Bastano una leggenda urbana, una creepypasta, una webcam o un corridoio che si ripete all’infinito per costruire un’esperienza cinematografica memorabile. È quasi il contrario della filosofia dei blockbuster, dove spesso il budget diventa parte integrante della narrazione.
La prossima rivoluzione potrebbe non costare 300 milioni
La lezione più interessante, però, riguarda tutto il cinema, non un genere in particolare. Il pubblico non ha smesso di andare in sala, ha semplicemente smesso di andarci per qualsiasi film. Oggi uscire di casa significa scegliere a cosa dedicare due ore del proprio tempo, in un mondo dove videogiochi, social, streaming e piattaforme live si contendono ogni minuto della nostra attenzione. Per convincere una persona a comprare un biglietto non basta più uno schermo pieno di effetti speciali: serve un’idea che dia davvero la sensazione di assistere a qualcosa che non si può vivere altrove.
Così, quando tra dieci anni ci chiederemo quando il cinema ha davvero cambiato direzione, forse non dovremo guardare ai film che sono costati di più. Forse dovremo ricordarci di quelli che hanno avuto il coraggio di fare molto con pochissimo.
