I ventenni di oggi non fanno più sesso e vivono reclusi in cameretta: ecco come un film con Jennifer Lawrence ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla Gen Z

Dentro di me si attiva sempre qualcosa di particolare quando mi appresto a vedere un film ispirato a una storia vera: Fidanzata in affitto rientra a pieno diritto in questa rosa – il film nasce infatti da un vero annuncio su Craigslist, trovato per caso dai produttori anni fa. Nel lungometraggio, Maddie (Jennifer Lawrence), autista Uber sull’orlo del disastro economico dopo aver perso l’auto pignorata per tasse non pagate sulla casa ereditata dalla madre, risponde a un annuncio pubblicato da una coppia di genitori facoltosi: cercano qualcuna disposta a "disinibire" il figlio Percy, un ventenne socialmente impacciato, in cambio di una ricompensa. Siamo davanti a una trama che sulla carta suona come una barzelletta di cattivo gusto ma che, per certi aspetti, racconta anche molto della società di oggi.
Fidanzata in affitto è il ritratto di una generazione intera
Già, il film – forse senza nemmeno rendersene conto fino in fondo – tocca un nervo scoperto molto più serio della sua premessa da commedia. Percy non è un adolescente impacciato "come ce n’è sempre stati": è il ritratto di quello che i dati ci dicono sui ragazzi della sua generazione. Diverse ricerche mostrano che oggi solo il 56% dei ragazzi ha avuto (a quell’età) un primo appuntamento, contro l’85% delle generazioni precedenti, e che tra gli studenti delle scuole superiori si registra un calo del 40% nell’attività sessuale rispetto al 1991.
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Entra nel canale WhatsAppA quanto dicono i sociologi non si tratta di di pigrizia o disinteresse: gli esperti parlano apertamente di un’adolescenza che si allunga, in cui un diciottenne di oggi si comporta emotivamente come un quindicenne di vent’anni fa. Di pari passo anche l’indipendenza arretra nello stesso modo: meno ragazzi prendono la patente in tempo, sempre più restano accompagnati dai genitori ben oltre i vent’anni. Percy, chiuso in camera sua, incapace di gestire anche solo una conversazione con una coetanea, imbarazzato dal proprio corpo e dalla propria inesperienza, non è una caricatura: è quasi un identikit.
I genitori di Percy sbagliano metodo ma non diagnosi
Ma veniamo ai genitori di Percy… per quanto eticamente discutibile nel metodo, la loro azione nasce da un’ansia reale e oggi diffusissima tra chi cresce adolescenti: quella di vedere un figlio isolarsi sempre di più, senza sapere come intervenire. I dati raccontano un ritiro sociale in crescita costante – la quota di adolescenti che non incontrano più amici fuori dalla scuola è quasi raddoppiata tra il 2019 e il 2022, passando dal 5,6% al 9,7% – accompagnato da livelli di ansia e depressione in aumento dal 2012 in poi, proprio in coincidenza con la diffusione capillare di smartphone e social media.
I genitori di Percy non hanno gli strumenti giusti per affrontare questo fenomeno – nessuno ce li ha, in realtà – e ricorrono a una soluzione tanto scorretta quanto rivelatrice: pagare un intervento esterno pur di "smuovere" un figlio che temono si stia perdendo dietro uno schermo, invece che nella vita vera. È una scorciatoia orribile sul piano etico, ma il panico genitoriale che la genera è, purtroppo, tutt’altro che immaginario.
Il ritorno "scandaloso" di un’attrice che di scandali non aveva bisogno
C’è poi il capitolo che ha fatto più rumore mediatico di tutta la trama messa insieme: la scena di nudo integrale sulla spiaggia, girata senza controfigura, di cui Lawrence ha parlato pubblicamente raccontando che tutti intorno a lei continuavano a chiederle "sei sicura?", mentre lei la trovava semplicemente esilarante. Sony ha cavalcato il dettaglio nella promozione, vendendo il film come il "ritorno scatenato" della vincitrice dell’Oscar. Fidanzata in affitto è in realtà una sex comedy con sorprendentemente poco sesso – più dolce e convenzionale di quanto trailer e marketing avessero promesso.
Fidanzata in affitto ha qualcosa di vero da dire
Alla fine, quello che rende questo film interessante è proprio la sovrapposizione a due livelli: da un lato una premessa eticamente scivolosa che sfrutta il disagio per farci ridere, dall’altro un ritratto – probabilmente più involontario che studiato a tavolino – di quanto sia diventato difficile, oggi, per un adolescente arrivare ai vent’anni con gli strumenti relazionali che generazioni precedenti davano quasi per scontati.
