Cannes 2026, chi sono i 'veri vincitori': l'insegnamento di Monica Bellucci, Ornella Muti e Favino. Il Festival che ha detto ciò che c’era da dire
Dalla Palma d'Oro di Mungiu ai discorsi che hanno fermato la sala: il Festival di Cannes 2026 ha consegnato al cinema un'edizione che difficilmente si dimentica.

Il Festival di Cannes 2026 si è concluso ieri sera, 23 maggio: settantanove edizioni, e ancora questo festival riesce a sorprendere. Non solo per i film, non solo per i premi (anche se la Palma d’Oro a Cristian Mungiu e il Grand Prix a Zvyagintsev hanno già scritto una pagina di storia) ma per quello che è successo intorno: i discorsi (tra cui quello impeccabile di Pierfrancesco Favino), le lacrime, le confessioni, le prese di posizione. Diversamente dal passato, Cannes 2026 è stato un festival che ha parlato al mondo con una voce inaspettatamente chiara, quasi come se nel profondo, ci fosse un urlo liberatorio comune, e noi lo abbiamo sentito. Questi dodici giorni sulla Croisette meritano di essere ripercorsi.
Festival di Cannes 2026: chi sono tutti i vincitori
La 79esima edizione del Festival di Cannes si è conclusa al Grand Théâtre Lumière con la conduzione di Eye Haïdara. La Palma d’Oro è andata a Fjord di Cristian Mungiu, storia di una coppia rumeno-norvegese alle prese con tensioni culturali e politiche. Il premio per la Miglior Regia è stato assegnato ex aequo a Pawel Pawlikowski (Fatherland) e al duo Javier Calvo e Javier Ambrossi (La Bola Negra), mentre il Grand Prix è andato a Minotaur di Andrei Zviaguintsev. La Camera d’Or ha premiato Marie-Clementine Dusabejambo per Ben’Imana, dedicato alla ricerca di giustizia dopo il genocidio dei Tutsi. L’edizione è stata caratterizzata da una forte impronta politica. Di seguito, tutti i premi assegnati nel corso di questa edizione del celebre festival del cinema francese:
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Entra nel canale WhatsApp- Palme d’Or – Fjord, Cristian Mungiu
- Grand Prix – Minotaur, Andreï Zviaguintsev
- Migliore Attrice – Virginie Efira e Tao Okamo per All Of A Sudden
- Migliore Regista (ex aequo) – Javier Calvo e Javier Ambrossi, La Bola Negra; Paweł Pawlikowski, Fatherland
- Premio della Giuria – The Dreamed Adventure, Valeska Grisebach
- Migliore Sceneggiatura – Emmanuel Marre per A Man Of His Time (Notre Salut)
- Migliore Attore – Emmanuel Macchia, Valentin Campagneshare per Coward
- Camera d’Or – Ben’Imana, diretto da Clémentine Dusabejambo
- Palma D’oro Cortometraggi – For The Opponents, diretto da Federico Luis.
- Palma d’Oro onoraria – Barbra Streisand (ritirata da Isabelle Huppert) e John Travolta (consegnata a sorpresa nel corso del festival)
Ieri sono stati annunciati anche i premi della sezione Un Certain Regard dalla giuria presieduta da Leila Bekhti, insieme ad Angele Diabang, Khaled Mouzanar, Laura Samani e Thomas Cailley. Ecco i vincitori:
- Premio Un Certain Regard – Everytime, Sandra Wollner
- Premio della Giuria – Elephants in the fog, Abinash Bikram Shah
- Premio Speciale della Giuria – Iron Boy, Louis Clichy
- Migliore Attore – Bradley Fiomona Dembeasset per Congo Boy diretto da Rafiki Fariala
- Migliore Attrice – Marina De Tavira, Daniela Marin Navarro, Mariangel Villegas per Siempre Soy tu Animal Materno diretto da Valentina Maurel
Festival di Cannes 2026, i momenti salienti della serata: la seconda Palma di Mungiu, discorso di Favino e molto altro
Nel corso della serata, ci sono stati diversi momenti che ricorderemo a lungo e che rimarranno nella storia di questo Festival:
Mungiu e il discorso di accettazione dopo la Palma d’Oro per Fjord
Il primo è senza dubbio la consegna della Palma d’Oro a Fjord, opera del regista rumeno Cristian Mungiu, che conquista così il suo secondo massimo riconoscimento a Cannes dopo 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni del 2007. Diciannove anni dopo, il regista rumeno torna al centro del cinema mondiale con una storia ambientata nei fiordi norvegesi. Il film segue la famiglia Gheorghiu, coppia rumeno-norvegese profondamente cattolica trasferitasi in un villaggio isolato. Quando la scuola scopre dei lividi sul figlio maggiore, emergono sospetti e tensioni sul loro modello educativo, innescando una riflessione sui conflitti culturali, religiosi e familiari dell’Europa contemporanea. Protagonisti del film sono Sebastian Stan e Renate Reinsve, presenti sul palco insieme a Tilda Swinton durante la premiazione.
Nel discorso di accettazione, Mungiu ha dichiarato: "Lo stato del mondo oggi non è buono. Non sono fiero di ciò che stiamo lasciando ai nostri figli. Tocca a noi operare un cambiamento. Se vogliamo che le cose cambino, il cambiamento deve partire da noi, dalle famiglie. Le società oggi sono fratturate e radicalizzate. Questo film è anche un impegno contro ogni forma di integralismo."
Zvyagintsev e il messaggio a Putin
Il Grand Prix è stato vinto da Minotaur del regista russo Andreï Zvyagintsev, autore di uno dei discorsi più forti della serata. Rivolgendosi direttamente al presidente russo Vladimir Putin, ha chiesto di "fermare il massacro" legato alla guerra in Ucraina, arrivata al quarto anno: "C’è un’altra persona a cui oggi vorrei rivolgermi personalmente, a mio nome. Non sta usando una VPN per seguire questa cerimonia in diretta, ma sono certo che in questo momento abbia altre, ben più importanti decisioni da prendere. Milioni di persone da entrambe le parti della linea del fronte sognano una sola cosa: che i massacri finiscano finalmente." Parole forti accolte con una standing ovation nella sala del Grand Théâtre Lumière.
Pierfrancesco Favino e il valore della creazione
Tra i momenti più apprezzati della serata c’è stato anche il discorso di Pierfrancesco Favino, che ha presentato il premio alla migliore attrice. Parlato in un francese fluente e impeccabile, il suo intervento ha ricevuto applausi e ha trasformato la premiazione in una riflessione sull’arte e sulle responsabilità dell’essere umano nella società contemporanea: "Qui siamo tutti esseri umani che cercano di creare, di costruire in un mondo che sembra consumato da una passione per la distruzione. Distruggere è sempre più semplice, la cosa più facile. Sappiamo cosa serve in termini di forza, talento, dubbi e amore per creare, per costruire qualcosa. Quindi, guardatevi allo specchio, fate un bilancio di voi stessi, imparate a conoscervi. Perché è proprio in questo che risiede il nostro superpotere, la nostra capacità di inventare mondi insieme e di farli funzionare. È la nostra forza e la nostra responsabilità preservarla."
Pierfrancesco Favino è ormai una presenza ricorrente a Cannes, considerata per lui una sorta di seconda casa: vi ha partecipato con Il traditore (2019), Nostalgia (2022), come membro della giuria nel 2024 e con Enzo nel 2025, consolidando il suo legame con la Croisette. Sul red carpet della serata finale era insieme alla compagna Anna Ferzetti, in un’apparizione elegante che ha attirato l’attenzione dei fotografi. Durante la cerimonia, Favino ha consegnato un premio ex aequo alle attrici Virginie Efira e Tao Okamoto, protagoniste del film All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi.
Nadine Labaki ricorda il Libano
Altro momento toccante è stato quello della regista e attrice libanese Nadine Labaki, che ha premiato Emmanuel Marre per la migliore sceneggiatura di Notre Salut. Prima dell’annuncio, ha ricordato il Libano definendolo un Paese che "sta vivendo la peggior sceneggiatura possibile", richiamando l’attenzione sulle crisi geopolitiche in corso.
La Palma d’Oro a Barbara Streisand
Uno dei passaggi più attesi della serata, invece, è stata la Palma d’Oro onoraria a Barbra Streisand, assente per un infortunio al ginocchio. In un messaggio aveva scritto: "Su consiglio dei medici, mentre continuo a riprendermi da un infortunio al ginocchio, purtroppo non potrò partecipare al Festival." Il premio è stato ritirato da Isabelle Huppert, che le ha reso omaggio ricordandone l’impegno per i diritti LGBTQ+.
La Palma d’Oro (a sorpresa) a John Travolta
Infine, sorpresa per John Travolta, che durante la presentazione del suo debutto alla regia Propeller One-Way Night Coach ha ricevuto a sorpresa una Palma d’Oro onoraria, accolta con grande entusiasmo dal pubblico sulla Croisette.
Festival di Cannes 2026, chi sono stati i protagonisti della Kermesse e gli ospiti più attesi: da Cate Blanchett a Ornella Muti
Questa edizione del Festival di Cannes 2026 ha visto una pioggia di star internazionali e italiane sfilare e calcare i red carpet. Tutte loro hanno fatto parlare di sé, che sia per gli abiti sfoggiati o dichiarazioni rilasciate.
Cate Blanchett e il Me Too: "È stato soffocato molto rapidamente"
Cate Blanchett è stata tra gli ospiti più rilevanti di questa edizione, dove il 17 maggio, ha preso parte a una masterclass e a un incontro pubblico nella Salle Buñuel del Palais des Festivals, nell’ambito della serie Rendez-Vous. L’attrice australiana, già presidente della giuria a Cannes nel 2018 e attivista UNHCR, ha discusso la disparità di genere nell’industria cinematografica e il movimento MeToo: "È triste parlare del MeToo definendolo ‘un periodo’, è stato soffocato molto rapidamente perché faceva paura," ha affermato Blanchett, sottolineando anche la persistenza di uno squilibrio nei set: "Al mattino, su un set, può ancora capitare di contare circa dieci donne e settantacinque uomini."
Il suo intervento è avvenuto nella stessa settimana in cui il festival ha assegnato il Women in Motion Award a Julianne Moore, evidenziando una crescente attenzione al tema della rappresentanza femminile nel cinema.
Vin Diesel e le lacrime per Paul Walker: venticinque anni di Fast & Furious
Un momento super emozionante dell’intero Festival è arrivato dalla sezione Cannes Classics, durante la proiezione di mezzanotte del 14 maggio per celebrare i 25 anni di Fast and Furious al Grand Théâtre Lumière. Vin Diesel è arrivato insieme a Michelle Rodriguez, Jordana Brewster e Meadow Walker, figlia di Paul Walker, indossando una giacca con la scritta "Fast Forever". Dopo una lunga standing ovation, ha preso la parola visibilmente emozionato, ricordando l’amico scomparso: "Questo film ha segnato l’inizio per noi di una sola parola. E quella parola è amore." Rivolgendosi poi a Meadow Walker, l’ha abbracciata e ha condiviso un pensiero personale su di lei: "Mi ha detto: ‘Ho 27 anni e sto guardando questo film che mio padre ha girato a 27 anni’, e ho pensato: che profondità. Meadow è stata una fonte di grande forza e so che lui ne sarebbe molto orgoglioso." Ha concluso davanti al pubblico con: "Prego che nella vostra vita possiate avere un fratello come Paul."
Monica Bellucci inno alla libertà: Tim Burton, l’età e il coraggio di imbruttirsi
Come sapete, non vi sono stati film italiani in concorso alla Kermesse ma, a simboleggiare l’Italia è stata lei, una delle ospiti più attese in assoluto, Monica Bellucci, dove ha presentato due film: Histoires de la nuit di Léa Mysius e Butterfly Jam di Kantemir Balagov. Nel primo interpreta Cristina, un ruolo molto distante dalla sua immagine abituale e da lei descritto come "una donna solitaria, austera, indurita dalla vita. Una donna di sessant’anni che li dimostra tutti, senza trucchi e senza sconti." L’attrice ha sottolineato anche la scelta di mettersi in gioco artisticamente: "A questo punto l’immagine non esiste. In questo film è richiesto che io sia una donna che con il tempo ha acquisito anche la profondità che si acquisisce invecchiando."
Sul piano personale, in un’intervista al settimanale F, ha parlato della fine della relazione con Tim Burton: "Quello che abbiamo avuto non finirà mai, affetto e rispetto resteranno per sempre." Ha poi preferito mantenere la riservatezza sulla sua vita privata attuale: "A questa età, sento di avere diritto alla privacy." Infine, riguardo alla figlia Deva ha detto: "Mi aspettavo che avrebbe scelto questo mestiere perché fin da piccola aveva una vena sensibile, artistica."
Javier Bardem: è lui il segno indelebile di Cannes 2026
Se la Croisette cerca ogni anno qualcuno che sappia prendere posizione senza paura, Javier Bardem l’ha fatto con una conferenza stampa destinata a restare negli archivi del festival. L’attore spagnolo era a Cannes per presentare El ser querido (The Beloved) di Rodrigo Sorogoyen, nel quale interpreta Esteban Martínez, un celebre regista che per anni ha trascurato la figlia Emilia. Durante l’incontro con la stampa, Bardem ha spostato il focus sul piano politico e sociale, criticando la mascolinità tossica e il suo impatto sulla violenza di genere. Ha dichiarato: "Credo che derivi dalla cattiva educazione che abbiamo ricevuto per decenni. Ho 57 anni e vengo da un paese molto machista chiamato Spagna, dove almeno due donne al mese vengono uccise dai loro ex mariti o ex fidanzati. È incredibile, e in qualche modo l’abbiamo normalizzato. Stiamo uccidendo donne perché alcuni uomini pensano di possederle? Siamo impazziti?"
Ha poi ampliato il discorso ai leader internazionali, affermando: "Quegli uomini che dicono ‘Il mio c***o è più grande del tuo e ti bombardo’. È un comportamento maschile tossico." Le sue parole hanno subito generato reazioni e dibattito sia al festival sia sui social.
Penélope Cruz: la paura dell’aneurisma sul set di La Bola Negra
Anche Penélope Cruz era a Cannes per sostenere La Bola Negra dei registi Javier Calvo e Javier Ambrossi, uno dei due film premiati ex aequo per la migliore regia e, durante la conferenza stampa ha raccontato un episodio che aveva tenuto nascosto fino a quel momento. Proprio mentre si stava preparando a girare una scena di ballo e canto, mentre le stavano mettendo la parrucca, un medico l’aveva contattata per comunicarle i risultati di alcuni esami: "Mi ha detto che da alcuni esami che avevo fatto, a lui sembrava ci fosse la possibilità che avessi un aneurisma cerebrale." Una notizia che avrebbe paralizzato chiunque, ma Cruz ha scelto di continuare a girare. La rivelazione ha sorpreso stampa e pubblico, confermando quanto l’attrice spagnola sia capace di mettere il lavoro e i colleghi davanti a tutto.
Ornella Muti difende il cinema: "Abbiamo insegnato a fare cinema"
Tra le presenze italiane più rilevanti del festival c’è Ornella Muti, tornata sulla Croisette per presentare Roma Elastica di Bertrand Mandico nella sezione Proiezioni di Mezzanotte. Il film, ambientato nella Roma degli anni Ottanta, è omaggio al cinema di genere italiano. Durante il festival, l’attrice ha ricordato le difficoltà dei suoi inizi nel cinema degli anni Settanta, denunciando senza filtri alcune dinamiche dell’epoca: "Spesso ci chiamavano, eravamo un gruppetto di attrici, perché interessava mostrarci belle e mezze nude per far arrapare questi uomini anziani che ci giravano intorno."
Ha poi riflettuto sul mestiere dell’attrice: "Il più grande privilegio dell’attore è quello di poter essere liberi di esprimersi. Se ci credi troppo, questo mestiere può diventare una tomba. Meglio non prenderlo troppo sul serio. Recitare è una gioia." Infine, ha criticato la scarsa memoria degli italiani: "Secondo me gli italiani non hanno tanta memoria. Abbiamo insegnato a fare il cinema, abbiamo avuto autori, attori, scrittori che hanno fatto storie meravigliose. Però è come se ce lo dimenticassimo e non ci va di ricordarlo, di esserne orgogliosi. E dovremmo esserlo, anche un po’ con la puzza sotto il naso volendo."
Cannes 2026, un Festival che ha osato e verrà ricordato a lungo
Quella di quest’anno non è stata una semplice Kermesse. Il Festival di Cannes 2026 è stato più attuale che mai. Quasi tutti i film in concorso hanno affrontato temi legati alle fratture del mondo contemporaneo, come guerra, radicalizzazione religiosa, identità e crisi morale dell’Europa. Il poster ufficiale, omaggio a Thelma & Louise a trentacinque anni dalla sua presentazione a Cannes con Geena Davis e Susan Sarandon simboli di emancipazione e ribellione, anticipava già lo spirito dell’edizione. Cannes 2026 si è confermata una vetrina centrale del cinema mondiale e un luogo in cui il cinema si confronta con la realtà, tra contraddizioni, orrori e spiragli di speranza. "La creazione richiede forza, talento, dubbi e amore", ha detto Favino dal palco del Grand Théâtre Lumière e, anche queste parole, risultano più attuali che mai.
