Federica Torzullo in Tv, Milo Infante affranto: "Non esiste la compassione". La sfogo contro l'odio social

Milo Infante ha dedicato parte della puntata di Ore 14 di lunedì 26 gennaio 2026 al delitto di Federica Torzullo e al suicidio dei genitori del marito della donna

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"Ore 14" ha dedicato parte della puntata di lunedì 26 gennaio 2026 al delitto di Federica Torzullo, con un’attenzione anche a quanto accaduto sabato, giorno in cui si sono tolti la vita i genitori di Claudio Carlomagno, il marito della donna, che ha confessato di averle tolto la vita. Secondo quanto emerso, i due si sarebbero tolti la vita schiacciato dal peso del dolore, come rilevato da quanto i due hanno scritto in una lettera lasciata a uno dei loro figli.

Nella giornata di domani sarà eseguita sul corpo dei due coniugi, già da adesso sarebbe però stato aperto un fascicolo dalla Procura per istigazione al suicidio. Il legale ha nel frattempo incontrato Carlomagno, informato dei gesto dei genitori: l’uomo sembra essere ora consapevole di quanto fatto, ma avrebbe anche manifestato il desiderio di rivedere il figlio. Gli inquirenti non credono però del tutto alla sua versione dei fatti, non è stato trovato ancora il coltello nel posto che lui ha indicato, ma anche ricostruzione, tempi, movente e occultamento non tornano.

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Federica Torzullo, Ore 14 puntata 26 gennaio 2026: cosa è successo

Milo Infante inizia la discussione partendo dai vari interrogativi ancora in essere che l’indagine sarà chiamata a chiarire. Il giornalista parla del reato ipotizzato dalla Procura di istigazione al suicidio relativo al gesto dei genitori di Carlomagno: "Gli account della coppia, soprattutto quello della mamma di Carlomagno, sono stati invasi da insulti, minacce, cose davvero terribili", dice chiedendo un’opinione alla dottoressa Sarah Viola, piscologa e psicoterapeuta, che può analizzare bene la questione.

"Si tratta di una strage, che sicuramente Carlomagno non immaginava di provocare. Una strage dovuta alla scarsa attenzione alla nostra labilità emotiva, nei momenti di dolore la nostra fragilità è all’apice. Proprio per questo ogni messaggio o informazione può essere amplificata dentro di noi e provocare quello che è accaduto".

Il giornalista prosegue con la sua analisi sulla base anche della sua esperienza professionale: "Nel corso degli anni noi segnaliamo di non avere strumenti di difesa quando siamo sottoposti all’odio social. Se si fa una querela questa spesso viene archiviata, abbiamo raccontato di cose spaventose dette a soggetti finiti occasionalmente sotto i riflettori, ma tutto finisce in niente. Chi dovrebbe controllare, quindi chi ospita i commenti non controlla e non ne risponde, questi due fattori sono devastanti. Sembra che la compassione non esista più, se un uomo grande, adulto, sposato vaccinato commette un reato non possiamo prendercela con la mamma o con il padre".

Tutto era però cominciato praticamente subito, non appena è arrivata la confessione dell’uomo, visto che la campagna d’odio social di cui era stata oggetto la donna l’ha poi portata a dimettersi dal ruolo di assessore alla sicurezza che aveva in quel Comune.

Il conduttore chiede poi un parere legale all’avvocato Saverio Macrì in merito all’uso indiscriminato e spesso senza conseguenze delle piattaforme social. "A me viene in mente il caso di una ristoratrice che aveva fatto una recensione finta, era successo più o meno qualcosa di simile, anche lei poi si era suicidata. Anche in quel caso era stato aperto un fascicolo di istigazione al suicidio, ma che si è concluso in nulla".

Non manca la presa di posizione dell’avvocato di Carlomagno Andrea Miroli, che ha parlato fuori dal carcere di Civitavecchia: "Non riferirò quello che ha detto il mio assistito, ma potete immaginare come possa trovarsi in uno stato di profonda disperazione. Il figlio è il suo unico pensiero, l’unica cosa che lo fa andare avanti. Lui è consapevole della gravità di quello che ha commesso, per questo vuole pagare, ma io sono andato a dirgli tutt’altro. Stiamo parlando di una tragedia con conseguenze che si sono estese ai familiari che non c’entravano niente, come se fosse un’equazione ingiustificata e ingiustificabile, dove la pressione mediatica ha avuto un peso decisivo. Il riferimento è a quello che si dice, si legge, i post che ci si è affrettati a cancellare li conoscete tutti, è un fenomeno che mi insegnate. Il peso di dover sopportare un dolore simile in una comunità piccola è stato forte. A me Carlomagno non ha parlato della volontà di suicidarsi, l’ha detto nell’interrogatorio di garanzia, al pubblico ministero, io l’ho incentivato a pensare che ha ancora un figlio e che deve pensare a lui, la sua vita deve essere concentrata su questo povero bambino, a cui vanno i pensieri di tutti".


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