David 2026, Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea due fuoriclasse del cinema esclusi: i Moschettieri senza corona
Riguardare Moschettieri del re - La penultima missione dopo le delusioni ai David è quasi ironico. Eppure sono ancora tra i pochi a reggere davvero il cinema italiano

Vi ricordate Moschettieri del re – La penultima missione? Un film forse non indimenticabile, ma che rivisto dopo i David di Donatello 2026 ha un non so che di buffo. Non tanto per la storia, quanto per l’aria che si portano dietro i protagonisti: è quel tono da "eroi stanchi", da uomini che hanno già dato tutto e che si ritrovano a fare un ultimo giro di giostra senza neanche sapere bene perché. E guardando oggi Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea, il film diventa quasi un presagio.
Due attori enormi, proprio nell’anno in cui i David li hanno ghostati
Ai David 2026 sono rimasti entrambi a mani vuote: Favino, che per anni è stato sinonimo di "nomination garantita", non è nemmeno entrato nella cinquina (ma ha dato comunque spettacolo sul red carpet). Una cosa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impossibile: per un decennio infatti è il volto scontato delle nomination, da Romanzo criminale, Romanzo di una strage a Il traditore (che gli ha portato il David da protagonista). Ogni volta che usciva un suo film, la domanda non era "se", ma "quanti" premi avrebbe vinto.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppMastandrea, battuto quest’anno da Sergio Romano, ha fatto un percorso diverso, ma altrettanto impressionante: David da protagonista per La prima cosa bella e Gli equilibristi, da non protagonista per Viva la libertà e Fiore, senza contare le candidature per miglior regista e sceneggiatore. Un attore che ha vinto tutto senza mai comportarsi da "attore che vince tutto".
Quando vincevano sempre: la memoria corta del cinema italiano
La memoria del cinema (italiano) è corta. Bastano un paio di stagioni fortunate di nuovi nomi e ci si dimentica di chi ha retto la baracca per vent’anni. Oggi il sistema dei premi guarda altrove: nuovi autori, nuovi volti, nuove urgenze: è normale, ma permetteteci di dire che fa un certo effetto vedere due giganti del genere fuori dalla foto di gruppo.
Ed è qui che Moschettieri del re – La penultima missione diventa quasi una metafora involontaria. Nel film del 2018 interpretano due guerrieri un po’ arrugginiti, ancora capaci ma meno interessati alla gloria. Riguardandolo ora, sembra un ritratto di questa fase della loro carriera: Favino e Mastandrea come due re senza corona, due che non hanno bisogno di un premio per ricordare chi sono, ma che per una volta si ritrovano fuori dal giro delle statuette.
Una fase di passaggio, non un tramonto
Che sia chiaro: non è affatto un tramonto, semmai una fase di passaggio. Il cinema italiano sta cambiando pelle, e loro – che non hanno mai rincorso mode o correnti – si ritrovano in quel momento strano in cui il sistema guarda altrove, ma il pubblico no. E infatti Mastandrea non è fermo per niente: quest’anno lo vedremo in diverse produzioni, tra cui il nuovo film di Gianni Amelio Nessun dolore, come annunciato dallo stesso regista mentre gli veniva consegnato il David alla Carriera. Favino, dal canto suo, continua a muoversi come ha sempre fatto: scegliendo storie, non strategie. E alla fine è questo il punto: i Moschettieri non avevano bisogno della corona per essere i Moschettieri, e loro due nemmeno.
