Milo Infante ha vinto, ma più di lui ha vinto Piersilvio: la scommessa vincente di Mediaset supera anche il vaglio della prima serata

Gli ascolti premiano il debutto di Milo Infante a Mediaset, tra conferme, nuove sfide e le inevitabili polemiche legate ai casi di cronaca più discussi.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Quando Milo Infante ha salutato la Rai per traslocare nel quartier generale di Cologno Monzese, in molti avevano storto il naso. Cambiare casa televisiva, abbandonando il porto sicuro di Ore 14 su Rai 2 per ricostruire un pubblico su Rete 4, sembrava l’ennesima azzardata operazione di mercato. A poche settimane dal debutto, però, i numeri e i fatti dicono l’opposto: la scommessa dell’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi è pienamente vinta. Il daytime mattutino della rete con Ore 11 ha mostrato fin dall’esordio una crescita solida e costante, conquistando un pubblico fedele con share che oscillano tra il 7% e il 10%. Un risultato notevole per la fascia diurna dell’emittente.

La vera consacrazione è arrivata però con la prima serata di Verità Nascoste, capace di sfondare il muro del milione di spettatori (1.018.000 con il 9,93% di share e picchi vicini al 15,5%), imponendosi come prima rete televisiva nella seconda parte della serata. La critica accoglie Infante riconoscendogli un pregio indiscutibile: la capacità di fare un giornalismo d’inchiesta dritto al punto, senza troppi orpelli né spettacolarizzazioni fini a se stesse. A funzionare è la sua narrazione serrata, quel ritmo da fido segugio della cronaca che scava tra i piegoni dei gialli d’Italia. Certo, non mancano i detrattori che rimproverano al conduttore una certa ripetitività nei format, accusando Ore 11 di essere una fotocopia adattata agli orari di Mediaset. Ma se il format è vincente, perché cambiare ricetta?

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Milo Infante gli ingredienti del successo (anche a Mediaset)

La riconoscibilità di Infante e del suo operato è un vantaggio enorme quando si cambia rete, perché consente al telespettatore di ritrovare immediatamente il conduttore che ha sempre seguito. Ma la sensazione, almeno in queste prime settimane, è che Ore 11 sia più un trasferimento di formula che una vera reinvenzione. Ma perché cambiare se quel modo di fare tv lo hai nella pelle e per di più funziona? La vera prova del nove sarà la durata: solo a lungo termine di potrà dire se Infante riuscirà a costruire una propria identità anche all’interno della nuova casa.

La scelta dei contenuti, poi, è stata coerente con il marchio Infante. Denise Pipitone, la profanazione della tomba di Pamela Genini, il giallo di Pietracatella e soprattutto il Delitto di Garlasco hanno occupato il racconto di queste prime puntate. Sul caso Poggi, inoltre, sono stati presentati documenti relativi ai presunti depistaggi e agli errori delle prime indagini, cosa che ha portato polemiche anche in questa nuova avventura del conduttore.

Milo Infante, da Garlasco alle denunce personali

Garlasco è diventato il terreno più delicato nei format di Infante. Dopo la pubblicazione in trasmissione del contenuto di una denuncia presentata da Stefania Cappa nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, dell’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e dell’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto, anche il giornalista è stato denunciato per ricettazione.

La risposta del conduttore a questo è stata forse il passaggio più significativo di queste prime settimane. Infante ha spiegato di aver informato il direttore generale dell’Informazione Mediaset, Mauro Crippa, ricevendo rassicurazioni: «Mediaset c’è e ti tuteleremo». Ma ha scelto di sollevare l’azienda da ogni responsabilità, dichiarando: «Mi assumo totalmente e integralmente tutte le responsabilità». E ancora: «Se io sono colpevole del reato di ricettazione è giusto che paghi di tasca mia», assicurando a tutti che la parte legale sarà gestita e pagata direttamente da lui.

Una posizione forte, anche simbolicamente. Infante non ha voluto trasformare una vicenda personale e professionale in una battaglia sostenuta economicamente dall’azienda. Successivamente ha annunciato che sarà la moglie Sara Venturi, avvocato penalista, a tutelarlo: «Mi sembra giusto che sia una battaglia di famiglia». È proprio questo mix di numeri, identità e polemiche a rendere interessante il debutto.

La scommessa Mediaset non può dirsi definitivamente vinta dopo dieci giorni, perché la televisione si giudica sulla capacità di costruire pubblico nel tempo. Ma una cosa è già evidente: Milo Infante non è arrivato a Mediaset da comprimario. Ha portato con sé un pubblico, una formula riconoscibile e una capacità di trasformare la cronaca in racconto televisivo. E, almeno per ora, il telecomando gli sta dando ragione.


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