Famiglia nel bosco in Tv, riavvicinamento resta incerto, processo graduale. "Il rischio trauma per i bambini"

A ore 11 martedì 1° settembre spazio alla situazione della famiglia nel bosco, con le parole dell'avvocato che li assiste, deluso per la decisione presa dal Tribunale

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Famiglia nel bosco
IPA

La storia di Catherine e Nathan Trevalion e dei loro bambini, diventati noti come "la famiglia nel bosco", ha certamente colpito tutti, al di là delle posizioni di ognuno di noi sul modo in cui i coniugi hanno scelto di educare i loro figli. Impossibile non empatizzare con loro per una distanza che dura da troppo tempo, proprio per questo "Ore 11" ha scelto di occuparsene martedì 1° settembre 2026 rendendo nota la decisione presa dai giudici sul loro futuro.

Famiglia nel Bosco, Ore 11 puntata 1° settembre 2026: cosa è successo

La decisione del Tribunale de L’Aquila sul possibile riavvicinamento di Nathan e Catherine Trevalion ai loro figli era attesa da tempo, è arrivata in occasione della puntata di "Ore 11", comunicata da Simone Pillon, l’avvocato che da tempo assiste la famiglia nel bosco. E’ stato il legale a renderla nota, comunicando anche la sua posizione e quella dei genitori.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

"Grazie della vostra professionalità, darò lettura di un breve comunicato. ‘ll Tribunale per i Minorenni de L’Aquila ha depositato nella data di ieri il proprio provvedimento in relazione all’istanza della difesa del 25 giugno scorso. Il decreto, firmato dalla presidente Angrisano nei suoi ultimi giorni di servizio a L’Aquila, corregge parzialmente le precedenti decisioni e dispone un progressivo riavvicinamento dei minori alla famiglia, con rientri diurni immediati a Palmoli, e da ottobre con pernotti in famiglia nel fine settimana. Si tratta di un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma spiace tuttavia dover prendere atto che il lungo percorso giudiziario di questa famiglia pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare. Con tutto il rispetto per il Tribunale per i Minorenni de L’Aquila, la difesa dei coniugi Birmingham-Trevalion non può esimersi dal rappresentare alcuni ulteriori aspetti che a nostro avviso meritano di essere corretti nel superiore interesse dei minori. In primo luogo, a causa del ritardo nella decisione è stato negato il diritto dei minori a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà, si auspica che tali periodi siano presto recuperati. In secondo luogo, non sono stati presi in considerazione dai giudicanti i ripetuti richiami degli esperti della neuropsichiatria infantile della difesa e della stessa consulente tecnica dell’ufficio e, in misura diversa, anche dalle altre parti in ordine alla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e al rischio per la salute dei minori causato dal permanere nel collocamento extra familiare. In terzo luogo, l’eccessiva gradualità e l’incertezza sul ricongiungimento finale non sono giustificabili con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi, ma ha anzi ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate. E’ come se il Tribunale fosse rimasto ancorato a precedenti valutazioni ormai ampiamente superate dai fatti. In quarto luogo, si reputa contrario all’articolo 30 della Costituzione e a tutte le convenzioni sovranazionali in tema di libertà educativa l’emanato ordine che sembra essere orientato a mantenere i minori in casa famiglia finché i genitori non dimostreranno di avere accettato l’iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell’istruzione parentale preferita dalla coppia".

Impossibile non nascondere da parte di Pillon la sua contrarietà, le aspettative erano ben diverse: "Come è certamente ben noto, il collocamento extra familiare è una misura gravemente invasiva che può essere giustificata solo in presenza di condotte di abuso o violenza, ma non certo per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico per i loro figli. Per questa e per altre ragioni, la difesa presenterà reclamo alla Corte di Appello de L’Aquila, in ogni caso sarà garantito da parte di tutti noi la piena collaborazione con la tutrice, la curatrice, il servizio affidatario e lo stesso Tribunale nell’applicazione provvisoria del decreto".

Il legale fa un’ulteriore precisazione sulla decisione, "il programma prevede che da subito ci siano gli incontri presso le due case di Palmoli, entro un mese potranno iniziare i pernottamenti durante il fine settimana. Il 30 ottobre ci sarà il termine per ulteriori memorie, da lì ci sarà la decisione sull’eventuale rientro. Gli incontri saranno rimodulati, nel pomeriggio ci sarà una riunione per avere un accordo con il tutore, curatore del servizio sociale e la neuropsichiatria infantile, così da trovare il modo migliore per gestire l’ordinanza in merito ad aspetti pratici difficoltosi, come il luogo di iscrizione della scuola, che ancora non sappiamo. Noi collaboreremo sul piano pratico per l’attuazione di un provvedimento giudiziario che è in vigore, ma allo stesso tempo lo contestiamo, dobbiamo gestire la situazione al meglio per i minori".

Inevitabile parlare di come Catherine e Nathan abbiano preso la decisione, la delusione è naturale: "Hanno preso la cosa con una notevole dose di fatica, speravano quantomeno ci fosse un bilanciamento, pensavano che l’iscrizione a scuola sarebbe stata inevitabile, ma si immaginavano un rientro che bilanciasse le due cose, così è complicata anche la gestione della quotidianità. Il meccanismo ‘finché non accetti la scuola pubblica io tengo i bambini in casa famiglia’ dal punto di vista umano stride parecchio con i diritti delle persone".

L’amarezza maggiore nasce dall’incertezza, non ci sono infatti tempi chiari per l’eventuale rientro definitivo in famiglia, l’unica certezza è data dal 30 ottobre, quando ci sarà un nuovo termine per memorie, lì il Tribunale potrebbe trattenere la decisione per più di due mesi come adesso. "L’aspetto che ci preoccupa di più di questa ordinanza è l’indeterminatezza – sottolinea il legale -. Ad agosto abbiamo depositato un sollecitato per arrivare a una decisione, in quell’occasione avevamo allegato una pronuncia alla Corte di Cassazione del luglio 2026 dove vene indicato che i collocamenti extra familiari debbano avere una data di scadenza, i genitori devono sapere quando potranno riavere da loro i figli. C’è stata una seria omissione della valutazione della salute dei minori, questo è l’aspetto che ci preoccupa di più, sono stati segnalati rischi seri , ci saremmo aspettati una presa in carico di questo, ma niente è stato detto".

Gli incontri in casa saranno alla presenza dei servizi sociali, il pernottamento, che inizierà tra un mese, potrà avvenire invece senza la presenza di estranei. Qualora l’iscrizione a scuola dovesse avvenire a Vasto, non sarà necessario attendere la fine dell’anno scolastico per la riunione, eventualmente si potrà valutare un cambio di istituto in corso.

A esprimersi a riguardo è Milo Infante, che non nasconde la sua perplessità su questa decisione: "Portare i bambini in visita a papà e mamma con l’assistente sociale, per poi riportarli nella casa famiglia genera un trauma, ognuno la pensi come vuole".


Potrebbe interessarti anche