"Faccio ancora fatica a camminare": il racconto choc dell'aggressione subita da Luca Burini, direttore di Novella 2000

Dieci giorni dopo è ancora dolorante e denuncia le difficoltà nello sporgere querela e il nodo delle telecamere di sorveglianza.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

L'aggressione a Luca Burini

"Sono passati dieci giorni. Qualche dolore c’è ancora. I lividi sono rimasti qua e là, anche se stanno guarendo. Faccio ancora fatica a camminare per via della ferita al ginocchio, la cosa più impattante sulla mia vita quotidiana a livello di mobilità, mentre i punti finalmente potrò toglierli venerdì prossimo". Queste le parole di Luca Burini, il direttore di Novella 2000 a Libero Magazine. Lo abbiamo raggiunto oggi, 15 settembre 2026, prima che prendesse il treno per portare la testimonianza dell’aggressione che ha subito in Tv, prima a La Volta Buona, e poi a Diario del Giorno dove è stato invitato, dopo l’annuncio della terribile vicenda sui social.

Il giornalista, infatti, è stato picchiato violentemente da tre ragazzi negli scorsi giorni, nel pieno centro di Milano, riportando diverse ferite e contusioni. "Dalle indagini ancora non si sa nulla", ci spiega per poi aggiungere: "Quando ho finito di fare la denuncia ero abbastanza provato fisicamente. Non riuscivo bene a tenere il passo con tutte le informazioni che mi dava la marescialla dei carabinieri. Farò una chiamata nei prossimi giorni per capire a che punto siamo". E qui che, inoltre, si è consumato il dramma nel dramma: dopo le percosse gratuite, il direttore della storica rivista, che da aprile 2026 è passata nelle sua mani divenendo un femminile attendo ai temi di attualità, ha scoperto a sue spese che la denuncia per fatti del genere non parte d’ufficio, ma è a discrezione della vittima. Vediamo i fatti.

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L’aggressione a Luca Burini, direttore di Novella 2000

Erano quasi le 6 del mattino, la fine di una serata passata con amici. Dopo i saluti, il ritorno a casa. La zona è una di quelle centralissime di Milano, Viale Monte Nero. Qui, tre giovani intorno ai vent’anni, lo hanno prima affiancato con la scusa di una sigaretta e poi, senza alcuna provocazione, lo hanno spinto contro un muro iniziando un pestaggio selvaggio. Dopo un iniziale ricerca di portafoglio o altri valori, infatti, i delinquenti sono passati immediatamente al loro vero intento: pugni sordi, e una violenza cieca che ha perfino portato uno dei tre ad avere dei tentennamenti ("Ma dai, ora basta", avrebbe detto al complice più inferocito). Riuscito a divincolarsi, Burini ha cercato rifugio lanciandosi verso un tram dell’ATM in transito.

Nonostante le percosse visibili, il sangue ovunque, e un pugno dato al mezzo nel tentativo di attirare l’attenzione, il conducente non ha aperto le porte né si è fermato per prestare soccorso o avvisare le forze dell’ordine. Da lì, la fuga è continuata: "I miei aguzzini mi hanno raggiunto, ma forse temevano di essere anche loro a rischio, così vicini al mezzo in movimento", racconta il giornalista. La breve distanza che li separava gli ha poi permesso di rimettersi a correre e guadagnare ancora un poco di terreno per mettersi in salvo. Poco più avanti, finalmente, un passante che si e fermato con lui, dandogli la possibilità di chiamare i soccorsi in sicurezza. E se la corsa era finita, la trafila burocratrica stava solo per iniziare.

L’arrivo in ospedale e la sorpresa: la denuncia non parte d’ufficio

L’ambulanza lo porta al Pronto Soccorso del Policlinico. Contusioni multiple, una TAC, diverse radiografie e punti di sutura al sopracciglio, oltre a una scheggia di incisivo spezzata. Ma la vera sorpresa è arrivata quando ha scoperto che la denuncia non parte d’ufficio. Nonostante la gravità e la violenza dell’attacco, la prognosi inferiore ai 40 giorni non ha fatto scattare la procedura, demandando completamente alla vittima l’onere di sporgere querela. Ne è seguito un vero e proprio calvario burocratico durato oltre cinque ore. Il giorno dopo, dolorante, indebolito e, ovviamente, scosso, Luca Burini si è messo alla ricerca di un commissariato aperto, scontrandosi con indicazioni errate e/o parziali, tra siti istituzionali e suggerimenti delle forze dell’ordine. Sedi centrali congestionate con attese stimate bibliche e, dopo essere stato reindirizzato in sedi non operative per le denunce festive, è riuscito a completare la pratica solo al quarto tentativo, grazie all’intervento informale di una pattuglia che lo ha indirizzato a un’altra stazione dei Carabinieri nelle vicinanze.

Il nodo telecamere e il dramma dell’omertà

L’episodio riaccende i riflettori su due problematiche critiche per la sicurezza urbana: i video delle telecamere di sorveglianza comunali vengono sovrascritti dopo soli 7 giorni, rendendo decisiva la tempestività della denuncia per l’identificazione dei responsabili. Cosa che tra l’altro è importantissimo sapere, perché se ti viene detto che c’è tempo 90 giorni per sporgere denuncia e sei in preda allo choc post aggressione e ai dolori, saresti tentato di riprenderti prima di fare file in caserma. Ma non tutti sanno che i video, utili alle indagini, scompariranno molto prima dei lividi.

E poi c’è il tema dell’indifferenza dei passanti: nessuna delle auto di passaggio né i passeggeri del tram si sono fermati per prestare aiuto a un cittadino palesemente ferito e inseguito. "Spesso la gente assiste con indifferenza anche agli omicidi", racconta il direttore di Novella 2000, riportando le parole dette dalla marescialla al momento della denuncia. "Non ho intenzione di farmi condizionare la quotidianità da tre delinquenti che provano ad ammazzare il primo passante senza alcuna motivazione. Questo, forse, è l’aspetto più inquietante. Se ti aggrediscono per derubarti, per odio o per razzismo, c’è una logica, per quanto perversa. Ma qui non c’era nulla. Solo il gusto sordo di fare del male", sottolinea poi. Insomma, un’aggressione priva di senso che lascia tre picchiatori ancora a piede libero per le strade di Milano, e una vittima determinata a non farsi condizionare la vita da un atto di gratuita violenza, ma ferma sul voler fare luce sugli aspetti più inquietanti per tutti i cittadini.


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